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Il motore della storia - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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Il motore della storia

«I veri protagonisti della storia sono le persone comuni» affermava Tolstoj in Guerra e pace. Inspirandosi al capolavoro dello scrittore russo, Daisaku Ikeda evidenzia tre punti essenziali per la trasformazione del destino umano

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I veri protagonisti della storia sono le persone comuni» affermava Tolstoj in Guerra e pace. Inspirandosi al capolavoro dello scrittore russo, Daisaku Ikeda evidenzia tre punti essenziali per la trasformazione del destino umano

La Legge buddista permea tutto l’universo e il palcoscenico sul quale ci muoviamo noi che l’abbracciamo comprende il mondo intero. Nella vita ciò che conta è avere una solida filosofia. Vivere privi di una corretta filosofia è una grande sfortuna perché ci conduce inevitabilmente a un’esistenza priva di scopo, mossa da istinti e impulsi animali o poco più. È un modo di vivere che alla fine conduce al declino. Il Buddismo del Daishonin insegna l’assoluta e immutabile legge della vita; potremmo definirla la più fondamentale di tutte le filosofie e, basandoci su questa grande filosofia che insegna la vera sacralità della vita e la vera eguaglianza di tutti gli esseri viventi, noi della SGI, con luminoso ottimismo e profonda umanità stiamo unendo persone provenienti da vari paesi. Nella vita non esiste una missione più grande di questa.
Come sapete, attualmente ci sono numerosi parchi e strade in tutto il mondo che portano i nomi dei primi tre presidenti della Soka Gakkai. Penso che sia un segno dell’immensa fiducia e delle aspettative che i popoli dei vari paesi nutrono per la filosofia umanistica della SGI e per le attività che avete promosso. In Russia, nella Siberia occidentale, c’è il Parco Daisaku Ikeda che ricopre un’area di oltre 330 ettari di bosco. Anche in Brasile la SGI gode di grande fiducia. A Londrina, nello stato del Paraná, c’è un Parco ecologico Daisaku Ikeda, di circa 122 ettari. Lo scorso anno a New Orleans, negli Stati Uniti, è stato inaugurato all’interno del parco cittadino, il Bosco dell’amicizia Daisaku e Kaneko Ikeda. E nel 2003 nella città di West Chester, nell’Ohio, è stato aperto il Giardino Daisaku Ikeda.
Anche nella città di Choiblasan, provincia di Dornod, nella parte orientale della Mongolia è sorto il Parco della pace Ikeda. Nel 1939, la provincia fu teatro di una feroce battaglia fra l’esercito giapponese e le forze alleate mongole e sovietiche. Anche in Italia, nei paesi di Capraia e Limite, in provincia di Firenze, sorge il Parco della pace Tsunesaburo Makiguchi. In Bangladesh, dal 2000, nella regione del Tangail vi è il Cortile Josei Toda, presso la Scuola pubblica Gram Bangla. Ci sono parchi e strade in onore dei primi tre presidenti della Soka Gakkai anche in Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, in alcune isole del Pacifico come Tinian, che fa parte dell’arcipelago delle Marianne. E si prevede che fra breve sorgerà un parco del genere anche in Africa, nel Ghana. La rete di fiducia e amicizia della SGI si è espansa in ogni angolo del globo. In ogni paese abbiamo forgiato legami di solidarietà e amicizia con tante persone sincere e consapevoli.
Quest’anno celebriamo il trentennale della fondazione della SGI. Chi avrebbe immaginato trent’anni fa per il nostro movimento un sviluppo come quello odierno? In un’epoca in cui l’organizzazione era sufficientemente impegnata a promuovere attività in Giappone io, all’insaputa di tutti, stavo pensando a kosen-rufu mondiale e muovendo passi precisi in quella direzione. Ho creato una possibilità di amicizia con molte persone di varie nazioni, grazie a un sincero dialogo e a un comportamento gentile.
