Oto Gozen no haha Gosho, Gosho Zenshu, pag. 1222
Alla madre di Oto Gozen.
Poiché riverisci il Sutra del Loto, sei una donna che diventerà sicuramente un Budda. [Perciò] benché nella situazione attuale io abbia difficoltà a scrivere, a te invio lettere di frequente. So inoltre che ti stai occupando dei discepoli [a Kamakura]. Non potrò mai ringraziarti abbastanza.
Soprattutto, il fatto che tu, una donna, sia venuta fin qui, dimostra la profondità della tua fede, mentre io sono venuto solo perché mi hanno costretto. Mi sento enormemente in debito.
Tra i molti discepoli del Budda Shakyamuni, dieci erano conosciuti come i dieci discepoli maggiori.
Tra questi Maudgalyayana era il primo per i poteri soprannaturali. Poteva viaggiare ovunque nei quattro continenti[ref]Situati a est, ovest, nord e sud del monte Sumeru, secondo l’antica cosmologia indiana. Rappresentano il mondo intero.[/ref], in tutto il regno sotto il sole e la luna, in meno tempo di quanto occorra per tagliare un solo capello.
Quando cerchiamo la causa di questi suoi poteri, troviamo che in una vita passata egli aveva viaggiato per mille miglia allo scopo di udire predicare il Buddismo.
Anche Chang-an, il discepolo del Gran Maestro T’ien-t’ai, percorse diecimila miglia per diventare apprendista di T’ien-t’ai e imparare il Sutra del Loto. Il Gran Maestro Dengyo fece un viaggio di duemila miglia per studiare il Maka Shikan[ref]Maka Shikan (Grande contemplazione): una delle tre opere maggiori di T’ien-t’ai, compilate dal discepolo Chang-an. Illustra il principio di ichinen sanzen (tremila regni in un singolo istante di vita).[/ref]. Il Maestro di Tripitaka Hsüan-tsang[ref]Hsüan-tsang (602-664): prete cinese della dinastia T’ang e traduttore di scritture buddiste. Si recò in India nel 629 per studiare il Buddismo.[/ref] viaggiò per duecento miglia [dalla Cina all’India] e acquisì i sutra Prajna (Hannya).
[Se si guarda a questi esempi del passato], sembra che la distanza percorsa per perseguire la Legge rappresenti la forza dello spirito di ricerca.
Questi furono tutti uomini. Erano considerati reincarnazioni di Budda o bodhisattva. Ma tu sei una donna. E inoltre, probabilmente non ti sono familiari il confronto tra Mahayana provvisorio e definitivo e altre questioni dottrinali.
Il fatto che ciònonostante tu sia venuta fino a Sado deve essere dovuto alle radici di bontà che hai creato nelle vite passate.
Si dice che in passato ci fosse una donna che desiderava incontrare l’uomo che amava al punto di camminare per mille miglia. Altre, invece, spinte da una passione simile si trasformarono in rocce, in alberi, in uccelli o serpenti[ref]Molte fiabe e leggende giapponesi raccontano di donne che amano un uomo con tanta passione da trasformarsi in esseri non umani o in oggetti inanimati, o per stargli vicino o per vendicarsi del suo rifiuto.[/ref].
Nichiren
Il terzo giorno dell’undicesimo mese
[Poscritto:] Quanto deve essere cresciuta Oto Gozen! I tuoi sforzi per servire il Sutra del Loto senza dubbio colmeranno di felicità la sua vita intera[ref]Questa traduzione si basa su ricerche recenti e differisce dalla versione riportata nel Gosho Zenshu.[/ref].
Fu un viaggio miracoloso: una donna percorse tutto il tragitto da Kamakura all’isola di Sado insieme alla sua bambina. Dopo aver superato passi, scalato montagne e traversato il mare, si presentò senza fiato a Nichiren Daishonin che si trovava lì in esilio.
«Mi sembra una cosa troppo meravigliosa per essere vera» scrisse Nichiren nel Gosho La supremazia della Legge (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 5, pag. 154). Alla vista di una sua seguace venuta da Kamakura, egli dubitò probabilmente dei propri occhi: in un luogo dove non veniva mai nessuno c’erano ben due visitatrici, una donna e la sua bambina.
