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Invisibili eroi - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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Invisibili eroi

Perseveranza, coraggio, perspicacia e creatività sono alcune delle caratteristiche che Ikeda individua nelle eroine e negli eroi di ogni giorno. Queste persone preziose sono lontane dai riflettori della storia, ma con il loro esempio aprono quotidianamente nuove strade

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Perseveranza, coraggio, perspicacia e creatività sono alcune delle caratteristiche che Ikeda individua nelle eroine e negli eroi di ogni giorno. Queste persone preziose sono lontane dai riflettori della storia, ma con il loro esempio aprono quotidianamente nuove strade

Nichiren Daishonin si rallegrava sempre quando i suoi seguaci, lottando in mezzo alle difficoltà trionfavano in qualche impresa. Nel suo scritto La grande guida del mondo, il Daishonin scrive a Shijo Kingo quanto lo avesse rassicurato ricevere una sua lettera che gli confermava che il suo discepolo era sano e salvo: «Mi sento sollevato come se finalmente fosse spuntato il giorno dopo una lunga notte, o come se fossi tornato a casa dopo un lungo viaggio» (SND, 5, 113). E ancora in un’altra lettera a Shijo Kingo, scrive di essere «felicissimo di aver saputo» la notizia della sua vittoria per aver riconquistato la fiducia e il favore del suo signore. Il Daishonin sarà sicuramente molto felice e orgoglioso per la grande vittoria che abbiamo riportato!
Non c’è soddisfazione o gioia che possa essere paragonata alla consapevolezza di aver fatto del proprio meglio per kosen-rufu, e il beneficio che ne deriva è immenso. Invece, a chi simula non rimane altro che rimorso: la legge di causa ed effetto è inflessibile. Il beneficio che otteniamo lottando per la Gakkai e per kosen-rufu trasforma la nostra vita infondendole fortuna e felicità. Il Daishonin spronava i suoi discepoli a praticare come faceva lui: «Coloro che si definiscono miei discepoli e praticano il Sutra del Loto devono tutti praticare come me. Se lo faranno, Shakyamuni, Taho e tutti i Budda delle dieci direzioni, come pure le dieci divinità, li proteggeranno» (I quattro bodhisattva nell’oggetto di culto, SND, 5, 62).
Anche i primi tre presidenti della Soka Gakkai hanno praticato esattamente come il Daishonin, avanzando sul sentiero che egli aveva tracciato e impegnandosi per un’ampia propagazione della Legge mistica in tutto il mondo. Hanno dato tutto affinché fosse stabilito il corretto insegnamento per la pace sulla terra, attirandosi persecuzioni lungo il percorso, ma riuscendo alla fine a vincere i tre potenti nemici con la forza di leoni all’attacco. Ecco perché tutti i Budda e bodhisattva dell’universo lodano e proteggono la Soka Gakkai. Il Daishonin aggiunge anche che Brahma, Shakra e le altre divinità celesti sarebbero entrati nel corpo di saggi governanti del mondo per proteggere i praticanti dell’insegnamento corretto, e voi siete stati tutti testimoni di ciò.

Il premier cinese Wen Jiabao

Il 12 aprile ho incontrato per la seconda volta il premier cinese Wen Jiabao e ho avuto con lui una conversazione davvero significativa. [Questo incontro, a distanza di quindici anni dal precedente, celebrava il trentacinquesimo anniversario della normalizzazione dei rapporti tra Cina e Giappone, n.d.r.]. Il premier Wen mi ha regalato una stupenda opera calligrafica da lui creata, che recita: «Un viaggio di compassione crea un nuovo cammino e l’armonia forgia buoni rapporti». Wen mi ha detto di aver composto questo lavoro dopo aver letto i miei dialoghi con il professor Toynbee (1889-1975) e con un eminente studioso di cultura tradizionale cinese, Ji Xianlin, che gli hanno fatto comprendere l’importanza del nostro movimento Soka.
Recentemente, Fan Di’an, direttore del Museo nazionale d’arte cinese a Pechino, si è recato in visita di cortesia alla sede della Soka Gakkai e, in quell’occasione, ha parlato dell’arte calligrafica del premier cinese ad alcuni membri presenti, con questa accurata analisi: «Gli ideogrammi scelti dal premier Wen costituiscono un messaggio meraviglioso. Il “viaggio di compassione” loda le attività del presidente Ikeda per aver guidato con compassione le persone ed è quindi espressione della sua elevata condizione vitale. Inoltre, in cinese, il primo dei due caratteri usati per la parola “compassione” (ji in giapponese), è pronunciato in modo molto simile al primo carattere del suo cognome, (ike in giapponese). Il premier ha poi usato il carattere so di Soka, che significa “creare”». Da questi particolari si capisce che il premier ha inteso lodare il presidente Ikeda e la Soka Gakkai a più livelli.
Considero tutto questo come un attestato di stima rivolto a tutto il nostro movimento Soka. Sono straordinariamente grato per la fiducia che leader politici ed eminenti personaggi della cultura e della letteratura cinese ci dimostrano.
Il premier Wen ha dichiarato: «Tutto il potere del governo ci è conferito dalla gente e […] tutto il potere appartiene a loro. Ogni cosa che facciamo dovrebbe essere per loro; dobbiamo contare su di loro qualunque cosa intraprendiamo, e a loro siamo debitori per tutti i risultati che otteniamo». È esattamente così, come sostiene il premier Wen, le persone sono ciò che conta di più. La Soka Gakkai ha messo insieme persone di tutto il mondo, unendole nello spirito. Vorrei dichiarare con orgoglio che i membri della Soka Gakkai sono le persone più ammirevoli e nobili della Terra.

