Nell’affrontare il tema della consegna dei Gohonzon, dai vari interventi di Tamotsu Nakajima, Sakae Takahashi, Mitsuhiro Kaneda e Andrea Bottai è emerso che il punto centrale da rispettare innanzitutto è la decisione del singolo individuo che desidera ricevere il Gohonzon
L’unica risposta possibile agli eventi sempre più sanguinosi e brutali che si susseguono in ogni parte del mondo e che potrebbero di primo acchito suscitare un senso di sgomento e di impotenza è decidere di sollevare una grande ondata di shakubuku che contrapponga una filosofia basata sulla sacralità della vita a questa crescente e folle tendenza all’odio e al conflitto fra gli esseri umani.
E più la situazione mondiale si fa drammatica come è accaduto negli ultimi anni, più il nostro maestro Daisaku Ikeda sta trasmettendo l’urgenza di gettare solide fondamenta di un movimento di pace promosso e portato avanti dalla gente comune.
Un primo passo per facilitare il più possibile l’accesso alla filosofia di profondo rispetto e apprezzamento per la vita umana del Sutra del Loto è stata la revisione della forma di Gongyo che nella sua versione abbreviata rispetto al passato e peraltro pienamente coerente con gli insegnamenti di Nichiren Daishonin rende possibile la pratica buddista a un maggior numero di persone, qualsiasi siano le loro particolari condizioni o esigenze.
È necessaria a questo punto un’ulteriore riflessione da parte di tutti i membri anche riguardo ai criteri che regolano la consegna dei Gohonzon. Agli inizi del movimento di kosen-rufu in Italia l’interesse delle persone nei confronti del Buddismo era in gran parte di tipo intellettuale e quindi era importante stabilire un lasso di tempo nel quale una persona dimostrasse concretamente di voler praticare e avesse allo stesso tempo la possibilità di sperimentare nella sua vita i benefici del Gohonzon. Nacque così la regola, in vigore anche nella gran parte dei paesi europei, di un periodo di apprendistato che ultimamente in Italia è di sei mesi di pratica regolare e partecipazione alle attività, trascorsi i quali una persona segue per tre mesi un corso per approfondire le basi della pratica buddista e dopo il quale può fare la richiesta di ricevere il Gohonzon.
Tenuto conto che spesso una persona non diventa immediatamente “principiante” e a volte può accadere che salti qualche riunione del corso e lo debba ripetere, spesso il tempo medio per ricevere il Gohonzon è di circa un anno. Già nel 2002 il presidente Ikeda ha esortato i responsabili europei a rivedere questi criteri. In sostanza, se un criterio deve esserci per consegnare il Gohonzon, deve essere solo il sincero desiderio di riceverlo. Non è un limite temporale prima della consegna che determinerà se una persona praticherà o meno per tutta la vita. È meglio fare in modo che una persona sia incoraggiata affinché possa continuare a praticare grazie al sostegno costante dei responsabili.
L’effetto di quel suggerimento fu che quattro paesi in Europa eliminarono il criterio temporale per la consegna dei Gohonzon: Germania, Francia, Spagna e Inghilterra. Sempre nel 2002 il presidente Ikeda incoraggiò Hideaki Takahashi, vice presidente della SGI europea, a incrementare gli sforzi per una grande ondata di propagazione in Europa. Come spiega costantemente sensei nelle sue guide degli ultimi anni, «questo è il momento giusto di propagare e creare un numero sempre maggiore di persone felici».
Indubbiamente il punto fondamentale, come è emerso nei dibattiti a piccoli gruppi che hanno interessato gli adulti nella seconda serata del corso, è la necessità di assumere una maggiore responsabilità da parte di tutti nel curare bene le persone che iniziano a praticare, incoraggiarle a continuare e far sì che possano sperimentare al massimo i benefici del Gohonzon, accompagnandole passo passo nel loro percorso di fede, soprattutto dopo che hanno ricevuto il Gohonzon. Quando una persona decide di abbracciare una fede, qualunque essa sia, la decisione spetta alla persona che compie la scelta.
Il ventiseiesimo patriarca Nichikan spiegava che all’inizio della pratica, anche se il “cuore iniziale”, cioè il desiderio della persona, non è lo stesso di Nichiren, stabilendo una relazione con il Gohonzon, avrà comunque dei benefici. Poi, per proseguire questo cammino, occorre qualcuno che ci trasmetta la pratica e lo spirito corretti, cioè il maestro. Per questo è così importante che il maggior numero di persone possa stabilire una relazione diretta con sensei mentre è ancora in vita.
Ricapitolando, la cosa più importante è la decisione del singolo di abbracciare il Gohonzon, al di là del tempo in cui riesce a maturare questa decisione.
Qualsiasi criterio assume un nuovo significato alla luce della centralità attribuita al rispetto per il desiderio di una persona di ricevere il Gohonzon. Il consenso della famiglia, il mobiletto, ad esempio. non devono diventare un semplice elenco di condizioni oggettive. La cosa più importante è la fede di una persona che inizia con il desiderio di praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin. È questa che va coltivata; se mettiamo al primo posto il desiderio di ricevere il Gohonzon da parte di una persona, decideremo di aiutare e incoraggiare quella persona a risolvere ogni ostacolo pratico che ne impedisca la realizzazione. Questo è il compito dei responsabili nella Soka Gakkai.
Infine tutti coloro che sono intervenuti sulla questione hanno posto l’accento sulla necessità di coinvolgere tutti i membri per poter arrivare al più presto possibile a una definizione adeguata a questa nuova fase del movimento di kosen-rufu in Italia.