Un gesto semplice come quello di mettere la macchinetta del caffè sul fuoco la mattina può metterci in contatto con uomini e donne che – magari dall’altra parte del pianeta – hanno coltivato e raccolto quel caffè per noi
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Chi ha visitato la mostra La città dei diritti umani, in tour in Italia, si ricorderà che presenta in fondo a ogni sezione un pannello con la scritta ANCH’IO.
E io? Cosa posso fare io perché qualcosa, anche di molto piccolo, possa “girare” in modo diverso? Vale la pena di spendere energie in quell’oceano di indifferenza e di apatia che sembra essere il mondo di oggi? La nostra risposta è che sicuramente ANCH’IO – anche ciascuno di noi – posso fare qualcosa di estremamente significativo partendo da una riflessione più attenta sulle piccole cose di tutti i giorni. A volte sembra mancare un collegamento diretto fra i grandi ideali, le nostre azioni e le parole che spendiamo ogni giorno con i nostri familiari, gli amici, i colleghi. È questo legame diretto che ricerchiamo e che vogliamo testimoniare in questa pagina: chiunque voglia raccontare la propria esperienza di come ha scoperto di poter contribuire in prima persona a qualsiasi tipo di cambiamento in ambito sociale ristretto o allargato è invitato a scriverci, anche solo per segnalarci una recensione significativa.
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Sabato 5 aprile 2003: sono all’incontro introduttivo del primo Corso di Formazione per Promotori di Consumo Critico. Di cosa sia il consumo critico ne ho un’idea solo vaga, di esserne un promotore non ne ho la più pallida idea. Comunque sono là, per uno di quei “casi” a cui la pratica buddista, iniziata nel 1991, mi ha abituato.
A tenere la lezione è un certo Francesco Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, vicino Pisa. Inizia parlando dell’ingiustizia presente nel mondo e di come sia necessario denunciarla; parole che mi ricordano quelle di un’altra persona, a me più familiare.
Continua chiedendosi quale ruolo possiamo avere noi, persone comuni, in un sistema socioeconomico in cui il 20% della popolazione mondiale utilizza, per i suoi consumi e per il suo stile di vita, l’80% delle risorse dell’intero pianeta, condannando la restante e stragrande parte delle persone alla povertà. Anche queste parole me ne ricordano altre.
Risponde portando un esempio: la mattina mettiamo la caffettiera sul fuoco, un gesto meccanico, quotidiano, “banale”. Eppure in quel momento entriamo in rapporto diretto con il contadino brasiliano che quel caffè l’ha coltivato e venduto, ma sarebbe meglio dire svenduto, a un grossista a sua volta sfruttato o facente parte di qualche multinazionale che alla fine ce lo fa trovare su uno scaffale del supermercato.
Conclude parlando del ruolo dei consumatori, di come essi, cioè noi, possano, “scegliendo” consapevolmente la qualità e la quantità dei prodotti acquistati, influenzare il comportamento delle aziende, quindi dell’intero sistema economico. Dando così il proprio fondamentale contributo alla risoluzione di problemi apparentemente lontani: la guerra, la povertà, l’inquinamento.
Ecco, ci sono: non è un caso che sia lì. Sto trovando una risposta alla mia personale ricerca, iniziata anni addietro proprio attraverso gli scritti di quell’altro personaggio, Daisaku Ikeda. E non è infine un caso, almeno per me, che proprio nella Proposta di Pace 2003, Ikeda affronti i temi della globalizzazione, dell’iniqua distribuzione della ricchezza nel mondo, dell’utilizzo distorto delle risorse del nostro pianeta e della questione delle riserve idriche.
A quella prima lezione di Gesualdi, ne sono seguite altre, tenute, tanto per citare tre nomi da Ugo Biggeri, uno tra i fondatori di Banca Etica, Alberto Castagnola, economista della Rete Lilliput già intervistato su Buddismo e Società n. 94, Vittorio Agnoletto, medico chirurgo ex presidente della Lega Italiana Lotta all’Aids.
