Qual è lo scopo della vita?
È diventare vincitori, diventare felici.
Ma cos’è la felicità?
L’essenza della felicità è il senso di realizzazione.
E cosa significa “realizzazione”?
Significa lottare contro le sofferenze e le difficoltà.
Non c’è realizzazione senza difficoltà.
E senza realizzazione
non c’è felicità.
Non può esistere felicità
senza la lotta contro le difficoltà.
Avere fede nel Buddismo del Daishonin
non significa che lo stagno fangoso
di problemi e sofferenze scompare.
Piuttosto, come il fiore di loto
che sboccia dalla melma,
attraverso la pratica buddista emerge la forza vitale
che non si lascia sconfiggere dalle avversità.
In realtà incontreremo innumerevoli
problemi e sofferenze,
ma raggiungeremo una tale condizione vitale da
non veder l’ora di poterli affrontare.
Chi ha una forte condizione vitale è felice.
Sa vivere ogni giorno fino in fondo,
con un cuore aperto.
Chi ha una vasta condizione vitale è felice.
Può godere di una vita serena e allegra.
Chi ha una pura condizione vitale è felice,
sempre circondato da una gioia rigenerante.
Una persona che, piena di speranza,
continua a sfidare le difficoltà, è forte.
Qualsiasi avversità ti trovi ad affrontare,
non perdere mai la speranza!
Finché tieni accesa la fiamma della speranza,
potrai illuminare qualsiasi oscurità.
Finché c’è forza vitale, puoi avere speranza.
E finché c’è speranza, potrai aprire il cammino.
La fede è la forza fondamentale che nutre
questo incrollabile “ichinen della speranza”.
Perciò, la fede non è altro che speranza eterna.
Seikyo Shimbun, 4 agosto 2019