«Possiamo chiedere solamente ai giovani di creare e alimentare la corrente di kosen-rufu nel futuro» dice il presidente Yamamoto, che dedica ogni momento a incoraggiarli. Shin’ichi sa bene che la gioventù è un periodo di conflitti interiori e difficoltà di ogni genere durante il quale è fondamentale non allontanarsi mai dal Buddismo
Con questa puntata si conclude il primo capitolo del volume 25, pubblicato sulle pagine del Seikyo Shimbun.
Il testo integrale è disponibile su www.ilvolocontinuo.it
Nella narrazione, l’autore, Daisaku Ikeda, rappresenta se stesso con lo pseudonimo Shin’ichi Yamamoto
Shin’ichi Yamamoto desiderava ardentemente che i membri conoscessero il severo principio buddista della legge di causa ed effetto, per questo motivo spiegò ai responsabili presenti il modo in cui avrebbe dovuto vivere un praticante: «La conclusione a cui sono arrivato dopo trent’anni di pratica è che, per quanto riguarda la fede, su cui si basa la nostra vita, bisogna andare sempre avanti rimanendo seri e sinceri fino in fondo, come è scritto nel Gosho.
«Inoltre, ciò che influenza in gran parte la nostra vita è la buona fortuna. E l’ingrediente essenziale per accumulare buona fortuna è coltivare un atteggiamento di gratitudine. La stessa cosa vale anche quando partecipiamo alle attività della Gakkai, ma se ci lamentiamo o continuiamo a essere pessimisti, cancelleremo tutta la buona fortuna che stiamo accumulando. Al contrario, se nutriamo gratitudine verso il Gohonzon e Nichiren Daishonin, e iniziamo ogni giornata dicendo: “Anche oggi posso impegnarmi come inviato del Budda!” e proviamo gratitudine nei confronti della Soka Gakkai che ci ha insegnato la fede, sperimenteremo entusiasmo e gioia infiniti. È da un cuore di questo tipo che derivano sia i benefici che la buona fortuna. Ho un grande rispetto per ciascuno di voi, membri del Tohoku, perché avete una tenacia imbattibile e siete animati da uno spirito indomito che non si arrende mai di fronte a qualsiasi avversità. Siete l’esempio vivente di una forza vigorosa capace di alzarsi risolutamente e lottare per kosen-rufu, senza mai farsi abbattere, neanche da enormi difficoltà o immani sofferenze. Questa forza è ciò che farà risplendere eternamente la vostra vita, è la “luce della fortuna” che vi illuminerà lungo le tre esistenze di passato, presente e futuro trasformando i luoghi dove vivete, e a cui siete così legati, nella Terra della Luce Eternamente Tranquilla.
«Tempo fa ho affidato a voi, membri del Tohoku, il completamento di kosen-rufu. Vi prego di alzarvi con un portamento maestoso, come degli alfieri, e di portare a termine kosen-rufu, facendo ardere ancora di più il vostro spirito indomito. Ora è giunto il momento».
Poi, dopo aver osservato attentamente l’intera sala, Shin’ichi aggiunse, rivolgendo quelle parole a ciascuno dei presenti: «Sto pregando ogni giorno affinché tutti i miei compagni di fede, senza eccezioni, possano dimostrare la prova concreta della loro rivoluzione umana, conducendo una vita appagante e felice. Vorrei che potessero esclamare a testa alta: “Non ho rimpianti. Ho vissuto fino in fondo una vita di grande significato come membro della Soka Gakkai”. Questo è il mio unico e più grande desiderio.
«Per questa ragione non risparmio alcuno sforzo. Combatterò a costo della vita per proteggervi. E continuerò a lavorare instancabilmente, senza mai tirarmi indietro, perché desidero ripagare ognuno di voi per gli sforzi compiuti finora».
Comprendendo i sentimenti che animavano il cuore di Shin’ichi, gli occhi dei partecipanti si velarono di lacrime.
