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Sempre con lo spirito di un discepolo - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:07

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Sempre con lo spirito di un discepolo

Andrea Centurame, Atri (Teramo)

Ricercando con tenacia il cuore del maestro, Andrea ha utilizzato con gioia ogni occasione di allenamento nell’attività e ha realizzato una grande crescita con i giovani uomini della sua zona. E riportando questa forza nella sua vita personale, ha trasformato le sue sofferenze in grandi vittorie!

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Prima di iniziare a praticare il Buddismo stavo orchestrando un modo per farla finita con la vita, che reputavo inutile; inoltre la mia famiglia era completamente disunita perché i miei genitori si erano separati in malo modo e, da quel momento, le due parti della mia famiglia non sono mai più andate d’accordo. Da quando un mio amico mi ha fatto shakubuku, il Buddismo mi ha cambiato la vita ed è stata la mia ancora di salvezza.
Ho capito che per trasformare il mio karma dovevo attivarmi maggiormente nella pratica per gli altri, e con questa decisione sono riuscito a fare shakubuku a tutta la mia famiglia e mio fratello e il mio compagno sono diventati membri.
Dopo esser riuscito a realizzare l’obiettivo impossibile di lavorare con la musica, nel 2019 ho sentito il desiderio profondo di fare l’insegnante e mi sono iscritto nuovamente al Conservatorio per conseguire la laurea specialistica, mentre continuavo a lavorare.
Poco tempo dopo, hanno iniziato a manifestarsi delle grandi difficoltà nella mia vita: il padre del mio compagno ha avuto un’ischemia e, successivamente, gli hanno riscontrato dei tumori. Anche io ho iniziato ad avere dei problemi di salute causati dallo stress e dalle cattive abitudini alimentari. Ho iniziato a dimagrire e ad avere dolori di stomaco. Un giorno durante una lezione il docente referente del corso di laurea affermò che non mi avrebbe mai preso come esempio, perché avevo troppe lacune. Fu un altro duro colpo.


Un aspetto importante dell’impegno come sokahan è riportare l’allenamento che facciamo nell’attività in tutti gli aspetti della vita.
Per reagire iniziai perciò a basarmi sul Daimoku e a fare azioni proprie dei Bodhisattva della Terra in ogni situazione, pregando per la felicità dei docenti e di tutti i miei colleghi e determinando di realizzare una grande vittoria per il mio maestro e per i compagni di fede.
In questo modo ho sviluppato un atteggiamento nuovo, attento a tutti i particolari, studiando in modo approfondito le varie materie. Come afferma Sensei nel capitolo “Protezione assoluta” del vol. 24 de La rivoluzione umana: «La capacità di prestare attenzione deve essere sostenuta dalla preghiera con senso di responsabilità e con la determinazione di non trascurare niente che potrebbe causare un incidente. Con la preghiera si attiveranno le funzioni positive dell’universo che aumenteranno la vostra saggezza e concentrazione» (pag. 79).


Ho iniziato a impostare la sveglia alle cinque di mattina per riuscire a fare Daimoku, studiare, frequentare le lezioni, fare attività e lavorare.
Mi sono quindi presentato al primo esame, che era con lo stesso docente che aveva detto quelle parole. E sono stato l’unico a prendere 30 e lode!
In questo modo ho iniziato a superare brillantemente gli esami del primo semestre.
Nel frattempo è arrivata la pandemia e il mio lavoro diminuiva sensibilmente. Inoltre la mia salute non migliorava, ero arrivato a pesare 57 chili, 15 sotto il mio peso forma. E per non farci mancare nulla, si stavano verificando delle forti disarmonie familiari.
Anche nell’attività sono iniziati i problemi: in molte zone (soprattutto nell’hombu dove faccio attività) alcuni responsabili giovani uomini hanno iniziato ad avere delle difficoltà nella fede; non riuscivo, inoltre, a fare tutto il Daimoku e l’attività che desideravo.
Una frase di Sensei mi ha incoraggiato: «Se non si rafforzano i gruppi, che sono le fondamenta dell’organizzazione, sia i capitoli che l’intera Soka Gakkai rischiano di diventare un castello di carta. Rafforzando i gruppi, la prima linea dell’organizzazione, anche kosen-rufu si consoliderà, e avremo un balzo in avanti dell’intera Soka Gakkai» (NRU, 26, 338).


Ho iniziato allora a chiedere ai responsabili di gruppo e settore vicini a me un aiuto per seguire i giovani uomini e farli crescere numericamente. Intanto mi sforzavo in prima linea nel gruppo in cui facevo attività. I responsabili di gruppo e settore recitavano ogni settimana per la crescita dei giovani, e ci impegnavamo insieme con questo obiettivo comune.
Il risultato è stato incredibile: a uno zadankai eravamo cinque giovani uomini, due donne e un uomo, e uno di questi è diventato membro! A catena, altri giovani, sia nel capitolo che nell’hombu e nella regione, hanno deciso di diventare membri della Soka Gakkai.
I miei compagni di corso con i quali avevo instaurato un legame mi dicevano che avevo una forza di volontà incredibile e mi chiedevano come facevo a portare avanti lavoro e studio… mi hanno quindi servito su un piatto d’argento lo shakubuku!
Ho cominciato a dialogare anche con una mia allieva che aveva problemi di ansia. Anche lei ha iniziato a recitare Daimoku, e ora partecipa alle attività e sta decidendo di ricevere il Gohonzon.
Questi sforzi nella pratica hanno portato a grandi risultati: ho trovato una dietologa che mi segue molto bene, la situazione di salute del padre del mio compagno è migliorata e si è trovata una soluzione anche alle discordie familiari.


Nel frattempo il docente referente del corso si è totalmente ricreduto sul mio conto, e mi ha chiesto di gestire la sede abruzzese di un’importante associazione italiana che si occupa di pedagogia musicale, insieme a una mia collega! E ha anche accettato volentieri che facessi la tesi con lui.
Il 12 luglio sono diventato dottore in Didattica della Musica con 110 e lode. La discussione è stata un vero successo. Il vice direttore del conservatorio mi ha detto: «Persone come te è un peccato che non siano già all’interno dei contesti scolastici. Teniamoci in contatto per collaborare e non ti scordare di noi!».
Grazie allo sforzo e alla tenacia di ricercare dentro la mia vita il cuore del maestro, tutto il veleno si è trasformato in medicina.


Alla discussione della tesi, inoltre, era presente anche mio fratello, tornato dall’Australia per l’evento, e abbiamo realizzato una bellissima festa come una famiglia armoniosa.
Ora il mio lavoro è ripartito alla grande, e procedo verso la realizzazione di nuovi grandi obiettivi: che venticinque giovani uomini diventino membri entro il 2023 e diventare un insegnante di ruolo nelle scuole pubbliche. Sempre con lo spirito di un sokahan, sempre con lo spirito di un discepolo.

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