Deprecated: Function strftime() is deprecated in /var/www/vhosts/ilnuovorinascimento.org/wp-dev.ilnuovorinascimento.org/site/wp-content/themes/nuovo-rinascimento/functions.php on line 220
L'ottimismo del Sutra del Loto - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:28

333

Stampa

L’ottimismo del Sutra del Loto

Lo conferma anche la medicina: c’è un legame fra disperazione e pessimismo, fra depressione e incapacità di dare un significato alla propria vita. Risvegliando la propria natura di Budda rinasce la speranza. Aiutare gli altri è la miglior cura per aprire la nostra vita all’ottimismo

Dimensione del testo AA

Lo conferma anche la medicina: c’è un legame fra disperazione e pessimismo, fra depressione e incapacità di dare un significato alla propria vita. Risvegliando la propria natura di Budda rinasce la speranza. Aiutare gli altri è la miglior cura per aprire la nostra vita all’ottimismo

Come affronta il Sutra del Loto la questione del pessimismo? Recitando ogni giorno i capitoli Espedienti e Durata della vita, noi celebriamo il nostro io illuminato, risvegliandoci alla vita eterna e illimitata del Budda che esiste dentro di noi. Il Sutra del Loto è quindi un insegnamento molto ottimista.
Durante i miei anni di attività come psicoterapeuta in una clinica di salute mentale, la patologia che ho riscontrato con maggiore frequenza nei miei pazienti è stata la depressione, che comprendeva sentimenti di disperazione, mancanza di obiettivi e un senso di pessimismo. Le persone depresse spesso sono isolate, sole e bisognose di relazioni affettive. La popolarità del best seller Tuesdays with Morrie (uscito in Italia nel 1998 con il titolo: I miei martedì col professore. La lezione più grande: la vita, la morte, l’amore di Mitch Albom, ed. Rizzoli, n.d.t.) dimostra quanto le persone siano in cerca di risposte che approfondiscano gli interrogativi sul significato della vita. Morrie era un professore affetto da sclerosi laterale amiotrofica (conosciuta come malattia di Lou Gehrig): il libro riporta il dialogo da lui sviluppato con uno dei suoi studenti. Molti degli argomenti che Morrie Schwartz discute con il suo amato studente Mitch vengono anche affrontati dal Sutra del Loto. Come praticanti del Buddismo di Nichiren Daishonin siamo fortunati, perché la pratica ci permette di superare le nostre sofferenze di base, pessimismo incluso.
Come affronta il Sutra del Loto la questione del pessimismo? La sezione in versi (jigage) della nostra recitazione del sutra inizia con la parola ji e finisce con shin, che insieme significano “sé”. In altre parole, recitare il sutra equivale a lodare se stessi. Il presidente Ikeda afferma che la sezione in versi è l’essenza del capitolo Durata della vita, che rappresenta la vera anima del Buddismo. Si tratta di un invito ad aprire la propria vita al sé reso più ampio dall’illuminazione. Recitando ogni giorno i capitoli Espedienti e Durata della vita, noi celebriamo il nostro io illuminato, risvegliandoci alla vita eterna e illimitata del Budda che esiste dentro di noi.
Ho sentito che il presidente Ikeda una volta ha incontrato una ragazza, dipendente di un ristorante, che era depressa perché non riusciva ad andare d’accordo con i suoi colleghi. Lui la incoraggiò spiegandole che non andava d’accordo con gli altri perché aveva bisogno di imparare ad apprezzare se stessa. La sua insoddisfazione nei rapporti con gli altri derivava quindi da una insoddisfazione verso se stessa. Attraverso la nostra pratica noi impariamo ad apprezzarci – ad apprezzare la nostra natura più elevata di Budda. Se facciamo dipendere il nostro apprezzamento dagli altri, nel momento in cui essi ci criticano, l’opinione che abbiamo di noi stessi è destinata a vacillare. In questa società altamente competitiva è molto facile cadere nel pessimismo, quindi dobbiamo imparare ad apprezzarci, a essere ottimisti.
