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La strategia del Sutra del Loto - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:47

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La strategia del Sutra del Loto

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Shijo Kingo Dono Gohenji (Hokekyo Heiho no Koto)
Gosho zenshu pag. 1192
Gli scritti di Nichiren Daishonin vol. 4 pag. 193

Ho letto con grande attenzione la lettera nella quale mi descrivi il tuo recente scontro con potenti avversari. Così, infine, ti hanno attaccato! È stata una gioia per me sapere che la tua consueta prudenza e il tuo coraggio, così come la tua salda fede nel Sutra del Loto, ti hanno permesso di uscirne illeso. Quando una persona ha esaurito la propria fortuna, qualsiasi strategia sarà inutile. Quando avrà esaurito i propri benefici, neanche i suoi seguaci la seguiranno più.
Tu sei sopravvissuto perché possiedi ancora fortuna. Inoltre, nel capitolo Zokurui gli dèi celesti promisero di proteggere il devoto del Sutra del Loto. Fra tutti gli dèi guardiani, quelli del sole e della luna ci proteggono visibilmente. Come possiamo dubitare della loro protezione?
In particolare Marishiten[ref]Marishiten: in origine la personificazione dei raggi del sole. È rappresentata come una dea invisibile i cui poteri occulti permettono di sconfiggere un nemico senza essere feriti né catturati.[/ref] serve il dio del sole. Il vassallo Marishiten potrebbe abbandonare il devoto del Sutra del Loto quando il suo signore, il dio del sole, lo protegge? Nel primo capitolo, Taishaku appare con i suoi ventimila dèi minori. Il dio della luna, il dio delle stelle, il dio del sole e i quattro Re celesti erano seduti insieme a diecimila dèi minori. Marishiten doveva essere tra i trentamila presenti alla cerimonia, altrimenti potrebbe essere solo nell’inferno. Sei sfuggito alla morte grazie alla protezione di questa divinità. Essa ti ha reso abile nel maneggiare la spada, mentre Nichiren ti ha donato i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo.
Non avere dubbi: tutti gli dèi proteggeranno coloro che abbracciano il Sutra del Loto. Anche Marishiten abbraccia il Sutra del Loto e quindi aiuta tutte queste persone.
Anche la frase: «Quelli che partecipano alla battaglia sono tutti schierati di fronte»[ref]Citazione della letteratura taoista. Era usata come una formula magica dai soldati cinesi i quali credevano che recitare questa frase mentre disegnavano nell’aria quattro linee verticali e cinque orizzontali con un dito li avrebbe protetti dalle ferite. Questa pratica ritualistica si diffuse in seguito in Giappone e fu ampiamente usata dai samurai del periodo di Kamakura. Con questa frase il Daishonin spiega che il devoto del Sutra del Loto sarà protetto in ogni sua attività.[/ref] è in accordo con il Sutra del Loto che afferma «[…] la cultura, il governo, il linguaggio e la vita quotidiana saranno in accordo con la vera Legge»[ref]Sutra del Loto, cap. 19.[/ref]. Perciò devi raccogliere più che mai il potere della tua fede. Non rimproverare gli dèi se esaurisci la tua fortuna.
Masakado[ref]Masakado: guerriero scelto dal clan Taira che prese il potere nel Giappone orientale. Nel 939 egli si ribellò contro la corte imperiale proclamandosi nuovo imperatore. Ma suo cugino Taira no Sadamori sconfisse le sue forze e lo uccise.[/ref] era conosciuto come un coraggioso generale abile nell’arte della guerra, tuttavia fu sconfitto dalle truppe dell’imperatore. Anche Fan K’uai e Chang Liang[ref]Fan K’uai (m. 189 a.C.) e Chang Liang (m. 168 a.C.): capi militari e strateghi che assisterono l’imperatore Kao-tsu nell’unificazione della Cina e per formare la prima dinastia Han; erano conosciuti per il loro coraggio e la loro lealtà di fronte a numerose difficoltà.[/ref] furono sconfitti. Solo la fede è realmente importante. Non importa quanto forte Nichiren possa pregare per te, se manchi di fede sarà come tentare di accendere il fuoco con un’esca bagnata. Sforzati di raccogliere il potere della fede. Considera prodigiosa la tua sopravvivenza. Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra. Allora, come afferma il sutra, «Tutti i nemici saranno annientati»[ref]Sutra del Loto, cap. 23.[/ref].
Queste auree parole non saranno mai contraddette. Abbi fede in esse con tutto il cuore. L’essenza della strategia e dell’arte della spada derivano dalla Legge mistica. Un codardo non potrà mai ottenere risposta a nessuna delle sue preghiere.
Con profondo rispetto,
Nichiren
23 ottobre