La riunione con i rappresentanti dei responsabili del Tohoku si concluse con grande entusiasmo. Nell’androne del primo piano, Shin’ichi Yamamoto si avvicinò a un gruppetto di uomini e giovani uomini e, parlando a ognuno di loro, rivolse parole piene di incoraggiamento.
Mentre stringeva forte la mano a un uomo che veniva da Iwate, gli disse: «Per favore, continua ad affrontare ogni sfida che ti troverai dinanzi con una determinazione tale da riuscire a “penetrare una parete rocciosa”. Specialmente i momenti in cui sarai messo a dura prova risulteranno decisivi per te. Come dice il Daishonin: “Solo sconfiggendo un potente nemico si può dimostrare la propria vera forza” (Lettera da Sado, RSND, 1, 267). Se riuscirai a superare quei frangenti, sarai in grado di dimostrare la grandezza del Buddismo, facendo fare passi da gigante al movimento di kosen-rufu».
Poi incoraggiò un giovane uomo che veniva dalla prefettura di Miyagi con queste parole, mentre gli metteva una mano sulla spalla: «La Canzone del nuovo secolo è stata composta nella prefettura di Miyagi. Ognuno di noi ha la missione di aprire un nuovo secolo, superando qualunque difficoltà possa presentarsi. Mi raccomando! Conto su di te!». E ai compagni di fede della prefettura di Aomori disse: «Grazie per la vostra ospitalità dello scorso autunno. Mi piacerebbe tornare al Centro di formazione generale del Tohoku. La conformazione della prefettura di Aomori ricorda quella di un elmo di un samurai. L’elmo è il simbolo della battaglia. Desidero con tutto il cuore che tutti i membri di Aomori possano diventare dei generali coraggiosi, capaci di portare il Tohoku a una vittoria senza precedenti». Mentre a un giovane originario di Akita raccomandò: «Una volta, i membri della prefettura di Akita venivano chiamati “Gli eroi del mare del Giappone per kosen-rufu“. Ora tocca a voi diventare eroi del Giappone e del mondo intero. Io seguirò con cura e attenzione la vostra battaglia».
A un membro della prefettura di Yamagata dette una forte stretta di mano dicendogli: «I membri della città di Sakata, che hanno subìto quell’incendio tremendo, stanno tenendo duro? Ti prego di portare loro i miei più cari saluti [A Sakata il 29 ottobre 1976 c’era stato un incendio disastroso durato quasi dodici ore, dove erano andati distrutti millesettecento tra edifici e abitazioni, causando la morte di una persona e ferendone più di mille, n.d.r.].
«La prefettura di Yamagata è la zona che vanta la maggiore produzione di riso e frutta. Molti dei suoi prodotti agricoli sono i migliori di tutto il Giappone. Anche per quanto riguarda le attività di kosen-rufu, vi prego di diventare i numero uno del Giappone e del mondo, dedicandovi a qualcosa in particolare. Allora a Yamagata si spalancherà la porta di una nuova era di kosen-rufu».
Il Tohoku era una regione che Shin’ichi amava davvero: quella zona possedeva un’immensa potenzialità e poteva diventare benissimo l’esempio del ventunesimo secolo. Per questo motivo voleva piantare i semi di una determinazione e una fede sconfinate nel cuore di ogni singolo membro. Nonostante fosse solo l’inizio della primavera, e le giornate erano ancora fredde, la fronte di Shin’ichi si era leggermente imperlata di sudore.
Il 13 marzo fu l’ultimo giorno che Shin’ichi Yamamoto trascorse a Fukushima: già in serata avrebbe dovuto recarsi nella prefettura di Tochigi.
Alle cinque di pomeriggio prese parte al meeting della Divisione giovani della prefettura di Fukushima, organizzato per celebrare il 16 marzo, il giorno di kosen-rufu.
