Gli insegnamenti buddisti devono essere l’eterno punto di riferimento nella pratica individuale. Di fronte a qualsiasi problema, ricordarsi di seguire la Legge, e non la persona, è fondamentale
Redazione: In tutta Italia, recentemente, si sono svolte riunioni generali per rilanciare le attività dell’Istituto Buddista Italiano. Per quelle occasioni, il presidente Ikeda ci ha inviato un messaggio nel quale, tra le altre cose, ci chiede di “costruire la famiglia italiana di myoho”. Vogliamo approfondire il significato di questa affermazione?
Nakajima: Prima di tutto l’attività buddista – non mi stancherò mai di ripeterlo – deve essere fatta sulla base del rispetto per ogni singola persona. Il nostro cuore deve avvicinarsi a quello del Daishonin, non deve succedere che ogni persona interpreti il Buddismo a modo suo. Dobbiamo avvicinare il nostro cuore alla Legge mistica.
Cosa intende sensei per “famiglia italiana di myoho”? Vuol dire che sulla base della Legge mistica dobbiamo creare una relazione famigliare tra tutti i praticanti. Una relazione famigliare indica un legame molto stretto, molto sincero, all’interno del quale non ci sono interessi di alcun genere, non ci sono nemici, ma c’è tranquillità, fiducia, calore, amore. In poche parole: tutto quello che c’è di buono negli esseri umani. Noi tutti abbiamo vite e personalità diverse, ma in base alla Legge mistica abbiamo una stessa componente: la Buddità.
Potremmo anche dire che è un legame ideale come quello che verrebbe a crearsi una volta realizzato kosen-rufu, ma kosen-rufu non si può realizzare se non c’è tra noi questo legame.
Perciò – partendo dalla differenza di cui ognuno di noi è portatore – dobbiamo creare questa relazione, non teorica o a parole, ma reale, basandoci sul Gohonzon. Disprezzando gli altri questo legame non si creerà mai.
Il rispetto si costruisce attraverso il dialogo. Il presidente Ikeda, a proposito del dialogo, afferma: «Il dialogo è come lo specchio che ci permette di conoscere noi stessi e gli altri. Dialogare significa rompere il guscio della propria vita ed espandere la propria condizione vitale». Ciò vuol dire che se non c’è confronto con gli altri non riesco neanche a capire bene me stesso. Dentro la Soka Gakkai esiste questa possibilità di confronto continuo con gli altri che è fondamentale per la nostra crescita, per questo dico che fuori dalla Soka Gakkai è difficile praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin.
Il presidente Ikeda, quindi, con “la famiglia italiana di myoho” ci chiede di creare un forte legame ritornando al rispetto fondamentale che ci deve essere tra noi e utilizzando la differenza di cui ognuno di noi è portatore. Questo io immagino e sento voglia dire il presidente Ikeda.
Redazione: In Italia spesso il concetto di “famiglia” porta con sé alcuni aspetti negativi: la famiglia è vista come una forma di oppressione, anche la mafia è chiamata “famiglia”…
Nakajima: Noi cerchiamo di vedere quelli che dovrebbero essere gli aspetti normali di una famiglia, cioè quelli positivi, ma quando c’è il degrado della società, molti aspetti negativi diventano quasi normali. Ognuno poi ha l’esperienza della sua famiglia, ma ripeto noi ci rifacciamo a quei valori di cui parlavo prima.
C’è molto individualismo negli italiani, che da una parte è un bene perché c’è creatività, ma dall’altra porta con sé una certa difficoltà nel creare armonia, nel comprendere il valore degli altri, nell’accettare la differenza. Da ciò deriva che ognuno prende a modo suo il senso delle parole, in questo caso del termine “famiglia”. Negli italiani c’è una grandissima spinta e forza individuale, per questo se riusciamo a creare la “famiglia di myoho” potremo realizzare qualcosa di veramente straordinario.
Redazione: Non crediamo che il presidente Ikeda pensi la famiglia di myoho come qualcosa di oppressivo, pieno di vincoli, regole etc.
Nakajima: Ognuno si deve sentire liberissimo, ma in base alla Legge mistica. Finché la Legge mistica è al centro di tutto non ci sarà alcun problema.
Redazione: Oggi sembra che molti membri abbiano perso il rapporto di fiducia con l’Istituto.
Nakajima: Posso capire, ma mi chiedo: «È così facile perdere la fiducia?». Che cosa abbiamo capito fino a oggi? Quando si entra nella Soka Gakkai, si può comprendere fin dall’inizio che la pratica buddista è Gongyo, Daimoku, shakubuku e studio. Ma non si deve pensare di aver già capito tutto di Buddismo. Per comprendere più profondamente dobbiamo mantenere uno spirito di ricerca sempre vivo e mettere in pratica ogni giorno l’insegnamento buddista. Questo dovrebbe essere l’atteggiamento di chi si avvicina a qualcosa che non conosce e che dobbiamo mantenere costante per tutta la vita.
Quindi se una persona capisce non perde facilmente la fiducia, ma – se ha capito male – la responsabilità è anche di chi ha insegnato male. Io, personalmente, mi sento tanta responsabilità in questo senso. Da adesso in poi, quindi, cerchiamo di capire insieme e realizzare nella vita quotidiana l’insegnamento del Daishonin. In un certo senso noi dobbiamo risvegliarci a quello che è il significato della nostra vita attuale: per fare questo dobbiamo sempre tornare alla sorgente, al Gohonzon e all’insegnamento del Daishonin. Bisogna affidarsi alla Legge, non alle persone.
Il presidente Ikeda nel messaggio ci chiede una cosa molto precisa: di sostenerci l’uno con l’altro supplendo alle nostre reciproche mancanze.
Redazione: La fiducia si dà dopo aver sperimentato che un qualcosa merita fiducia oppure si dà prima, a prescindere?
Nakajima: Si dà prima: se pensi di darla dopo non avremo mai fiducia in nessuno. Per esempio dobbiamo aver fiducia che i nuovi responsabili siano tutti in grado di portare avanti il loro compito, è sufficiente dar loro indicazioni e stimoli corretti. Poi sono loro che devono decidere di assumersi fino in fondo quella responsabilità: è la loro decisione che li rende responsabili. Ma lo stimolo, la spinta, la fiducia la devo dare io a priori.
Poi, comunque, dobbiamo portare avanti insieme l’attività, perché ognuno di noi deve sempre confrontarsi con gli altri, deve verificare se stesso con gli altri ed essere sostenuto dagli altri. La nostra forza reale è il sostegno reciproco che ci offriamo. Sono convinto che, anche inconsciamente, tutti sappiano che la loro felicità è inseparabile da quella degli altri.
In Italia ogni membro della Soka Gakkai deve imparare a praticare questo Buddismo esattamente come ha insegnato il Daishonin. Prima di tutto ci deve essere questa decisione. Il riferimento è il Gosho, e il nostro maestro Daisaku Ikeda che ci sta aiutando a valorizzare il Buddismo del Daishonin. Abbiamo precise indicazioni dei nostri maestri. Se usiamo bene il Buddismo, anche il comportamento diventa corretto, e a quel punto anche l’unità viene a crearsi naturalmente.