Cenni storici

Questo Gosho è stato scritto il 23 ottobre 1279, poco dopo l’iscrizione del Dai-Gohonzon. Nichiren Daishonin a quell’epoca aveva cinquantotto anni e viveva sul monte Minobu, mentre il destinatario della lettera, Shijo Kingo, aveva circa quarantanove anni. Kingo era da poco rientrato nelle grazie del signore di Ema che, in segno di benevolenza, ne aveva ampliato i possedimenti e in quel momento stava affrontando l’inimicizia dei suoi compagni samurai, gelosi della nuova fiducia che il loro signore aveva riposto in lui. La strategia del Sutra del Loto è stato scritto in risposta a una lettera di Shijo Kingo che informava il Daishonin di essere stato attaccato da nemici ma che fortunatamente era riuscito a sfuggire illeso. In questa risposta, Nichiren Daishonin si congratula per la sua sopravvivenza e lo spinge a rafforzare ulteriormente la fede.
La strategia del Sutra del Loto è tra gli scritti più popolari del Daishonin. Un guerriero, nel tredicesimo secolo a Kamakura, viveva in circostanze molto difficili, tanto che era necessario andare in giro sempre armati, dovendosi aspettare la morte in ogni istante per l’improvviso balenio di una spada sguainata. A Shijo Kingo, che viveva questa realtà, Nichiren Daishonin spiegò la fede in termini di “strategia e arte della spada” e per questo motivo il Gosho è anche conosciuto come La maestria nel maneggiare la spada.

Spiegazione

…la tua consueta prudenza e il tuo coraggio, così come la tua salda fede nel Sutra del Loto, ti hanno permesso di uscirne illeso.

