Nichiren Daishonin incoraggia caldamente una sua discepola scrivendole: «La vita è il più prezioso di tutti i tesori» (RSND, 1, 848). Qual è lo scopo della nostra vita? Qual è lo scopo di rimanere in buona salute? Ognuno di noi nel corso della vita deve confrontarsi prima o poi con la malattia. In che modo possiamo affrontarla sulla base del Buddismo? In questo focus approfondiamo alcune tematiche relative a queste importanti domande
Dal punto di vista del Buddismo lo scopo fondamentale della longevità e della salute è poter recare beneficio agli altri nella società con le nostre azioni compassionevoli; ovviamente si prega per avere buona salute e vivere a lungo anche per la nostra stessa felicità. Inutile dire che guastare la propria salute con abitudini smoderate, con uno stile di vita squilibrato o per pura negligenza contrasta totalmente con un modo di vivere indirizzato alla creazione di valore.
Nella nostra vita quotidiana dobbiamo usare saggezza, per esempio prendendoci il tempo per ristorarci o riposare quando siamo stanchi. Sta a noi tutelare la buona salute, agendo con prudenza e buon senso. La salute è la medaglia d’onore del saggio.
Qual è lo scopo di rimanere in buona salute e vivere a lungo? Poter vivere al massimo la nostra esistenza e usarla per la Legge, la felicità e il benessere delle nostre famiglie, dei nostri compagni e di tutti gli esseri umani, per realizzare la nostra missione individuale e il grande desiderio di kosen-rufu.
(Daisaku Ikeda, Il mondo del Gosho, pag. 741)
Il bene più prezioso
«La salute non è una semplice assenza di malattia. Essere sani implica una sfida costante e una costante creatività» (da Il bene più prezioso, esperia, pagg. 1-10)
Ci sono molte persone i cui corpi godono di perfetta salute, ma che sono malate dentro. E c’è chi invece soffre fisicamente, ma possiede una salda forza interiore. Tutti noi sperimenteremo qualche tipo di malattia nella nostra vita. Ecco perché è importante acquisire la saggezza per rapportarci ad essa nel modo appropriato.
Proprio perché pratichiamo il Buddismo dovremmo prestare particolare attenzione alla nostra salute. Come scrisse Nichiren Daishonin, «Se vivi anche solo un giorno di più puoi accumulare una fortuna ancora più grande. Quant’è preziosa la vita!» (RSND, 1, 848). La salute non è una semplice assenza di malattia. Essere sani implica una sfida costante e una costante creatività. Una vita feconda, una vita davvero sana e in costante avanzamento, apre scenari sempre nuovi.
Il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, disse che l’umanità oggi si trova di fronte a due problemi fondamentali. Uno è che si confonde il sapere con la saggezza, e l’altro che si confonde la malattia con la morte. La malattia non porta necessariamente alla morte. La malattia può costringerci a esaminare noi stessi e la nostra esistenza, può essere una motivazione preziosa e molto importante.
La volontà del paziente di vivere è la forza trainante per sconfiggere la malattia. È ciò che in medicina chiamiamo il “potere di guarigione naturale”. Constatiamo di continuo che lo stesso trattamento medico dà risultati diversi a seconda della forza vitale della persona e della sua volontà di vivere. La lotta contro la malattia ci porta a capire pienamente la vita e forgia in noi uno spirito indomito. Io stesso ho sofferto di debole costituzione, quando ero bambino. Ho avuto la tubercolosi e, per questa e per altre ragioni, non ci si aspettava che vivessi oltre i trent’anni. Quell’esperienza però mi ha aiutato a capire le altre persone che soffrono. Ecco perché ogni singolo momento ha tanto valore per me, e perché ho deciso di realizzare ciò che posso finché sono vivo, senza sprecare un minuto; ecco perché in tutti questi anni ho vissuto fino in fondo.
Quattro massime per la buona salute
Fate un Gongyo rinfrescante
Se recitiamo Daimoku e Gongyo in modo poco convinto, ci sentiremo fiacchi anche fisicamente. Molti di voi probabilmente ne sanno qualcosa. La fortuna e i benefici che derivano da una preghiera vigorosa sono incommensurabili. Il nostro corpo, il cuore e la mente iniziano a mostrare il loro illimitato potenziale latente. Sedere nella maniera corretta, con i palmi delle mani premuti insieme mentre facciamo Gongyo e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, è in tutti i sensi l’attività più solenne e significativa che possiamo svolgere, in accordo con le leggi fondamentali che governano l’universo. Il nostro corpo e mente vengono allineati e fusi con il ritmo fondamentale dell’universo. Giorno dopo giorno ne risultiamo ringiovaniti. Questo è il primo fondamento della salute e della longevità.
