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Sul jazz, il Buddismo e la gioia di vivere - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

24 gennaio 2026 Ore 23:20

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Sul jazz, il Buddismo e la gioia di vivere

Le icone musicali Herbie Hancock e Wayne Shorter presentano il loro libro “Storie di vita, jazz e Buddismo” realizzato insieme a Daisaku Ikeda, di prossima pubblicazione

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Le icone musicali Herbie Hancock e Wayne Shorter presentano il loro libro “Storie di vita, jazz e Buddismo” realizzato insieme a Daisaku Ikeda, di prossima pubblicazione

Il libro Storie di vita, jazz e Buddismo, che sarà pubblicato a breve in italiano da esperia, è stato scritto dai due jazzisti con Daisaku Ikeda, presidente della SGI. Insieme infatti esplorano le origini, lo sviluppo e l’influenza internazionale del jazz. Riflettendo sulle loro vite e carriere, Hancock e Shorter condividono le lezioni che hanno imparato dai loro maestri nella musica, incluso Miles Davis e Art Blakey, e come la filosofia buddista trasmessa loro dal presidente Ikeda negli ultimi quarant’anni risuoni profondamente con lo spirito di emancipazione del jazz. Il dialogo spazia in vari ambiti e include, fra gli altri, questi temi:
• La missione della musica per la pace in questo tempo di conflitti
• L’importanza della crescita spirituale degli artisti
• Il concetto buddista di “trasformare il veleno in medicina”

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Storie di vita, jazz e Buddismo
(esperia, 2017)

Sassofonista e compositore, Wayne Shorter (1933) ha collaborato con il Miles Davis Quintet, Art Blakey and the Jazz Messengers, The V.S.O.P. Quintet e la famosissima band jazz fusion Weather Report di cui è stato co-fondatore.

Herbie Hancock (1940), pianista e compositore, ha suonato con il Miles Davis Quintet, The V.S.O.P. Quintet e numerose altre formazioni di cui è stato ispiratore e fondatore.

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Un estratto del libro dal capitolo 3
È il cuore che è importante

Herbie Hancock: Art [Blakey] non era particolarmente famoso per la tecnica. Suonava delle cose abbastanza basilari. In un certo senso si potrebbe dire che parte di quello che faceva era semplice. Ma la gente non si stancava mai di ascoltarlo suonare perché si sentiva sempre rincuorata dalla sua musica. In altre parole, suonava partendo dal cuore, per riuscire a toccare il cuore delle altre persone.

Daisaku Ikeda: Art Blakey diceva: «Quando le persone vengono a sentirmi suonare per rilassarsi e stare bene dopo una dura giornata di lavoro, il mio lavoro è farli sentire felici, lavare via la polvere della vita quotidiana». So che entrambi avete ereditato la sua filosofia.

Wayne Shorter: Le esibizioni di Art rendevano sicuramente le persone felici.
Durante la nostra prima visita in Giappone, nel 1961, ci veniva sempre rivolta questa domanda: «Cos’è l’originalità? Cos’è il jazz moderno?». Art Blakey rispondeva che si trattava di suonare da dentro, partendo dal cuore. «Non pensate in modo clinico o accademico – diceva -, non siate clinici! Essere clinici non crea storie. Quando suonate, raccontatemi la vostra storia! Qual è la vostra storia?».
In pratica, stava dicendo di non cercare di ingannare il pubblico. Sul palcoscenico non ci si può nascondere dietro il proprio strumento. «Non puoi nasconderti! Non nasconderti dietro la tromba!», diceva spesso. Mi resi conto che non stava parlando solo della musica ma anche della vita in generale.

Hancock: Suonare da dentro – sì, era proprio quello il messaggio di Art.
Cominciai a suonare con Miles Davis da giovane. Lui avrebbe licenziato chiunque di noi avesse suonato per l’applauso. Non amava che suonassimo qualcosa di smagliante, per mettere in mostra la nostra tecnica o per ammaliare il pubblico, diventando delle mere pedine del gusto del pubblico.
Suonare per l’applauso è un atteggiamento codardo. Quando si ha la forza delle proprie convinzioni, si ha un sistema interiore che ci sostiene. È il tipo di formazione che ho ricevuto nella band di Miles Davis. Sviluppare fiducia in ciò che si fa è l’approccio corretto, ma ciò che Miles voleva più di tutto erano l’onestà e la sincerità.

Ikeda: È questo l’atteggiamento dimostrato dagli individui eccezionali di ogni campo: «È il cuore che è importante». È una delle più importanti conclusioni del Buddismo di Nichiren Daishonin. Nichiren rivolse queste parole al suo discepolo Shijo Kingo mentre questi era impegnato in una grande lotta personale. Shijo Kingo era un esperto di arti militari e di medicina. Essendone ben consapevole, nel passo che precede queste parole il Daishonin elenca numerosi esempi di guerrieri eccezionali e con brillanti capacità strategiche, ma che alla fine furono sconfitti.
L’abilità, la capacità, il sapere e la strategia, lavorare più duramente degli altri: sono qualità indubbiamente importanti per chiunque in ogni campo. Ma è il cuore che fondamentalmente determina se saremo felici. È il nostro cuore che fa muovere gli altri e fornisce loro le motivazioni per agire, al livello più profondo.
La forza determinante per realizzare la vittoria è quella del cuore. Per guidare correttamente i nostri cuori ed esserne i padroni, per purificarli e lucidarli, illuminarli, elevarli e fortificarli, è necessario fonderli con la grande legge dell’universo e seguire un grande maestro.

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