La lotta di una madre per difendere i diritti della sua bimba vittima dei danni di un vaccino – che le impediva di parlare – diventa una battaglia per tutte le famiglie colpite. Il risultato del suo impegno: una nuova legge che tutela i bambini e le loro famiglie
Ho trentadue anni. Ho incontrato il Buddismo nel maggio del 2000 e prima di allora la mia vita era molto superficiale: lavoravo dal lunedì al venerdì e nel fine settimana spendevo tutto quello che avevo guadagnato in birrerie, discoteche e stadio. Non sapevo prendere neanche le più piccole decisioni e quando si presentava un problema pensavo: «Magari si risolve da solo!».
Poi conobbi Luca, oggi mio marito. Praticava il Buddismo e io gli facevo tante domande ma non iniziavo a fare Daimoku. Man mano che la nostra storia cresceva, cresceva in me anche il desiderio di avere un figlio da lui. Questo mio desiderio mi fece recitare dieci minuti al giorno e dopo due mesi mi accorsi di essere incinta; ero talmente contenta che decisi di arrivare a fare mezz’ora di Daimoku! Nell’ottobre del 2001 nacque Marzia, bella e sana; nel frattempo Luca aveva ricevuto il Gohonzon, e io sarei diventata membro nell’aprile dell’anno dopo.
Intanto per Marzia era arrivato il momento di fare le vaccinazioni obbligatorie. Dopo aver fatto il primo ciclo, nel giro di due giorni si ammalò: all’inizio le venne una febbre molto alta e subito dopo iniziò a piegare la testa senza controllarla. Spaventati ci rivolgemmo a uno specialista che decise di ricoverare subito la bambina; la diagnosi fu: epilessia mioclonica.
Ero disperata ma capii che in quello stato non sarei stata d’aiuto a mia figlia e proprio in quel momento decisi di tirare fuori il coraggio che non avevo mai avuto e di affidarmi completamente al Gohonzon.
Mi licenziai per seguire Marzia, e iniziai a fare un’ora di Daimoku al giorno. Decisi insieme a mio marito di aprire la nostra casa alle riunioni di discussione, ma la bambina peggiorava. Non riuscivo a vedere il futuro, vedevo solo le sue crisi. Così io e Luca decidemmo di chiedere un consiglio nella fede a una persona di grande esperienza. Nel frattempo arrivò per me la responsabilità di gruppo; ero spaventata ma decisi di sfidarmi. Ci fu consigliato “di usare il Gohonzon al 100% e di ringraziarlo per aver preso in tempo la malattia, di basarci sul Daimoku, di non seguire l’effetto ma di cercare la causa e di trasformare questo karma negativo in missione. Questa per noi era una buona occasione per approfondire la fede”. Al pensiero di “ringraziare” questa malattia rabbrividivo! Il mattino dopo però decisi che questo era il momento per me di “usare la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra”; desideravo che mia figlia stesse bene con tutto il cuore! Ma le cose non miglioravano: Marzia cresceva con un ritardo del linguaggio causato dalle continue crisi. Un giorno mentre recitavo Daimoku provai una rabbia incredibile: volevo sapere perché mia figlia aveva quelle crisi! Chiamai il medico; Marzia era nata sanissima, quindi doveva essere successo qualcosa! Dopo una serie di esami, in breve tempo il medico ci disse che era stato il vaccino che le aveva bruciato alcune cellule cerebrali provocando l’epilessia e aggiunse: «Non si guarisce da un danno da vaccino».
Sprofondai nella disperazione; avevo trovato la causa della malattia ma non sapevo cosa fare. Intanto ci fu consigliato di mandarla al nido e, visto che la nostra economia familiare andava peggiorando, decisi di trovare un nuovo lavoro.
In quel periodo il gruppo non andava bene, le persone non uscivano incoraggiate dalle riunioni e c’era sempre qualche lamentela. Poi un giorno con la mia corresponsabile, leggemmo un brano di Ikeda che incoraggiava i membri a “illuminare ogni stato vitale”. In quel momento capii che potevo illuminare anche la mia rabbia e magari trasformarla. Non sapevo come, ma decisi di partire dal gruppo. Iniziai ad andare a recitare Gongyo e Daimoku con loro, mi interessavo alla loro vita e cercavo di incoraggiarli. Poi seppi, navigando su Internet, che c’erano molti altri bambini danneggiati dal vaccino e mi misi in contatto con le loro famiglie: alcuni erano condannati a stare su una sedia a rotelle, altri non riuscivano nemmeno a dire mamma e papà.
E così cominciai a maturare la gratitudine nel Gohonzon: nella disgrazia noi eravamo stati fortunati, Marzia poteva camminare e correre ed ero certa che prima o poi avrebbe anche parlato.
