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Il sole oltre le nuvole - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:27

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    Il sole oltre le nuvole

    Peter Kühn, settantatré anni, pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin dal 1968. Sua moglie Tsuruko, sessantadue anni, è nata in Giappone e lì ha conosciuto il Buddismo nel 1961. Dal 1969 vive in Germania dove lavora come infermiera. Sono sposati dal 1972 e hanno tre figli. La redazione di Forum (mensile della SGI tedesca) ha chiesto loro di commentare il principio di itai doshin (diversi corpi stessa mente), applicato sia alla pratica buddista che alla loro vita di “coppia interculturale”

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    Peter Kühn, settantatré anni, pratica il Buddismo di Nichiren Daishonin dal 1968. Sua moglie Tsuruko, sessantadue anni, è nata in Giappone e lì ha conosciuto il Buddismo nel 1961. Dal 1969 vive in Germania dove lavora come infermiera. Sono sposati dal 1972 e hanno tre figli. La redazione di Forum (mensile della SGI tedesca) ha chiesto loro di commentare il principio di itai doshin (diversi corpi stessa mente), applicato sia alla pratica buddista che alla loro vita di “coppia interculturale”

    Forum: «In generale, che i discepoli di Nichiren, preti e laici, recitino Nam-myoho-renge-kyo in itai doshin, senza alcuna distinzione fra di loro, uniti come i pesci e l’acqua, questo si chiama eredità della Legge fondamentale della vita. Se è così, anche il grande desiderio di kosen-rufu potrà realizzarsi» (da L’eredità della Legge fondamentale della vita, SND, 4, 224). Che significato ha per voi questo brano di Gosho?

    PETER: Sono sempre stato il tipo di persona che vuole primeggiare, uno che fa, senza chiedersi cosa ne pensino gli altri – e il risultato era che avevo molte difficoltà nelle relazioni personali. Questo brano mi ha fatto comprendere che, per quanto possiamo essere diversi, possiamo realizzare kosen-rufu soltanto se abbiamo lo stesso cuore, la stessa mente (shin può essere tradotto sia cuore che mente, n.d.r.).

    TSURUKO: Questo brano di Gosho è per me il più importante in assoluto. Sono consapevole che lo scopo della vita di Nichiren è stato insegnare agli uomini e alle donne questi concetti. La mia famiglia d’origine era molto grande, e i miei genitori litigavano costantemente. In questa situazione, da bambina, mi sono sempre posta domande e ho spesso sognato una terra dove le persone potessero vivere in pace le une con le altre. Ma non riuscivo a trovare un posto simile e ho cercato per ben due volte di togliermi la vita. Non sapevo chi ero. Poi ho incontrato questo Buddismo, che mi ha permesso di ritrovarmi.

    Forum: Hai potuto capire e mettere in pratica sin dall’inizio, il concetto di “diversi corpi, stessa mente”?

    TSURUKO: No, non è stato per niente facile. Prendiamo come esempio il nostro matrimonio. Io avevo deciso “saremo felici” oppure “renderò felice mio marito”, ma c’erano momenti in cui lui mi faceva terribilmente arrabbiare. Allora, all’improvviso, mi veniva in mente questa frase di Gosho e pensavo: «Pratico il Buddismo e nonostante tutto litigo con lui e non riesco a cambiare questa cosa… Ma Nichiren ha perfino dato la propria vita per insegnare alle persone che si può essere diversi nel corpo e tuttavia vivere in armonia. Allora, se non ci riesco non posso definirmi buddista». Recitando compresi che ero io a vedere sempre il lato negativo delle persone e delle situazioni. Mi fu chiaro che dovevo cambiare questa tendenza e fui grata di poter riconoscere il mio karma grazie a Peter, e decisi di continuare a ripetere la “pratica” di riconoscere gli aspetti positivi nelle persone. Questo brano del Gosho mi è sempre tornato in mente e mi ha aiutato nei momenti difficili.

    Forum: Hai compreso che puoi essere come sei o sei dovuta cambiare, in qualche modo?

