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La fiamma dell’educazione - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:35

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La fiamma dell’educazione

La visita dei rappresentanti dell’Università del Nord-ovest e dell’Accademia delle Arti di Dunhuang offre a Daisaku Ikeda l’opportunità di riflettere sulla saggezza millenaria della cultura cinese a cui fa riferimento spesso anche Nichiren Daishonin

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La visita dei rappresentanti dell’Università del Nord-ovest e dell’Accademia delle Arti di Dunhuang offre a Daisaku Ikeda l’opportunità di riflettere sulla saggezza millenaria della cultura cinese a cui fa riferimento spesso anche Nichiren Daishonin

«L’unità è forza. L’unità significa vittoria» affermò una volta il premier cinese Zhou Enlai (1898-1976), il quale disse anche: «Dovete fare tutto il possibile per trovare una via d’uscita… Il fattore decisivo è la vostra determinazione a fare del vostro meglio». Trovo che sia assolutamente vero.
Vorrei condividere con voi anche alcune riflessioni di Charlie Chaplin (1889-1977), il quale disse: «Chi non si cura della situazione politica nasconde la testa sotto la sabbia. È da folli comportarsi così, perché la politica è la cosa più importante». In altre parole, finché siamo parte della società non possiamo ignorare la politica, ma dobbiamo osservare con attenzione il governo e i vari leader. I maggiori pensatori e attivisti in tutto il mondo sottolineano questo punto.
La Soka Gakkai ha raggiunto una crescita fenomenale, diventando un’organizzazione di dimensioni internazionali. Nessuno avrebbe immaginato che ci saremmo sviluppati così e oggi, qui in Giappone, la Soka Gakkai è divenuta un “pilastro” della società. Questo è anche uno dei motivi per cui siamo guardati con gelosia.
Victor Hugo (1802–85), uno dei giganti della letteratura, scrisse: «Egli fa male a chi gli ha fatto del bene. Cos’è una persona gelosa? Un ingrato». E scrisse anche: «Che persona è colui che si vendica per il beneficio ricevuto?». Nonostante – o meglio, proprio perché – ci stiamo adoperando per il bene, incontriamo la gelosia e il risentimento di gente corrotta e senza scrupoli o siamo calunniati da persone ingrate. Questa è una realtà immutabile della società dell’uomo.
Nella primavera di diciotto anni fa, alla sede del quotidiano Seikyo Shimbun qui a Tokyo, ricevetti un giovane leader cinese che brillava di una luce speciale. Quel giovane si era impegnato in modo ammirevole per il benessere dei suoi concittadini a Lanzhou, sede dell’Università Normale del Nord-ovest. Il suo viso rispecchiava le sue virtù interiori. I nostri sguardi s’incrociarono e ci stringemmo la mano. Quel giovane leader è oggi il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao. Ho incontrato una seconda volta il presidente Hu cinque anni fa e fummo entrambi lieti di poter rinnovare la nostra conoscenza intavolando un dialogo sulle prospettive di pace in Asia e i legami di amicizia tra Giappone e Cina. Durante quel secondo incontro, dissi: «Sarà la passione dei giovani a determinare la ‘temperatura’ del mondo. Se la passione si raffredda, la gente rimarrà congelata».
L’Università Normale del Nord-ovest in origine fu fondata a Pechino nel 1902. Ma a seguito della terribile invasione giapponese fu trasferita a Lanzhou, a oltre mille chilometri di distanza. I docenti e il personale universitario misero in gioco la propria vita per proteggere la fiamma dell’educazione. Senza lasciarsi fermare dai difficili problemi che si trovarono di fronte, i nobili predecessori dei nostri ospiti [Il presidente Ikeda, si sta riferendo al rettore e ad altri esponenti dell’università presenti in sala, insieme al pro rettore dell’Accademia delle arti di Dunhuang, n.d.r.], senza rimpianti e senza pessimismi, si impegnarono a erigere una magnifica costruzione del sapere in una terra selvaggia.
