All’incontro che si è svolto il 9 novembre in Campidoglio hanno partecipato Jody Williams, coordinatrice della Campagna internazionale contro le Mine antipersona e premio Nobel per la Pace 1997 e Beatrice Fihn, direttrice di ICAN (International Campain to Abolish Nuclear Weapons), Nobel per la Pace 2017. Di seguito un estratto dei loro interventi
I risultati conseguiti in questi decenni dalle campagne internazionali per il disarmo dimostrano quanto si può realizzare quando la diplomazia dei cittadini comuni comincia a muoversi. Un attivismo civico su scala globale fatto di azione, impegno e partecipazione. Elemento comune l’approccio umanitario: non la difesa degli Stati ma la difesa della vita delle persone. «Non è la paura che muove il cambiamento – commenta Lisa Clark (Copresidente International peace bureau) durante l’incontro – ma la speranza, anzi la certezza di riuscire a cambiare le cose!».
L’unica strada è agire insieme
Jody Williams
«Credo che quello del disarmo sia un tema davvero importante – afferma Jody Williams – ed è necessario che le persone inizino a pensare alle armi e ai profitti di guerra. È facile ignorare tutto questo, a meno di trovarsi al centro di un conflitto, non è divertente per nessuno pensare alle cose “brutte”. Il 57% del Pil degli americani, ovvero le tasse pagate dai cittadini vengono spese in armamenti, mentre mancano le risorse per l’educazione e l’assistenza sanitaria…
«So per certo che le sei donne Nobel per la Pace come me prendono molto sul serio la responsabilità di questo premio – ha continuato Jody Williams -. Quando è iniziata la campagna per l’abolizione delle Mine antipersona non avevamo nessuna strategia, se non coinvolgere e riunire tutte le associazioni della società civile attive in questo campo. Solo con il passare degli anni e grazie all’attivismo di tante persone si è venuta delineando una strada.
Siamo orgogliosi della Convenzione di Ottawa che nel 1997 ha messo al bando la produzione e l’utilizzo di mine in tutti gli Stati del mondo, e soprattutto di aver dimostrato che quando ci si unisce per lavorare insieme, diventa davvero possibile cambiare le cose. L’elemento decisivo per il successo di questa campagna è stato lo spostamento del focus sulla sicurezza umana. È un approccio molto diverso da quello degli Stati. Le grandi potenze in possesso degli arsenali parlano di sicurezza nazionale e deterrenza, ma quando siamo riusciti a spostare l’attenzione sul disarmo umanitario le potenze hanno avuto paura di questo cambiamento nel pensiero delle persone. Quando si sceglie di esercitare una cittadinanza attiva non si sa mai cosa ne verrà fuori… L’empowerment delle persone comuni è una forza straordinaria in grado di vincere la confusione, la paura e la passività di fronte a temi che sembrano fuori portata. Se ognuno di noi facesse anche solo un paio d’ore di volontariato al mese quante cose cambierebbero… diciamo pure che lamentarsi della situazione con gli amici di fronte a un buon bicchiere di vino non è la miglior strategia per cambiare il mondo! L’unica strada è l’azione intrapresa e portata avanti insieme.
Liberare il mondo dalle armi nucleari
Beatrice Fihn, direttrice di ICAN
Non riesco a immaginare un posto migliore di questo, circondati da tante testimonianze di storia e antichità, per parlare di vent’anni di sforzi per liberare il mondo dall’arma più distruttiva che l’uomo abbia mai creato! E dico “uomo” a ragion veduta – sottolinea Beatrice correggendo Lisa Clark, che traduce “essere umano” – perché è l’uomo ad aver costruito queste armi che da settant’anni condizionano la storia, ed è entusiasmante vedere questo movimento guidato dalle donne, donne straordinarie che potranno salvare l’umanità dagli errori degli uomini.
Ora le armi nucleari devono diventare parte del passato, così come le mine antipersona per le quali Jody Williams e altri “eroi” hanno lavorato così duramente per mettere al bando, devono diventare oggetti da museo da raccontare ai nostri figli, non più cose reali. I potenti hanno creato le armi nucleari per controllare il mondo, ma è evidente che sono state le armi a controllare noi condizionando tutta la geopolitica e ogni passo delle superpotenze. Proprio per questo la soluzione sembra impossibile ma in realtà non lo è, e il lavoro della società civile ce l’ha dimostrato.
Per quanto distruttive e terrorizzanti, le armi nucleari sono comunque delle armi, e poiché noi stessi le abbiamo create non possono essere al di fuori della nostra portata. Se smitizziamo la bomba iniziamo a capire che possiamo controllarla invece di esserne condizionati; grazie alle tante donne coraggiose che sfidano uomini potenti, riesco a intravedere un mondo libero dalle armi nucleari. È importante far riferimento alla storia e ricordarsi tutti i progressi fatti. Sono certa che tra vent’anni saremo qui a celebrare nuovi importanti successi!».