    TSURUKO: Mio marito è il mio “compagno di karma” per la vita. Vorrei continuare ad avanzare con lui, accada quel che accada. Posso essere come sono, non devo essere una persona diversa ma ho cambiato il mio atteggiamento. Prima pensavo sempre di avere ragione e non riuscivo nemmeno ad ammettere i miei errori. Poi mi sono accorta che il desiderio più importante è di voler avanzare con lui in ogni circostanza. Tutto il resto è secondario. Grazie a ciò ho cambiato il nostro problema alla radice. Una persona prepotente non crea valore nelle relazioni umane.

    Forum: E tu come hai percepito nella tua vita il tema dell’unità, Peter?

    PETER: (sorridendo) In modo completamente diverso, naturalmente! Il mio problema era che, pur avendo un profondo desiderio di avere una famiglia felice, nella vita quotidiana mi lasciavo ben poco spazio per andare in questa direzione. Nel lavoro ero controllore di volo e responsabile per l’assunzione del personale presso la sicurezza aerea, nell’attività il presidente Ikeda mi aveva affidato il compito di occuparmi della crescita del movimento di kosen-rufu in Germania. Agli albori della Soka Gakkai in Germania mi dovetti confrontare con due punti dolenti. Eravamo persone molto differenti e non c’era sintonia nell’avanzare verso i nostri obiettivi, ciascuno pensava di saperne di più degli altri. L’altro punto erano le maldicenze e i pettegolezzi. Lo studio del Buddismo, come lo intendiamo oggi, allora non esisteva e non c’erano traduzioni in tedesco. All’epoca presi come punto di partenza la guida del presidente Ikeda: «E anche se dovessi fare tutto da solo, creerò itai doshin». Ed è così che ho cominciato a pregare perché in Germania si creassero armonia e concordia. Talvolta mi sembrava che la situazione fosse senza prospettive. Ci sono voluti esattamente sette anni perché la comunità si trasformasse e noi cominciassimo a stimarci reciprocamente. È stato allora che, d’un tratto, ho notato che io stesso ero cambiato molto, passando dall’egocentrismo a un sentimento profondo per le sofferenze altrui.

    Forum: Cosa è accaduto prima? Il tuo cambiamento, che ha influenzato la SGI tedesca, oppure, al contrario, sei cambiato dopo aver cominciato a pregare per realizzare itai doshin?

    PETER: È una questione di punti di vista. Credo di aver io stesso cambiato, almeno in parte, l’atmosfera grazie a questo profondo desiderio e con la mia preghiera. Ho smesso di giudicare e ho cercato di abbracciare gli altri. Ma sono assolutamente sicuro che anche altri abbiano sofferto per la situazione in cui ci trovavamo, che abbiano recitato Daimoku e siano a loro volta cambiati. Non vorrei sostenere di essere stato la “sorgente” del cambiamento, però ero uno delle persone consapevoli che kosen-rufu in Germania si poteva fare solo creando unità.

    Forum: Itai doshin significa “diversi corpi, stessa mente” (shin può essere tradotto sia cuore che mente, n.d.r.). Che peso hanno la mente e il cuore in questo contesto?

    PETER: Allora non era così chiaro cosa volesse dire essere “uno nel cuore o nella mente”. Col passare del tempo abbiamo capito, che è il nostro profondo legame col maestro di kosen-rufu, poiché come discepoli si può realizzare kosen-rufu solo con il maestro e non da soli. Credo che questa consapevolezza, o sentimento, si sia formato con il tempo.

    TSURUKO: Nel 1989 Peter ebbe un infarto e rischiò di morire, e questo proprio in un periodo particolarmente difficile. Non sentivo di avere punti fermi ed ero molto infelice, anche di me stessa. Talvolta ho pensato «pratico il Buddismo, ma perché sono diventata così come sono oggi?». In questa situazione cercai consiglio dal mio maestro e volai in Giappone. Lì fui invitata a una cena con il presidente Ikeda. Tra le altre cose lui disse: «Se si hanno in testa sempre questioni organizzative, prima o poi si arriva a un vicolo cieco. Ma io, nello spirito, sono sempre con il mio maestro, per questo posso svilupparmi senza sosta». Questa fu per me la risposta. Domande che mi tormentavano, del tipo «come possiamo creare una struttura migliore?» furono spazzate via in un momento. Al loro posto mi fu chiaro che la mia relazione maestro-discepolo era la causa per creare una buona comunità.