Molte persone passano anni in psicoterapia ad analizzare il modo in cui sono stati criticati o demoralizzati dai loro genitori. Viene definita analisi del trasferimento degli effetti delle relazioni infantili. È molto difficile imparare ad apprezzarci, e altrettanto facile essere influenzati dalla lode o dalla critica proveniente dall’esterno. Recitando Nam-myoho-renge-kyo noi iniziamo ad apprezzarci.
Noi abbracciamo il Gohonzon, che equivale ad abbracciare la Legge mistica che è l’essenza della nostra vita. Questo vuol dire che noi stessi siamo entità della Legge mistica. Incarniamo una notevole fortuna: siamo la Torre Preziosa descritta nel Sutra del Loto, quindi non possiamo mai essere sconfitti, non dobbiamo avere mai paura. Quando siamo assolutamente certi di essere la Torre Preziosa, di incarnare il Budda, riusciamo a ottenere uno stato vitale nel quale la vita è piacevole. L’oggetto della fede è la realizzazione e l’ottenimento di questo stato. Coloro che vivono nel mondo della SGI, di kosen-rufu, possono godere per sempre di questa disposizione d’animo.
È di grande valore porci la domanda che ci suggerisce il presidente della SGI Ikeda: «Vuoi essere un ottimista o un pessimista?… Un pessimista vede il risvolto peggiore in ogni cosa, concentrandosi sempre sul suo lato doloroso e oscuro. Se guardi costantemente il mondo con gli occhi del pessimista, alla fine la tua mente – la tua vita – assumerà i colori del pessimismo. Se succede questo, non puoi aspettarti di trovare la felicità. Se ti preoccupi sempre: “Non ho mai denaro”, oppure: “Oh no, un altro meeting!”, allora la vita stessa, ben lontana dall’essere piacevole, non è altro che dolorosa austerità!»
Se invece adottiamo una visione ottimista, percepiamo le nostre vite attraverso una luce di speranza. La fede è la quintessenza dell’ottimismo. Daisaku Ikeda afferma che, se ci ammaliamo, possiamo utilizzare questo fatto come un’opportunità per riposare e usare il tempo per riflettere su questioni a lungo termine, se non addirittura senza tempo.
Questo è esattamente ciò che fece Morrie quando fu costretto a letto dalla sclerosi. Invece di lamentarsi per il suo destino, usò il tempo per intrecciare discussioni filosofiche con il suo studente, Mitch, e il libro che ne è derivato è stato fonte di incoraggiamento per innumerevoli persone. Il professor Martin Seligman, autore di Imparare l’ottimismo, sostiene che è facile sentirsi pessimista e vittima delle circostanze. Molte persone si sentono vittime di questa società e naturalmente hanno bisogno di uno sfogo per la loro sofferenza.
In psicoterapia le persone spesso cercano conforto da qualche tipo di abuso. Per i buddisti ritengo sia più agevole attaccare la radice della loro sofferenza attraverso il principio buddista della “trasformazione del veleno in medicina” (hendoku iyaku). Il nostro approccio è: «Poiché ho avuto questo tipo di famiglia o questo tipo di problema nella crescita, ho la possibilità di trasformare la mia sofferenza in illuminazione». Quando recitiamo, non dobbiamo soffermarci sul passato, ma usarlo come carburante per creare una vita migliore da questo momento in poi.
Il presidente Ikeda usa il poeta Johann Wolfgang Goethe come esempio di ottimismo concreto. Egli scrive che Goethe era molto allegro e viveva la propria vita con grande energia. «Uno degli elementi essenziali del pensiero di Goethe era il buon umore, il modo in cui viveva la sua vita con vivacità ed energia. Penso che il segreto e la saggezza della letteratura di questo grande scrittore, la sua poesia e la sua vita debbano essere ricondotte a questo unico aspetto. Goethe sosteneva che dobbiamo costantemente sforzarci per realizzare i nostri obiettivi nella vita. Ci ha chiamato a marciare sempre allegramente in avanti senza rimpianti, a vivere con energia e vigore». Goethe era un ottimista. Non il tipo di ottimista che non fa niente, limitandosi a pensare che le cose funzioneranno e a passare il tempo immerso nei sogni. Al contrario, era un ottimista che agiva, che conseguiva dei risultati concreti. «Goethe era un uomo d’azione che, invece di lamentarsi del proprio destino, intraprendeva delle azioni. Era un uomo che viveva attraverso lo spirito della creatività, dell’energia e del vigore».
