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La vittoria di una persona è la vittoria di tutti - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:08

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La vittoria di una persona è la vittoria di tutti

Stefania I., Torino

Così una mattina andai davanti al Gohonzon e decisi che, come discepola del maestro Ikeda, non potevo farmi sconfiggere dalla mia oscurità e determinai di vivere come una donna di valore

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Così una mattina andai davanti al Gohonzon e decisi che, come discepola del maestro Ikeda, non potevo farmi sconfiggere dalla mia oscurità e determinai di vivere come una donna di valore

Tutto iniziò nel 1997 quando entrai a far parte della Soka Gakkai. L’allenamento che feci grazie all’attività nel Gruppo giovani fu fondamentale quando passai al Gruppo donne e diventai mamma di Cecilia e Vittoria, a oggi due splendide adolescenti.

Mentre ero incinta della seconda figlia mio marito decise di lasciarmi. Nello stesso periodo subii un pesante mobbing da parte della multinazionale per cui lavoravo: da giovane ingegnere in carriera con un’elevata posizione di responsabilità, un’auto aziendale e un buono stipendio, per via della seconda gravidanza venni privata della mia posizione, di tutti i benefit e di qualunque motivazione professionale.

Mi attaccai con tutte le forze al Gohonzon. Recitavo tutte le mattine un’ora di Daimoku e mi impegnavo a studiare, facendolo mio, il Gosho Gli otto venti, in particolare le parole: «Anche se non ti dimostrasse più alcuna considerazione, non devi serbargli rancore. Non sarebbe forse un errore rifiutare questa nuova proprietà e aspettarsi un ulteriore favore? L’uomo saggio merita di esser chiamato tale perché non si lascia sviare dagli otto venti. […] Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino. Gli dèi celesti sicuramente proteggeranno chi non si piega di fronte agli otto venti, ma se tu nutri un irragionevole rancore per il tuo signore, per quanto tu possa pregare essi non ti proteggeranno» (RSND, 1, 705). Furono anni molto difficili. Entravo in ufficio con le lacrime, ma decisi di mantenere la mia professionalità e di comportarmi come una discepola di sensei creando il massimo valore anche in quella situazione.

Dedicarmi con tutta me stessa all’attività di gruppo fu un sostegno fondamentale. Il gruppo iniziò a espandersi, con l’arrivo di tanti giovani e giovani mamme, fino a dividersi.

Questi risultati nell’attività mi fecero capire che potevo vincere allo stesso modo anche nella mia vita. Non dovevo perdere la fiducia in me stessa e la speranza di trasformare quel veleno in medicina.

Fu questo cuore coraggioso, che non si chiuse al dolore, che mi permise di conseguire negli anni successivi diverse vittorie tra cui la promozione a direttore generale del mio stabilimento.

Anche in ambito sentimentale realizzai un grande risultato. Gli anni successivi alla separazione da mio marito furono bui e pieni di confusione: mi infilavo ripetutamente in situazioni che erano ben lontane da quello che veramente desideravo. Dopo sette anni di Daimoku e di lavoro su me stessa compresi che potevo essere felice “a prescindere” da tutto. Nel momento in cui riuscii a stabilire questa condizione vitale, incontrai quello che sarebbe diventato il mio attuale marito.

Per quanto riguarda l’attività rimasi sola come responsabile del gruppo, con poco tempo tra lavoro, marito e due figlie adolescenti, ma di nuovo decisi di rilanciare.

Fu così che arrivò un nuovo responsabile e con lui decidemmo di rinnovare il gruppo. Incentrammo l’attività proprio sul cambiamento di ciascuno di noi.

Per un anno recitammo Daimoku tutti insieme con questo obiettivo, consapevoli che la vittoria di ognuno era la vittoria di tutti: alla fine realizzammo tutti una grande rivoluzione umana incentrata su “fede uguale vita quotidiana” che portò il gruppo a dividersi nuovamente.

Tutto sembrava risolto, ma sentivo profondamente di voler dare ancora più significato alla mia vita risvegliandomi alla mia missione anche sul luogo di lavoro.

Recitai Daimoku con sincerità e poco dopo mi venne assegnato un nuovo progetto per lo sviluppo delle risorse umane nell’azienda.

Tuttavia ero angosciata perché convinta di non essere all’altezza di quel compito.

Così una mattina andai davanti al Gohonzon e decisi che, come discepola del maestro Ikeda, non potevo farmi sconfiggere dalla mia oscurità e determinai di vivere come una donna di valore. Poco dopo mi arrivò un messaggio dalla segretaria del capo di Singapore che mi chiedeva un colloquio per il giorno dopo. Rimasi di stucco e di nuovo i dubbi mi assalirono: “Allora il capo si è accorto che non sono stata capace di fare bene il lavoro? Forse vorrà licenziarmi o togliermi il progetto che mi ha affidato?” Mi fermai e ritornai alla decisione della mattina. Mi ricentrai sul mio valore, sulla mia Buddità, e trovai il coraggio di chiederle il motivo della chiamata. Lei gentilmente mi rispose con tre parole: Women Leadership Program.

E fu così che il capo mi spiegò in un incontro di quarantacinque minuti che voleva affidarmi un nuovo programma che si occupava dello sviluppo delle donne e della loro carriera professionale all’interno della nostra azienda. Tra tutte le cinquemila persone della divisione, e per tutte le divisioni che abbiamo nel mondo, voleva che me ne occupassi proprio io! Mi chiese di formare un Women Leadership Council scegliendo altre dieci donne rappresentanti di altrettanti paesi per coordinare insieme questo progetto.

A oggi stiamo definendo un piano di sviluppo delle carriere che non prescinda dalla vita personale delle donne, che le ispiri e le motivi a sviluppare i propri talenti e a non abbandonare mai i propri sogni.

La mia azienda mi sta dando l’occasione di mettere in pratica gli incoraggiamenti in cui il presidente Ikeda afferma di credere nel nostro grande potenziale: «È dal “potere morbido” delle donne che sgorga la forza vitale per una nuova società piena di speranza. Quando la saggezza delle donne si diffonde, i luoghi in cui lavorate e anche il vostro ambiente più vicino si colmano di creatività e si genera armonia. È importante costruire insieme una società in cui le donne possano concentrarsi con fiducia e libertà, senza alcuna discriminazione, sui molteplici aspetti dei loro compiti e della loro missione» (NR, 608, 23).

Desidero continuare a crescere professionalmente e contribuire affinché nella nostra società si sviluppi un atteggiamento inclusivo verso la diversità di genere. E per l’attività nella Soka Gakkai… che il gruppo appena formato possa al più presto dividersi ancora!

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