    PETER: Ho avuto molti incontri con il presidente Ikeda, ma in realtà mi ha sostenuto con poche frasi. E così mi ha aiutato a cambiare il mio karma e anche a influenzare in un altro modo il movimento di kosen-rufu in Germania.

    Forum: C’è stato un momento in cui avete pensato di smettere di praticare a causa dei litigi con gli altri o perché era troppo difficile creare unità?

    PETER: Si, chiaramente. Ma non tanto a causa dei litigi, quanto piuttosto per le ferite. Una volta per esempio andai in Giappone a un corso, arrivando due giorni dopo gli altri. Erano tutti immersi nel corso e io mi sentii come un outsider. Venni poi a sapere che tutti, tranne me, erano invitati a cena dal presidente Ikeda! In quel momento ho pensato: «Questa non la mando giù! Ora smetto di praticare!». Per fortuna quasi nello stesso attimo pensai: «Diamine, è ridicolo che ti senta offeso per una simile piccolezza e tu voglia smettere di praticare. Supera questo momento, non affliggerti e continua a praticare». In seguito mi fu chiaro che quella era proprio una prova per la mia fede. Potei mettere alla prova la mia stabilità. Ciò mi ha reso più forte.

    TSURUKO: C’è stato un altro momento in cui eravamo molto infelici per ciò che accadeva nella comunità dei praticanti. Ci siamo chiesti: «In che modo si può andare avanti?». Abbiamo pianto e fatto supposizioni fino a mezzanotte. Infine, abbiamo pregato, decidendo che ci saremmo affidati completamente e con semplicità alla nostra preghiera al Gohonzon, accada quel che accada.

    PETER: Ci siamo detti: «Non importa, continueremo a lottare con il presidente Ikeda per kosen-rufu». Fu un nuovo inizio. Continuavano a esserci motivi di sofferenza ma penso che sia importante imparare a sviluppare forza grazie a essa. Che si tratti di problemi di coppia o con altri membri, è sempre lo stesso principio. Ho compreso che solo l’ego può sentirsi offeso, la Buddità non si può mai offendere. Nei nostri mondi bassi c’è un essere vulnerabile, per questo dobbiamo sempre innalzare la nostra condizione vitale, per non essere vulnerabili.

    Forum: E come si può sviluppare questa forza?

    PETER: Ci sono state molte persone che mi hanno criticato. È stato sempre doloroso. A posteriori ho sempre provato gratitudine per quelli che ho incontrato che mi hanno mostrato la mia negatività o i miei errori o mi ci hanno fatto pensare. Per esempio una volta venne da me una persona e mi disse: «Perché hai preferito quel membro rispetto a me?». In quell’occasione ho notato di aver dimostrato preferenze per persone con cui andavo d’accordo. Mi riusciva difficile essere imparziale. Ero influenzato dal sentimento, in qualche misura. Dopo questa critica ho cercato sempre di essere equo verso ciascuno, senza dare giudizi o avere pregiudizi. Ciò mi ha permesso di trovare una via diversa nel contatto con le persone con cui avevo problemi. Potevo essere loro grato perché “si erano manifestate” affinché io potessi cambiare. In conclusione credo che sia stata la mia relazione col presidente Ikeda a farmi comprendere prima di tutto il significato di “diversi corpi, stessa mente”.

    Forum: Vuoi dire che itai doshin è in stretta relazione con la relazione maestro-discepolo?