Abbiate uno stile di vita equilibrato e produttivo
Dormire a sufficienza è un aspetto fondamentale per la salute. Non dormire abbastanza è come lasciare il motore di un’automobile costantemente acceso. Alla fine avrà dei malfunzionamenti o si romperà. Toda soleva dire che il sonno prima di mezzanotte è due volte più profondo del sonno nelle ore successive, quindi bisogna andare a letto più presto che possiamo. Questo concetto è confermato anche dalla scienza medica. Gestite saggiamente il tempo e cercate di fare Gongyo presto e andare a letto presto. Ciò vi prepara a una fresca partenza la mattina dopo. Sviluppare la saggezza e l’autocontrollo per mettere in pratica questo punto recherà beneficio alla vostra salute. Rimanere attaccati a uno stile di vita poco sano, non è il modo di mettere in pratica la fede nella vita quotidiana.
Contribuite al benessere degli altri
L’attività fisica è un fattore importante per migliorare la salute. E in particolare l’attività che svolgiamo per contribuire a diffondere il Buddismo e per la felicità degli altri è una fonte di rivitalizzazione interiore e di energia per vivere con vivacità. Se smettiamo di agire per gli altri, considerando tali sforzi come un fastidio, e ci rinchiudiamo in un guscio di egocentrismo, vedremo che il nostro corpo e la nostra mente inizieranno a ristagnare e di conseguenza saremo più vulnerabili alle malattie. Abbiamo bisogno di muoverci. Ho parlato molte volte dell’importanza di camminare. Si dice che un buon modo per allenarsi regolarmente sia fare diecimila passi al giorno. Ogni passo che facciamo per le attività della Soka Gakkai è estremamente benefico per la salute.
Mangiate con saggezza
Mangiare troppo conduce all’obesità. Come correggere le abitudini alimentari squilibrate? Come controllare efficacemente il desiderio di mangiare più del necessario? È qui che occorre essere saggi e avere buon senso. Il gruppo dei medici e degli infermieri ha espresso particolare preoccupazione riguardo all’abitudine di mangiare a tarda notte, perché alcuni membri tendono a consumare i pasti dopo le attività serali della Soka Gakkai. Dal punto di vista medico sarebbe auspicabile smettere di mangiare tre ore prima di coricarsi. Ma se è impossibile, è meglio mangiare verdure e altri cibi a basso tenore calorico. Voi siete tutti molto importanti sia per kosen-rufu sia per la vostra famiglia. Non dovete correre il rischio di essere colpiti da qualche grave malattia. Mangiare con saggezza vi aiuterà ad avere una vita piacevole e divertente.
L’essenza dell’uomo
In questo libro Daisaku Ikeda, René Simard (biologo) e Guy Bourgeault (esperto di bioetica) dialogano su etica, medicina e spiritualità. Ne presentiamo un breve estratto
Ikeda: Dal momento che il Buddismo è una «Legge della vita», temi quali la morte e la longevità sono fondamentali. Shakyamuni stesso rifletté a lungo sulle tecniche mediche.
Bourgeault: Secondo alcune opinioni di tipo medico, o semplicemente idealizzate, la buona salute viene spesso definita, con le sue parole, come l’assenza di malattie o, quanto meno, come la sorveglianza e il controllo esercitati su queste.
Così come respiriamo senza rendercene conto, non siamo consapevoli della salute – o della vita stessa – finché non viene minacciata. Allora, improvvisamente, ne capiamo il valore. Una volta Immanuel Kant osservò che possiamo sentirci bene – cioè possiamo provare la sensazione del benessere – ma non possiamo sapere che stiamo bene. Questa è forse una delle principali ragioni per cui non sempre una diagnosi clinica corrisponde all’esperienza del paziente. Indipendentemente da che cosa possa essere la salute, darne una definizione è difficile quanto descrivere adeguatamente a parole la vita.
Ikeda: Esatto. Questo è il motivo per cui a volte si diviene consapevoli della malattia solo quando è in uno stadio talmente avanzato da escludere ogni possibilità di cura. Ora, per favore, mi dica la sua opinione personale sulla salute.
Bourgeault: In sostanza, la salute è più una tensione fra equilibrio precario e dinamica costante di ristabilimento, piuttosto che assenza di malattia. La paragonerei all’atto di camminare, che è possibile solo se accettiamo il rischio di perdere la stabilità spostandoci in avanti. Ogni nuovo passo ripristina temporaneamente il bilanciamento, finché non ci spostiamo ancora oltre. Il susseguirsi di equilibri perduti e ritrovati ci permette di camminare. Nelle società, un processo analogo rende possibile la storia.
Ikeda: Mi piace la sua descrizione della salute come realtà dinamica, più che statica. Nichiren Daishonin insegnava che «le quattro sofferenze della nascita, dell’invecchiamento, della malattia e della morte costituiscono l’aspetto del triplice mondo». In altre parole, dal momento che tutti gli esseri viventi devono passare attraverso queste quattro fasi, la malattia è una componente naturale del ciclo dell’esistenza. Ciò non significa necessariamente una sconfitta della vita: al contrario, lottare contro l’infermità ci permette di celebrare la vittoria dell’esperienza umana.
Gli sforzi per raggiungere la felicità sono la dinamica della vita, e in questa battaglia risiede quell’equilibrio costante da lei menzionato. Nichiren Daishonin affermava anche: «La malattia stimola lo spirito di ricerca della via». L’infermità aiuta a cercare un’esistenza più gratificante, riflettendo sul significato e la dignità della vita. Il processo stesso del superare la malattia tempra il corpo e la mente, rendendoci capaci di creare un equilibrio più ampio. Questa è la fonte dello splendore della salute.
• • • • • • • • •
Trasformare la sofferenza in missione
Quest’anno – racconta Clover Lewis, membro della SGI-UK – ho raggiunto la tappa di sette anni libera dal tumore! Il più grande regalo della malattia è stato sviluppare un profondo rispetto per la mia vita
di Clover Lewis
Quando incontrai la pratica, sedici anni fa, faticavo a percepire me stessa e la preziosità della mia vita. Nel 2009 mi accorsi di avere un nodulo al seno. Ero molto spaventata e il medico di base mi consigliò ulteriori indagini. Ma sia la mammografia che gli ultrasuoni e la biopsia fallirono nel rilevare la gravità del nodulo: gli specialisti decisero che non era canceroso e mi rimandarono a casa… Tuttavia, istintivamente sapevo di non stare bene e continuai a insistere affinché il nodulo venisse rimosso. Dopo l’intervento mi fu diagnosticato un cancro al seno triplo negativo, un tipo estremamente aggressivo che sarebbe stato fatale se non l’avessero tolto.
La malattia cambiò la mia vita. Colpì il mio corpo, impedendomi di lavorare per vari mesi, e il mio equilibrio psicologico perché ero attanagliata dalla paura.
Grazie alla dedizione nella pratica, nello shakubuku e nell’attività, sviluppai la forza e la determinazione per affrontare la situazione.
Chiesi un consiglio nella fede e fui incoraggiata a non sentirmi sconfitta e a continuare ad avanzare con speranza. Mi fu spiegato che il cancro era un’opportunità per manifestare la mia Buddità e che dovevo fidarmi del potere della mia vita di vincere sulla malattia, trasformandola persino in beneficio!
Recitando Daimoku e leggendo tra le lacrime le guide del presidente Ikeda riuscii ad accogliere le mie emozioni più dolorose, lasciando che la disperazione e la paura di morire emergessero, invece di reprimerle. La malattia mi ha messo di fronte al mio essere vulnerabile, e ciò mi ha aiutato a rafforzare la relazione con mia madre che nel frattempo si prendeva cura di me.
Sensei ci incoraggia sempre a sognare in grande, e così poco a poco ho iniziato a praticare per trasformare il veleno in medicina e i miei sogni in realtà. Ora sono veramente grata alla malattia perché questo percorso mi ha portato benefici che non avrei immaginato, primo tra tutti una comprensione molto più profonda dell’esistenza.
Molti cari amici della SGI mi hanno sostenuto con il loro Daimoku incoraggiandomi a recitare “per vedere il Budda” nella mia vita. Non lo dimenticherò mai!
Grazie alla malattia ho potuto sviluppare saggezza, coraggio e compassione per gli altri. Avendo fatto esperienza in prima persona della sofferenza e della mancanza di fiducia in se stesse che provano le donne che sono state sottoposte alla chirurgia al seno, un giorno ho sentito il desiderio di fare qualcosa per aiutarle. Quindi ho iniziato a disegnare e realizzare costumi da bagno per le donne che hanno subito l’intervento al seno con lo scopo di sostenerle. Ho recitato Daimoku per trovare il miglior corso di formazione e nel 2014 sono stata ammessa a un prestigioso programma di sviluppo imprenditoriale.
Qui entrai in contatto con un docente che si rivelò poi un membro della SGI-California da trent’anni! Oltre a insegnarmi a fare l’imprenditore, condivideva con me le guide di sensei per incoraggiarmi a vedere il mio lavoro come una missione, una possibilità di usare la mia vita per aiutare gli altri.
Oggi la mia impresa di costumi da bagno si è già affermata su scala mondiale e ha vinto il “Post-Surgery Brand” alle premiazioni di lingerie del Regno Unito – gli Oscar dell’industria di intimo e costumi da bagno! – in competizione con numerose case internazionali d’alta moda.
Nel frattempo, vedendo come affrontavo gli ostacoli, due miei amici e uno dei miei fratelli, con cui avevo una relazione difficile, hanno iniziato a praticare e hanno ricevuto il Gohonzon. Uniti nella pratica buddista, mio fratello e io abbiamo potuto risanare la nostra relazione e lavorare insieme per trasformare il karma della famiglia, mostrando una formidabile prova concreta del potere di Nam-myoho-renge-kyo.
A febbraio di quest’anno ho raggiunto la tappa di sette anni libera dal tumore! Il più grande regalo di questa malattia è stata la possibilità di sviluppare un profondo rispetto per la mia vita. Ho rafforzato la fiducia in me stessa e mi sento più gioiosa e coraggiosa, consapevole che la mia vita è preziosa e degna di essere vissuta.
Vorrei concludere con una citazione del Daishonin che ho sempre tenuto nel cuore: «Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà […]. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada» (RSND, 1, 738).
• • • • • • • • •
Il benessere nasce dalla gioia di vivere
Santina Bambace è membro della SGI dal 1987. Medico chirurgo, dirige il nuovo reparto di radioterapia oncologica dell’ospedale di Barletta
Ci racconti come sei arrivata a questo lavoro?
Nel 1996 lavoravo in ospedale a Bari, con tutti gli agi del lavoro sotto casa quando, per questioni interne, venni messa in cassa integrazione. Mi sentivo vittima di un’ingiustizia dato che, per anzianità e graduatoria, non ero tra il personale che avrebbe dovuto perdere il lavoro. Decisi di rimettermi a studiare per affrontare i concorsi, sfidando la paura di non farcela con il Daimoku e lo studio del Buddismo. Dopo sei mesi, vinsi un avviso pubblico per un posto all’ospedale di Brindisi, a cento chilometri da casa! Avevo due figli piccoli, uscivo di casa la mattina prestissimo e tornavo dopo dodici ore di lavoro: ma con il tempo quel nuovo ambiente si è rivelato un’ottima palestra per la mia professione. Infatti, come dirigente medico potevo seguire da vicino il lavoro del primario del reparto, acquisendo nuove esperienze e capacità. Dieci anni dopo, stanca della distanza da casa e della sofferenza che provocava alla mia famiglia, decisi di riavvicinarmi a Bari. Venne indetto il concorso per direttore medico per l’ospedale di Barletta: lo affrontai e lo vinsi, proprio grazie all’esperienza maturata a Brindisi. Così mi venne affidato un progetto che partiva da zero: il reparto di radioterapia oncologica in fase di costruzione nel nuovo ospedale della città!
Una grande opportunità per creare valore…
Immaginando come avrei voluto l’ambiente in reparto e forte dell’esperienza precedente, ho guidato i lavori dando indicazioni agli operai, ho formato il personale, ho scelto con cura ogni dettaglio per costruire un ambiente che fosse funzionale sia per i medici che per i pazienti. Nonostante non conoscessi nessuno a Barletta, via via sono emerse molte persone entusiaste di contribuire all’apertura di quel reparto tanto atteso, motivo di orgoglio per tutta la città. Posso dire di essere arrivata nel posto giusto al momento giusto, certamente un effetto della buona fortuna accumulata dedicandomi alla pratica buddista. Ora ricopro un livello di responsabilità molto alto e se invece di affidarmi alla preghiera lo avessi pianificato, non ci sarei mai riuscita perché il pensiero di non farcela sarebbe prevalso.
Ogni mattina prego con il desiderio di scegliere sempre il meglio per i pazienti. Oggi è riconosciuto come un valido centro in tutto il territorio e recentemente una paziente si è complimentata paragonando il nostro reparto a un’armoniosa orchestra.
Come l’hai costruita questa “orchestra”?
Lavorando in prima linea e rispettando le persone. Molti non si accorgono neppure che sono il primario, perché mi vedono lavorare come tutti gli altri. Non mi piace dare ordini, questa responsabilità per me significa mettermi continuamente nei panni degli altri per capirli fino in fondo. Il rispetto cerco di metterlo in tutte le cose: penso che sia importante informare i pazienti se ci sono ritardi o disguidi, spiegare loro con il sorriso come funziona il reparto e dedicare tutto il tempo necessario alle visite e alle esigenze di chi soffre.
Come trasformi le situazioni che non ti soddisfano?
Per me il presidente Ikeda è l’esempio a cui tendere per diventare imperturbabile rispetto all’influenza negativa dell’ambiente. Vorrei conquistare la sua stessa convinzione per vincere sulle mie debolezze e avere un’incrollabile fiducia in ogni persona. A volte mi arrabbio per le disattenzioni degli altri e allora mi accorgo che non mi sto comportando in modo coerente con il Buddismo, che non sto rispettando la persona che ho di fronte. Così mi fermo e mi domando come posso crescere insieme a lei. A volte ci riesco, a volte no, ma comunque mi riprometto sempre di migliorare.
Come ti aiuta il Buddismo?
Praticando il Buddismo ho potuto fare esperienze molto più grandi di quanto avrei potuto immaginare. Ogni volta che mi sono sentita non valorizzata nel lavoro, praticando per trasformare la sofferenza che provavo ho scoperto di dover prima di tutto migliorare me stessa. E applicando questa semplice “strategia”, si sono aperte delle strade migliori. Il ruolo di primario che ricopro attualmente nell’ospedale di Barletta è frutto di questo tipo di sforzo e di esperienza.
Nel 2014 sei stata insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana: con quale motivazione?
Per la dedizione al lavoro svolto nella pubblica amministrazione. Nonostante il mio compito principale sia dirigere il reparto, non mi piace chiudermi nella mia stanza per affrontare solo gli aspetti burocratici, quindi la mattina affianco i colleghi medici per prendermi cura dei pazienti.
Un giorno tra i ricoverati si trovava una persona che, dopo avermi osservata all’opera per vari giorni, con mia grande sorpresa, mi ha chiesto un curriculum da sottoporre alla valutazione del Consiglio dei Ministri per la candidatura a questa onorificenza…
Ho imparato tantissimo dall’attività nella Soka Gakkai e dall’esempio del presidente Ikeda, e questa onorificenza l’ho ricevuta soprattutto grazie a lui.
Che progetti hai per il futuro?
Mi piacerebbe scoprire qualcosa di nuovo nella ricerca medica per poter veramente incidere sulla salute dei pazienti. So che per farlo dovrò studiare tantissimo e sforzarmi ancora di più nella mia pratica buddista; ma solo così vengono le intuizioni. Poi, perseverando nello sforzo, si apre una strada.
Ogni giorno ti trovi faccia a faccia con la morte. Come vivi questa condizione?
È una domanda difficile. Poiché non possiamo sapere quanto a lungo vivremo, ciò che suggerisco ai miei pazienti è di vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo. Ogni giorno vedo la differenza fra chi affronta con positività la malattia e chi è arrabbiato con la vita per la condizione in cui si trova. La differenza la fa il modo in cui si vive ogni situazione. Nel 2004 io stessa ho dovuto affrontare la malattia, e in quel momento ho deciso di recitare Daimoku per innamorarmi della vita, per riaccenderla, cominciando a gioire di tutto. Da allora è come se fossi rinata. Credo che la “buona salute” sia da intendersi come il benessere psicofisico che nasce dal sentirsi in armonia, dalla gioia di vivere.
Una delle cinque guide eterne della Soka Gakkai è fede per godere di buona salute e longevità. Puoi darci dei consigli pratici per prevenire l’insorgere delle malattie?
Credo che ciascuno di noi sia consapevole di quali siano gli stili di vita sani e corretti, come non mangiare troppo, non fumare, non esagerare con gli alcolici, scegliere cibi salutari, fare controlli di prevenzione. È fondamentale impegnarci seriamente per mettere in pratica tutto ciò che sappiamo essere utile alla nostra salute.
In particolare, credo sia importante combattere la paura che spesso ci spinge a non prestare ascolto ai primi segnali che il corpo ci dà. La paura spesso ci porta a trascurare i sintomi, a non parlare, a non chiedere aiuto e a volte, purtroppo, ci fa arrivare alla cura quando è troppo tardi, soprattutto nel caso dei tumori. Prima ci si accerta, senza ansie, del proprio stato di salute, meglio è. Per quanto riguarda noi medici, non possiamo controllare tutto, ma possiamo fare in modo di creare una strada, un ambiente in cui la salute sia tutelata, cosicché all’insorgere delle problematiche possiamo essere pronti ad affrontarle al meglio.