La sorpresa iniziale si tramutò ben presto in sollecita preoccupazione. «Come è andato il viaggio? Hai avuto problemi? Tua figlia sta bene? Vedervi qui è meraviglioso, niente potrebbe rendermi più felice».
La fede della donna era sincera e senza dubbio aveva desiderato profondamente visitare il Daishonin a Sado. «Non posso rimanere qui senza far niente mentre egli soffre per una grande persecuzione», avrà pensato, desiderando fare qualche cosa pur di alleviare anche solo di un poco un tale fardello.
Questa lettera alla madre di Oto Gozen – questo il nome della bambina – loda lo spirito di ricerca di una madre che, sette secoli or sono, si mise in viaggio decisa a seguire le tracce del suo maestro.
La lettera riporta solo la data del terzo giorno dell’undicesimo mese e ricerche recenti sostengono l’ipotesi che sia stata scritta a Sado nel 1273.
Del maggio dell’anno precedente è la Lettera a Nichimyo Shonin, anch’essa inviata a una donna che aveva intrapreso il viaggio fino a Sado insieme alla figlia, nella quale il Daishonin dopo aver lodato la donna, le assegna il nome buddista di Nichimyo Shonin. Si ritiene comunemente che si tratti della medesima persona e in questa lezione seguirò questa ipotesi.
Alla madre di Oto Gozen.
Poiché riverisci il Sutra del Loto, sei una donna che diventerà sicuramente un Budda. [Perciò] benché nella situazione attuale io abbia difficoltà a scrivere, a te invio lettere di frequente. So inoltre che ti stai occupando dei discepoli [a Kamakura]. Non potrò mai ringraziarti abbastanza.
“Se non diventi un Budda tu – le sta dicendo Nichiren – chi altri può farlo? Se non puoi diventare felice, allora qual è lo scopo del Buddismo?”
È nelle avversità che si comprende il vero valore di una persona. Per questo motivo l’operato di Nichimyo Shonin, la madre di Oto Gozen, al culmine di una grande persecuzione nel corso della quale, come è scritto nel Gosho Risposta a Nii-Ama (Ibidem, vol. 5, pag. 22), «novecentonovantanove persone su mille abbandonarono la fede», risplenderà in eterno. È un modello per tutte le donne negli oltre diecimila anni dell’Ultimo giorno della Legge.
Nell’autunno 1271, quando Nichiren fu condannato a morte e poi esiliato nell’isola di Sado, anche i discepoli furono colpiti da un’ondata di persecuzioni: alcuni furono imprigionati, ad altri furono confiscate le terre, altri ancora furono allontanati da Kamakura. Di conseguenza molti abbandonarono la fede, mentre altri, anche se formalmente non lo fecero, furono sconfitti interiormente. Ci fu chi addirittura rinnegò il Daishonin con malignità.
Certamente vi furono individui meschini, che tradirono i compagni e pensarono unicamente a proteggere se stessi. Simili individui finiscono per perdere la fiducia di tutti e, soprattutto, perdono fiducia in se stessi; dopo aver perso ogni sostegno, sia interiore che esterno, fanno una fine pietosa.
Ma nessuna tempesta, per quanto violenta, poteva spegnere la fiamma che bruciava nel cuore del Budda originale. Al contrario, durante l’esilio a Sado il Daishonin poté dire con calma imperturbabile: «Attualmente l’uomo più ricco di tutto il Giappone sono io, Nichiren» (L’apertura degli occhi, Ibidem, vol. 1, pag. 170).
“La fiamma nel mio cuore per la salvezza di tutti gli esseri – annuncia il Daishonin – arde ancora più forte”. L’apertura degli occhi fu la dichiarazione della sua vittoria spirituale a tutti i seguaci che tenevano duro di fronte alle persecuzioni e lottavano per proteggersi a vicenda, fu un “messaggio di luce” che certamente illuminò i loro cuori.
Un fuocherello può essere spento con facilità da una folata di vento, ma con un grande fuoco succede il contrario, più il vento soffia più il fuoco divampa alto. I grandi ostacoli stimolano il progresso della propagazione della Legge.
Quando ricevette L’apertura degli occhi, Shijo Kingo non poté rimanersene tranquillo a Kamakura e si precipitò a Sado. Anche la madre di Oto Gozen decise di mettersi in viaggio. Mentre un vento contrario imperversava nel paese, ella cercò il Daishonin senza darsi pensiero della propria sicurezza personale.
