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Un linguaggio globale - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:32

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Un linguaggio globale

Citando il messaggio del professor Swearer dell’Università di Harvard per il 75° anniversario della Soka Gakkai, Ikeda sottolinea l’importanza che le religioni trasformino il proprio linguaggio in modo da potersi confrontare più liberamente con le altre tradizioni sui grandi problemi che l’umanità si trova di fronte

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Citando il messaggio del professor Swearer dell’Università di Harvard per il 75° anniversario della Soka Gakkai, Ikeda sottolinea l’importanza che le religioni trasformino il proprio linguaggio in modo da potersi confrontare più liberamente con le altre tradizioni sui grandi problemi che l’umanità si trova di fronte

Soong Ching-ling (o Song Qingling; 1892-1981), moglie di Sun Yat-sen, spesso chiamata “la coscienza della Cina”, dichiarò: «I bambini sono il nostro futuro e la nostra speranza». Anche nella Soka Gakkai, i membri della Divisione futuro rappresentano il nostro tesoro e i membri della Divisione giovani la nostra speranza.
Sottolineava anche l’importanza dell’istruzione per i bambini: «Dobbiamo dar loro ciò che c’è di più prezioso, […] consegnare loro la chiave del forziere del sapere umano». È assolutamente vero: l’istruzione fornisce la chiave che apre il magazzino del potenziale umano. Questa è una percezione che si accorda perfettamente con le idee del fondatore e primo presidente della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi.
Eleanor Roosevelt (1884-1962), first-lady americana e attivista sociale che ebbe un importante ruolo nella stesura della Dichiarazione universale dei diritti umani, disse: «L’unico modo in cui possiamo realmente aiutare le persone a svilupparsi è di lasciare che lo facciano da soli». Nessuno impara perché costretto. È importante dar fiducia ai bambini, concedendo loro libertà e attendendo che spuntino i germogli dell’indipendenza.
Stiamo ora entrando in un periodo intenso, ma spero che farete del vostro meglio per incoraggiare giovani successori nelle vostre famiglie e nelle organizzazioni del vostro territorio.

Fede dal cuore puro e forte spirito di ricerca

Quando Nichiren Daishonin venne esiliato all’isola di Sado, una madre con una bambina piccola viaggiò dalla lontana Kamakura per fargli visita. Attraversò pericolose montagne e il mare, in un lungo viaggio che deve essere stato pieno d’inimmaginabili avversità. Il Daishonin lodò molto la sua fede dal cuore puro e il forte spirito di ricerca, attribuendole il nome buddista di Nichimyo Shonin [Shonin significa “il primo dei saggi”, dove saggio in questo caso è la traduzione del termine kenjin. Nella traduzione italiana del Gosho shonin corrisponde a “santo” anche se a volte viene tradotto impropriamente con “saggio” per ragioni di chiarezza. È spesso usato anche come sinonimo di Budda, n.d.r.].
In una lettera indirizzata a questa devota seguace, datata maggio 1272, il Daishonin scrive: «Il Sutra del Loto, contenendo le parole “scartando onestamente gli insegnamenti provvisori”, “tutto quello che hai esposto è la verità”, “con mente onesta e gentile”, “le persone gentili, pacifiche e oneste”, è il sutra in cui credono le persone che hanno una mente retta, retta come la corda tesa dell’arco, come la linea tracciata dal carpentiere. Possiamo chiamare sandalo lo sterco, ma non avrà il profumo del sandalo; possiamo chiamare sincero un uomo bugiardo, ma non dirà la verità […] Questo sutra è la verità delle verità: solo le persone oneste possono credere in questo sutra che espone la verità» (Lettera a Nichimyo Shonin, SND, 5, 147).
Il Sutra del Loto è un insegnamento che incarna la verità delle verità. Ecco perché è importante mantenere fede in esso e praticarlo con cuore onesto e puro. Una persona dal cuore ambiguo e disonesto, al contrario, non può mantenere fede nel Buddismo del Daishonin. Allo stesso modo, è impossibile che vili bugiardi rimangano a lungo nel regno puro del Buddismo. Non dobbiamo permettere alle persone di tale natura di violare la nostra armonia forgiata attraverso legami di fiducia.