Il libro Man’s Search for Meaning di Victor Frankl sottolinea l’importanza di alimentare la speranza di fronte alle avversità. Frankl era uno psichiatra ebreo che sopravvisse al campo di concentramento di Auschwitz durante la Seconda guerra mondiale. La capacità di alimentare la speranza e di trovare un senso nelle circostanze più estreme segnò la differenza tra vita e morte. Le sue esperienze ad Auschwitz gli mostrarono infatti ancora una volta che il senso di speranza o di ottimismo di un prigioniero era direttamente connesso alla sua sopravvivenza. Quando un prigioniero perdeva la speranza, diventava soggetto al declino fisico e spirituale.
Un prigioniero, un compositore piuttosto noto, raccontò a Frankl un sogno che aveva fatto. Gli era stato esaudito il suo unico desiderio – sapere quando la guerra sarebbe finita e i prigionieri liberati: una voce nel sogno gli aveva infatti annunciato che la guerra sarebbe finita il 30 marzo 1945. Il sogno avvenne nel febbraio del 1945, e l’uomo lo raccontò a Frankl agli inizi di marzo, animato dalla speranza e dalla convinzione che il giorno della liberazione fosse vicino. Ma, con l’avvicinarsi della fine di marzo, divenne evidente che il suo sogno non si sarebbe realizzato. Il 29 marzo improvvisamente l’uomo si ammalò ed ebbe la febbre alta. Il 30 marzo, il giorno che per lui rappresentava la libertà, perse conoscenza ed entrò in uno stato di delirio. Il 31 marzo era morto. Frankl dichiarò che a uno sguardo esterno sembrava che fosse morto di tifo, ma lui sentiva che la morte era strettamente connessa con la perdita di speranza da parte dell’uomo. «La causa definitiva della morte del mio amico è stata il fatto che l’agognata liberazione non era arrivata e lui era profondamente deluso. Questo aveva bruscamente abbassato le sue resistenze all’infezione tifoide latente».
Frankl accenna anche al fatto che il dottore del campo di concentramento notò una mortalità più alta tra il Natale 1944 e Capodanno 1945. Questo non fu dovuto a condizioni peggiori, al tempo atmosferico, o a una maggiore diffusione di malattie. La vera ragione fu il fatto che i prigionieri avevano vissuto con la speranza che a Natale sarebbero stati liberati.
Il presidente Ikeda scrive: «Quando la vostra determinazione cambia, ogni altra cosa inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nel momento in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere immediatamente si orientano in direzione del vostro successo. Invece, se pensate “Non funzionerà mai”, in quell’istante ogni cellula del vostro essere perderà vigore, abbandonando la lotta. Ogni cosa allora si muoverà verso il fallimento. Voglio che capiate i sottili meccanismi della mente. Il modo in cui orientate la vostra mente, il tipo di atteggiamento che avete, influenza profondamente tanto voi stessi quanto il vostro ambiente».
Quelli che abbracciano il Sutra del Loto sono così fortunati da riuscire a usare questo ottimistico insegnamento per sfidarsi e vincere nelle proprie lotte quotidiane. Nella Saggezza del Sutra del Loto Ikeda afferma che le persone dell’età moderna soffrono della “ferita dell’isolamento sociale”. Takanori Endo, nello stesso dialogo, concorda sul fatto che le persone stanno diventando sempre più isolate e dimenticano cosa significhi incoraggiarsi l’un l’altro.
Grazie invece allo spirito del bodhisattva e alla Legge mistica, possiamo ripristinare la nostra sensazione di interezza e di interazione e superare il nostro senso di isolamento aiutando gli altri.