La saggezza delle donne

Sto attualmente conducendo un dialogo con l’attivista argentino per i diritti umani e premio Nobel per la pace Pérez Esquivel [Dialogo attualmente in via di pubblicazione sulla Rivista di studi orientali dell’Istituto di filosofia orientale (IOP), n.d.r.].
Nel corso del nostro dialogo, Esquivel mi ha raccontato un episodio che trovo davvero significativo, occorso durante una conversazione avuta con altri quattro premi Nobel a Washington, davanti a un prestigioso pubblico internazionale. In quell’occasione il moderatore aveva chiesto ai cinque partecipanti quale fosse l’eroe più importante nella loro vita. Il primo citò George Washington e Winston Churchill, il secondo menzionò William Shakespeare, il terzo Marie Curie e il quarto Simón Bolívar: tutti questi sono, ovviamente, personaggi celebri in tutto il mondo.
Ma chi scelse Pérez Esquivel? «Il mio eroe è stata mia nonna», disse con orgoglio. Questo aneddoto mi ha commosso profondamente, e mi sono trovato d’accordo con lui. Infatti, solitamente tendiamo a pensare che un vero eroe possa essere un leader politico o un grande scienziato o uno studioso, quando invece la vera grandezza non è determinata dalla posizione sociale, dal titolo o dalla fama.
La nonna di Pérez Esquivel, da lui tenuta in così grande considerazione, era una persona qualunque, che negli anni aveva superato molte difficoltà, vivendo sempre con grande impegno. Era una donna saggia, che rispettava la natura, e anche un giudice perspicace, che smascherava l’arroganza e la falsità. È importante imparare dalla saggezza delle donne. Un’organizzazione o una società che non ascolta le donne ristagnerà e, ancor peggio, metterà a rischio il proprio futuro, fino ad arrivare a perpetuare la tragedia della guerra.
In tal modo Pérez Esquivel intendeva far sapere quanto fosse stata nobile e onesta la vita di sua nonna, e che una donna comune come lei, discreta e integra, dovesse essere considerata una vera eroina. Scegliendo di nominare lei, inoltre, intendeva sottolineare come ovunque, in piccole città di provincia o paesi sperduti, ci siano tanti eroi invisibili, che conducono vite creative e meritano la nostra ammirazione. È l’uomo della strada che crea un’epoca nuova, questo era il messaggio.
E questo vale anche per la Soka Gakkai. Non sono i responsabili a essere grandi, ma i membri, e, tra loro, sono le donne a essere le più ammirevoli: per quanto siano impegnate, sono sempre in prima linea, parlando di Buddismo a chi non lo conosce, promuovendo la diffusione dei giornali e le relazioni nel loro ambiente. Si danno da fare instancabili in tutto questo, vincendo, e io seguo i loro splendidi risultati. Mattino e sera prego sinceramente con mia moglie per queste donne infaticabili che ho sempre apprezzato più di ogni altra cosa. Anche se vengono criticate, esse continuano a lottare, rialzandosi ogni volta in nome della verità e della giustizia. La loro perseveranza è davvero lodevole e mi auguro che gli uomini mostrino loro il massimo rispetto e facciano il possibile per sostenerle. La vittoria della nostra Divisione donne è la vittoria della Soka Gakkai e di kosen-rufu. I membri di questa divisione, le madri di Soka, sono paladine della gente, veri grandi eroi, più degne e ammirevoli di chiunque altro.
Pérez Esquivel ha anche riconosciuto il profondo significato dell’alleanza delle donne Soka, esperte nell’arte della felicità, offrendo loro grandi elogi.