Una grande devota del Sutra del Loto

Fin dai tempi di Shakyamuni, coloro che tradivano la fede rivoltandosi contro i loro compagni avevano una cosa in comune: erano tutti bugiardi. Nelle sue scritture, il Daishonin parla di «indegne falsità di Devadatta e […] bugie spudorate di Kokalika [discepolo di Devadatta ]» (GZ, 1039), «doppiezza di Devadatta» (GZ, 1029) e «inganni di Kokalika» (Lettera a Konichibo, SND, 6, 62), condannando aspramente le bugie di quei traditori. Grandi mentitori dello stampo di Devadatta e Kokalika sono apparsi anche in quest’epoca corrotta dell’Ultimo giorno della Legge.
Analogamente, fu a causa delle menzogne e false accuse di preti aberranti che il Daishonin affrontò continue persecuzioni da parte delle autorità, culminate nella persecuzione di Tatsunokuchi e nell’esilio di Sado. Anche molti dei discepoli del Daishonin ripudiarono la loro fede mettendosi contro il loro maestro. Ma la saggia Nichimyo rimase fedele al sentiero di maestro e discepolo, il sentiero della verità e della giustizia. Il Daishonin scrive, lodandola: «Tu sei una donna dalla parola sincera! Sappi che si può incontrare un uomo che riesca ad attraversare l’oceano portando sulla testa il monte Sumeru, ma è impossibile incontrare una donna come te! Se ne può incontrare uno che riesca a fare il riso bollendo la sabbia, ma non si può trovare un’altra donna come te! Sicuramente il Budda Shakyamuni, il Budda Taho, i Budda del corpo frazionato delle dieci direzioni, Jogyo, Muhengyo e gli altri grandi bodhisattva, Bonten, Taishaku, i quattro Re Celesti e le altre divinità ti seguiranno proteggendoti come l’ombra segue il corpo. Tu sei la più grande seguace del Sutra del Loto fra tutte le donne del Giappone» (SND, 5, 147).
I membri delle Divisioni donne e giovani donne della Soka Gakkai, proprio come Nichimyo, percorrono il nobile sentiero della mistica Legge con fede pura e incrollabile.
La legge karmica di causa ed effetto che opera nelle nostre vite è severa. Come risultato, è certo che coloro che dedicano le loro vite a kosen-rufu con impegno sempre sincero e onesto alla fine risulteranno vincitori. Al contrario, chi mente e inganna i propri compagni di fede o cerca di nuocere al nostro nobile regno del Buddismo va verso la rovina. Le loro vite saranno contrassegnate da penosi fallimenti.
L’onestà è una delle regole principali di un comportamento etico. In tutte le culture e in tutte le epoche, mentire è sempre stato considerato un atto biasimevole. Anche l’esperienza prova che le bugie saranno invariabilmente scoperte. Lo storico inglese Thomas Carlyle (1795-1881) ammonì: «Quale bene può mai esserci nel diffondere menzogne? Le menzogne vengono scoperte e da esse derivano rovinose punizioni». Anche Martin Luther King Jr., leader del movimento americano per i diritti civili, citò Carlyle dicendo: «Non c’è menzogna che viva in eterno». La verità alla fine trionfa. La giustizia prevarrà. Questa è la ferrea legge della storia.