La prudenza, il coraggio e la salda fede permisero a Shijo Kingo di salvare la vita dall’attacco di un altro guerriero. Sono tre qualità da sviluppare per poter risultare vincitori nelle nostre battaglie quotidiane.
È certo che la sola prudenza e il solo coraggio non sono sufficienti per poter trionfare definitivamente sul karma negativo, infatti anche se «Masakado era […] un coraggioso generale abile nell’arte della guerra, […] fu sconfitto». Quindi è giusto concludere che «solo la fede è realmente importante». Chi pratica il Buddismo da un po’ di tempo ne è consapevole e almeno teoricamente sa che se, a causa del karma, «una persona ha esaurito la propria fortuna», qualsiasi strategia possa adottare, pur con prudenza e coraggio, «sarà inutile».
Ciò non significa agire in modo contrario al buon senso, alle regole che scandiscono il ritmo della vita, perché, come ci ricorda il Gosho, quando una persona ha una salda fede, «la cultura, il governo, il linguaggio e la vita quotidiana saranno in accordo con la vera Legge».
Prudenza e coraggio sono due qualità apparentemente quasi contrastanti che vanno conciliate al fine di definirci saggi. Avere coraggio non significa essere imprudenti o impulsivi. Ad esempio rispondere a una provocazione sia essa verbale o fisica, lasciandoci sopraffare dall’emotività, non è un comportamento prudente. In questi casi, come ci ricorda la saggezza popolare, dalla ragione si passa dalla parte del torto. Occorre avere il coraggio di denunciare le ingiustizie ma altrettanto importante è esprimersi in modo “prudente” e non impulsivo, facendo attenzione a non adoperare la stessa violenza usata dal nostro interlocutore. A proposito dell’impulsività nel parlare, Nichiren cita Confucio il quale «pensava nove volte prima di pronunciare una parola».
Sempre nel Gosho è spiegato che un uomo o una donna veramente saggi non si esaltano nella prosperità, ponendo in essere comportamenti imprudenti, offuscati dalla buona sorte del momento, né si lasciano sviare dall’onore, dalla lode o dal piacere (vedi Gli otto venti, SND, 4, 166). Anche nelle circostanze positive dovremmo ricordarci della prudenza. A volte paradossalmente è proprio un “beneficio” o un traguardo finalmente raggiunto, l’inizio del declino. Perché in quel momento smettiamo di puntare all’obiettivo seguente e di costruire il futuro, rimanendo ancorati al passato. Da un certo punto di vista dalla “bellezza” o dal “guadagno” può scaturire il male, la sofferenza, se il nostro modo di considerarle è sbagliato, così come allo stesso modo da una difficoltà o da un ostacolo, se il nostro modo di relazionarci è corretto, scaturirà il bene. Una persona saggia oltre che prudente è anche coraggiosa, pertanto non si lamenterà di fronte al declino, al disonore, al biasimo e alla sofferenza ma le affronterà a testa alta, facendo una severa analisi del proprio comportamento, ma contemporaneamente brandendo la potente spada del Sutra del Loto e, come ci assicura Nichiren nel Gosho, «il cielo sicuramente proteggerà chi non si piega di fronte agli otto venti» (Ibidem).
In conclusione, se da un canto «un codardo non otterrà mai alcuna risposta dalle sue preghiere», dall’altro la prudenza non è mai troppa ed è importante evitare incidenti imprevisti.

Considera prodigiosa la tua sopravvivenza.

È una breve frase, apparentemente interlocutoria, collocata fra due altre frasi spesso citate: «Sforzati di raccogliere il potere della fede» (per una spiegazione dettagliata di questo concetto vedi le lezioni pubblicate sul Nuovo Rinascimento, luglio 1996, aprile 1998, ottobre 2000) e «Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra».
«Considera prodigiosa la tua sopravvivenza» è un invito a risvegliare l’apprezzamento che ogni essere umano dovrebbe avere verso la vita, ad aprire gli occhi sul concetto di riconoscenza e gratitudine verso qualsiasi situazione possiamo affrontare nel presente e quindi verso tutto ciò che accade.
Nell’ultimo capitolo del Mon­do del Gosho si legge:
«Il Sutra del Loto afferma che il Budda ha “poche malattie e poche preoccupazioni” (SDL, 15, 281); dunque anche chi diventa Budda continua ad avere preoccupazioni e sofferenze e naturalmente va soggetto alle malattie. Inoltre proprio perché si dedica alla verità e alla giustizia è destinato a essere assalito da ogni tipo di ostacolo e demone. L’idea che ottenere l’Illuminazione significhi vivere per sempre liberi dagli ostacoli e dalle funzioni negative non fa parte del Buddismo. Piuttosto l’immensa condizione vitale del Budda dà la forza interiore e il potere di affrontare senza paura tali dure prove e di trovare in sé la saggezza e la capacità di agire necessarie per superarle.
«Nella nostra vita la capacità di fare appello a una forte fede per combattere ostacoli come il demone della malattia, senza averne paura ma nemmeno sottovalutandoli, corrisponde alla manifestazione dello stato di Buddità» (MDG, 2, 325-326).
Pertanto qualsiasi cosa accada va considerata prodigiosa, sviluppando quel senso di gratitudine per il presente, per la vita, per l’ostacolo, per le difficoltà, per il fatto di esser vivi, per i nostri genitori e per la società che è la base per costruire un futuro radioso, una vita felice, un beneficio, una gioia, una vittoria, in una parola la nostra Illuminazione e kosen-rufu.
Lottare fino all’ultimo istante, continuare la battaglia qualunque cosa accada, questa è la vera vittoria, in ciò si trova la chiave per la realizzazione della nostra vita.

Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra. Allora, come afferma il sutra, «Tutti i nemici saranno annientati».

La frase che dà il titolo al Gosho è una delle più citate in assoluto. Ma cosa intendeva anzitutto Nichiren con Sutra del Loto?
In senso lato ci sono vari tipi di Sutra del Loto: quello di Shakyamuni, costituito da ventotto capitoli; il Maka shikan di T’ien-t’ai; il Sutra del Loto in sette caratteri cioè Nam-myoho-renge-kyo e infine il cosiddetto Sutra del Loto in ventiquattro caratteri del bodhisattva Mai Sprezzante (Fukyo), costituito dalla frase che questo bodhisattva rivolgeva a qualsiasi persona incontrasse: «Nutro per voi un profondo rispetto, e non oserei mai trattarvi con disprezzo e arroganza. Perché? Perché voi tutti state praticando la via del bodhisattva e conseguirete certamente la Buddità» (SDL, 20, 355).
Ritengo che quando Nichiren afferma che occorre usare la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra si stia riferendo al Sutra del Loto in sette caratteri, cioè a Nam-myoho-renge-kyo, ma anche a quello in ventiquattro caratteri del bodhisattva Mai Sprezzante.
A sostegno di ciò in Sulla profezia del Budda si legge: «Le parole dei ventiquattro caratteri di Fukyo sono diverse dai cinque caratteri di Nichiren, ma lo spirito è lo stesso. Anche il metodo di propagazione è esattamente lo stesso» (SND, 4, 25).
Per capire più profondamente cosa significhi “usare la strategia del Sutra del Loto” analizziamo allora i molteplici significati di questi due tipi di Sutra del Loto.
Consideriamo anzitutto il significato dei sette caratteri che compongono “il Sutra del Loto di Nichiren Daishonin”, cioè Nam-myoho-renge-kyo.
Nam, contrazione fonetica del termine sanscrito namu significa lode, onore, devozione; significa anche “sincera dedizione”. Negli Insegnamenti orali, il Daishonin spiega che questa dedizione deve essere del corpo e della mente, cioè sia dell’aspetto fisico che spirituale della vita: praticare il Buddismo per poi magari agire contro lo spirito dei suoi insegnamenti, non ci porterà effetti positivi. Ne L’offerta del riso bianco si legge: «Nel venerare le divinità e i Budda si è soliti far precedere la parola “Namu” ai loro nomi. Ma qual è il significato di “Namu”? “Namu” è una parola sanscrita che è resa kuei-ming in cinese e kimyo in giapponese. Cosa significa kimyo? Significa consacrare la propria vita al Budda. Alcuni hanno moglie, figli, servi, possedimenti, oro, argento o altri tesori a seconda della loro condizione. Altri non possiedono nulla. Comunque sia, che uno possieda dei tesori o no, la vita è per tutti il tesoro più prezioso. Per questo motivo gli uomini del passato che furono chiamati santi e saggi cosacrarono la loro vita al Budda e conseguirono la Buddità» (SND, 4, 285-286).
Anche il termine Myo-ho ha molteplici significati: myo = mistico o meraviglioso, ho = legge, in sanscrito Dharma. Myo-ho indica anche l’alternanza di morte myo e vita ho e contiene inoltre i significati di “aprire” (la propria vita all’Illuminazione), “essere perfettamente dotati” e “rinascere” o”rivitalizzare”. Ne Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza è spiegato: «Cosa significa myo? È semplicemente la misteriosa natura della nostra vita di momento in momento, che la mente non può comprendere e le parole non possono esprimere. Se guardi nella tua mente in qualsiasi istante, non puoi percepire né un colore né una forma per verificarne l’esistenza. Tuttavia non puoi neanche dire che non esista, poiché pensieri differenti l’attraversano di continuo. La vita è veramente una realtà inafferrabile che trascende sia le parole che i concetti dell’esistenza e della non-esistenza, Non è né esistenza né non esistenza, e tuttavia ha le caratteristiche di ambedue. È la mistica entità della Via di mezzo che è la realtà di tutte le cose. Myo è il nome dato alla misteriosa natura della vita e ho alle sue manifestazioni» (SND, 4, 5-6).