Da allora di cose ne sono cambiate nella mia vita: mi sono sposato (e anche questo c’entra con quello che vi sto raccontando); insieme ad altri ex corsisti abbiamo messo su a Firenze l’Associazione ConsumAttori con lo scopo di promuovere (vedete che alla fine promotore lo sono diventato…) e diffondere le tematiche relative al consumo critico.
Infine ho avuto anche un beneficio: sennò che si pratica a fare? Occupandomi di queste tematiche, negli ultimi mesi dell’anno scorso sono entrato profondamente in crisi sul lavoro: attraversavo la “sindrome di Penelope”, come la moglie di Ulisse di notte distruggeva la tela ricamata di giorno, così io mentre nel tempo libero portavo avanti le attività che ho appena descritto, di giorno mi procuravo da vivere facendo il venditore, contribuendo con il mio lavoro proprio a sedimentare quel tipo di società che volevo cambiare.
Mi è costato sforzo, Daimoku e lotta contro le difficoltà e lo scoraggiamento. Ma alla fine ho compreso, recitando, che “trasformare l’impossibile in possibile”, non significa recitare perché una cosa, che riteniamo “oggettivamente” impossibile si trasformi in possibile. Ma significa essere consapevoli che io posso, perché io sono un Budda. La pratica serve “solo” per vincere le mie tendenze negative, i miei limiti, il mio pessimismo e la convinzione che tanto non ce la farò mai. Ma il punto di partenza deve essere sempre: io posso. Solo così si riesce a trasformare l’impossibile in possibile.
E così, da circa tre mesi, lavoro presso una delle centrali d’acquisto italiane del commercio equo e solidale, cioè una di quelle realtà che, intrattenendo direttamente rapporti commerciali con i produttori del Sud del mondo, garantiscono loro una remunerazione equa e condizioni di lavoro rispettose della dignità umana.
Un’ultima cosa. Si tratta di alcuni ringraziamenti: per i miei genitori, senza i quali non sarei sicuramente qui, per la persona che tredici anni fa mi ha fatto conoscere il Buddismo, senza la quale non sarei qui a raccontarvi questa esperienza, e per mia moglie che mi incoraggia ogni giorno a lottare per quello in cui credo.
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Il commercio equo e solidale
La forma più importante di commercio alternativo realizzato fino a ora è il Commercio Equo e Solidale, organizzato come risposta alle forme di sfruttamento internazionale nei confronti delle persone e dell’ambiente messe in atto da parte delle multinazionali.
Il suo obiettivo è promuovere la giustizia sociale ed economica, lo sviluppo sostenibile, l’educazione e il rispetto per le persone e l’ambiente, attraverso una forma di cooperazione rispettosa delle popolazioni locali, considerate veri partner commerciali.
Tramite l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dal Sud del mondo, favorisce l’accesso al mercato dei piccoli produttori, spesso sostenendoli con la formazione professionale, garantisce loro un prezzo equo, il pagamento anticipato degli acquisti e condizioni di lavoro dignitose. Il prezzo pagato ai produttori è più alto di quello riconosciuto dal commercio tradizionale e include una quota che deve essere utilizzata per sostenere lo sviluppo locale dei paesi produttori, tramite soggetti di alfabetizzazione, incremento delle strutture sanitarie, costruzioni di strade, ecc.
I prodotti del commercio equo, si trovano nelle Botteghe del Mondo (circa 300 in Italia) che per la maggior parte vivono grazie all’entusiasmo e alla passione di volontari.
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Consumo critico
Il consumo critico è un atteggiamento costante che si attua su tutto ciò che compriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa. In concreto, il consumo critico consiste nella scelta dei prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche in base alla storia dei prodotti stessi e al comportamento delle imprese che ce li offrono. […], scegliendo cosa comprare e cosa scartare, non solo segnaliamo alle imprese i comportamenti che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forze produttive corrette mentre ostacoliamo le altre. In definitiva, consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa.
(fonte: Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Nuova guida al consumo critico, 2000, E.M.I., pagg. 20-21)
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Per saperne di più … in rete
www.altreconomia.it
www.altromercato.it
www.commercioalternativo.it
www.consumattori.org
www.equoland.it
www.equomercato.it
www.liberomondo.it
www.manitese.it
www.retelilliput.org
www.roba.coop