Sentivo il bisogno di fare qualcosa e in breve tempo nacque l’associazione CONDAV, un coordinamento nazionale composto da genitori di bambini vittime dei danni da vaccino. Insieme decidemmo di manifestare pacificamente davanti a Montecitorio per chiedere giustizia, perché queste famiglie venissero aiutate e non lasciate sole.
Dopo quella prima manifestazione, la rabbia cieca era diventata determinazione. Mi ritrovai a incoraggiare e sostenere tutte le mamme nella mia stessa situazione: avevo trovato la mia missione! Successivamente venimmo convocate dal presidente della Camera che ci chiese di scrivere le nostre richieste. Dopo circa un mese redigemmo una proposta di legge che prevede un equo indennizzo ai danneggiati e alle loro famiglie, un protocollo obbligatorio di prevenzione per chi sarà vaccinato in futuro e uno d’informazione per tutti i cittadini e l’istituzione di strutture per la cura.
Contemporaneamente il mio gruppo cresceva e continuavano ad arrivare persone nuove. Un giorno mentre recitavo Daimoku, il cuore mi si riempì di gioia perché capii che nel momento in cui avevo iniziato a prendermi cura della vita delle persone del mio gruppo, automaticamente avevo curato anche la mia. Capii profondamente il significato della frase: «Non c’è felicità più grande per gli esseri umani che recitare Nam-myo-ho-renghe-kyo» (Felicità in questo mondo, SND, 4, 157) e poi, da dieci giorni Marzia non aveva più crisi!
Intanto la proposta di legge iniziò il suo iter burocratico e noi decidemmo di fare informazione organizzando la prima giornata nazionale di “sensibilizzazione ai danni da vaccino” che si svolse al Centro culturale. Ormai erano sei mesi che Marzia era senza crisi e stava recuperando a tempi record!
Io nel frattempo ero diventata la presidente CONDAV per la Regione Lazio, ma in quel periodo la proposta di legge si bloccò, si pensava addirittura a una bocciatura. Decidemmo di manifestare davanti a Palazzo Montecitorio con uno sciopero della fame. In quel momento dovevo prendere una decisione: o il presidio o il mio lavoro. Poi, leggendo Artefici della rivoluzione umana di Ikeda, conobbi la storia di Rosa Parks e capii cosa dovevo fare: mi licenziai e iniziai il presidio che finì dopo due giorni con lo sblocco della proposta di legge. Intanto la mia situazione economica peggiorava e ciò non mi consentiva di fare zaimu (l’offerta) come desideravo, quindi decisi che quella legge, che mi avrebbe portato un risarcimento economico, mi avrebbe anche permesso di farlo.
Il gruppo stava di nuovo crescendo, anche per le numerose recitazioni che si tenevano a casa mia e ormai era più di un anno che Marzia non aveva crisi. E proprio mentre recitavamo, un giorno, Marzia venne nella stanza del Gohonzon, suonò la campana e disse: «Nam-myo!». Era la prima volta che usava il linguaggio per esprimere un’azione consapevole! Rimanemmo tutti a bocca aperta. Da quel momento non si è più fermata! Nei mesi successivi la proposta di legge subì diversi arresti, ma sapevo che questa era la mia missione e che l’unica cosa che dovevo fare era recitare Daimoku.
Intanto mi preparavo a organizzare la seconda giornata nazionale di sensibilizzazione, ma a una settimana dall’evento, la proposta di legge diventò Legge definitiva e venne presentata ufficialmente in occasione della seconda giornata nazionale sui danni da vaccino. Quella legge oggi offre alle famiglie un sostegno economico mensile e a me permette di fare zaimu come desideravo.
Quel giorno ho ringraziato molte persone ma più di tutti ho ringraziato Marzia e la sua malattia senza la quale non avrei mai potuto approfondire la mia fede. Due mesi dopo il mio gruppo era pronto per essere di nuovo diviso, in dieci mesi abbiamo consegnato otto Gohonzon e a me è stata proposta l’attività di settore che ho accettato. Marzia oggi ha quattro anni, da due non ha più crisi, ed è il primo caso di danno da vaccino che sta guarendo, recita tre Nam-myo-renge-kyo almeno due volte al giorno. Inoltre il mio corresponsabile, Renato, ispirato dalla mia bimba ha composto una canzone intitolata Marzia, che è uscito in CD sul sito CONDAV, e i cui proventi verranno utilizzati per finanziare la ricerca sui danni da vaccino.In giapponese la parola “crisi” è formata da due ideogrammi: uno significa “pericolo”, l’altro significa “opportunità”; il fatto sta nel trovare l’opportunità all’interno del pericolo!
In questi anni mi sono impegnata per dare valore a quella malattia che tanto mi ha fatto soffrire e ho trovato tante opportunità!