In Tuesdays with Morrie, Morrie descrive come trascorre i suoi ultimi giorni ascoltando i problemi di altre persone, e chiede a Mitch se comprende perché sia così importante per lui ascoltare i problemi degli altri. «Non ho forse abbastanza dolore e sofferenza per conto mio?» sottolinea al suo studente. «Certo che ne ho. Ma dare agli altri è ciò che mi fa sentire vivo. Non la mia auto o la mia casa. Non il mio aspetto nello specchio. Quando dedico il mio tempo, quando riesco a far sorridere qualcuno facendogli dimenticare la sua tristezza, la sensazione che ne ricevo è molto simile a quella di sentirmi di nuovo in salute. Compi quel tipo di azioni che provengono dal cuore: quando lo fai, non rimarrai insoddisfatto; non desidererai le cose degli altri. Al contrario, sarai sommerso da ciò che riceverai in cambio».
Nella Saggezza del Sutra del Loto Endo afferma: «In psicologia, spesso sentiamo dire che preoccuparsi per gli altri ha un effetto stimolante sulla salute mentale ed emotiva di una persona».
Viktor Frankl scrive di essere riuscito a sopravvivere aiutando gli altri. Nel campo vigeva una regola severa che vietava di salvare quelli che cercavano di commettere suicidio. Ugualmente, il guardiano assegnato al suo blocco desiderava evitare che i prigionieri tentassero il suicidio, così durante un periodo particolarmente difficile di privazione fisica, chiese a Frankl di dare sostegno ai prigionieri nella sua baracca, di sollevare loro lo spirito: non c’era elettricità e i prigionieri giacevano abbandonati e affamati al buio. Frankl scrive: «Dio sa che non ero nello stato d’animo di fornire spiegazioni psicologiche, di fare sermoni o di offrire ai miei compagni una sorta di assistenza medica per le loro anime. Avevo freddo, fame, ero irritabile e stanco, ma dovevo sforzarmi di usare questa sola opportunità. Allora un incoraggiamento era più necessario che mai».
Iniziò raccontando ai prigionieri che la loro situazione non era la peggiore che potessero immaginarsi. Chiedendo loro di osservare quali insostituibili perdite avevano subito, fece loro notare che il fatto stesso che fossero ancora vivi dava loro una ragione per sperare. Tutto ciò che avevano perduto – salute, felicità, posizione sociale, fortuna economica, persino la famiglia – poteva essere ricostruito. «Dopotutto le nostre ossa sono ancora intatte». Citò anche Nietzsche: «Ciò che non mi uccide mi fortifica».
Parlò del futuro, del fatto che nessuno sapeva cosa sarebbe successo nell’ora seguente. I prigionieri vennero incoraggiati a riflettere sul loro passato e su come la luce del passato continuasse a splendere sulla loro oscurità presente. Tutte le grandi cose che avevano realizzato nelle loro esistenze, tutti i pensieri profondi che avevano, vivevano ancora dentro di loro. Frankl citò il verso di una poesia: «Ciò che hai sperimentato, nessun potere al mondo può sottrartelo». Alla fine li esortò a dare un senso alla loro sofferenza, «perché la vita in qualunque circostanza non cessa di avere significato».
Frankl scrive: «Lo scopo delle mie parole era trovare un significato ultimo in quella baracca e in quella situazione decisamente disperata. Alla fine potei notare che i miei sforzi avevano avuto successo: quando la lampadina si accese di nuovo, vidi le miserevoli figure dei miei amici zoppicare verso di me, per ringraziarmi con le lacrime agli occhi. Ma devo confessare ora che solo in rari casi ebbi la forza interiore di entrare in contatto con i miei compagni di sofferenza e che devo aver perso molte occasioni di farlo».