Il senso della vita

Il 23 aprile scorso, il Centro ricerche di Boston per il ventunesimo secolo ha lanciato una nuova serie di seminari dal titolo “Il ciclo della vita”, incentrata sugli argomenti di vita e morte. Mi hanno riferito che la scelta di questo tema è stata ispirata dalla mia seconda conferenza all’Università di Harvard del 1993 (Il Buddismo mahayana e la civiltà del ventunesimo secolo, DU, 43, 14, n.d.r.), durante la quale avevo trattato della visione buddista dell’eternità della vita, che ci permette di abbracciare vita e morte con gioia. Questi seminari hanno lo scopo di riunire autorità di diversi campi sull’argomento di vita e morte. Il primo seminario, a cura di Tu Weiming, professore di storia e filosofia cinese a Harvard, e Mary Catherine Bateson, celebre antropologa culturale, è stato molto interessante.
Il mondo continua a essere tormentato da massacri, guerre, conflitti e terrorismo. Ma, accanto a questa tragica realtà, l’umanità sta cercando una filosofia in grado di fornire risposte chiare alle domande sul senso della vita, della morte e riguardo il nostro rapporto con l’universo. Si potrà avere una pace vera solamente quando avremo acquisito una visione corretta della vita. Certamente sono necessari negoziati tra i vari paesi e trattati internazionali, ma la storia mondiale dimostra chiaramente che queste cose, da sole, non sono sufficienti a preservare la pace.
Attualmente, grandi pensatori di tutto il mondo studiano i princìpi buddisti che ci permettono di trascendere le sofferenze di nascita, invecchiamento, malattia e morte, e di raggiungere un’elevata condizione vitale, caratterizzata da eternità, felicità, vero io e purezza. Noi che già seguiamo questa grande filosofia di vita siamo all’avanguardia dei tempi, stiamo aprendo una strada, praticando i princìpi guida fondamentali per la felicità di tutta l’umanità.

