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Siamo pronti per la seconda fase di kosen-rufu? - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:59

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Siamo pronti per la seconda fase di kosen-rufu?

Cecina, Centro culturale: i responsabili italiani riuniti dal 18 al 20 gennaio per tracciare i binari della nuova fase di kosen-rufu in Italia. Il cuore del corso è al tempo stesso nei contenuti e nelle modalità: un confronto aperto e franco, con lo sguardo volto al futuro

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Cecina, Centro culturale: i responsabili italiani riuniti dal 18 al 20 gennaio per tracciare i binari della nuova fase di kosen-rufu in Italia. Il cuore del corso è al tempo stesso nei contenuti e nelle modalità: un confronto aperto e franco, con lo sguardo volto al futuro

«Come già sapete è iniziato il secondo atto di kosen-rufu nel mondo. Guardando al 2010 vorrei, in questo corso, dialogare con voi per decidere insieme come realizzare in Italia tutti gli scopi che ci siamo prefissi. Ma prima di tutto vorrei ritornare – per quanto riguarda la nostra pratica buddista – ai tempi di Nichiren Daishonin, come consigliava il presidente Toda. Questo significa riconfermare, tutti insieme, i punti della nostra pratica e della nostra attività nella Soka Gakkai. Vi chiedo quindi di prendere una decisione nel vostro cuore: ogni cambiamento dell’organizzazione deve partire prima di tutto da un cambiamento personale. Se manca questo non ci può essere progresso. La mia speranza è che questo corso veda ognuno di voi come protagonista, soprattutto nelle decisioni».
Con questo invito di Tamotsu Nakajima, direttore generale dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, si è aperto il corso a Cecina, che nella giornata di sabato ha visto una lunga sessione di interventi dei partecipanti, in risposta a questa sollecitazione iniziale e in particolare alle domande: «In cosa differisce il secondo atto di kosen-rufu dal primo? Ci sentiamo adeguati al cambiamento?».
«Il secondo atto di kosen-rufu è diverso dal primo. Cambia la scena “come in uno spettacolo” – ribadisce nel suo intervento di apertura Tamotsu Nakajima – Il passato è finito. Ricominciamo da ora, rispettando le differenze di ognuno e apprezzandole, perché solo così possiamo dialogare. L’attività da qui al 2010 deve essere fonte di gioia. In questi anni il nostro compito è di creare un’organizzazione bellissima, poi di nuovo la scena cambierà».
Citando il messaggio inviato da Ikeda al Summit europeo, Nakajima ricorda che se cambia l’atteggiamento dei responsabili cambia l’organizzazione, mentre non funziona se si pensa di farlo partendo dalla “struttura”, (cfr. NR, 391, 17-18). «Deve cambiare l’atteggiamento di noi responsabili dal punto di vista della fede. Le nostre fonti sono il Gosho e le guide del presidente Ikeda. Il cambiamento parte da noi. Dobbiamo stare al passo con Ikeda. Sono noioso, ma vi chiedo ancora: sentite questa voglia di cambiare?».
«Cosa vogliamo fare prima del 2010? Vogliamo creare in Italia un vero senso di appartenenza alla famiglia Soka risvegliando legami profondi. Facendo questo, comprenderemo le differenze reciproche. Impareremo a dire liberamente la nostra opinione in ogni occasione e a divertirci insieme. Invece di imitare gli altri, dobbiamo pensare autonomamente e agire partendo dal nostro stesso senso di responsabilità. Così facendo è possibile costruire un vero dialogo confrontandoci a tutto tondo. Non devo dire io come fare».
Sull’onda di questo invito, molti sono stati gli interventi nel corso della sessione di scambio durata l’intera giornata.
In uno dei primi contributi è stato sottolineato che se la prima fase di kosen-rufu è stata di seguire la strada, la seconda è contraddistinta dal fare la strada. Non dobbiamo vivere sul passato e su quello che abbiamo imparato, ma ripartire dalla nostra rivoluzione umana e assumerci individualmente una maggiore responsabilità per kosen-rufu.
Riferendosi al Summit europeo, è stata poi ribadita l’importanza di trasmettere ai giovani l’esempio del presidente Ikeda, che si è sfidato per rispondere alle aspettative di Toda. Ikeda stesso racconta che da giovane ha trovato fiducia in sé perché Toda aveva questa fiducia in lui, un amore come quello di una madre. «Siamo capaci noi di sviluppare questa fiducia nelle potenzialità degli altri? È una cosa difficile, perché bisogna andare oltre il pregiudizio».
Da alcuni è poi arrivata la proposta di ringiovanire i vertici dell’organizzazione, ricordando che sensei quando è diventato presidente era poco più che trentenne.
«Come migliorare noi stessi? Farsi questa domanda è già indice di vitalità. Se partiamo ogni giorno con questo spirito di ricerca ci stupiremo gioiosamente di quante nuove risposte potremo trovare», è stato riconosciuto da qualcuno.
«Io ho deciso di mettere al primo posto la propagazione», è stato detto in un intervento. «Quando veramente mettiamo al primo posto la propagazione, ci si deve mettere alla prova per cambiare il proprio punto di vista, migliorando e perfezionando il modo di interagire con le persone. L’accelerazione nella propagazione e la lotta contro l’oscurità vanno di pari passo».
Marina Marrazzi