“Com’è possibile – le dice Nichiren lodando il suo zelo nel voler ripagare in qualche modo il debito di gratitudine verso il maestro – che tu non raggiunga la Buddità?”. Pare anche che si prendesse cura dei discepoli a Kamakura e il Daishonin le fu profondamente grato di questo.
Negli ultimi anni abbiamo visto molti preti arroganti che danno per scontati gli sforzi che altri fanno a loro vantaggio. Questi preti hanno tradito il Daishonin.
Soprattutto, il fatto che tu, una donna, sia venuta fin qui, dimostra la profondità della tua fede, mentre io sono venuto solo perché mi hanno costretto. Mi sento enormemente in debito.
La condotta di Nichimyo Shonin fu espressione di una fede sincera: ciò che ci prefiggiamo nel cuore determina ogni cosa. La situazione della donna non era certo tra le migliori: pare che da qualche tempo fosse separata dal marito e la figlia, secondo le parole del Daishonin, era ancora una bambina piccola.
Presa per mano la figlioletta, si mise in viaggio. All’epoca non era insolito che le donne viaggiassero sole, ma a differenza di strade ben tenute come quella che univa Kamakura e Kyoto, il tragitto fino a Sado era estremamente difficoltoso e si svolgeva sia in montagna che per mare. Anche un uomo robusto poteva impiegare fino a tre settimane.
È possibile farsene un’idea se si considera che il viaggio da Kamakura a Kyoto, assai più lungo come distanza, richiedeva circa due settimane. Inoltre il tratto di mare da attraversare è particolarmente burrascoso. Talvolta si dovevano attendere diverse settimane perché si calmasse quel tanto da permettere la traversata. Il viaggio per nave presentava disagi inimmaginabili per gli standard di oggi.
Il Daishonin non esagera quando descrivendo il viaggio dice che «le montagne sono infide e il mare burrascoso» e parla di «piogge e venti fuori stagione» (Lettera a Nichimyo Shonin, Ibidem, vol. 5 pag. 148).
Dovette essere una spedizione davvero difficile per una donna che procedeva nel caldo dell’estate tenendo la figlioletta per mano o portandola a cavalcioni sulla schiena.
Il tuo spirito determina tutto
Per di più, la situazione del paese, immediatamente dopo i “Disordini di febbraio”2 era quanto mai instabile. [Nel 1272 Hojo Tokisuke, fratellastro più anziano del reggente Hojo Tokimune, ordì un complotto per impadronirsi del potere ma il complotto fu scoperto. Si combatté a Kyoto e a Kamakura e Hojo Tokisuke e molti altri morirono].
Il Daishonin scrive «la gente è bestiale come cani e tigri», le montagne e i mari «sono infestati da banditi e pirati».
Per ripararsi dall’umidità della notte, più di una volta Nichimyo Shonin dovette chiedere ospitalità a sconosciuti. E ci dovettero essere giorni in cui la bambina non smetteva di piangere. Solo a pensarci si stringe il cuore. «Ti sarà sembrato di attraversare da viva i tre cattivi sentieri», scrisse il Daishonin. Nonostante tutto, la madre di Oto Gozen non si diede per vinta.
Perché? Era decisa a percorrere lo stesso cammino fino a Sado che aveva compiuto il Daishonin. Voleva affrontare le stesse difficoltà del suo maestro. La sua condotta è veramente ammirevole.
La fede rende forti e chi ha una fede sincera eccelle soprattutto quando si scontra con dei gravi problemi. Certo, è meglio non avere ostacoli, ma da un certo punto di vista i problemi sono un beneficio perché proprio sfidandoli e superandoli si può forgiare un carattere “d’oro” puro e inattaccabile.
Anche se cadono tutte le foglie quando soffia forte il vento, fin quando il tronco e i rami si conservano intatti, l’albero arriverà ugualmente a fiorire. Anche la diffusione del Buddismo continuerà fin quando esisteranno persone di fede sincera. L’importante, dunque, è far crescere simili persone.