In una celebre antica opera cinese, lo Han Fei Tzu, si dice: «Una persona decisa a morire con coraggio è capace di vincere su dieci persone; dieci persone decise a morire con coraggio possono vincere su cento; cento persone decise a morire con coraggio possono vincere su mille; mille persone decise a morire con coraggio possono vincere su diecimila; e diecimila persone decise a morire con coraggio possono conquistare tutto quello che si trova sotto il cielo». Trovo che sia assolutamente vero. La vittoria parte sempre da un singolo individuo che si impegna con tutto se stesso, una persona che lavora con dedizione altruista per una causa. Questa è una regola eterna.
Due di queste persone furono Chang Shuhong (1904–94), stimato custode dei tesori di Dunhuang, e sua moglie, l’artista Li Chengxian.
[Chang Shuhong fu un famoso artista che si dedicò alla conservazione dell’arte di Dunhuang e a farla conoscere nel mondo. Quando era direttore dell’Accademia di Dunhuang, ebbe uno scambio con il presidente Ikeda e il testo dei loro dialoghi fu pubblicato col titolo Lo splendore di Dunhuang. Dunhuang, situata nella regione desertica della provincia di Gansu, un tempo fu un fiorente centro buddista lungo la Via della Seta, e vi si conservano ancora molti antichi dipinti rupestri e altri ritrovamenti, n.d.r.]
Quale fu la forza fondamentale che diede impulso a Dunhuang, lo splendido gioiello lungo la Via della Seta? I due artisti cinesi e io, condividevamo l’opinione che questo tesoro fosse stato creato dalla forza della fede di anonime persone comuni.
L’arte di Dunhuang non fa parte della tradizione aristocratica di corte e non è mera decorazione di templi voluta da qualche prete corrotto. A Dunhuang sono stati ritrovate opere d’arte create dalla fatica amorevole di artisti senza nome. Malgrado le dure condizioni del deserto in cui vivevano, essi trassero ispirazione dalla fede buddista e crearono dipinti grazie a una fiamma creativa e appassionata che bruciava in loro. Per questo la loro arte continua a brillare di uno splendore senza tempo e cattura ancora il cuore e la fantasia a oltre mille anni di distanza.
Oggi voi, miei amati amici, lavorate per kosen-rufu con dedizione sincera giorno dopo giorno, allo scopo di portare maggiore prosperità sociale e pacificare il mondo. Vi state impegnando senza sosta, incontrando persone, parlando con loro dal profondo del cuore e invocando la verità e la giustizia. Credo fermamente che con questo impegno stiate costruendo castelli di pace indistruttibili, castelli di umanità, di persone, di gioventù e di vittoria. Spero che anche voi ne siate convinti e viviate con ottimismo e fiducia. Un brillante futuro vi attende.
Nell’ottobre 2002 l’Università Normale del Nord-ovest ha celebrato il centenario della sua fondazione con una grande festa. Alla cerimonia ufficiale il fisico cino-americano e premio Nobel, T. D. Lee nel suo discorso ha notato che il mondo sta entrando in un’epoca caratterizzata dalla competizione tra risorse umane. Trovo che sia un’osservazione molto giusta. Nella Geografia della vita umana, scritta cent’anni or sono dal fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, questi avanzava la visione di un mondo che ricercasse la competizione umanistica invece di quella militare ed economica, un mondo in cui persone, organizzazioni e nazioni facessero a gara per contribuire al benessere dell’uomo.
L’antica opera cinese Chan-kuo T’se (Intrighi degli stati guerrieri) dice: «Se il disordinato attacca l’ordinato, attira su di sé la rovina. Se il male attacca il bene, attira su di sé la rovina. Se il privo di principi attacca chi ne ha, attira su di sé la rovina». Sono parole di buon senso.
