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La pace parte da me - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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La pace parte da me

«Niente è più prezioso della pace. Niente porta maggiore felicità»

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«Niente è più prezioso della pace. Niente porta maggiore felicità»

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Per il mondo intero
(D. Ikeda, Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, esperia, pag. 69)

«Se vi preoccupate anche solo un po’ della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l’ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese»

(Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, RSND, 1, 25)

Se ci sta a cuore la nostra sicurezza dovremmo anzitutto pregare per la pace e la sicurezza della società in cui viviamo.
La sicurezza personale non è qualcosa che si può costruire isolandosi. Affinché ognuno di noi abbia una vita sicura, è cruciale che nell’ambiente naturale e nella società in cui viviamo ci siano pace e stabilità. Perciò se davvero ricerchiamo la sicurezza personale dobbiamo andare oltre il nostro piccolo io dominato dall’egoismo e lavorare per costruire la pace e la sicurezza della società, in altre parole la «tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese».
Il fatto che il Daishonin usi l’espressione «tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese» dimostra che non si stava preoccupando solo della sicurezza di un singolo Stato, ma stava ricercando la pace per il mondo intero.

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Allontanare la violenza dalla nostra interiorità
(A. Pérez Esquivel e D. Ikeda, La forza della speranza, esperia, pag. 198)

Pérez Esquivel: Molti mi domandano se sia possibile la pace in un mondo devastato dalle guerre. È la domanda che pongono a se stessi e agli altri, guardando con stupore e timore ciò che accade nei momenti in cui la guerra sembra essere l’unica via, senza altre possibilità. Si interrogano se la pace non sia un’utopia o il sogno irraggiungibile ­dell’umanità.
Abbiamo bisogno di ricreare lo spirito e la coscienza per liberarci e poter costruire la cultura della pace, allontanando dalla nostra interiorità la violenza che ci soggioga.

Ikeda: È proprio questa la rivoluzione umana. Il punto decisivo di svolta per passare dalla violenza alla pace è esattamente questo rinnovamento e questa trasformazione che l’essere umano deve avviare dentro di sé.
Parallelamente, si può cambiare rotta passando dalla violenza alla pace quando tra gli esseri umani si creano legami di solidarietà basati sull’umanesimo.
La solidarietà emerge come una forza capace di trasformare la civiltà e far sì che in essa predomini la pace. Inoltre, genera un’ispirazione reciproca tra le persone, così potente che permette la loro trasformazione spirituale.
Tsunesaburo Makiguchi diceva: «Bisogna concentrare lo sguardo sull’essere umano. Bisogna dare speranza alla gente».
Sosteneva la necessità di stabilire un umanesimo autentico, radicato sul rispetto della dignità della vita, e proponeva di costruire una solidarietà umana orientata verso la pace, sulla base della non violenza e dell’amore compassionevole.

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Impegnarsi nell’educazione alla pace
(D. Ikeda, NR, 290, 11)

Il dialogo e l’educazione alla pace possono contribuire a liberare i cuori dall’intolleranza e dal rifiuto degli altri. Le persone devono prendere coscienza di una semplice realtà: non abbiamo altra scelta che coabitare su questo pianeta, insieme a tutti gli altri “passeggeri”.
La chiave per creare la pace è in mano alle generazioni più giovani. Nessuno è nato per odiare gli altri. Pregiudizi e atteggiamenti discriminatori si radicano durante il processo di crescita per diventare adulti, via via che ai giovani viene inculcata la paura e l’odio dell’”altro”. Lo so per esperienza, avendo trascorso la giovinezza in mezzo alle oscure e violente pressioni di una società dominata dal militarismo.
Ognuno può impegnarsi nell’educazione alla pace. Anche semplicemente trovando il tempo di parlare della dignità della vita e dell’eguaglianza di tutte le persone con i bambini e i giovani che incontriamo nella nostra vita, nelle nostre famiglie e comunità. Non dobbiamo mai sottovalutare l’effetto di questi sforzi apparentemente piccoli.

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La strada del dialogo
(D. Ikeda, BS, 130, 51)

Un’attesa passiva non porterà alla pace. Occorre darsi da fare, con energia e concentrazione. L’ “arma” più potente di chi aspira a creare la pace è il dialogo, il rifiuto di abbandonare la capacità di usare il linguaggio, capacità che ci rende umani. Il dialogo e la comunicazione – qualunque sia il loro effetto immediato – sono di per sé un atto di fede nella nostra umanità. È a questa fede che dobbiamo incessantemente lavorare, per rafforzarla e riconfermarla.
Lo strenuo sforzo per capire ed essere capiti richiede che ciascuno di noi ritorni alla sorgente più profonda della propria umanità, al di là delle differenze di storia, cultura o credo.
Perché è proprio lì – e nelle semplici aspirazioni della vita quotidiana – che troveremo le risposte alle sfide, apparentemente impossibili, che abbiamo davanti.

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