La compassione si mostra nell’azione

Nel maggio di quest’anno, l’Istituto di Filosofia Orientale (IOP), affiliato alla Soka Gakkai, ha pubblicato in lingua giapponese il mio dialogo con Ved Nanda, vice rettore dell’Università di Denver e celebre esperto in diritto internazionale. Il libro, intitolato Lo spirito dell’India, ha già attirato l’attenzione dei lettori di tutto il paese.
Il vice rettore Nanda, presidente onorario dell’Associazione Mondiale dei Giuristi, è un campione di diritti umani e giustizia e ha fermamente lottato per la dignità di tutti gli esseri umani. Del suo impegno appassionato nel combattere le ingiustizie dice: «Credo che la compassione e la rabbia suscitata da un’ingiusta condizione non siano sentimenti contraddittori. La compassione impedisce che si ignorino eventi discutibili del proprio ambiente. Ciò avviene perché se si ha compassione, non si può che essere spinti ad agire per correggere le patologie sociali alle quali si assiste».
Concordo pienamente. Il Buddismo insegna con chiarezza: «Se una persona è amica di un’altra ma manca della compassione per correggerla, nella realtà è un suo nemico. Ma chi desidera riprendere e correggere il calunniatore è una persona che realmente comprende e difende la Legge, un vero discepolo del Budda. Mette in grado il calunniatore di liberarsi dal male, e quindi agisce per lui come un genitore» (L’apertura degli occhi (II), SND, 1, 207). Il coraggio di respingere il male alle radici è vera compassione.
Nanda prosegue: «I mali della società non saranno mai corretti finché le persone di buona volontà non alzeranno le loro voci e agiranno. La compassione non può essere espressa semplicemente ignorando le ingiustizie che vediamo proprio davanti ai nostri occhi. Se davvero ci turbano, non possiamo fare a meno di occuparci dei problemi che vediamo e fare del nostro meglio per rimediare. Dobbiamo agire. Talvolta ciò significa che dobbiamo dire a qualcuno cose che non vuole sentire. A volte, potremmo essere giudicati troppo duri. Ma questo è esattamente ciò che si deve fare, se si ha compassione».
Venire a sapere di qualche cattiva azione e stare a guardare è come commettere quello stesso male. Questo era anche il pensiero del presidente Makiguchi, fondatore del movimento Soka. Il Sutra del Nirvana, in un brano che il Daishonin cita spesso nei suoi scritti allo scopo di insegnare ai suoi discepoli l’importanza di volgersi contro il male, dichiara: «Se anche un buon prete vede qualcuno che offende la Legge e non lo considera, evitando di rimproverarlo, espellerlo o punirlo per la sua offesa, quel prete sta tradendo il Buddismo. Ma se rimprovera severamente il calunniatore, lo caccia via o lo punisce, allora questi è un mio discepolo e una persona che ha compreso veramente i miei insegnamenti» (SND, 1, 206).
Il Daishonin dice anche: «Sia il maestro che il discepolo cadranno sicuramente nell’inferno di incessante sofferenza se, vedendo dei nemici del Sutra del Loto, mancheranno di rimproverarli» (SND, 1, 100).
Se passiamo sopra ad azioni ingiuste e non ci opponiamo, molta più gente ne sarà danneggiata e soffrirà. Può verificarsi il bene soltanto se si sradica il male. Imprimiamo questo spirito del Daishonin in profondità nei nostri cuori e, con la fierezza del leone e la suprema saggezza che deriva dalla fede, rimproveriamo con forza e combattiamo chiunque infligga sofferenze alle persone.