Nichiren loda la madre di Oto Gozen dicendole: «Tu sei la più grande seguace del Sutra del Loto fra tutte le donne del Giappone» e le conferisce il nome di Nichimyo Shonin, dove «nichi» viene da Nichiren e significa sole, «myo» è la prima parte di Myoho, la Legge mistica e Shonin è un titolo onorifico che vuol dire «saggio» o «santo». Da questo si vede come la distinzione tra preti e laici, uomini e donne, non contasse affatto per il Daishonin, il quale guardava unicamente al cuore della gente, al suo spirito.
“Spirito” è la vita interiore, l’ichinen. È ciò che decide a cosa dedichiamo la vita, la preghiera fondamentale su cui basiamo la nostra esistenza. Lo spirito è invisibile, ma diventa manifesto nei momenti cruciali. Inoltre, regola ogni aspetto di una persona, ogni momento della giornata: è il fattore decisivo nella vita.
Secondo il Sutra Kegon «il cuore è come un abile pittore», che crea liberamente la rappresentazione di ogni cosa. Il cuore è il pittore, lo scultore, l’architetto del nostro essere.
Il Gran Maestro T’ien-t’ai si serve di questa frase per illustrare la dottrina di ichinen sanzen (tremila regni in un singolo istante di vita); usa l’immagine di un grande pittore per spiegare che il cuore (ichinen) si manifesta nei tremila regni di tutti i fenomeni (sanzen).
Dunque è lo spirito (la mente, il cuore, il momento vitale) che conta; esso include le nostre speranze e le preghiere; si può anche identificare con il subconscio.
«Che tipo di futuro immagino per me stesso? Che genere di personalità cerco di sviluppare? Cosa voglio realizzare nella mia vita?». Dipingendo nel cuore la visione della propria vita con quanti più dettagli possibili, quel “dipinto” diventa lo schema del futuro. Il potere del cuore permette di fare della propria vita un capolavoro secondo quello schema. Questa è la dottrina dei tremila regni in un singolo istante.
Quanto più è specifico, accurato e pieno di dettagli il disegno che abbiamo nel cuore, tanto meglio. Continuando a dipingerlo a colori vivaci, è necessario perseguirlo a tutti costi. Allora, in ogni istante, la realtà della nostra vita si avvicina gradualmente al disegno.
Come ho detto, ogni cosa dipende da ciò che si ha nel cuore. Le preghiere che vengono dal cuore hanno sempre una risposta. Se noi stessi decidiamo che una cosa è impossibile, allora perfino qualcosa che sarebbe possibile si trasforma in una cosa impossibile. D’altro canto, se crediamo di poter fare una determinata cosa, allora siamo già un passo avanti verso la sua realizzazione.
Secondo il principio dei tremila regni in un singolo istante di vita, i pensieri pessimistici prendono forma nella realtà, così come sono, e producono effetti negativi. Chi ha pensieri catastrofici crea effetti perfettamente conformi alla propria visione.
Dunque è importante essere ottimisti. Nel Buddismo non esiste niente che assomigli al pessimismo; il Sutra del Loto fornisce la chiave per nutrire fiducia anche in mezzo alle situazioni più disperate. Nichiren Daishonin lo ha provato con la sua vita.
Perfino nelle condizioni disastrose di Sado, egli conclude il Gosho L’apertura degli occhi affermando di provare una «grande gioia».
In una lettera a Sairen-bo, scritta sempre durante l’esilio a Sado, promette con serenità: «Anche se il signore di Kamakura dovesse continuare a rifiutare il perdono a Nichiren, mi appellerò alle divinità celesti e […] tornerò a Kamakura» (SND, 9, 163). Fedele alle sue parole, tornò vittorioso nella capitale contro ogni probabilità, dando una prova evidente del principio di ichinen sanzen.
Soprattutto, io sono sicuro che la sua ferma convinzione nella propagazione della Legge nell’epoca di Mappo, è la causa che ora ha portato all’apparizione della SGI e dei Bodhisattva della Terra in tutto il mondo.
Il potere del cuore è grande, quello di Nichimyo Shonin era diretto verso Nichiren. E da lui ella imparò a condividere l’ideale del Sutra del Loto di rendere tutti felici.
Nel suo cuore ella era decisa ad arrivare a Sado, anche se voleva dire attraversare il mare in burrasca e le montagne piene di insidie. Spero che ognuno di voi progredisca sempre un passo dopo l’altro verso un grande ideale, percorrendo le strade, le montagne e i mari che lo separano da quell’ideale.
