«La vecchia volpe non dimentica la collinetta in cui è nata e la tartaruga bianca ripagò il favore ricevuto da Mao Pao. Persino gli animali conoscono la gratitudine, a maggior ragione dovrebbero conoscerla gli esseri umani. Perciò Yu Jang, un onorevole uomo del passato, si trafisse con la spada per gratitudine verso Chih Po, e il ministro Hung Yen si aprì il ventre e vi introdusse il fegato del defunto signore, il Duca Yi di Wei. A maggior ragione chi si dedica al Buddismo non dovrebbe dimenticare la gratitudine verso i genitori, verso i maestri e verso il paese.
Ma per ripagare questi grandi debiti, deve assolutamente studiare a fondo la Legge buddista e diventare saggio. Se un gruppo di ciechi è guidato da un uomo cieco dalla nascita, non potrà attraversare ponti e fiumi. Come può una nave guidata da uno che non conosce la direzione dei venti condurre i mercanti alla montagna dei tesori?»
tratto da Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 2, pag. 115
E il nodo si è sciolto
Ho iniziato a praticare il Buddismo a ventidue anni, piena di una sofferenza che legavo ai problemi che da sempre avevo con i miei genitori, specialmente con mio padre, verso cui nutrivo sentimenti di rancore e rabbia, perciò quando lessi nel Gosho di Capodanno la frase: «L’inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre» (NR, 350, 18), mi colpì tanto e mi portò a riflettere sul mio atteggiamento. Io che li avevo sempre incolpati di tutti i miei disastri, vidi subito grandi cambiamenti dentro di me e nel nostro rapporto.
La mia vita è andata avanti riempiendosi di un marito, di due figli, di un lavoro e di una nuova città. A causa della lontananza vedevo poco i miei genitori ma oramai ero sicura di aver trovato un equilibrio con loro fino a che, in occasione della decisione di mio padre di sistemare alcune questioni tra me e mio fratello in vista della successione ereditaria, sono di nuovo emerse le “solite” ingiustizie, dove sembrava che io valessi sempre meno rispetto al resto della famiglia.
Era l’occasione per andare più a fondo laddove, evidentemente, non ero ancora arrivata e ho iniziato a recitare Daimoku decidendo di cambiare quella parte di me che ancora vedeva i miei genitori come la causa delle mie insicurezze e paure. Presa questa decisione mi sono trovata per caso a leggere di nuovo il Gosho Ripagare i debiti di gratitudine e a riflettere: io, che non sentivo questo sentimento verso i miei genitori e tanto meno pensavo di dover ripagare qualche debito in tal senso, mi accontentavo di non avere rancore, ma la gratitudine verso di loro era davvero troppo!
Il Budda, però, mi diceva che quel sentimento dovrebbe essere naturale per gli esseri umani e a maggior ragione verso i genitori di chi si dedica al Buddismo. E non distingueva tra buoni e cattivi, parlava della gratitudine che un figlio deve avere verso il padre e la madre comunque essi siano. Ho iniziato a recitare Daimoku con l’obiettivo di tirarla fuori, affidandomi solo al Gohonzon, perché la mia mente vedeva solo i tanti motivi per cui non potevo avere gratitudine verso di loro. Ho capito che era una battaglia molto più grande di quella che appariva, stavo aprendo una porta ancora chiusa: come potevo pensare che i miei genitori erano la causa di tanti punti deboli della mia vita quando il Buddismo insegna che la vita è eterna e quella che stiamo vivendo è solo un segmento di questa eternità dove si manifestano gli effetti delle cause poste dall’infinito passato?
La gratitudine, però, ancora non la sentivo e io volevo andare fino in fondo. Poco tempo dopo, durante una discussione, mio padre ha iniziato a dire che io non lo avevo mai apprezzato, che parlavo sempre bene degli altri, e non di lui e che mai lo avevo amato: era quello che io avevo sempre pensato di lui nei miei confronti. Tant’è che gli ho risposto: «Babbo queste cose dovrei dirtele io!». Ma le sue parole mi avevano toccato, avevo sentito che dietro c’era una sofferenza che non aveva niente a che fare con me. Sono andata davanti al Gohonzon e dopo pochi minuti ho sentito che questo dolore che esisteva nella sua vita era lo stesso che esisteva nella mia e che lui non era la causa di nessuna delle sofferenze che avevo vissuto, quelle appartenevano solo a me; erano il bagaglio che mi portavo dietro e ne ero l’unica artefice. È stato chiaro, in quel momento, che la vita, anche la mia, ha la potenzialità di non essere condizionata da niente, tutto dipende da quello che decidiamo. Non era più solo un insegnamento buddista che conoscevo sin dall’inizio e mi sforzavo di mettere in pratica, era una profonda consapevolezza di come funziona la vita.
Ora c’era anche la gratitudine verso di loro, la gioia di averli come genitori e il desiderio che concludessero la loro vita felici senza più quel pensiero di volerli diversi da quello che sono. Era chiaro in quel momento, per il legame che esisteva tra noi, che gli sforzi che facevo per cambiare me stessa avrebbero portato a un cambiamento anche in loro e ho deciso che avrei combattuto più forte anche per loro.
Oggi non solo il legame che sento con i miei genitori è completamente trasformato, ma grazie a loro ho potuto approfondire anche il mio atteggiamento davanti al Gohonzon. Qualsiasi problema possa sorgere non c’è più spazio dentro di me per quel pensiero che ci porta a dimenticare che la nostra felicità dipende esclusivamente da noi e che siamo assolutamente liberi nel creare la vita che più desideriamo.
in questo brano…
Ripagare i debiti di gratitudine è uno fra i dieci maggiori scritti di Nichiren.
Nel 1276, due anni dopo il ritiro sul monte Minobu, il Daishonin è appena venuto a conoscenza della morte del suo primo maestro, il prete Dozen-bo. Il motivo fondamentale per cui scrive questo trattato è per esprimere gratitudine nei confronti del maestro.
Il Daishonin inizia questo trattato sottolineando la necessità di ripagare i propri obblighi verso i genitori, verso il maestro, verso i tre tesori del Buddismo (il Budda, la Legge e la comunità dei credenti) e verso il sovrano; un’azione che, come afferma lui stesso, è un aspetto fondamentale del comportamento umano.
Il Daishonin spiega che il modo per ripagare tali debiti è approfondire il Buddismo e raggiungere l’Illuminazione praticando il corretto insegnamento.