Shin’ichi stesso aveva annunciato la sua partecipazione all’incontro, perché non poteva mancare l’occasione di incoraggiare i giovani che si sarebbero assunti la responsabilità del futuro. E lui voleva sostenerli a tutti i costi. In piedi davanti al microfono esclamò: «Sono profondamente commosso di vedere qui riuniti i membri della Divisione giovani uomini e giovani donne di Fukushima, così bravi e meravigliosi; e mi sento anche rassicurato, perché grazie a voi intravedo un futuro con delle basi solide».
Subito dopo cominciò a parlare del significato del 16 marzo: «Forse avrete già sentito parlare della cerimonia del 16 marzo 1958, che poi è diventato il giorno commemorativo di kosen-rufu. Si racconta che il primo ministro di allora avrebbe dovuto parteciparvi. Ma questo ovviamente non costituisce il nocciolo della questione, né tantomeno ne racchiude il significato essenziale. Piuttosto, il maestro Toda volle tenere, per così dire, una cerimonia in cui avrebbe affidato ai giovani l’intera responsabilità del futuro».
«Kosen-rufu non è come una corsa di diecimila metri che termina quando si raggiunge il traguardo stabilito. È proprio il “flusso” stesso della corsa, ed è una lotta costante per continuare a generare un ulteriore “nuovo flusso” con la forza trainante dei giovani, che si impegnano sempre per primi, in qualsiasi epoca».
Tra Toda e il suo maestro Makiguchi c’erano ventinove anni di differenza d’età. I due erano stati portati in carcere a causa dell’autoritarismo esercitato in Giappone dal governo militare. Nel settembre del 1943, l’anno in cui furono arrestati, si incrociarono di sfuggita negli uffici della polizia metropolitana di Tokyo, al secondo piano. Toda fece appena in tempo a chiamarlo: «Sensei, abbia cura di sé!» mentre tutto quello che riuscì a fare Makiguchi fu solo annuire col capo. Questo sarebbe stato il loro ultimo saluto. Ma fu anche il momento in cui avvenne il passaggio del testimone di kosen-rufu dal maestro al discepolo.
«Come saprete, Makiguchi morì in carcere, ma Toda ne uscì vivo, e riuscì a creare il flusso di un grande sviluppo del movimento di kosen-rufu». Al ricordo di Josei Toda, il suo maestro, lo sguardo di Shin’ichi si raddolcì, mentre stava raccontando ai giovani riuniti nella sala il significato del 16 marzo: «Il maestro Toda adempì al suo voto e riuscì a portare il numero dei praticanti a settecentocinquantamila famiglie. Nel marzo del 1958 era stremato e le sue condizioni di salute erano preoccupanti. Tra me e il maestro c’erano ventotto anni di differenza.
«Così come Makiguchi passò a Toda il testimone di kosen-rufu, Toda, pensando al futuro, affidò a me e ai membri della Divisione giovani il movimento di kosen-rufu. Era questa la cerimonia del 16 marzo 1958, in cui si svolse questo storico passaggio di consegne, alla presenza di seimila giovani. Possiamo chiedere solamente ai giovani di creare e alimentare la corrente di kosen-rufu nel futuro. Saranno le generazioni più giovani a creare un flusso di espansione ancora più grande. Questo sforzo costante è ciò che chiamiamo kosen-rufu.
«Di conseguenza, se i nostri giovani successori dovessero essere timidi o reticenti e non fossero capaci di creare un flusso di propagazione del Buddismo nella loro epoca, non ci sarebbe un futuro né per kosen-rufu né per la Soka Gakkai. Per questo motivo mi sto dedicando con tutte le forze a far crescere e incoraggiare ciascuno di voi, che porterete avanti il movimento Soka, a cominciare dai membri della Divisione giovani e della Divisione scuole superiori. Kosen-rufu può essere affidato soltanto a voi. E io dedicherò tutto me stesso a ognuno di voi. Sono disposto a dare la mia vita per tutti voi».
Dopodiché, Shin’ichi proseguì spiegando che la gioventù è un periodo in cui si susseguono e sperimentano aspri conflitti interiori e difficoltà di ogni genere, ed è anche una fase nella quale non mancano certamente le tentazioni.