Myo indica anche la natura illuminata della vita, il mondo di Buddità, mentre ho indica gli altri nove mondi.
Renge è il fiore del loto. Nel Gosho si legge: «…il loto è l’unico fiore in cui il fiore e il frutto compaiono simultaneamente. Questa è la ragione per cui fra tutti i fiori egli (il Budda) scelse il loto come simbolo del suo più alto insegnamento: il Sutra del Loto» (SND, 6, 245). Quindi il fiore di loto è una metafora che rappresenta il principio di simultaneità di causa ed effetto. Si dice che il fiore del loto cresca tanto più bello quanto più melmose sono le acque nelle quali nasce. Rappresenta di conseguenza anche la possibilità per ogni essere umano di vincere sul proprio karma negativo e creare valore e felicità da qualsiasi situazione.
I cinque caratteri di Myo-ho-renge-kyo hanno anche una correlazione con le parti del corpo: myo è la testa, ho il collo, ren è il busto, ge è l’addome e kyo gli arti, quasi a ricordare il legame inscindibile fra la Legge, il nostro corpo e la nostra vita che è un tutt’uno con la vita dell’universo.
«Una volta compreso che la tua vita stessa è la Legge mistica, comprenderai che lo è anche la vita di tutti gli altri. Tale comprensione è il mistico kyo o sutra» (Ibidem) scrive Nichiren.
In origine l’ideogramma kyo indicava l’ordito di una stoffa; poi venne a significare il filo del ragionamento logico, infine un insegnamento eccellente che doveva essere conservato e tramandato. Perciò questo carattere venne usato per tradurre il sanscrito sutra, (sermone) che è l’insegnamento della Legge. Poiché ogni Budda insegna la legge parlando, il termine kyo indicò anche la voce di un Budda e pertanto la voce, il suono, il ritmo, la vibrazione della Legge. Nel Gosho Il significato profondo del Sutra del Loto è scritto: «La voce compie il lavoro del Budda, perciò è chiamata kyo», e negli Insegnamenti orali: «Kyo rappresenta il linguaggio e le voci del genere umano. Si dice che la voce compia l’opera del Budda, che è chiamata kyo». Kyo rimanda anche alla pratica della recitazione che sostituisce nell’Ultimo giorno della Legge la meditazione. Il singolo carattere kyo (sutra) è il re dei sutra e tutti gli altri sutra sono compresi in esso. Nel Daimoku del Sutra del Loto Nichiren scrive: «Il singolo carattere kyo contiene i sutra dell’intero universo. È come la gemma che esaudisce i desideri e racchiude tesori di ogni genere, o come l’immensità dello spazio che comprende tutti i fenomeni» (SND, 5, 35).
Quando ci riferiamo alla recitazione di Myoho-renge-kyo normalmente diciamo che recitiamo Daimoku. Daimoku significa titolo ed è infatti il titolo del Sutra del Loto. Nella pratica di ogni giorno quindi recitiamo il titolo del sutra proceduto da Nam. Nel Gosho L’unica frase essenziale Nichiren Daishonin afferma: «Nam-myoho-renge-kyo è solo una frase, ma contiene l’essenza dell’intero sutra […] nel Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, è contenuto l’intero sutra, con tutti gli otto volumi, ventotto capitoli e 69.384 caratteri, senza eccezione […] Ogni cosa ha il suo punto fondamentale e il cuore del Sutra del Loto è il suo Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo. In verità, se lo reciti mattina e sera, stai leggendo correttamente l’intero Sutra del Loto. Recitare Daimoku due volte equivale a leggere due volte l’intero Sutra, cento Daimoku equivalgono a cento letture del sutra e mille Daimoku a mille letture. Quindi, se reciti incessantemente Daimoku, leggerai incessantemente il Sutra del Loto» (SND, 4, 238-239).
