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Il viaggio più bello - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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    Il viaggio più bello

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    Sono nata a Torino, ma da tre anni vivo a Rimini perché mi sto regalando una sudata laurea in Economia del turismo, e come futuro dottore in Economia del Turismo mi piace ricordare che la vita è un viaggio caratterizzato dalle quattro virtù di eternità, felicità, purezza e vero io. Ma per raccontarvi la storia di una grande vittoria devo raccontarvi un passato di altrettanto dolore.
    Quaranta anni fa nasceva una bimba molto bella, ma anche molto ingombrante per una coppia di genitori troppo giovani e insicuri. Mio padre era dedito al gioco e non lavorava, in compenso faceva molti danni. Mia madre per forza di cose era più dedita al lavoro che alla famiglia. Molto presto trovarono entrambi altri compagni. La famiglia fu distrutta e così pure i sogni miei e di mio fratello Massimo di venti mesi più grande di me. Massimo nel tentativo di reagire al dolore cominciò a odiarmi e a picchiarmi. Passarono pochi anni e anche io imparai a reagire alla sua violenza con altra violenza.
    Da piccoli avevano affidato lui ai nonni materni e me, purtroppo, ai nonni paterni. Dico purtroppo perché anche loro cominciarono a scaricare su di me la rabbia provocata dal dolore. A cinque anni mio nonno mi molestava, mia nonna per i compleanni mi regalava i soldini che, come diceva lei, mi sarebbero serviti per le medicine, e la mia madrina mi infliggeva piccole-grandi torture psicofisiche… ma io ero forte!
    Crebbi pensando che quella non poteva essere la mia vita, che si trattava solo di “incidenti di percorso”. Ma gli incidenti continuarono, gli uomini mi desideravano troppo, e io permisi che approfittassero di me, perché ho sempre confuso l’attrazione con l’affetto sincero.
    Le esperienze tristi continuarono fuori e dentro casa. Ho visto tutti i miei amici compreso mio fratello Massimo cominciare con le droghe pesanti. Io non volevo, però a quattordici anni fumavo canne a più non posso per annebbiarmi il cervello e non pensare. A sedici me ne andai di casa, a diciassette persi il bambino che aspettavo con paura ma anche con tutto il cuore. A diciotto mi arrestarono per motivi politici insieme al mio compagno.
    Sei mesi di carcere e umiliazioni per lui, pochi giorni di carcere, ma sette duri anni di eroina furono la pena che allora mi inflissi con le mie stesse mani. Per anni l’eroina fu per me padre, madre, fratello, sorella, amica e amante.
    Volevo vivere o volevo morire? Non lo sapevo più! Il risultato fu scoprire di essere sieropositiva.
    Dopo qualche anno e un altro triste aborto, morì anche il mio compagno e morendo mi disse: «Tu no Sandra, tu sei troppo bella per morire ora e così». Il suo dolore e il suo amore segnarono per me l’inizio di una nuova vita. Nel 1989 avevo definitivamente vinto sull’eroina, sostituendo la forza di volontà al metadone e agli psicofarmaci. Partii per la Sicilia, dove mi riabilitai con il lavoro, durissimo, e dove passai sette lunghi anni, quattro dei quali di pura dipendenza da un uomo, purtroppo pazzo di gelosia, che mi picchiava e mi umiliava. Ma del resto alla violenza c’ero abituata. Nel frattempo la malattia era lì, sempre all’erta e sempre pronta ad approfittare dei miei bassi stati vitali, si nutriva del mio dolore e io tutti i giorni facevo a botte con lei.
    Tutto questo è durato fintanto che il Daimoku è entrato nella mia vita e finalmente ha diradato la fitta nebbia che mi avvolgeva occhi, mente e cuore.
    Nel ’90 riuscii a confessare a mia madre la malattia e decisi di farmi aiutare. Le sono profondamente grata perché il suo aiuto mi ha permesso di scegliere la via più lunga, più costosa ma anche quella che mi faceva meno paura, cioè l’omeopatia. Lei mi ha sempre sostenuta e aiutata; in seguito ho negativizzato una brutta epatite B. Ora mi difendo bene e ho capito che con uno stato vitale sempre alto e con il potere del Daimoku posso vincere ogni ostacolo.
    Il mio incontro con la pratica avvenne nel 2001, grazie a una cara amica di Torino che non vedevo da quindici anni, che mi fece il regalo più grande che io abbia mai ricevuto. Decisi di provare a recitare Daimoku per vincere il mio autolesionismo, di andare dalla psicologa e di iscrivermi all’università.
    Il 6 giugno di quest’anno ho ricevuto il Gohonzon e finalmente ho trovato il coraggio di prendere la vita nelle mie mani. Sto imparando a parlare della malattia senza paura e per fare questo ho scelto, parafrasando Shakyamuni, il Daimoku come alleato sul campo di battaglia della vita. Sono qui, viva e felice. Ho tante cicatrici, ma sto imparando a perdonare tutti a partire da me stessa. Ho capito che la mia malattia, proprio come il Gohonzon, non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza per costruire un futuro migliore, pieno di gioia e di consapevolezza.
    Ho aperto la porta a una nuova vita, ho finalmente compreso che l’unica rivoluzione possibile è quella umana. Non so quanto durerà questa vita, considerato che l’ho offesa e danneggiata profondamente, non so quali altre sofferenze dovrò sopportare, e ancora non so se sarà più forte Sandra o la malattia. So che la mia felicità è alla base della pace nel mondo. So che davanti al Gohonzon i problemi e le paure si sciolgono come neve al sole. E che solo lottando per la pace nel mondo e per la felicità di tutta l’umanità si capisce il vero significato della vita e la morte non fa più paura.

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