Il Daishonin scrisse: «Anche i comuni mortali possono conseguire la Buddità se comprendono il senso di una sola parola: “sincera dedizione”» (L’offerta del riso bianco, Ibidem, vol. 4, pag. 286).
Dobbiamo dirigere il nostro spirito verso la propagazione della Legge. Raggiungere la Buddità dipende da questa decisione. Con questo spirito la vita si orna dei gioielli della fortuna e della felicità ed è possibile intraprendere un viaggio meraviglioso in cui i nostri sogni si realizzano uno dopo l’altro.
La fortuna si accumula a ogni passo nel viaggio verso la Legge mistica
Avere fede produce benefici e fortuna che non si limitano a questa esistenza, ma coprono il passato, il presente e il futuro. L’eternità della vita, la legge eterna di causa ed effetto, è un dato di fatto. Credere nella “durata della vita del Tathagata”, il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, significa vivere avendo fiducia in questa realtà.
Tra i molti discepoli del Budda Shakyamuni, dieci erano conosciuti come i dieci discepoli maggiori.
Tra questi Maudgalyayana era il primo per i poteri soprannaturali. Poteva viaggiare ovunque nei quattro continenti, in tutto il regno sotto il sole e la luna, in meno tempo di quanto occorra per tagliare un solo capello.
Quando cerchiamo la causa di questi suoi poteri, troviamo che in una vita passata egli aveva viaggiato per mille miglia allo scopo di udire predicare il Buddismo.
Anche Chang-an, il discepolo del Gran Maestro T’ien-t’ai, percorse diecimila miglia per diventare apprendista di T’ien-t’ai e imparare il Sutra del Loto. Il Gran Maestro Dengyo fece un viaggio di duemila miglia per studiare il Maka Shikan. Il Maestro di Tripitaka Hsüan-tsang viaggiò per duecento miglia [dalla Cina all’India] e acquisì i sutra Prajna (Hannya).
[Se si guarda a questi esempi del passato], sembra che la distanza percorsa per perseguire la Legge rappresenti la forza dello spirito di ricerca.
Chi usa le gambe, chi si sposta per il bene del Buddismo, ottiene fortuna e benefici con i quali può viaggiare a piacimento nel mondo. Chi prepara i luoghi per le riunioni buddiste, come per esempio chi tiene puliti i Centri culturali, sviluppa la condizione per abitare in futuro in «case adorne di gioielli». Gli esempi citati non sono favole. La Legge mistica è meravigliosa e imperscrutabile, è la funzione della simultaneità di causa ed effetto.
Le azioni intraprese per propagare la Legge producono immancabilmente un effetto. Se abbiamo fiducia in questo – e nella misura in cui abbiamo fiducia – gli effetti non mancheranno di manifestarsi. Se la fiducia è in parte oscurata dal dubbio, allora si vedranno solo risultati vaghi o confusi, come la luce di una mezza luna.
Il tragitto che percorsero madre e figlia non era semplicemente un viaggio, ma il cammino per raggiungere la Buddità, la via per accumulare fortuna e benefici senza limiti.
«La distanza percorsa per cercare la Legge rappresenta la forza dello spirito di ricerca», dice il Daishonin. Anche se a volte risulta difficile, quando procedete lungo la strada alla ricerca del Buddismo, a ogni passo piantate semi di fortuna e benefici. E questi naturalmente un giorno fioriranno e daranno frutti.
Tutti voi avete lavorato duramente per molti anni per adempiere la vostra missione, e continuate a farlo. Il Daishonin lo apprezza sicuramente. Per capire a cosa ammontano i nostri sforzi quotidiani, prendiamo il caso di chi consegna ogni giorno una copia del Seikyo shimbun al quarto piano di un palazzo. Solo salendo le scale ogni giorno per due anni, avrà scalato un’altezza maggiore di quella del monte Everest. Oppure una responsabile di settore che percorre due chilometri al giorno, dopo dieci anni avrà camminato per 7.300 chilometri, dopo quindici avrà coperto una distanza pari a 11.000 chilometri.