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Corso della Divisione donne

L’ormai tradizionale Corso nazionale della Divisione donne si terrà quest’anno a Chianciano dal 18 al 20 aprile e sarà dedicato alle responsabili di Capitolo.

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“Il mio maestro ed io”: un’iniziativa europea

In occasione dell’ottantesimo compleanno del presidente Ikeda, la SGI-Europa ha lanciato una nuova affascinante iniziativa da completare entro l’autunno 2008. L’idea prende spunto da un’opera della letteratura giapponese intitolata Man’yoshu, (Raccolta delle diecimila foglie). Si tratta della più antica raccolta di poesia giapponese e risale al V secolo, secondo un uso già presente nella poesia cinese dell’epoca; comprende componimenti di poeti famosi, imperatori, principesse e persone comuni sconosciute. Da qui dunque l’ispirazione per un progetto in cui in tutta Europa i membri della SGI sono invitati a creare, nella forma che preferiscono, una loro espressione sul tema “Il mio maestro ed io”.
Kosen-rufu è un movimento di persone e adesso che le fondamenta sono state completate (vedi NR 388, 5) il progetto vuole raccogliere le testimonianze di quanto è stato fatto proprio da queste persone, che sceglieranno il modo migliore per esprimere le proprie storie, esperienze o sentimenti. Va bene qualsiasi stile, qualsiasi mezzo espressivo: saggio, poesia, musica, pittura, scultura, ecc. Le storie dovrebbero includere questi punti: 1) perché ho scelto Daisaku Ikeda come mio maestro di vita; 2) come la mia vita si è trasformata in funzione di questa scelta; 3) come vivrò da ora in poi mantenendo il legame con il maestro.
Ogni nazione dovrà poi raccogliere il materiale in un DVD e il tutto verrà inviato al presidente Ikeda entro l’anno. I responsabili europei, che hanno lanciato l’iniziativa, hanno voluto precisare che non si tratta semplicemente di scrivere qualcosa o di comporre musica per amore del progetto, piuttosto di usare questa iniziativa come un’occasione per ciascuno di approfondire ulteriormente il legame fra maestro e discepolo e condividere le proprie esperienze sul tema. In Italia saranno presto definiti i tempi di consegna e i modi per la raccolta, ma fin da ora è possibile, per chi vuole, cominciare a creare il proprio contributo.
Sara Giuntoli

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Gli scritti di Nichiren Daishonin

A breve l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai darà alle stampe la nuova edizione in lingua italiana del primo volume degli scritti di Nichiren Daishonin già pubblicato in inglese (The Writings of Nichiren Daishonin). Frutto di un lavoro di revisione durato circa quattro anni, quest’opera presenterà centosettantuno lettere e trattati di Nichiren già pubblicati in italiano, più un inedito.

