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Vincere per me e per gli altri - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

24 gennaio 2026 Ore 23:46

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Vincere per me e per gli altri

Valeria Mediani, Monchio (MO)

«Vincendo sulla mia tendenza ad accontentarmi – racconta Valeria -, imparando a dialogare, lottando contro le ingiustizie, ho realizzato l’impossibile. Ora faccio il lavoro che amo e mi dà la possibilità di conoscere persone di ogni parte del mondo»

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«Vincendo sulla mia tendenza ad accontentarmi – racconta Valeria -, imparando a dialogare, lottando contro le ingiustizie, ho realizzato l’impossibile. Ora faccio il lavoro che amo e mi dà la possibilità di conoscere persone di ogni parte del mondo»

Nell’estate del 2015 stavo facendo tanta attività di protezione come byakuren e avevo appena spostato il Gohonzon al centro della casa in cui vivevo con il mio compagno. Da mesi non sentivo gioia e non riuscivo a fare progetti di vita insieme a lui, così decisi con coraggio di mettermi l’obiettivo di realizzare una relazione felice al cento per cento. Alla fine di giugno mi hanno proposto di fare attività di protezione al corso estivo nazionale a Montecatini. È stata un’occasione che ha dato una grande spinta alla mia vita, costringendomi a fare i conti con una profonda sofferenza. Ho deciso di affrontarla recitando tanto Daimoku con serietà, impegnandomi nello studio del Buddismo con tutta me stessa. Ho ricevuto un consiglio nella fede e la sera stessa, durante una telefonata, sono riuscita a dialogare con mio padre come non era mai accaduto. All’inizio dell’anno avevo messo tra i miei obiettivi quello di creare una relazione più sincera con lui, perché da anni avevamo un rapporto superficiale segnato, da parte mia, dal rancore dovuto alla sua assenza e alla sensazione di non sentirlo vicino. Nel frattempo, avevo determinato che entro il corso estivo avrei deciso serenamente se continuare o no la relazione con il mio compagno. Era una grande sfida, perché per me è particolarmente difficile prendere qualsiasi tipo di decisione. L’ultimo giorno del corso però ho sentito con chiarezza nel mio cuore che se avevo abbracciato il Buddismo di Nichiren Daishonin dovevo assolutamente essere felice. La sera abbiamo dialogato serenamente e insieme abbiamo deciso di interrompere la nostra relazione.
Ora dovevo veramente cambiare la mia vita: mi sentivo sostenuta da tutto il Daimoku fatto in quelle settimane, e da quel momento la mia vita si è aperta a 360°. Ho deciso di tornare da mia madre, dopo quattordici anni che vivevo lontana, e ho portato il Gohonzon nella casa in cui vivono lei e suo marito, mia nonna, mia sorella, il suo compagno e mio nipote. Così ho potuto far conoscere il Gohonzon ai miei familiari, mio nipote di nove anni ha imparato a dire Nam-myoho-renge-kyo e ha raccontato a tutti i suoi compagni di classe che sua zia è buddista.
Ho concluso l’anno realizzando il mio grande obiettivo di aprirmi a mio padre e lui, di conseguenza, si è aperto a me. In quel periodo si stava separando dalla sua compagna e soffriva di attacchi di panico, e io per la prima volta sono riuscita a parlargli del Buddismo.
Avevo anche deciso di realizzare uno shakubuku nel mio luogo di origine, Monchio, un piccolo paese di montagna dove non ci sono praticanti nel raggio di venti chilometri. A febbraio ho scritto a sensei promettendogli che avrei piantato un seme di pace nel mio paese che durante la Seconda guerra mondiale è stato devastato da un eccidio di civili, e dopo una grande sofferenza, mio padre ha deciso di partecipare allo zadankai e ha iniziato a praticare!
Sentivo di non poter più nascondere a me stessa i miei desideri, e così ho iniziato a esprimerli e a pregare sinceramente per realizzarli. Sostenuta dal coraggio di voler essere felice in ogni aspetto della mia vita, ho fatto anche una grande esperienza sul lavoro.
Avevo iniziato a fare la stylist nel 2012 e, non potendo permettermi il costo di un percorso di studi adeguato, facevo l’assistente volontaria. Nel 2013 mi ero messa in proprio e facevo il mio lavoro di giorno e la cameriera la sera. Dopo due anni col conto in banca in rosso, ho finalmente trasformato la situazione decidendo di riconoscere alla mia vita il valore che merita. Nel solo mese di maggio sono riuscita a fatturare quello che avevo fatturato in un anno di lavoro.
Vincendo sulla mia tendenza ad accontentarmi, imparando a dialogare, lottando contro le ingiustizie, ho realizzato l’impossibile. Ora faccio il lavoro che amo e mi dà la possibilità di conoscere persone di ogni parte del mondo. Nella mia vita è arrivato un nuovo ragazzo con cui ho deciso di condividere tutto, ci sosteniamo a vicenda, ci incoraggiamo attraverso la pratica e stiamo costruendo la nostra vita insieme.
Adesso il mio obiettivo è approfondire la fede per fare più shakubuku e ripagare il mio debito di gratitudine nei confronti del mio maestro. Desidero che mio padre riceva il Gohonzon, voglio creare valore per kosen-rufu nel mio lavoro e mettere le basi sentimentali ed economiche per costruire una famiglia felice entro il 2018.
C’è una frase nel diario di sensei che mi ha sostenuta in tutto questo periodo: «Sono tornato a casa all’una. Se combatti, il demone si ritira. Vai avanti e apri una breccia tra le nuvole. Così il sole della Buddità apparirà con ogni certezza» (D. Ikeda, Diario Giovanile, esperia, domenica 18 ottobre 1953).

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