Assaporare una felicità insuperata

Nichiren Daishonin scrive: «Pratica diligentemente fino all’ultimo istante della vita e vedrai cosa accade! Quando salirai alla montagna dell’Illuminazione e ti guarderai intorno, con tua grande meraviglia vedrai che tutto l’universo è la terra della luce tranquilla: il terreno è fatto di lapislazzuli, gli otto sentieri sono delimitati da corde dorate, dal cielo piovono quattro tipi di fiori e una musica risuona nell’aria. Tutti i Budda e i bodhisattva si dilettano carezzati dalle brezze di “eternità, felicità, vero io e purezza”. Si avvicina il tempo in cui anche noi saremo insieme a loro godendo della stessa gioia» (Le quattordici offese, SND, 5, 182).
Alla fine si muore tutti. Il Buddismo del Daishonin è un grande insegnamento che spiega chiaramente i fatti della vita. Esso guarda l’esistenza umana attraverso passato, presente e futuro con gli occhi del Budda, gli occhi dell’Illuminazione. È una grande filosofia che ha il potere di illuminare l’umanità per migliaia di anni nel futuro. Come dichiara il Daishonin, coloro che dedicano la propria vita alla Legge mistica assaporeranno certamente uno stato di felicità assoluta al momento della morte.
I quattro tipi di fiori di cui parla il Daishonin nel brano che ho appena letto sono quelli descritti nel Sutra del Loto: mandarava, grande mandarava, manjushaka e grande manjushaka. Nel primo capitolo, Introduzione, del Sutra del Loto, quando Shakyamuni si accinge a predicarlo, i cieli esultano e sull’assemblea piovono questi fiori bellissimi e fragranti, tanto che i convenuti sono pervasi da gioia profonda (cfr. SDL, 1, 6-8). Anche se su un piano completamente diverso, l’immagine di fiori profumati che cadono deliziando i presenti richiama alla mente l’esibizione del nostro gruppo musicale, che precede le attività culturali della Gakkai, infondendo gioia a tutti con la loro musica. Dietro alle loro radiose performance si celano ore di diligenti esercitazioni e prove; è proprio il grande allenamento ciò che rende così brillanti le loro esecuzioni. È importante che i responsabili riconoscano il valore di coloro che, con il loro talento musicale, incoraggiano e ispirano la gente, proprio come i membri dei nostri gruppi musicali, così come chi lavora nell’ombra per sostenere la Gakkai. Tale è lo spirito di un vero responsabile nel regno della Legge mistica e nell’armoniosa comunità dei praticanti.
Nel suo scritto La benefica medicina per tutte le malattie, indirizzato alla monaca laica Myoshin, il Daishonin dichiara: «Se [il tuo defunto marito] dovesse salire adesso al Picco dell’Aquila, si sentirebbe felice come se fosse sorto il sole illuminando le dieci direzioni e si chiederebbe come una morte prematura possa essere così gioiosa» (SND, 7, 250). Descrivendo perfino una morte prematura come “una cosa gioiosa”, il Daishonin rivela chiaramente la sua profonda comprensione dell’eternità della vita attraverso le tre esistenze. La Legge mistica è la grande legge che governa l’intero universo e tutti voi state sostenendo questa legge infinitamente preziosa, per questo non avete niente da temere e non andrete mai incontro all’infelicità.
In un altro scritto, Risposta all’onorevole Konichi, il Daishonin cita un brano del Sutra del Loto in cui si afferma che coloro che offendono il sutra entreranno nell’inferno Avichi, l’inferno della sofferenza incessante, quando termineranno la loro vita (cfr. SDL, 3, 94). Una volta là, spiega, sperimenteranno il dolore lancinante di fiamme che escono dal loro corpo e, per quanto corrano in ogni direzione cercando di sfuggire da quel tormento, non potranno evitarle. In questa descrizione, particolarmente realistica, aggiunge anche che questo è solo una delle intollerabili sofferenze che li attendono all’inferno, ritenendo che probabilmente il Budda si era trattenuto dal dare descrizioni più dettagliate di queste orribili torture, perché il solo sentirle avrebbe potuto far sì che la gente morisse dalla paura. Indipendentemente dalla ricchezza o dallo status sociale che si possa vantare, coloro che offendono la Legge mistica finiranno in grande miseria, e lo stesso vale anche per quegli individui senza scrupoli che hanno tradito la Soka Gakkai, causando sofferenza ai nostri compagni di fede, i figli del Budda. Magari alcuni di loro ostentano virtù e innocenza, ma davanti alla realtà della morte, tutte le loro finzioni non serviranno più a niente. Per contro, in un altro scritto, il Daishonin esclama: «Come trattenere le lacrime di gioia sapendo che non uno o due, non cento o duecento, ma mille Budda verranno ad accoglierci con le braccia aperte?» (L’eredità della legge fondamentale della vita, SND, 4, 223). Egli ci dice che al momento della morte saremo accolti non da uno o due, ma da mille Budda, come un bambino circondato di affetto dai suoi genitori e familiari. È assolutamente sicuro che tutti voi, che lavorate uniti per il comune obiettivo di kosen-rufu concluderete la vostra vita in completa soddisfazione e appagamento.

Contribuire alla società

Il primo ministro inglese Winston Churchill (1874-1965) dichiarò: «L’indomani di una vittoria come quella che abbiamo realizzato è un momento fantastico […]. È il momento non solo per esultare ma ancor più per determinare». Avanziamo verso la vittoria futura!
Martin Luther King Jr. (1929-68), leader del movimento americano per i diritti civili, dichiarò: «Nel momento in cui ignora l’esigenza di una riforma sociale, la religione si allontana dalla corrente della vita umana». Una vera religione deve contribuire alla riforma sociale. «Se non c’è lotta non c’è progresso», sosteneva Frederick Douglass (1818-1895), un ex schiavo, che molti considerano pioniere del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, in quanto si adoperò per l’abolizione della schiavitù e per l’uguaglianza dei diritti delle donne. Egli incitava con passione i suoi connazionali affinché si unissero nella lotta contro le ingiustizie. Parlar chiaro in nome della verità e della giustizia costituisce anche il cuore e l’anima stessa del Buddismo. Tutte le grandi personalità concordano sull’importanza di lottare per questi ideali, ed è in questa lotta che riveliamo la nostra umanità.
Il celebre pittore olandese Vincent Van Gogh (1853-90) scriveva in una lettera: «La vita è una battaglia […]. Ma la forza più profonda del cuore si sviluppa combattendo le difficoltà. Si cresce nella tempesta». Sono parole davvero ispiratrici.