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Umanizzare la religione, creare la pace

Nella Proposta di pace 2008 il presidente della SGI esorta al superamento dell’estremismo religioso come punto di partenza per un futuro di pace.

Nella sua annuale Proposta di pace – giunta al ventiseiesimo appuntamento – il presidente della SGI, Daisaku Ikeda, ha puntualizzato come un atteggiamento moderato da parte delle religioni costituisca l’unico cammino percorribile sulla strada della pace globale. Nel sottolineare come l’andamento attuale verso il fondamentalismo non sia una caratteristica solo della sfera religiosa, ma sia rintracciabile anche nell’eccessivo attaccamento all’identità nazionale o etnica e persino nella cieca fiducia verso i princìpi che regolano il libero mercato, Ikeda ha evidenziato la necessità di porre l’essere umano al centro di ogni cosa. Inoltre, il presidente della SGI ha fatto alcune proposte concrete al fine di salvaguardare il pianeta dal punto di vista ecologico, riaffermare il rispetto nei confronti della dignità umana e creare le infrastrutture necessarie al processo di pace. Partendo dall’idea di far diventare l’UNEP (Programma di salvaguardia ambientale della Nazioni Unite) un vero e proprio ente specializzato, esorta anche il governo giapponese a condividere la propria tecnologia per rendere il Sud-est asiatico una zona modello nell’utilizzo responsabile dell’energia.
Facendo poi notare come il 2008 segni il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (il documento, promosso dalle Nazioni Unite, venne firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, n.d.r.), Ikeda ha suggerito di organizzare al più presto una conferenza internazionale, nella quale fare il punto sul contributo che la società civile può dare rispetto all’educazione sui diritti umani.
Spostando quindi l’attenzione sul potenziale del continente africano, ha proposto che la quarta Conferenza internazionale sullo sviluppo dell’Africa, che si terrà in primavera a Tokyo, sia incentrata sull’espensione del potenziale della gioventù. Fra le altre idee avanzate dal presidente della SGI: il supporto alla creazione di una zona artica denuclearizzata e la proposta di invitare in Giappone seimila giovani del Sud-est asiatico per rafforzare i legami di amicizia fra paesi vicini.
Alberto Forni

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Semi di speranza futura

In apertura del nuovo anno, dal 3 al 6 gennaio, gli educatori italiani si sono dati appuntamento al Centro culturale europeo.

Il corso è stato inaugurato (e concluso) dal coro, sulle note dell’Inno alla gioia di Beethoven e da un arcobaleno che abbracciava l’edificio principale. Il tema, “Piantare i semi della speranza futura”, era associato all’immagine di una mano che sostiene una figura in procinto di spiccare il volo. Duplice la chiave di lettura: il nostro maestro che ci incoraggia a spiccare il volo e, per analogia, gli educatori che incoraggiano gli studenti a fare altrettanto.
Il Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza è stato spiegato da Marta Bonomo, vice responsabile nazionale della Divisione donne, che ha sottolineato l’importanza di questo scritto focalizzato sui meccanismi che sottendono al funzionamento della vita. Marita Bombardieri, responsabile nazionale degli educatori, ha incentrato il suo intervento su “rivoluzione umana e insegnamento”, sottolineando in particolare l’invito accorato di Daisaku Ikeda a riconoscere la natura della nostra società: una società che oggi più che mai è ossessionata dalla ricerca della felicità nei beni materiali, una società che ha perso di vista il potenziale dell’essere umano. Solo partendo da questa presa di coscienza, ha sottolineato Marita, possiamo comprendere la grandezza del Buddismo e il suo potere di trasformare la realtà, di cambiare il destino e il percorso dell’umanità. In quest’ottica, spetta agli educatori ri-umanizzare la società dando vita, come incoraggia il presidente Ikeda, a un nuovo umanesimo, centrato sulle nobili qualità di saggezza, coraggio e compassione (le tre doti del Budda). Ciò permette di risvegliare il grande voto del Budda di diventare felici e rendere felici, aprendo la strada a una cultura e una educazione basate sul rispetto e la sacralità della vita. Tiziana Bombardieri ha evidenziato i punti essenziali delle Proposte di pace di Ikeda: vere e proprie fotografie delle molteplici realtà sociali, accompagnate da riflessioni legate al Buddismo e seguite da proposte di soluzioni ai problemi più urgenti che affliggono l’umanità. Ikeda ci invita infatti a realizzare un umanesimo attivo e una rivoluzione umana, ha aggiunto Tiziana, basati sullo sviluppo dei tesori del cuore, sulla consapevolezza della mutevolezza della realtà, sullo sviluppo della capacità di dialogo, e sulla capacità di adottare il punto di vista dell’altro.
Sandra Gualtieri e Franca Pira hanno ribadito la portata rivoluzionaria del pensiero pedagogico di Makiguchi e di Toda, e il concetto di felicità che vi è sotteso. Gli interventi conclusivi di Giulia Savarese e di Cristina Satta hanno sottolineato la necessità di mettersi in gioco fino in fondo e rinnovarsi sempre trasmettendo fiducia e speranza agli allievi al fine di far fiorire le loro piene potenzialità.
Accolto da tutti l’invito di Marita a creare ponti tra gli educatori in Europa e nel mondo.
Orietta Massaro