Quanto al viaggio da Kamakura a Sado, anche se il calcolo può variare a seconda della strada, comprendendo le salite e le discese sui pendii montuosi si arriva probabilmente ai 400 o 500 chilometri. Tutti i membri della Divisione donne sono le “odierne madri di Oto Gozen” e hanno una missione mistica.
Lo spirito cambia il nostro essere e la nostra vita. Perché il Budda possiede una vita indistruttibile come il diamante? A questo interrogativo Shakyamuni risponde che è perché ha sempre protetto la Legge. Anche noi proteggendo e diffondendo la Legge possiamo sviluppare una vita di diamante. Il ragazzino che offrì a Shakyamuni una torta di fango rinacque poi come re Ashoka.
Oggi ci sono molti membri che, per aver camminato instancabili per innumerevoli strade e stradine allo scopo di incoraggiare gli amici durante i primi tempi del nostro movimento, hanno sviluppato la condizione per viaggiare liberamente nel mondo. E può essere che i tecnici del suono alle riunioni, grazie a questa attività stiano creando la causa per rinascere in futuro come grandi musicisti.
Nelle attività per il Buddismo nessuno sforzo va mai perduto, tutto rimane inciso nella vita e ci permette di stabilire una vita indistruttibile come il diamante e di completa libertà. Anzi, nel superare la nostra debolezza sforzandoci ogni giorno per gli altri, già abbiamo ottenuto la vittoria come esseri umani. In definitiva la sconfitta o la vittoria non sono decisi da qualcun altro, siamo noi a decidere, e chi procede senza deviare dalla strada che si è scelto è un vincitore.
Questi furono tutti uomini. Erano considerati reincarnazioni di Budda o bodhisattva. Ma tu sei una donna. E inoltre, probabilmente non ti sono familiari il confronto tra Mahayana provvisorio e definitivo e altre questioni dottrinali.
Il fatto che ciònonostante tu sia venuta fino a Sado deve essere dovuto alle radici di bontà che hai creato nelle vite passate.
Gli uomini che il Daishonin ha menzionato, i nomi dei quali brillano nella storia del Buddismo, furono persone coraggiose che cercarono la Legge anche a costo della vita. Egli dice che la madre di Oto Gozen è entrata a pieno titolo tra quei grandi predecessori.
Queste parole contengono un insegnamento rivoluzionario: smentiscono le credenze e il pensiero religioso dell’epoca, cancellando la discriminazione tra uomini e donne, tra le reincarnazioni di Budda o bodhisattva e i credenti comuni anche poco versati nelle dottrine buddiste. Il Daishonin sostiene che la madre di Oto Gozen è «una donna che diventerà sicuramente un Budda». Differenze di sesso e di stato sociale non hanno niente a che fare con la Buddità, e tanto meno la notorietà. Ciò che conta è la fede, lo spirito di ricerca.
Il Buddismo è un insegnamento al di là del regno secolare e in questo caso “regno” significa differenza o distinzione. Essere al di là del regno secolare significa trascendere le distinzioni superficiali, cercare direttamente la verità della vita, osservare la propria mente, “vedere l’essere umano”.
La società degli uomini vista con “l’occhio del Buddismo” assume un senso totalmente diverso da quello osservato con “l’occhio secolare”: i potenti non sono più al di sopra e le persone comuni al di sotto; la posizione sociale non rende grandi e il potere non fa diventare nobili. Chi emerge su tutti è chi ha uno spirito di totale dedizione a un nobile ideale.
Inoltre, come indicato nell’espressione «radici di bontà», il legame che unisce coloro che progrediscono lungo lo stesso cammino non è solo di questa vita.
Si dice che in passato ci fosse una donna che desiderava incontrare l’uomo che amava al punto di camminare per mille miglia. Altre, invece, spinte da una passione simile si trasformarono in rocce, in alberi, in uccelli o serpenti.
Nichiren
Il terzo giorno dell’undicesimo mese
Non che le storie ricordate dal Daishonin siano accadute realmente, eppure non sono neanche completamente storie di fantasia. È lo stato interiore di una persona che diventa una roccia, un albero o un serpente. In questo senso si può pensare a innumerevoli esempi del genere che accadono ancora oggi. È un’immagine che può apparire eccessivamente tragica, ma trasmette il senso dell’estremo dolore provato.