Veniamo ora al “Sutra del Loto in ventiquattro caratteri”. Il ventesimo capitolo del Sutra del Loto, Il bodhisattva Mai Sprezzante (Fukyo) contiene l’essenza della pratica buddista e la sua importanza è espressa dall’affermazione del Daishonin nel Gosho I tre tipi di tesori: «La chiave di tutti gli insegnamenti di Shakyamuni è il Sutra del Loto e la chiave della pratica del Sutra del Loto è espressa nel capitolo Fukyo. Cosa significa il profondo rispetto del bodhisattva Fukyo per la gente? Il vero significato dell’apparizione del Budda Shakyamuni in questo mondo sta nel suo comportamento da essere umano. Come è profondo ciò! Il saggio si può definire umano, ma gli sconsiderati non sono nient’altro che animali» (SND, 4, 179).
La chiave della pratica del Sutra del Loto, afferma Nichiren con chiarezza, è la pratica svolta dal bodhisattva Fukyo di rispettare profondamente ogni essere umano inchinandosi alla sua Buddità. Questo è l’esempio perfetto della pratica di shakubuku, in quanto spiega sia l’atteggiamento di rispetto che l’azione di dichiarare l’esistenza della Buddità nell’interlocutore.
Il nome Fukyo significa “colui che non disprezza mai”, ma il suo nome sanscrito originale, Sada­paribhuta, può essere tradotto sia come “mai sprezzante” che come “colui che viene disprezzato”. Fukyo era un uomo comune che svolgeva una pratica estremamente semplice: camminava tra la gente, inchinandosi di fronte a ogni persona come di fronte al Budda. A causa della sua umiltà e semplicità veniva disprezzato dalle persone arroganti, convinte di aver compreso il Dharma meglio di lui, che lo deridevano, lo insultavano, lo scacciavano cercando di bastonarlo e lanciandogli pietre. Egli indietreggiava e raggiunta la distanza di sicurezza, si fermava e riconfermava il suo profondo rispetto per chi lo derideva e insultava.
Il profondo rispetto per la gente praticato da Fukyo è definito nel Gosho «la chiave della pratica del Sutra del Loto» in quanto manifesta perfettamente la ferma convinzione nell’esistenza della natura di Budda dentro la vita di ogni essere umano. Rispettare le persone è il pensiero centrale del Sutra del Loto e deve essere l’asse principale della pratica buddista (MDG, 2, 140). Il Sutra del Loto insegna che tutti sono Budda ed espone una pratica che permette a tutti di divenire Budda. Sviluppando questo concetto, esso insegna il modo di vivere con rispetto per ogni essere umano.
Il fatto che il bodhisattva Mai Sprezzante rispetti profondamente tutte le persone significa che non esiste una persona che non ottenga la Buddità. Non poter capire questo rappresenta l’oscurità innata della vita. “È questa la natura temibile dell’ignoranza o illusione che alberga nelle profondità della vita umana” (MDG, 2, 140-141). Tale rispetto implica e comunica la fiducia nelle possibilità che ciascuno ha di migliorare sé stesso, di comprendere e trasformare “ciò che si vede”, compresi gli aspetti e i comportamenti più negativi.
Comportarsi da essere umano, secondo il Gosho, vuol dire rispettare gli altri indipendentemente da “ciò che si vede”, cioè ricercare attivamente la natura di Budda in sé e negli altri. Una persona che manifesta la Buddità non si riconosce dai poteri sovrannaturali o dai benefici spettacolari che ottiene, ma dal suo comportamento. Lo scopo fondamentale del Buddismo sta nell’attivare la Buddità nei comportamenti, nelle espressioni e nelle azioni reali degli esseri viventi.