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Italiani nel mondo / Serbia / Creare una lingua di pace

Sono arrivata in Serbia per la prima volta nel 2001, seguendo il mio desiderio di lavorare nella cooperazione internazionale.L’incarico è durato solo un mese, il tempo di conoscere il mio futuro marito e di capire che mi sarebbe piaciuto vivere in questo paese. Dopo qualche anno in Italia, infatti, da qualche mese abitiamo a Kragujevac, insieme a Davide, nostro figlio nato quattro anni fa. Mio marito, musicista, sta ultimando il suo secondo cd e io, dopo aver incontrato lo scorso anno al Centro europeo di Trets una donna serba, sto aprendo con lei un’associazione (Lotos, loto in serbo) basata sul metodo Makiguchi e sull’apprendimento delle lingue straniere. In Serbia la Soka Gakkai conta 165 membri. La maggior parte dell’attività ruota attorno alla capitale, Belgrado, dove ha sede il Centro culturale, e dove vivono i due responsabili nazionali. Fino a qualche tempo fa nella capitale si riunivano quattro gruppi, mentre ora al Centro culturale si organizzano una volta al mese riunioni di studio e di discussione. Nelle altre città, compresa quella dove abitiamo noi, siamo davvero in pochi. Prima del mio arrivo c’erano due Gohonzon, uno dei quali di una persona a cui avevo parlato di Buddismo. Al momento siamo in quattro. Sto facendo mio lo spirito di “alzarmi da sola” per la felicità di queste persone e per la pace nei Balcani, una terra in cui ogni generazione, fino a oggi, ha vissuto almeno due guerre. I praticanti buddisti qui hanno due possibilità: chiudersi in se stessi oppure inventarsi un’attività al giorno. Quando non ci sono meeting né incontri – io che con i miei sette anni d’esperienza sono la praticante più “anziana” – prego come il mio maestro quando arrivò per la prima volta in Europa: recito un Daimoku che impregna la terra. Tra praticanti ci si incoraggia davanti a un buon caffé turco, ci si scambia esperienze di fede, traducendo i discorsi del presidente Ikeda e gli estratti del Gosho dall’inglese. Con tutto questo nel cuore vado avanti, e uso la mia vita per incoraggiare e risvegliare altri bodhisattva, attraverso il mio comportamento quotidiano. Qualche tempo fa ho partecipato all’apertura del primo Gohonzon da quando sono qui. Un seme piantato che di sicuro germoglierà. La mia decisione è di imparare perfettamente la lingua serba, perché attraverso le lingue possiamo portare avanti dialoghi “cuore a cuore” per la pace.
Paola Ciuffoletti

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