Chi fa questo lavoro con questo spirito, sperimenta quotidianamente una gioia profonda proprio nel vedere come le persone, attraverso il canto e la musica, riescano a trovare dentro se stesse un benessere e un’armonia inaspettati. Lo stupore e la gioia di tanti allievi in questi anni sono la prova concreta più grande e importante
Tutto cominciò nel 2009 “Anno dei giovani e della vittoria”, in cui avevo deciso di affrontare i problemi legati alla mia voce: il canto è il mio lavoro, sia come insegnante che come artista, e da qualche tempo la voce dava segni di cedimento. Inoltre ero anche stata “messa da parte” da un gruppo in cui con tanto entusiasmo ero entrata come corista: forse ero troppo vecchia? Dovevo cambiare mestiere?
Un cantante si identifica con la propria voce, e se questa “finisce” ci si sente “finiti”. Recitando Daimoku per non cedere al senso di sconfitta e sfiducia, ripensavo a tutti gli incoraggiamenti del presidente Ikeda. Dovevo accettare la mia condizione come un momento difficile e “rilanciare”. Mi aiutò anche una compagna di fede che mi disse: «Che problemi ti fai? Alcuni musicisti hanno realizzato grandi cose addirittura con delle menomazioni… pensa a Beethoven!».
Mi impegnai al massimo nell’attività buddista, nello studio e nel Daimoku e, proprio recitando, capii che quello che davvero volevo, era usare la mia voce per kosen-rufu! Anzi, questa difficoltà mi avrebbe reso una cantante e un’insegnante migliore! Decisi così di offrire questa realizzazione al mio maestro.
Soprattutto in Italia l’insegnamento del canto è pensato a compartimenti stagni: da una parte la musica classica e dall’altra tutto il resto. Io ho sempre pensato che non esistano confini nella musica e ho cominciato a desiderare di creare ponti tra generi diversi. Avevo deciso: avrei studiato canto lirico e, per avere uno stimolo in più, visto che in gioventù avevo studiato al Conservatorio e mi avrebbero considerato tutti gli esami fatti, avrei sostenuto da privatista quelli che mancavano e “alla mia veneranda età” avrei conseguito il diploma di canto lirico!
Trovai un’insegnante meravigliosa che mi aiutò nei mesi estivi a prepararmi al primo esame. Che bello sentire riaffiorare la passione per la musica: in meno di tre mesi riuscii a superare un esame che normalmente si prepara in tre anni.
Il presidente Ikeda lanciò lo slogan per il 2010: “Anno della vittoria completa Soka” e io volevo realizzare ciò che il maestro ci chiedeva.
Il secondo esame era di Arte scenica con un programma, sia teorico che pratico, vastissimo. Studio tutta l’estate con enormi difficoltà per memorizzare tutte quelle nozioni, ma con una passione crescente. Cominciano delle forti crisi d’ansia, pressione alta, e la difficoltà di trovare tempo e spazio per me. Decido di non rinunciare a fare attività, fra cui il primo corso della regione Trentino Alto Adige-Südtirol, e soprattutto mi sforzo di non chiudermi nel mio studio anche se la tentazione è fortissima. Arriva il giorno dell’esame e, come avevo determinato, trovo dei professori con cui dialogare e avere uno scambio prezioso. Ma durante le tre ore di prova sto malissimo e recito Daimoku per quasi tutto il tempo. L’esame ha un esito sorprendente e soprattutto mi sento rispettata, per la prima volta in un esame al Conservatorio. Quella era la mia prima “vittoria completa”. Essere andata oltre l’ansia con il Daimoku.
Nel 2011, “Anno delle persone capaci e della crescita dinamica”, continuo a studiare con passione crescente, sperimentando difficoltà e successi, coltivando pazienza, e comincio a capire cosa intende sensei con “crescita dinamica”.
Ancora un esame a giugno, tutto teorico. Che fatica! Determino che avrei messo in pratica alla lettera le parole di Ikeda: «Sopportate con allegria tutte le difficoltà e trionfate assolutamente!». L’esame di letteratura è stato una risata continua, mi sono veramente divertita e alla fine ho ricevuto i complimenti dai professori, per la mia preparazione e per il mio entusiasmo.
