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La città di Firenze premia Gorbaciov - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:29

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La città di Firenze premia Gorbaciov

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Le vie di Daisaku Ikeda e Michail Gorbaciov si sono incontrate di nuovo. Tra scrosci di applausi, in un gremito Salone dei Dugento a Palazzo Vecchio a Firenze, sotto gli sguardi fieri ed emozionati di istituzioni, cittadini e tanti rappresentanti della Soka Gakkai. «S. Pax et Defensio Libertatis» – liberamente tradotto dal latino “pace e difesa della libertà” – questo è il destino comune di Ikeda e Gorbaciov, e questi sono i valori impressi sul Sigillo della pace di cui entrambi sono stati insigniti da Firenze [la città ha già emesso una delibera a favore del conferimento del Sigillo della pace al presidente della SGI, ma la consegna è stata rimandata a quando Ikeda potrà riceverlo di persona a Firenze, n.d.r.].
Sabato 29 maggio il sindaco Leonardo Domenici ha voluto consegnare all’ex presidente dell’Unione Sovietica, da dieci anni anche cittadino onorario di Firenze, uno dei riconoscimenti più importanti, che risale alla tradizione fiorentina dal quindicesimo secolo – quando questa medaglia d’argento venne adottata dai Conservatori di legge della magistratura della Repubblica fiorentina – e che l’ultimo a ricevere è stato il papa Giovanni Paolo II.
Una cerimonia al contempo solenne e cordiale, riscaldata dalle parole sentite dei maggiori rappresentanti delle istituzioni locali, dall’emozione e dai sorrisi che illuminavano i visi dei partecipanti. «Voglio ricordare che la città di Firenze ha consegnato il Sigillo della pace anche al presidente della Soka Gakkai internazionale Daisaku Ikeda, che insieme a Gorbaciov ha scritto un libro sui temi della pace e dell’avvenire dell’umanità [Le nostre vie si incontrano all’orizzonte, ed. Sperling & Kupfer, n.d.r.] – ha detto il sindaco Domenici – introducendo il discorso di Andrea Bottai, vice direttore della Soka Gakkai.
E Bottai si chiede: «Cosa sarebbe stato il mondo senza Gorbaciov?». Secondo Bottai il pensiero del nuovo umanesimo per cui Gorbaciov ha combattuto, è perfettamente in sintonia con il pensiero buddista, nel valorizzare la gente comune. «Il motivo principale per cui è un onore testimoniare il conferimento di questo sigillo – spiega Bottai – sta in un valore importante, ovvero il coraggio di portare avanti fino in fondo i propri ideali anche se questo può costare il proprio potere, la propria posizione e quasi anche la propria vita. Rinunciare ai propri privilegi per il bene più grande degli uomini e della giustizia è un grande valore che, in un momento come questo in cui c’è disaffezione verso gli ideali e il cinismo avanza, è di esempio per le generazioni future».
«Siamo convinti – ha aggiunto Michele Gesualdi presidente della Provincia di Firenze – che la pace si costruisca con le azioni positive individuali e di massa. È prezioso l’impegno e la testimonianza di uomini come Gorbaciov che hanno saputo operare per il bene e farsi ascoltare in ogni parte del mondo dando forte speranza a quanti, come noi, sognano un mondo diverso».
«La pace va costruita con azioni quotidiane sul terreno della difesa del pianeta, del patrimonio culturale, della coesione sociale e della giustizia – è invece la proposta lanciata dal presidente della Regione Claudio Martini. – Scegliendo libertà disarmo e cooperazione, Gorbaciov ha contribuito a cambiare la storia del mondo e a costruire la nuova Europa».
Poi squillano le trombe, gli applausi per un attimo smettono di risonare e Gorbaciov inizia il suo discorso. Il padre della perestrojka – e premio Nobel per la pace nel 1990 – si è dimostrato preoccupato per i problemi della povertà e della salute del pianeta, ma, ha detto «non bisogna provare panico di fronte alle nuove sfide bensì imparare dall’esperienza». E lui, riuscendo a fermare la corsa agli armamenti nucleari, ha sicuramento dimostrato quanto sia possibile bloccare anche tragedie che sembrano inarrestabili.

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A Torino una riflessione sul tema della pace

La città della Mole Antonelliana (dal 7 al 9 maggio) ha ospitato una tre giorni di incontri e spettacoli relativi al tema della pace. Al forum, con alcune associazioni impegnate nel campo dei diritti umani, si sono avvicendate le proiezioni di tre video tematici: A Quiet Revolution, di C.Taylor vincitore del premio Emmy Award Winning Director, Daisaku Ikeda: l’uomo in collaborazione con il Simon Wiesenthal Center di Los Angeles e Guerra di Pippo Delbono, vincitore del premio David di Donatello 2004 come “miglior documentario”. A seguire spettacoli musicali e teatrali. Evento centrale di questa kermesse è stato l’allestimento della mostra fotografica The Human Revolution, incentrata sul pensiero di pace di Daisaku Ikeda. Il percorso per immagini è stato organizzato in modo tale da rendere il visitatore consapevole che anche “il singolo” può essere protagonista di un cambiamento profondo.
La mostra, realizzata con il contributo di dodici differenti staff dell’Istituto Buddista Italiano ha coinvolto più di duecento persone. Durante la cerimonia d’inaugurazione sono intervenuti, in rappresentanza della Provincia di Torino, il presidente Mercedes Bresso e l’assessore alla Cultura Walter Giuliano, per il Comune di Torino il presidente della Settima Circoscrizione Luciano Barberis e per la Regione Piemonte la dottoressa Boffa. Un messaggio è arrivato anche dall’assessore alla Cultura Giampiero Leo che, il giorno seguente, ha presentato alla Fiera del Libro di Torino i dialoghi fra Ikeda e lo studioso musulmano Tehranian dal titolo Civiltà globale.