I buoni amici possono condurre alla felicità

Recentemente (il 7 maggio), ho incontrato alti funzionari della facoltà di Lingua e Cultura dell’Università di Pechino. I legami di amicizia che ho stretto col popolo cinese sono sempre eccellenti, nonostante le difficoltà del momento.
Nel famoso classico cinese di Chuang-tzu, si legge questo brano: «Se i legami tra la gente sono basati sul profitto, ai primi problemi le persone si dividono. Se le persone sono tenute insieme dal Cielo, quando arrivano i problemi rimangono unite». Questa è la vera realtà dell’uomo. Le relazioni basate su interessi egoistici sono fragili, mentre l’amicizia vera è resa più profonda e forte nell’avversità. Nel famoso poema epico cinese Il romanzo dei Tre Regni [attribuito a Luo Guanzhong (1330-1400 circa), n.d.r.], troviamo il detto: «I nobili legami non possono essere separati dalle parole altrui». Non si riesce a seminare discordia tra due persone la cui relazione sia basata su forti legami di fiducia. Godere di una vera amicizia con amici leali è uno dei più grandi tesori della vita.
I cinesi distinguono due tipi di amici: il buon amico che contribuisce al miglioramento dei suoi compagni, e chi usa l’astuzia per farli cadere. I saggi dell’antichità spesso invitavano le persone a fare una netta distinzione tra i due.
Il poeta cinese della dinastia Tang, Meng Chiao (751-814) affermò che «negli esseri umani si nasconde il cuore di una bestia» e sottolineò l’importanza di diffidare dei malvagi senza dar loro la possibilità di approfittarsi di noi. Il Daishonin cita le parole del Sutra del Loto: «Abbandonare i cattivi compagni e cercarne di buoni» (Il vero aspetto del Gohonzon, SND, 4, 203). I cattivi compagni, o influenze negative, sono coloro che ostacolano la nostra pratica buddista e ci portano verso la rovina. Il sentiero sicuro per la felicità risiede nell’allontanarsi da loro e ricercare buoni amici, influenze positive, che ci incoraggino a rafforzare la nostra fede, lottando al nostro fianco per kosen-rufu. Anche il secondo presidente Josei Toda ci ammoniva con severità: «Coloro che seminano il male dovrebbero lasciare la Gakkai. La Gakkai deve sempre avanzare come un’assemblea dei buoni». Niente è più forte dell’amicizia che si è stretta intorno alla causa della verità e della giustizia. L’antico classico cinese I Ching, o Libro dei Mutamenti, dice: «…ma quando due persone sono unite nel profondo del cuore, esse riescono a demolire anche [la robustezza del] ferro o del bronzo. E quando due persone si comprendono dal profondo del cuore, le loro parole sono dolci e forti, come la fragranza dell’orchidea».
Con l’unità di itai doshin (diversi corpi, stessa mente), abbiamo superato ogni tipo di ostacolo e costruito una forte alleanza per la pace, la cultura e l’umanesimo che abbraccia il mondo guadagnandosi ovunque la lode delle persone ragionevoli. Finché manterremo questa forte unità di intenti, niente può distruggere quel movimento delle persone che è la Soka Gakkai. Continuiamo la nostra decisa avanzata affinché il bene trionfi e la mistica Legge si diffonda il più possibile. La relazione fra maestro e discepolo è la più grande risorsa di quell’unione. Nichiren Daishonin offrì un forte e concreto incoraggiamento ai suoi discepoli che si erano assunti l’impegno di refutare gli errori e proclamare la verità.
Un giorno di maggio, Toki Jonin e altri due discepoli del Daishonin affrontavano un processo che si pensa fosse collegato al loro credo religioso. Ovviamente era una lotta decisiva per dimostrare la verità. Il Daishonin inviò prontamente una lettera ai tre, congratulandosi per questa opportunità di provare la verità: «Sarà come vedere fiorire l’udumbara e vederne il frutto, cosa che accade una volta in tremila anni» e «Quale causa di gioia più grande si può mai sperare di trovare nella vita?» (GZ, 178). Egli continua poi offrendo consigli particolareggiati, ben conscio di ciò che si doveva fare per fornire valide prove in un processo: «Come prima cosa, sii certo di esprimere completamente i tuoi pensieri […] Se il tuo avversario dovesse insultarti, fingi di ignorarlo anche se ripete gli insulti, ma se insiste nelle false accuse una terza volta, confutale con moderazione, senza usare parole rudi o perdere la calma» (GZ, 178). Il Daishonin quindi delinea chiaramente la chiave per vincere questa battaglia contro l’ingiustizia, cioè l’unione di Legge mistica, maestro e discepoli. Questo, insegna, è il sentiero fondamentale per raggiungere una vittoria indistruttibile. [Nella stessa lettera, il Daishonin scrive: «Tale impresa può essere compiuta quando il sutra buddista, il devoto e i suoi fedeli sono in completo accordo» (GZ, 1789), n.d.r.].
Niente può eguagliare i legami fra maestro e discepolo di coloro che sono perfettamente uniti nella dedizione alla Legge mistica. Una fede che si basa sul retto e nobile cammino di maestro e discepolo è come una spada affilata con cui possiamo sconfiggere l’oscurità fondamentale. Usando questa strategia del Sutra del Loto, avanziamo con energia sul giusto sentiero di refutare l’erroneo e rivelare il vero.

Una nuova lingua per la pace e il dialogo

In occasione del 3 maggio abbiamo ricevuto moltissimi messaggi augurali per il 75° anniversario della Soka Gakkai da tante personalità mondiali e da eminenti figure provenienti dai campi più disparati.
Donald K. Swearer, direttore del Centro studi sulle religioni mondiali dell’Università di Harvard ci ha scritto che a suo avviso «un movimento buddista socialmente impegnato come la Soka Gakkai riveste una grande importanza e rilevanza nel mondo attuale. Nel corso della sua storia il Buddismo non ha attribuito grande valore all’impegno sociale ma, con la globalizzazione, i tempi sono cambiati e il Buddismo, così come altre religioni, deve trovare nuovi modi di rapportarsi ai problemi che le persone hanno davanti. La religione deve trovare nuove modalità globali per affrontare i problemi».
Swearer ha detto anche di nutrire grandi aspettative rispetto al ruolo di mediazione che il Buddismo potrebbe svolgere nell’ambito dello scontro di lunga data fra Islam e Cristianità e ha sottolineato l’importanza di ampliare il più possibile il dialogo: «Attualmente occorre che le religioni espandano il loro dialogo non solo con le altre organizzazioni religiose ma anche con gruppi non religiosi, che uniscano le forze con loro. E per far questo l’impresa cruciale che tutte le tradizioni religiose si trovano di fronte è la trasformazione del proprio linguaggio affinché diventi più inclusivo e globale, meno parrocchiale e dogmatico, in modo da poter avviare un dialogo aperto con persone che provengono da altre tradizioni».
I nostri sforzi per apririci agli altri e aprire un dialogo con tante persone allo scopo di alimentare la comprensione reciproca e creare una maggiore unione fra le persone possono sembrare una cosa piccola, comune e poco eccitante e invece costituiscono una coraggiosa e ardita sfida per la creazione di una nuova era della civiltà umana.

Un nuovo apprezzamento della vita

So che tra voi c’è chi ha trionfato su serie malattie ed è ora nuovamente attivo e vigoroso. Sono davvero felice di rivedervi sani e col morale alto come al solito. Il filosofo svizzero Carl Hilty (1833-1909) ha detto che uno degli aspetti positivi delle malattie è che ci offrono un’opportunità per apprezzare adeguatamente ciò che è davvero importante nella vita. Guardandosi indietro molti dicono che grazie all’esperienza della malattia hanno scoperto quale fosse la loro vera strada nella vita. La malattia, dicono, è stata in realtà una “medicina” per loro. Nichiren Daishonin afferma: «La malattia stimola lo spirito di ricerca della Via» (La benefica medicina per tutte le malattie, SND, 7, 249). La malattia può rafforzare lo spirito di ricerca verso il Buddismo, può rinvigorire la fede e la pratica e può renderci capaci di trasformare il nostro karma. Se ci basiamo sulla fede, niente nella nostra vita va mai sprecato. Ogni cosa diventa materia prima per costruire felicità e far tesoro della propria vita.
Helen Keller (1880-1968), pur essendo cieca e sorda, fu un’attivista sociale nota in tutto il mondo. In un omaggio alla sua insegnante, Anne Sullivan, scrisse: «Tutto il meglio di me appartiene a lei, non c’è talento, o aspirazione o gioia in me che non sia stata risvegliata dal suo affetto». Questa gratitudine è bellissima. La felicità più profonda e nobile della vita è non dimenticare mai i nostri debiti di gratitudine e continuare a ripagarli finché abbiamo vita.
Helen Keller venne tre volte in Giappone, la prima nel 1937. In effetti, i giapponesi l’avevano invitata per parecchi anni, nella speranza che la sua presenza avrebbe sollevato maggiore consapevolezza sulle esigenze dei disabili nella società giapponese, che era ancora piuttosto arretrata al riguardo. Ma a quell’epoca Anne Sullivan era molto malata e Keller declinò l’invito, non sentendosela di lasciare la sua insegnante e intraprendere un viaggio in un momento del genere. Ma quando Anne Sullivan venne a saperlo, la spinse a partire, dicendole che tutti i suoi sforzi per istruirla erano stati per prepararla ad andare ovunque ci fosse bisogno di aiutare e incoraggiare chi stava soffrendo. Questo nobile spirito di maestro e discepolo è stato lo scenario della prima visita in Giappone di Helen Keller. In un’autobiografia, Keller esprime la sua gratitudine alla Sullivan, dicendo: «Ha reso più fecondi i miei buoni impulsi, più forte la mia volontà di mettermi al servizio degli altri».
Facendo proprio lo spirito della sua insegnante, Helen Keller divenne sostenitrice della pace e felicità portando le sue richieste di riforme sociali nei più remoti posti del mondo. Parlando del movimento per la pace, ha detto che il suo cuore chiedeva a gran voce una rivoluzione che avrebbe creato una società più libera e felice. Grandi cose possono essere realizzate quando alti ideali vengono trasmessi fedelmente da cuore a cuore, da maestro a discepolo.
Tra i fedeli di Nichiren Daishonin c’erano diverse donne di rango sociale elevato. Una di loro si chiamava Oo-ama, la suora laica del signore del feudo di Tojo, nella provincia di Awa, dove il Daishonin era nato e cresciuto. Il Daishonin scrive che «ha fatto molti favori ai genitori di Nichiren» (Lettera ai preti del Seicho-ji, SND, 5, 12), suggerendo che Oo-ama era stata una loro benefattrice. Apprezzando la generosità che aveva dimostrato loro, il Daishonin vegliò sempre sul suo benessere e fece quanto poteva per assisterla. A un certo punto, il locale sovrintendente Tojo Kagenobu stava complottando per appropriarsi delle terre del feudo, e i diritti di proprietà vennero portati in tribunale. In quell’occasione il Daishonin diede pieno sostegno e protezione a Oo-ama. Recitò fervidamente per il suo successo promettendole che, se avesse perso la causa, egli avrebbe abbandonato il Sutra del Loto. La questione venne infine risolta in favore di Oo-ama in meno di un anno.
Nelle sue scritture, il Daishonin spiega che codardia e stupidità caratterizzano la vera natura di chi abbandona la fede. Preoccupandosi che la sua fede fosse debole, ogni volta che si incontravano, rammentava a Oo-ama che il Sutra del Loto era un insegnamento difficile da credere e da capire [«è difficile credere nella saggezza del Tathagata, è difficile comprenderla» (SDL, 7, 173), n.d.r.] e la incoraggiava a mantenere costanza nella sua pratica buddista. Però Oo-ama non serbò nel cuore questa guida profondamente compassionevole e quando il Daishonin venne esiliato all’isola di Sado e i suoi discepoli vennero perseguitati, rinunciò alla fede nonostante tutto ciò che Nichiren aveva fatto per lei, salvo poi pentirsene quando il Daishonin ritornò da Sado e chiedergli un Gohonzon che lui le rifiutò. Al contrario, la nuora di Oo-ama, Nii-ama, anch’essa seguace del Daishonin, aveva portato avanti intrepidamente la sua fede pura e coraggiosa. Dev’essere stato molto difficile per la giovane donna proseguire nel proprio cammino di fede quando la suocera aveva abbandonato la pratica. Il Daishonin seguì la valorosa battaglia di Nii-ama e, compiaciuto per quanto aveva visto, scrisse queste parole di profondo incoraggiamento e lode: «La tua fede è più profonda, […] la tua risoluzione non sembra vacillare» (Risposta a Nii-ama, SND, 5, 22).
Non contano l’età, lo status o la posizione; l’unica cosa che conta è la forza della fede. Anche nella Divisione donne la giovane generazione, ferma nella sua fede come Nii-ama, sta avanzando con coraggio e serio impegno. In ogni area, stanno emergendo nuove leader di spicco. Un nuovo sole di Soka sta sorgendo. Sono profondamente incoraggiato e ammirato da questo sviluppo.
Il Daishonin non si limita a lodare la forte fede di Nii-ama, ma mette anche severamente in guardia sulla difficoltà di mantenere la propria fede, considerati i vari ostacoli che possono sorgere nel corso della vita. Mi auguro che tutti voi manterrete la fede e dedicherete la vostra vita al nostro movimento Soka, adempiendo al vostro voto e alla vostra missione, indipendentemente dalle circostanze che possano verificarsi o da quello che possano dire gli altri. Che siate giovani o anziani, vi prego di lottare insieme in armoniosa unità dando agli altri un brillante esempio, percorrendo la strada verso la vittoria nella vita con spirito giovane e gioioso.