È attraverso il comportamento che l’essere umano compie la propria missione e ottiene l’Illuminazione, decidendo istante per istante se abbracciare l’essenza del Sutra del Loto, credendo nella Buddità innata, o rimanere schiavo dell’ignoranza fondamentale. Nel Mondo del Gosho Ikeda afferma: «Dal punto di vista delle tre vie di fede, pratica e studio, credere fino in fondo nella natura di Budda di tutte le persone significa “fede” nel Sutra del Loto e nel Gohonzon. Lo stesso vale per la “pratica”. Recitiamo Gongyo e Daimoku per manifestare la nostra natura di Budda e, cosa della massima importanza, propaghiamo la dottrina in modo che anche gli altri possano manifestare la propria. E infine lo “studio” consiste nello studiare la filosofia del sincero rispetto per la vita di tutti gli esseri umani» (MDG, 1, 143).
Il bodhisattva Mai Sprezzante sostiene che tutti gli esseri umani hanno la natura di Budda e che abbracciando il Sutra del Loto avrebbero ottenuto la Buddità; perciò disprezzare una persona è disprezzare un Budda. La sua pratica è quella di venerare tutti. Egli venerava anche coloro che non credevano nel Sutra del Loto perché anch’essi avevano la natura di Budda e un giorno avrebbero avuto fede. A maggior ragione bisogna venerare coloro che abbracciano il sutra.
Nel Prolungamento della vita si legge che grazie al suo modo di comportarsi Fukyo trasformò il suo karma immutabile e prolungò la sua vita, proprio grazie alla pratica del rispetto (vedi SND, 4, 88). Il beneficio del prolungamento della vita deriva pertanto anche dal comportarsi con compassione e quindi è vitale che chi pratica il Buddismo non commetta l’errore descritto da Nichiren nelle Quattordici offese: «Nel quarto volume del Sutra del Loto si legge: “La colpa di pronunciare una sola parola sprezzante contro chi abbraccia e predica il Sutra del Loto, che sia un monaco o un laico, è più grave della colpa di insultare direttamente il Budda Shakyamuni per un intero kalpa“. Afferma anche: “[Se uno vede una persona che abbraccia questo sutra e cerca di denunciarne le colpe, sarà colpito in questa esistenza dalla lebbra bianca], che dica la verità o no”. Perciò tieni a mente queste parole e non dimenticare che coloro che abbracciano il Sutra del Loto non devono insultarsi l’un l’altro, perché chi ha fede nel Sutra del Loto diventerà sicuramente un Budda e chi insulta un Budda commette una colpa» (SND, 5, 173-174).
Tornando al testo che stiamo studiando, quando citiamo la frase: «Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra» ci riferiamo spesso unicamente alla recitazione del Daimoku, ma se poi non l’accompagnamo con il tipo di comportamento spiegato nel capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante non potremo ottenere il risultato di cui parla il Gosho, cioè “annientare tutti i nemici”. Anche se è vero che, quando si recita veramente Daimoku «con tutto il cuore» – cioè, come spiega Nichiren in questo Gosho, credendo incondizionatamente nella nostra capacità di manifestare la Buddità quindi nella nostra capacità di vincere qualsiasi difficoltà – si tende in maniera spontanea a provare rispetto, fiducia e apprezzamento anche nei confronti delle altre persone.
In conclusione ricordiamoci che prima di disperarci, prima di qualsiasi impresa, prima di intraprendere qualsiasi azione, sarebbe opportuno rivolgersi al Gohonzon per attingere alla natura illuminata che esiste nella nostra vita. Poi dopo aver recitato Daimoku tuffiamoci nel mondo, agendo in armonia con “il comportamento da essere umano”, che viene insegnato nel capitolo del Sutra del Loto Il bodhisattva Mai Sprezzante. Allora potremo star certi che: «Tutti i nemici saranno annientati».

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