Il regno umano è caratterizzato da un’eterno duello tra giusto e sbagliato, tra bene e male. Per questo è assolutamente necessario allargare sempre di più la nostra alleanza di persone capaci dedite alla causa del bene, per poter sopraffare e sconfiggere il male e le ingiustizie. E sempre per questo dobbiamo parlare con coraggio per difendere la verità e la giustizia.
«Se non parla per paura della morte, non è un uomo coraggioso» (SND, 6, 156) ricorda Nichiren Daishonin, citando le sagge parole di un antico testo cinese.
«La voce svolge il lavoro del Budda» (GZ, 708). Queste parole importanti, sempre citate dal Daishonin, sono di del maestro cinese Chang-an, discepolo del grande T’ien-t’ai.
Dunque, fin dai tempi antichi, il Giappone ha imparato dalla cultura e dalla filosofia della Cina e anche Nichiren Daishonin molto spesso fa riferimento nei suoi scritti a famosi testi cinesi.
Lo spirito cinese è vasto e profondo. La Cina continuerà a svilupparsi più che mai nei prossimi cinquanta e cento anni. Mantenere saldi legami d’amicizia con questo paese è estremamente importante per il Giappone e questa era anche l’opinione del primo e del secondo presidente della Soka Gakkai.
Il Fiume Giallo, culla di civiltà, scorre maestoso lungo il campus dell’Università Normale del Nord-ovest. Il suo corso copre una distanza impressionante, 5.000 chilometri. Pare che l’acqua che sgorga dalla sorgente a scorrere lungo le vaste distese della Cina impieghi circa un mese a raggiungere il mare.
Tra un mese circa, celebreremo l’anniversario della fondazione della Soka Gakkai. Divertiamoci a svolgere le nostre attività e raggiungiamo il successo in ogni nostra iniziativa per la vittoria della gente.
Vincere porterà gioia a tutti quanti. Come membri della Gakkai, avanziamo con allegria e con fiducia.
Vorrei far conoscere ai sinceri discepoli della Divisione giovani le parole del premier cinese Zhou Enlai: «Se i nostri giovani amici riuscissero a disperdersi in mezzo alle masse e a raggiungere ogni angolo del paese, la nostra forza sarebbe invincibile». Queste parole descrivono esattamente l’opera della Soka Gakkai e quando incontrai il premier a Pechino, il 5 dicembre 1974, egli mostrò la massima fiducia e grandi aspettative per la nostra organizzazione. Zhou Enlai disse anche: «Questo è il tipo di coraggio che dobbiamo avere. Oggi stiamo per vincere in tutto il paese e un grande nuovo giorno sta sorgendo per noi». Il nostro spirito è lo stesso. Siamo coraggiosi e consideriiamo questa vittoria un successo personale!
Oggi sono con noi anche alcuni membri della SGI-USA. In un discorso pronunciato al Centro culturale di Denver, nel gennaio 2000, Arun Ghandi, nipote del Mahatma Gandhi e fondatore dell’Istituto M. K. Gandhi per la nonviolenza, disse che chi intraprende un’azione con sincerità può ispirare innumerevoli altri a seguire il suo esempio. Se i leader non riescono a ispirare altre persone che li seguano vuol dire che ancora non si stanno impegnando con la massima serietà e dedizione.
Gandhi (1869–1948), padre dell’indipendenza dell’India, disse: «A prima vista può sembrare che le persone di natura violenta si facciano largo nella vita. Eppure, con un minimo di riflessione ci si rende conto che quando la spada della violenza si abbatte, può darsi che finisca anche sul proprio collo». E aggiunse: «Le nazioni non sono sostenute né dalla ricchezza né dagli eserciti, ma solo dalla giustizia». Ciò che vale di più per un essere umano non sono la ricchezza o il prestigio ma l’integrità e la sincerità.
Platone (c. 428–348 a.C.) scrisse: «L’uomo che dimostra di essere il più malvagio sarà anche il più miserabile». Coloro che tessono complotti meschini e intrighi maligni arriveranno a una fine squallida.
La prima deputata di sesso femminile al Congresso degli Stati Uniti, Jeannette Rankin, era solita dire a se stessa: «Vai! Vai! Vai!» Così incitava se stessa ad agire, a progredire sempre. E facendo di queste semplici parole il proprio motto, quella donna coraggiosa aprì una nuova epoca.

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