    PETER: Sì. Per me fu molto importante l’incontro con Ikeda nel 1992 in Germania. Ebbi l’occasione di chiedergli se poteva chiarirmi la relazione maestro-discepolo. Ikeda disse: «È difficile da spiegare, ma forse posso provarci con un esempio. Quando sei stato male mia moglie e io abbiamo recitato Daimoku per la tua pronta guarigione. “Alzarsi da soli” e agire spontaneamente vuol dire comprendere il cuore del maestro».
    Questa reazione istintiva, senza pensare “adesso devo far questo”, è il cuore del maestro. Fare proprio il cuore del maestro e adempiere alla propria missione spontaneamente e senza che venga richiesto, è il legame del discepolo col maestro. Poiché da quel momento in poi ho sempre vissuto all’interno di questa relazione mi è stato possibile superare i miei limiti. Senza questa relazione avrei facilmente smesso o pensato «tanto non ci riuscirò!», oppure «sono gli altri che devono darsi da fare!». Al contrario pensavo che non avrei mai dovuto piantare in asso il mio maestro di vita, il presidente Ikeda.

    Forum: Ed è stato così che avete potuto anche superare le disarmonie nella vita di coppia?

    TSURUKO: Sì, davvero! Una volta ho chiesto al presidente Ikeda: «Che devo fare? Ho problemi così grandi». E lui mi rispose: «Voli troppo basso! Se guardi, oltre le nuvole non c’è mai brutto tempo!».

    PETER: Le prime tre settimane dopo le nostre nozze abbiamo recitato separatamente perché eravamo arrabbiati l’uno con l’altra. Non riuscivo proprio a capire perché Tsukuro fosse d’improvviso diventata così strana, o mi diceva cose che non volevo sentire. Provenivamo da due culture molto diverse. I giapponesi dicono solo la metà partendo dal presupposto che tu conosca l’altra metà mancante, e non comprendono il fatto che tu non la conosci. Tramite mia moglie ho imparato veramente tanto della cultura giapponese e anche sulle persone. Ho pregato per una soluzione dei nostri problemi. Pensavo questo: o Tsuruko ha ragione, e allora sono io che devo cambiare, o ha torto, e allora è un suo problema. Tutto si chiarirà. La prima cosa che accadde fu che Tsuruko smise di fare le cose che mi disturbavano, senza che io dicessi una parola. Un altro punto che compresi era che io dovevo cambiare dal punto di vista umano. Siamo stati veramente d’aiuto reciproco nel nostro sviluppo.

    TSURUKO: Avevo sempre pensato di non dovermi necessariamente sposare, di poter vivere bene anche da sola. Ma ho capito che dovevo sposarmi per avere qualcuno cui essere vicina, così tanto da farmi “da specchio” e quindi svilupparmi. Quando si lotta così a lungo insieme come noi, sorgono un grande rispetto e gratitudine. Ciò fa sviluppare anche una profonda gioia di vivere. È per questo che siamo diventati così felici.

    Forum: Quali sono le vostre ultime esperienze?

    TSURUKO: Fintanto che si ha la volontà di non cedere e di continuare insieme, si viene anche protetti dalle divinità buddiste gli shoten zenjin. Di recente Peter è dovuto tornare in ospedale perché da qualche tempo aveva di nuovo problemi cardiaci. Si sapeva già da tempo che un bypass era occluso, ma i medici non riuscivano a trovare il punto. Peter non voleva in alcun caso sottoporsi a un cateterismo cardiaco. Invece di cercare di convincerlo, mi sono semplicemente augurata che accadesse il meglio per lui. Dovettero portare Peter alla clinica universitaria dato che nell’altro ospedale il macchinario per il controllo era guasto. Il suo professore continuava a non trovare il punto dove il bypass era bloccato, allorché comparve un medico ancora giovane, ed era proprio quello tra le cui braccia mio marito era “quasi morto” quattordici anni prima e che lo aveva riportato in vita. Mise mano al problema in modo semplice trovando l’occlusione e sturandola, cosicché le coronarie poterono essere di nuovo irrorate dal sangue. In questo fatto ho potuto ritrovare questo: talvolta non contano solo età ed esperienza, ma anche l’energia fresca della gioventù.

    PETER: È stata un’esperienza fantastica! Per cinque anni avevo avuto problemi di salute a causa del bypass, sentendomi spesso male. Ora molti mi dicono: «Peter, che ti è successo? Sembri ringiovanito di cinque anni!».

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