«Ma qualunque cosa accada, non bisogna mai allontanarsi dal mondo del Buddismo, che è in assoluto il migliore insegnamento nella vita, e nemmeno dalla Soka Gakkai, l’organizzazione che persegue e lavora in accordo con l’intento e il mandato del Budda. Per favore, vi prego di incidere nel cuore questo brano di Nichiren Daishonin: “Sia che venga tentato dal bene o venga minacciato dal male, chi lascia il Sutra del Loto si condanna all’inferno” (L’apertura degli occhi, RSND, 1, 254). Nella vita esisteranno sempre problemi e sofferenze, sono parte della vita. Tuttavia, continuando a praticare per venti o trenta anni e vivendo fino in fondo la missione che ciascuno di noi ha scelto per realizzare kosen-rufu, riusciremo a costruire un io forte e indistruttibile, che non può essere sconfitto da niente e da nessuno. Di fondo, la trasformazione della nostra vita altro non è che la chiave per condurre una vita pienamente realizzata».
A quel punto la voce di Shin’ichi risuonò con ancora maggiore incisività: «Potremo sperimentare il vero successo nella vita e sentire tutta la nostra dignità solo quando avremo la meglio sulla nostra debolezza fondamentale. La pratica e la fede buddista ci mettono in grado di rialzarci risolutamente con tenacia, anche quando ci si imbatte in una tempesta di sofferenze e difficoltà. Questa è la fede. E questa è la vita di un Bodhisattva della Terra, nonché un membro della Soka Gakkai.
«Specialmente quando affronterete una grande prova, per favore, alzatevi con coraggio, con la consapevolezza che: “Siamo i successori della Soka Gakkai” e che: “Ognuno di noi è il presidente Yamamoto della nuova era”. Sarà il vostro comportamento, il vostro modo di agire, così traboccante di speranza, che trasmetterà forza e slancio innovativo al movimento di kosen-rufu.
«Se così tanti giovani, quanti siete oggi, costituiranno la forza trainante per infondere coraggio alle persone, e risplenderanno come sorgenti di “luce della felicità”, capaci di illuminare il nostro futuro, Fukushima diventerà una roccaforte solida e inespugnabile. Sto immaginando gli eroi che diventerete tra venti, trenta e quarant’anni. Con questo concludo il mio discorso di oggi, grazie a tutti!».
Seguì un grande applauso da parte di quei giovani risoluti che assomigliava piuttosto al rimbombo di un tuono e che fece tremare tutta la sala. Allora Shin’ichi andò al pianoforte e suonò per loro Dainanko, la canzone che racconta della separazione tra Kusunoki Masashige e suo figlio Masatsura e del giuramento che pronunciano entrambi. Suonò altri tre brani al piano e poi un quarto. Infine, desideroso di trasmettere queste parole, esclamò: «Spalancate la strada al movimento di kosen-rufu nel ventunesimo secolo, utilizzando il vostro spirito combattivo, la vostra forza e la vostra saggezza!».
Eseguì le canzoni con gioia, convinto di aver piantato nei loro cuori il seme della luce della felicità.
Poco prima delle otto di sera Shin’ichi lasciò il Centro culturale di Fukushima per recarsi al Centro generale di formazione del Kanto (oggi Centro di formazione del Tochigi) che si trova nel distretto di Nasu, nella prefettura di Tochigi. Dal finestrino della carrozza si vedeva il cielo plumbeo, ma nel suo cuore si ergeva maestosamente il monte Bandai, che elevandosi fin sopra le nuvole, inondava il paesaggio con una magnifica luce dorata. Per Shin’ichi questa immagine simboleggiava i giovani eroi di Fukushima e del Tohoku. «Affido a voi l’avvenire di Fukushima!». «Affido a ciascuno di voi l’avvenire del Tohoku!», così Shin’ichi gridò in cuor suo.