Si dice nel Buddismo che ognuno di noi ha un unico grande male, al massimo due.
I miei due erano i perenni atteggiamenti di lamentela e di scontento qualunque cosa facessi. Questo, per esempio, mi ha portato a cambiare lavoro per ben quindici volte, e, pur avendo avuto grosse esperienze con i miei tre figli e la mia famiglia, non riuscivo mai a essere sufficientemente felice.
Circa due anni fa ci fu un’esperienza che dette un “colpo mortale” ai miei due grandi mali. In quel periodo facevo il camionista, uscivo di casa alle sei di sera e tornavo alle dieci di mattina, e dopo anni di questa vita il mio fisico era alle strette; ogni notte lottavo contro il sonno, di giorno riuscivo a dormire solo quattro ore spezzate, e l’attività buddista era ridotta a un meeting ogni tanto.
Rischiavo la vita ogni giorno, mi sfinivo fisicamente e, cosa ancora peggiore, dopo anni di pratica e tanti lavori, non avevo più speranza che qualcosa sarebbe cambiato. Un giorno, mentre stavo andando al lavoro, già stanco e preoccupato per la lunga nottata che mi attendeva, guardando un tramonto meraviglioso sulla collina di Fiesole, nei dintorni di Firenze, mi sgorgò dentro una grande gioia: sentii che, in mezzo a tutte quelle difficoltà ero fortunato a poter gioire di quel tramonto, pensai che tante altre volte mi ero commosso di fronte allo spettacolo della natura, e non me ne ero mai reso conto. Questa sensibilità di provare gioia di fronte al panorama l’ho sempre avuta e sempre l’avrò, e nessuno potrà mai togliermela, vita dopo vita; pensavo, e sentivo che anche se fossi stato chiuso in prigione avrei avuto la capacità di far sgorgare gioia dal mio cuore.
Com’ero fortunato! Quel sole rosso tirava fuori la mia gioia, mentre ad esempio ad altri non faceva questo effetto.
Da quel giorno ho cominciato a sentirmi molto fortunato e grato per il semplice fatto di praticare il Buddismo. Le persone che mi sono accanto mi fanno notare che ho perso l’atteggiamento di lamentela, e che sono contento di lavorare (adesso lavoro di giorno). A volte, quando ho lo stato vitale particolarmente alto, penso che sarà bello perfino quando me ne andrò, perché chissà quali bellezze e meraviglie dell’universo potrò ammirare nelle mie vite future!
Questo tesoro sarà mio per l’eternità.
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