Una giornata per la pace

Ho pubblicato un dialogo anche con Swaminathan, pioniere della “rivoluzione verde” indiana e attuale presidente delle Conferenze Pugwash sulla Scienza e le questioni mondiali. Denigrando la forzata uniformità culturale determinata dalla globalizzazione e un mondo in cui le persone sono ridotte come degli automi, Swaminathan si è appellato ai leader politici e spirituali affinché si rendano conto dell’importanza di radici religiose e spirituali, per creare una società che sia davvero umana. È necessario che diventi leader delle nostre società qualcuno che sostenga realmente una filosofia umanistica.
Il 3 maggio 2005 per congratularsi nel Giorno della Soka Gakkai e nella giornata delle madri della Soka, mi scrisse Swaminathan: «Il 3 maggio è una data importante nella storia del destino umano: è il giorno in cui Josei Toda diventò secondo presidente della Soka Gakkai e anche il giorno in cui Daisaku Ikeda diventò terzo presidente […] Il fatto che nella stessa data ricorra anche il “Giorno della madre” ci fa rammentare che dobbiamo combattere ed eliminare ogni forma di discriminazione sessuale».
Sapendo che quel giorno ricorre anche il mio anniversario di matrimonio, Swaminathan ha poi aggiunto: «In questa giornata in cui si concentrano celebrazioni diverse, rinnoviamo la nostra dedizione alla causa della pace e della felicità e sicurezza accessibili a tutti, così care a Tsunesaburo Makiguchi, a Josei Toda e a Daisaku Ikeda».
Sono profondamente onorato di queste parole così generose, e le condivido con tutti voi come espressione del mio sincero apprezzamento per tutte le nobili madri Soka del mondo, e come omaggio ai primi due presidenti della Soka Gakkai.

Una vittoria straordinaria

Nel 1956, un 25 aprile come oggi, arrivò da Osaka, nella regione del Kansai, la notizia di una grande vittoria. Si trattava della campagna che avevo condotto nel capitolo di Osaka, nel quale erano state introdotte al Buddismo del Daishonin novemiladue nuove famiglie nel mese di aprile. Allora avevo ventott’anni, e quella sera scrissi sul mio diario: «Ho deciso di sfidarmi e di superare questo risultato nel mese di maggio. È assolutamente possibile realizzare il sogno di diecimila famiglie. Come la marea che cresce, come le onde che infuriano, noi possiamo salvare le persone che stanno soffrendo. Divertitevi, saltate, urlate, ballate e cantate! Voi giovani forti della Legge mistica! Compagni nello spirito!» (D. Ikeda, Diario giovanile, 411).
Come per rispondere alla mia determinazione, alla fine di maggio, il capitolo di Osaka realizzò l’impresa senza precedenti di 11.111 nuovi membri in un mese, mentre in luglio registrammo una vittoria sorprendente quando un candidato appoggiato dalla Gakkai per la prima volta conquistò un seggio nel distretto regionale di Osaka, nelle elezioni del consiglio comunale, tanto che i giornali riportarono titoli di questo tenore: «L’impossibile si è verificato». Nessuno, tranne noi, avrebbe mai immaginato che potessimo vincere.
Alle cinque di quella fatidica mattina, Toda mi chiamò a Osaka, dove mi trovavo, da Tokyo: «Daisaku, sei sveglio?» mi chiese. «Sì» risposi. «Come ti sembra che vadano le cose nel Kansai?». «Vinceremo» dichiarai. «Fantastico!», esclamò Toda, estasiato. Ho sostenuto il mio maestro con tutto me stesso, e lui ha sempre ricercato ciò che era meglio per me. Mi trattava come un figlio, e mi ha insegnato tutto. Il nostro era uno splendido rapporto tra maestro e discepolo, impossibile da descrivere a parole.
Nel 1956, i membri del Kansai mi sostennero completamente, realizzando una vittoria che sorprese tutti. Ho vinto ogni battaglia, perché è questo che significa il Buddismo. La vita è una battaglia continua, con sempre nuove dure prove da affrontare, ma finché siamo alle prese con le varie sfide della vita, facciamolo con gusto! Scacciamo via i problemi con una risata e avanziamo col morale alle stelle! Vincere è divertente e rinvigorisce. Provate a vedere fin dove siete in grado di spingervi, quanto riuscite a svilupparvi e crescere. Sfidate i vostri limiti. È importante che i responsabili pensino alla salute e la sicurezza di tutti, quindi mi auguro che preghiate seriamente e agiate in modo saggio ma trascinante.

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