La gratitudine è immensa: per il Gohonzon, per mio marito che non mi ha abbandonata neanche un attimo, e per tutti i compagni di fede che mi hanno sostenuta e hanno gioito con me.
Si avvicina l’esame finale di diploma e mi assale una laringite. Intuisco il messaggio: devo combattere ancora contro la mia oscurità. Mi diagnosticano un edema che potrebbe compromettere la mia esecuzione, quindi negli ultimi giorni non canto, riposo la voce. Recito, attenta a non sforzare la voce, ma desiderando tirare fuori la voce del Budda. Anche se la voce non era al massimo, ho cantato con tutto il cuore, ho parlato della filosofia buddista col pianista accompagnatore e soprattutto, il giorno del mio quarantottesimo compleanno, ho conseguito il diploma di canto classico.
2012: “Anno della Soka Gakkai dei giovani”. Quanta giovinezza riuscirò a tirare fuori dalla mia vita?
Continuo la mia attività di sempre, insegnando canto moderno, desiderando imparare cose nuove, magari iscrivendomi al Conservatorio per una specializzazione, ma proprio dal Conservatorio mi chiedono se sono disposta a insegnare canto moderno… Non posso crederci. Per anni con i miei colleghi abbiamo sognato di poter offrire ai nostri allievi una formazione musicale completa attraverso una struttura come il Conservatorio, ma in quello di Bolzano sembrava impossibile. Partecipo a una selezione pubblica, presentando domanda e curriculum; da una parte penso che forse non mi avrebbero considerata, dall’altra ricordo che proprio io avevo iniziato questo percorso di ricerca per approfondire la vocalità e sperimentare di persona “i ponti” esistenti fra canto classico e moderno. Per farla breve: risulto prima in graduatoria. Firmo il contratto e giovedì 8 marzo ho cominciato, come una giovane donna che inizia il suo primo lavoro.
Dentro me una moltitudine di sentimenti fra cui paura e inadeguatezza. Ma Ikeda mi incoraggia ancora: ci vuole coraggio per essere felici, per trionfare sulle difficoltà della vita, per aiutare gli altri, per agire per la pace e la giustizia. Conosco ormai quella sensazione che mi fa vivere come angoscianti le cose più belle e, proprio recitando Daimoku per riuscire a scrivere questa esperienza, ho sentito che il problema nella mia vita è aver paura di gioire delle cose belle che mi succedono.
La crisi economica e i problemi che il nostro pianeta sta attraversando porterebbero a pensare che la musica e l’arte in generale siano dei lussi che non ci possiamo permettere… ma, come afferma il maestro Riccardo Muti in un’intervista recente, «La musica ha una funzione unificante e infonde dolcezza e profondità di sentimenti, cose di cui abbiamo tutti un grande bisogno soprattutto in un momento di crisi come questo». Ciò è in accordo con quanto afferma il presidente Ikeda: «Gettare un ponte invisibile tra l’io e l’universo è la funzione del suono meraviglioso e, in senso più ampio, è il potere dell’arte… La musica non conosce confini e colma la distanza tra i cuori delle persone». Chi fa questo lavoro con questo spirito, sperimenta quotidianamente una gioia profonda proprio nel vedere come le persone, attraverso il canto e la musica, riescano a trovare dentro se stesse un benessere e un’armonia inaspettati. Lo stupore e la gioia di tanti allievi in questi anni sono la prova concreta più grande e importante.
In tutto questo periodo tante altre sfide nella mia vita, sofferenze, lutti e gioie. Ma sforzandomi di rimanere sintonizzata col cuore del maestro sono riuscita ad affrontare ogni difficoltà e insieme ad approfondire la comprensione della mia personale missione. La mia prossima sfida sarà fare il massimo per portare il sole di questo Buddismo al Conservatorio dando valore al mio lavoro e stabilendo legami profondi con ogni persona. La mia voce è guarita e oltre ogni dubbio continuerò a cantare in questa vita e nelle prossime.