Il Daishonin sta facendo qui un paragone tra le donne della leggenda che divennero pietre o serpenti per amore di un uomo, e la madre di Oto Gozen che diverrà un Budda per amore del Sutra del Loto.
Nel Gosho Lettera da Sado si legge: «Gli uomini perdono la vita per superficiali cose mondane, ma ben raramente la sacrificano per la grande causa del Buddismo. Per questo motivo sono pochi gli uomini che ottengono la Buddità» (Ibidem, vol. 4, pag. 74). Non solo noi siamo stati così fortunati da nascere esseri umani in questa vita, ma abbiamo anche avuto l’opportunità quanto mai rara di incontrare l’insegnamento buddista corretto. Nutrendo in cuore un forte desiderio per la propagazione della Legge, possiamo sviluppare uno stato di felicità nella dimensione eterna delle tre esistenze; ognuno di noi può diventare un Budda. E se ci riusciamo, possiamo guidare all’Illuminazione anche i nostri cari e godere insieme una vita di felicità sconfinata.
Una madre pianta i semi della felicità per i figli
[Poscritto:] Quanto deve essere cresciuta Oto Gozen! I tuoi sforzi per servire il Sutra del Loto senza dubbio colmeranno di felicità la sua vita intera.
Sempre il Daishonin si preoccupò della sorte di Oto Gozen e in una lettera di diversi anni dopo (Ibidem, vol. 5, pag. 160, La supremazia della Legge) scrisse: «Tua figlia Oto sarà cresciuta e sarà diventata una fanciulla bella e intelligente». Oto fu una bambina allevata da una vera “madre di kosen-rufu” e sicuramente la sua crescita fu fonte di gioia e di grandi speranze.
Altrove Nichiren si compiace per come erano cresciuti bene Nanjo Tokimitsu, il figlio di Nanjo Hyoe Shichiro, Tokuro Moritsuna, il figlio di Abutsu-bo, Iyo-bo, il figlio di Toki Jonin, e altri ancora.
Qui dice che la fortuna e i benefici ottenuti dalla madre per la sua dedizione al Sutra del Loto sono divenuti la fortuna e i benefici della figlia, Oto Gozen. La fortuna che si crea con l’impegno nella fede si manifesta nella vita dei figli, dei nipoti e di tutti i componenti della famiglia. Nel Gosho Sull’Urabon il Daishonin dice che i benefici della fede si estendono alle «sette generazioni passate e alle sette generazioni future» (Major Writings, vol. 7, pag 172).
Queste parole dovettero certo rasserenare il cuore della madre di Oto Gozen. Per ogni madre il futuro di un figlio è la cosa più importante e in modo particolare nel caso di una donna che doveva allevare la figlia da sola.
Il Budda originale le promette che la figlia diventerà felice. Avvolta dalla compassione del Daishonin ella dovette sentir svanire in un istante tutti i guai e le preoccupazioni.
La madre di Oto Gozen mantenne la sua fede nel tempo e quando Nichiren si trasferì a Minobu, intraprese un altro viaggio per recarsi da lui. Secondo una fonte storica, in seguito fece visita insieme alla figlia a Nikko Shonin, dopo la sua partenza dal monte Minobu [Elenco dei discepoli e dei seguaci (Deshidannato Retsuden), appendice del Gosho Zenshu, compilato dal cinquantanovesimo patriarca Nichiko Shonin]. Madre e figlia avevano un puro e sincero spirito di ricerca.
Quando la popolazione era in preda alla paura sotto la minaccia di una seconda invasione dei mongoli, il Daishonin scrisse alle due donne: «Dovesse capitare qualche calamità, vieni qui. Se dovesse accadere il peggio, moriremo insieme di fame tra queste montagne» (Ibidem, vol. 5, pag. 160, La supremazia della Legge).
I legami spirituali che si creano nei momenti veramente difficili sono eterni. Nichiren non scordò mai il sincero interessamento dimostrato dalla madre di Oto Gozen quando egli era in esilio a Sado. Nel momento del pericolo voleva proteggere le due donne e desiderava condividere con loro gioie e sofferenze. Potrebbe esserci un onore o un tesoro più grandi? Madre e figlia affrontarono il lungo viaggio a Sado, e alla fine la loro vita si ornò di un gioiello scintillante.