 

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Gorbaciov incontra i giovani al Centro culturale di Firenze

Sole caldo e radente in un tardo pomeriggio primaverile. Al Centro culturale di Firenze si respira un’aria di trepidante attesa. Michail Gorbaciov è stato invitato a tenere un discorso alla riunione nazionale dei Leonardo (i giovani fra i diciotto e i venticinque anni).
«Ci siamo, sta arrivando». Uno sparuto gruppo di persone lo attende alla fine del viale dei cipressi. Mitsu-hiro Kaneda che lo aveva già incontrato tre anni fa a Roma in occasione della presentazione dei suoi dialoghi con Ikeda, lo saluta e gli presenta Tamotsu Nakajima, nuovo direttore dell’Istituto Buddista, che gli porge il messaggio di Daisaku Ikeda: «I miei più calorosi saluti. Evviva al più grande leader mondiale nonché amico di cui nutro profondo rispetto».
Gorbaciov sorride, afferra il foglietto con il messaggio e lo mette nella tasca interna della giacca, vicino al cuore. La piccola folla gli fa cerchio e lo segue verso la sala della riunione gremita di giovani. Un lunghissimo applauso accoglie l’ospite d’eccezione che sorride e saluta i giovani spettatori.
«Trovarmi qui oggi con voi mi fa tornare in mente la mia visita in Giappone all’Università Soka. Il vostro entusiasmo è pari a quello degli studenti giapponesi. Ricordo che il professor Ikeda si tolse la giacca e la lanciò in aria invitando tutti a fare lo stesso. Se volessimo farlo stasera, la maggior parte di voi resterebbe a torso nudo». Il suo sorriso abbraccia tutta la sala, le sue parole di incoraggiamento arrivano dirette al cuore di questi giovani.
«Ho incontrato più volte Daisaku Ikeda e dalle nostre conversazioni è nata l’idea di scrivere i dialoghi. Io sono un politico, ho dedicato cinquant’anni alla politica e dialogare con un buddista per me è stato difficile, ma quello che mi ha spinto a scrivere il libro è stata l’idea che nelle religioni ci sono concetti che dovrebbero aiutare gli esseri umani a capire cosa succede nel mondo, a capire i valori universali. La politica non deve rinunciare all’etica. Tutti noi siamo interdipendenti, ognuno deve rispettare la scelta degli altri. Senza la molteplicità culturale non si costruisce un mondo stabile e moderno. Dagli anni Novanta in poi si stanno manifestando fenomeni di cinismo. I politologi e i ricercatori sostengono che la morale e la politica sono inconciliabili. Sono del parere che il mondo di oggi ha bisogno di una politica che riunisca la gente e per questo deve essere basata su principi etici». E prosegue parlando dell’attuale situazione in Iraq e dei pericoli di uno scontro di religioni e di civiltà ma «non dobbiamo permettere che questo accada, siamo tutti inquilini legittimi del pianeta Terra».
Non si sente volare una mosca, l’attenzione della platea è totalmente assorbita nelle sue parole piene di incoraggiamento. Ricorda infine due grandi della letteratura russa, «Tolstoj affermava: “Non riconosco il progresso che rigetta l’oriente”, inteso come patrimonio del mondo antico orientale e il poeta Voznesenskij ha detto che “qualsiasi progresso è reazionario se crolla l’uomo”».
Tamotsu Nakajima ha consegnato a Gorbaciov la medaglia “Il Nuovo Rinascimento”, un premio della SGI assegnato per il contributo alla pace, alla cultura e all’educazione.
Prima di terminare l’incontro, i giovani gli hanno posto una domanda: «Che cosa le ha dato la forza di invertire la rotta nel suo paese anche a rischio della sua vita?».
«Per rispondere a una tale domanda ci vorrebbe tutta la sera, cercherò di essere breve!» e ha ripercorso la storia della sua famiglia e i suoi inizi da giovane politico fino alla nomina di segretario del partito e di fondatore della perestrojka. Il suo tono informale e quasi confidenziale condito da annotazioni ironiche ha dato una luce nuova a momenti ed eventi di portata mondiale, insomma come ritrovarsi dentro uno spaccato di storia, che abbiamo già visto sullo schermo di un televisore o abbiamo letto sui quotidiani di qualche anno fa.
«Quando sono entrato a far parte del gruppo dirigente ai tempi di Brezhnev mi sono reso conto che il popolo russo, tra i più colti del mondo, era soffocato dalla mancanza di libertà. Mi sono posto il problema morale su ciò che avrei dovuto fare. Alla fine degli anni Settanta visitai i paesi occidentali e scoprii – senza idealizzarlo – un altro mondo, aperto e libero, e decisi insieme a tanti altri di respingere il sistema ideologico totalitario che governava la Russia. È stato un processo difficile, ma seguendo l’esperienza di Kosygin e Chrusciov, ho sempre pensato che il sistema potesse essere migliorato, ma il sistema non era modificabile. Nell’85 è iniziata la perestrojka, a cui mi sono dedicato con tutto me stesso. Il prossimo anno sarà il ventennale e stiamo lavorando a un progetto che si intitolerà Come abbiamo fatto la perestrojka». Prima di lasciare il Centro culturale ha scritto di suo pugno un messaggio: «Auguro al vostro Centro successo per la realizzazione delle idee e dello spirito del vostro fondatore Ikeda. Grazie per la vostra ospitalità. Michail Gorbaciov» e ci ha salutato con il suo sorriso aperto e radioso che da vent’anni non ha mai smesso di trasmettere entusiasmo e calore umano.
Rita Filardi

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