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Vivere con speranza illimitata - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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Vivere con speranza illimitata

Antonio Bucciarelli, Firenze

Fin dall’infanzia Antonio affronta grandi difficoltà e sofferenze. A ventisei anni incontra il Buddismo che trasforma la sua visione della vita. Grazie al legame di maestro e discepolo impara a lottare e a vivere con gioia

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Fin dall’infanzia Antonio affronta grandi difficoltà e sofferenze. A ventisei anni incontra il Buddismo che trasforma la sua visione della vita. Grazie al legame di maestro e discepolo impara a lottare e a vivere con gioia

Prima di cominciare a praticare il Buddismo avevo una visione molto ristretta della vita, ero costantemente preda della mia emotività e finivo per prendere la maggior parte delle decisioni in maniera impulsiva. Ero molto chiuso rispetto alle mie sofferenze e non mi aprivo con nessuno.
I miei genitori naturali sono scomparsi quando avevo tre anni. Questo fatto da sempre mi ha causato grande sofferenza, soprattutto non avere un’immagine precisa del volto di mia madre.
Dopo poco tempo trascorso in un orfanotrofio a Roma, fui adottato dalla mia attuale famiglia, due persone meravigliose che mi vogliono davvero bene e che mi insegnano qualcosa di nuovo ogni giorno attraverso il loro esempio.
Quando avevo diciotto anni mi diagnosticarono un tumore maligno alla tiroide, che poi prese anche tutta la catena di linfonodi del collo. La mia reazione fu di totale rassegnazione al corso degli eventi, non avevo speranze per il futuro e l’unica cosa che mi dava gioia e mi rassicurava era il legame con i miei genitori adottivi. Fortunatamente gli interventi andarono a buon fine.
Dopo il primo anno di università a Viterbo decisi di cambiare indirizzo e scelsi Fisica a Firenze. I primi tre anni di università furono molto duri, diedi pochissimi esami ed ero preda dell’emotività causata principalmente dalla solitudine.
L’incontro con il Buddismo avvenne a marzo di quattro anni fa, grazie al mio maestro di canto che mi ispirò per la sua serenità e onestà. Mostrava di avere sinceramente a cuore la mia felicità.
Ciò che mi colpì molto del Buddismo era l’affermazione che la realizzazione della mia vita non dipendeva da fattori esterni o da ciò che mi era capitato fino a quel momento, ma solo da come avrei agito nell’istante presente e nel futuro.
Iniziai a praticare e a studiare il Buddismo e subito sperimentai i primi benefici visibili: un rapporto più aperto e sincero con i miei genitori, tante nuove amicizie e molto più coraggio nell’affrontare la vita.
Mi incoraggiò tantissimo una frase di Daisaku Ikeda: «Il Sutra del Loto insegna il principio di “assumere volontariamente il karma appropriato”. I bodhisattva promettono di liberare l’umanità dalla sofferenza e di adempiere il loro voto scegliendo deliberatamente di nascere in questo mondo di sofferenza e malvagità. Quando basiamo la vita sulla fede nella Legge mistica possiamo sempre trasformare il karma in missione, per quanto grande sia il problema che ci troviamo ad affrontare» (BS, 175, 30).
Ho preso consapevolezza che questo karma è la mia missione: affrontando e trasformando la mia sofferenza avrei avuto la possibilità di incoraggiare persone che avevano avuto situazioni simili. Fu liberatorio, cambiò completamente la mia prospettiva riguardo a ogni cosa.
In particolare, dopo tanti anni riuscii a realizzare quanto fosse importante per me affrontare la sofferenza della scomparsa dei miei genitori naturali, senza più nasconderla.
Ho studiato il Gosho del sakè raffinato, nella cui spiegazione il presidente Ikeda scrive: «Il Sutra del Loto espone la simultaneità dell’Illuminazione di genitore e figlio. Grazie alla loro fede, i figli possono far sì che i genitori raggiungano la Buddità. Dobbiamo recitare Daimoku con la ferma determinazione di condurre i nostri genitori alla felicità e alla completa realizzazione. Ogni Daimoku recitato con tale determinazione diventa un vivido sole che illumina la vita dei genitori trascendendo le distanze e persino il confine tra la vita e la morte» (Gli eterni insegnamenti, Esperia, pag. 110).
La figura di Sensei è fondamentale per me in questa lotta. Ancora ci sono tante cose che devo scoprire e comprendere, ma sento sempre di avere il maestro accanto, fiero del fatto che, come suo discepolo, sto affrontando con il Daimoku una grande sofferenza. E ora so cosa fare di questo aspetto della mia vita: lo utilizzo per essere ancora più determinato nel prendermi cura di ogni singola persona.
Per quanto riguarda gli studi, durante gli anni si era sempre più consolidata la convinzione di aver perso un sacco di tempo, visto che mi trovavo al sesto anno di un corso di laurea che ne prevedeva tre.
Ma grazie all’attività nel Gruppo studenti ho compreso l’importanza dello studio.
Ho determinato di vincere sulla mia sfiducia, cominciando a studiare in maniera molto più costante e fiduciosa. L’opportunità di prendermi cura degli studenti del mio territorio e di organizzare le riunioni studenti è stata fondamentale. A queste riunioni mi sono sentito finalmente compreso e non giudicato per il fatto di essere in ritardo con la laurea.
L’impegno che ho messo nello studio mi ha portato a compiere un’impresa che prima vedevo veramente insormontabile.
A ottobre mi sono laureato e oggi sto studiando per la laurea magistrale, superando gli esami con ottimi voti.
A inizio anno ho inoltre fatto la mia ultima visita dall’endocrinologo e con sicurezza posso affermare che sono completamente guarito dalla malattia.
Pieno di gratitudine verso il Gohonzon e il maestro Ikeda, dopo questa esperienza sento di riuscire ad apprezzare ancora di più il tempo che ho a disposizione e di poterlo utilizzare per qualcosa di grande: la mia missione.
A oggi un mio caro amico ha ricevuto il Gohonzon. È meraviglioso vedere il cambiamento del legame che ci unisce. Prima che praticassi uscivamo solo per condividere serate e non si parlava mai di sofferenze o obiettivi per il futuro. Il legame che abbiamo adesso è uno dei più forti che abbia mai creato nella mia vita; più volte parlando con lui ci siamo commossi ed emozionati insieme.
Il Buddismo mi ha insegnato a lottare e a vivere tante gioie, e soprattutto mi ha regalato una speranza illimitata nel mio futuro e nel futuro del mondo.

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