Il Manuale statistico diagnostico (DSM) viene usato da psichiatri e psicologi per diagnosticare malattie mentali: contiene le descrizioni di più di 230 disturbi emotivi. La perdita di scopo non è però tra quelle descrizioni. Nondimeno, molti casi di depressione derivano da un senso di mancanza di obiettivi o di significato. Carl Jung ha affermato: «Circa un terzo dei miei casi non soffrono di una neurosi clinicamente definibile, ma legata all’inutilità e l’assenza di scopo e di significato delle loro vite».
Il Sutra del Loto non solo ci mette in grado di riguadagnare speranza, ma anche di trovare un significato nelle nostre vite. Quando ci risvegliamo alla nostra identità di bodhisattva, siamo in grado di concentrarci sul nostro obiettivo. Ci sono infiniti esempi di persone che, in condizioni estreme, sono riuscite a sopravvivere aiutando gli altri. I prigionieri di guerra in Vietnam trovarono complicati sistemi per comunicare con i compagni prigionieri. Gli americani tenuti in ostaggio in Iran riuscirono a tenere duro lasciando messaggi o del cibo per gli altri prigionieri. I genitori che hanno perso figli per una malattia danno un senso alla loro perdita raccogliendo del denaro per combattere la malattia stessa. È lo spirito del bodhisattva che ci rende capaci di usare il momento di crisi come opportunità. Il miglior esempio di questo è Nichiren Daishonin, che scrisse «Piango quando penso alla grande persecuzione in questa esistenza» (SND, 4, 234). La sua persecuzione e l’esilio sull’isola di Sado portavano in sé il significato definitivo e il futuro del Buddismo; erano la prova della sua identità di vero Budda.
Il presidente Ikeda ci dice che quando incoraggiamo un’altra persona, il nostro stesso spirito si rinfranca. Questa è la base delle attività della SGI. Quando incoraggiamo gli altri, il nostro spirito prende nuovo vigore. Quando organizziamo una visita a casa o a un meeting – anche quando non ci sentiamo in vena di andarci – ne torniamo sempre rinnovati perché ci stiamo sforzando come Bodhisattva della terra.
Il capitolo Espedienti insegna che tutti i fenomeni sono collegati – che condividiamo la vita del bodhisattva. Questo è il profondo concetto dell’interdipendenza. Mettendo in pratica le azioni da bodhisattva della condivisione, della cura e della ricerca, siamo in grado di accumulare fortuna. Inoltre siamo in grado di trasformare i tre veleni. Attraverso la condivisione, eliminiamo il veleno dell’Avidità. Attraverso la cura, eliminiamo il veleno della Collera. Attraverso la ricerca, eliminiamo il veleno della Stupidità.
Quando ci prendiamo cura di qualcuno, è difficile alimentare sentimenti di collera. Dobbiamo trasformare la collera in cura verso gli altri. Per esempio, molti di noi si sentono offesi dall’ingiustizia di Nikken e del clero della Nichiren Shoshu, ma se riusciamo a usare questa collera per proteggere i nostri membri, avendo il coraggio di dire ciò che deve essere detto, possiamo trasformare questa collera in giustizia e compassione. Per incoraggiare gli altri, dobbiamo ricercare la saggezza del Budda. Studiando gli scritti di Nichiren Daishonin o i discorsi del presidente Ikeda, e recitando per comprenderne i principi e lo spirito, superiamo la nostra stessa ignoranza e sviluppiamo la saggezza per incoraggiare gli altri.
Quindi, recitando il Daimoku del Sutra del Loto, possiamo spezzare il nostro senso di isolamento, narcisismo e solitudine. Quando ci prendiamo cura degli altri, spezziamo il guscio del nostro io limitato. Nella Saggezza del Sutra del Loto, Ikeda spiega: «Quando aiutiamo le persone a espandere le loro vite, anche le nostre vite si espandono. Questa è la meraviglia del sentiero del bodhisattva; le azioni compiute per fare del bene agli altri non possono essere scisse dalle azioni fatte per il nostro bene».

Per chi desiderasse approfondire il tema dell’ottimismo segnaliamo che il prossimo numero ospiterà un saggio di Daisaku Ikeda su Martin Seligman e la “psicologia positiva” che non è stato possibile pubblicare qui per ragioni di spazio.

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata