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Lo specchio del coraggio - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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    Lo specchio del coraggio

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    Sono sempre stata molto scettica rispetto a chiunque abbracciasse una fede religiosa, in quanto ho sempre ritenuto di essere forte abbastanza per non aver bisogno di elementi esterni per superare i numerosi ostacoli che ognuno di noi incontra sul proprio cammino. In particolar modo scettica rispetto ai buddisti…
    Ma mi trovavo in un momento di estrema debolezza. Stavo cercando di finire una storia tormentata, che durava ormai da sette anni, con un uomo che aveva forti problemi di tossicodipendenza. Aveva dieci anni più di me e rappresentava quello che avevo sempre cercato in un uomo. Lo amavo. Era un uomo d’affari, guidava una bella macchina, aveva una bella casa, al mattino si svegliava presto e lavorava duro tutto il giorno. Tutto quello che aveva, l’aveva conquistato da solo. Era generoso, buono, lo vedevo forte.
    Insomma, non rispecchiava assolutamente la mia idea del tossico. Poi la scoperta. Ma io oramai ero troppo innamorata, l’avevo idealizzato. E così pensai che con il tempo, con l’amore… Invece cominciai io stessa a fare uso sempre più frequente di sostanze stupefacenti di ogni tipo, ma in fondo oggi lo fanno tutti, pensavo. Entrambi lavoravamo, facevamo una bella vita, si viaggiava molto, non volevo vedere nessun problema. Eppure al mattino mi svegliavo con un profondo malessere. Mi sentivo svuotata. Finché guardandomi allo specchio non seppi più chi avevo davanti: chi ero? Come potevo essere così debole? Dov’erano andati a finire l’amore, i sogni, la voglia di vivere che mi erano sempre appartenuti? Insomma, dov’era Chiara?
    E così, come spesso accade, continuai a fare tutto il possibile per stare ancora peggio, stordirmi di più per non pensare.
    Poi incontrai Elena. Praticava da più di dieci anni. Non mi ha mai forzato alla pratica, ma mi è stata vicina e ha continuato a parlarmene. Ricordo benissimo le prime volte che veniva a casa mia e faceva Gongyo, mentre io mi preparavo per uscire. «Poverina», pensavo, e la guardavo quasi con compassione. Siamo state amiche per quasi due anni prima che mi convincessi a provare, ovviamente indotta solo dalla disperazione. Da qualche parte dovevo trovare la forza per dare una taglio alla mia relazione con quest’uomo, in quanto sicuramente lui non poteva aiutare me e io non potevo aiutare lui. In questi due anni Elena ha avuto la pazienza e la perseveranza di continuare a dirmi che ce la potevo fare e che magari avrei potuto scoprire che il Daimoku poteva darmi quella forza che cercavo. Poteva ridarmi Chiara.
    E così è stato. Piano piano e con sforzi innumerevoli mi sono rialzata. Sin dall’inizio i risultati della pratica si sono fatti vedere. Prima a piccole dosi, poi regalandomi esperienze meravigliose, nella sfera personale e professionale. Tante sono state le situazioni che improvvisamente si sono manifestate con maggior chiarezza, ma soprattutto sorprendente è stato il rinnovato vigore e l’energia con cui ho ricominciato ad affrontare la vita.
    Per due anni ho desiderato e fatto di tutto per vivere un’esperienza professionale negli Emirati Arabi. A maggio dello scorso anno sono stata contattata da una società libanese, e poco dopo assunta per il loro ufficio di Dubai, dove vivo da dieci mesi.
    Ma soprattutto è bello il cammino che sta avvenendo dentro di me, la mia capacità di affrontarmi invece che evitarmi, la lucidità con cui vivo me stessa in rapporto con gli altri, anche quando questo comporta degli sforzi.
    Pratico il Buddismo da circa due anni, con alti e bassi. Ma da quando sono a Dubai lo faccio con costanza, anche se qui purtroppo non posso condividere la pratica con nessuno. Non so ancora se mi posso definire buddista, ma di certo non ho nessuna intenzione di smettere di recitare Daimoku e, anzi, da poco è arrivata la voglia di approfondire e di studiare. Ne voglio sapere sempre di più.

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