Le divinità celesti proteggono chi ha una forte fede

Avendo superato una serie di grandi persecuzioni, il Daishonin scrive al suo fedele discepolo Shijo Kingo: «Anche io, Nichiren, ho lottato in Giappone per molti anni affidandomi a questa divinità. Ormai sento di aver riportato una completa vittoria: tale evidente beneficio non può essere attribuito ad altri [che a questa divinità]» (Consacrazione di una statua del Budda Shakyamuni, SND, 8, 69). Sentendo che il sole e l’intero universo erano suoi alleati, il Daishonin lottò da solo contro autorità corrotte e gli insegnamenti erronei.
È normale che anche i membri della Soka Gakkai, che sono legati direttamente al Daishonin, siano protetti dalle divinità celesti, cioè le forze positive dell’universo. Il Daishonin cita spesso un brano delle scritture del Gran Maestro cinese Miao-lo: «Più salda è la fede, maggiore la protezione degli dei» (La supremazia della Legge, SND, 5, 156). Questa è una regola aurea del Buddismo. Se sostieni con forte fede l’ideale di kosen-rufu, le divinità celesti ti proteggeranno. Se combatti con coraggio, ti si aprirà la strada per la vittoria.
Il Daishonin afferma con chiarezza: «Quando Bonten, Taishaku, le divinità del sole e della luna, i quattro Re celesti e gli altri odono questo suono, com’è possibile che non assumano un colorito sano e brillino di luce splendente? Come possono mancare di proteggerci? Dobbiamo essere fermamente convinti di questo!» (Re Rinda, SND, 9, 98). La prima cosa da fare è recitare con impegno, quindi sforzarsi intrepidamente. Spingiamo le divinità celesti, le forze protettive dell’universo, ad agire e facciamo di ognuna di esse un alleato alzando con decisione lo stendardo della vittoria nelle nostre comunità.
Quando ero giovane, una volta chiesi a Toda perché fosse importante esercitare la fede con lo spirito di “non risparmiare la propria vita”. Egli rispose: «La politica, la scienza, l’educazione, la religione, rappresentano il karma dell’umanità, ma la società è complessa e piena di contraddizioni. Da nessun’altra parte possiamo trovare una strada essenziale per tutte le persone; solo il Buddismo del Daishonin ci dà gli strumenti per trasformare completamente il nostro karma. Esso insegna la strada per l’eternità, la gioia, il vero io e la purezza, la strada dell’eterna realizzazione e soddisfazione. Nella vita non c’è sentiero più nobile di questo. Ecco perché se dài tutto te stesso per la fede, non lo rimpiangerai mai».
Il sentiero Soka è la strada di dedicarsi senza rimpianto. Avanziamo con gioia e coraggio su questa strada di eternità, gioia, vero io e purezza, questa strada che porta alla realizzazione e soddisfazione duratura.

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