I tempi stanno rapidamente cambiando. D’ora in avanti tutto dipende dai giovani. La via che ho scelto è di affidare tutto ai giovani. Questo è ciò che sento davvero. Congratulazioni all’inizio dell’”Anno dei giovani e dell’espansione”! In ogni epoca i paesi, le organizzazioni o le aziende che si preoccupano della crescita e dell’allenamento dei giovani e li fanno diventare bravi successori, prospereranno e avranno successo. È un principio immutabile, un’aurea regola che si applica ovunque. Eppure spesso le persone diventano arroganti e altezzose quando ottengono un po’ di successo o una posizione nella società. Ci sono persino coloro che, lungi dall’aiutare i giovani a crescere, li disprezzano, facendoli correre qua e là come se fossero al loro servizio. Sono persone meschine che si danno arie per cercare di apparire grandi e importanti. Questa è la loro squallida natura.
Nel passato accadde lo stesso anche al Giappone. Quando il Giappone era debole si comportava in maniera adulatoria e servile nei confronti delle altre nazioni, ma quando è diventato forte ha cominciato a guardarle con superiorità e disprezzo. Alcuni hanno acutamente messo in luce che fu proprio questo atteggiamento a condurre all’insensata aggressione del Giappone nei confronti dei vicini asiatici nella prima metà del ventesimo secolo. Se non correggiamo questa tendenza, come pensano anche molti eminenti studiosi, il Giappone verrà emarginato a livello mondiale.
Io ero un giovane privo di titoli o capacità particolari, eppure Toda mi istruì in una grande quantità di discipline, mi insegnò l’arte di combattere per kosen-rufu, mi diede un’educazione rigorosa. E io risposi alle sue aspettative assumendo la carica di terzo presidente, superando ogni ostacolo per far crescere la Soka Gakkai nell’organizzazione mondiale che è diventata oggi. Sono riuscito a farne la prima organizzazione del Giappone e ad aprire sentieri di pace e amicizia in tutto il mondo. Tutto inizia da un singolo giovane.
Il presidente Toda prendeva molto seriamente il proprio impegno per kosen-rufu. Amava i giovani e li considerava più preziosi della sua stessa vita. Dava immenso valore ai suoi discepoli, ai suoi giovani successori. Coloro che apprezzano i giovani e li fanno crescere conseguiranno senz’altro il successo e la vittoria. I dirigenti della Soka Gakkai e tutta l’organizzazione non devono mai dimenticare questo importante principio. Perché kosen-rufu potrà essere realizzato solo se ci saranno giovani uomini e donne che porteranno avanti il nostro lavoro e proseguiranno la nostra lotta. Spero che voi delle generazioni più anziane siate decisi a far crescere i giovani, ad allenarli e farli crescere fino a diventare eccellenti leader del nostro movimento. Giovani, conto su di voi!
Sia nel Buddismo che nella vita è fondamentale avere un maestro. Se la nostra relazione con i genitori è ovviamente importante, quella con il maestro è cruciale per lo sviluppo della nostra personalità e per la nostra crescita come esseri umani. Una vita senza un maestro a prima vista può apparire libera e senza costrizioni ma in realtà è estremamente sfortunata. Un maestro è indispensabile per diventare persone di grande carattere. A un livello profondo la relazione con il nostro maestro può ricoprire un significato ancor più grande di quella con i nostri genitori. Nella relazione maestro-discepolo possiamo trovare l’essenza per realizzare la vittoria nella vita. Il mio maestro è stato il presidente Toda. L’ho sostenuto e servito con tutto il cuore, sono stato istruito e allenato da lui e poi sono andato in tutto il mondo a difendere la sua causa. Ogni sua parola si è impressa per sempre nella mia mente.
Toda affermò chiaramente: «Avere una fede veramente esemplare significa riconoscere il profondo debito di gratitudine nei confronti della Soka Gakkai e proteggerla con la propria vita». Noi ci impegniamo non soltanto per la nostra felicità e benessere personale ma per la felicità e il benessere di tutta l’umanità. Questa è fede dedicata a kosen-rufu, la fede di Nichiren Daishonin. E questa fede dedita a kosen-rufu si trova solo nella Soka Gakkai. Perciò proteggere la Soka Gakkai conduce direttamente a kosen-rufu. Seguendo fedelmente queste parole del presidente Toda ho portato avanti la mia battaglia in tutto il globo e ho vinto.
Il maestro di Toda era il presidente Makiguchi. Anche la vita di Toda era basata sulla relazione maestro-discepolo. Quando apprese della morte in carcere di Makiguchi, gridò con tutto se stesso: «State a vedere! Dimostrerò al mondo che il mio maestro aveva ragione! Ripagherò la mia profonda gratitudine verso il mio maestro realizzando qualcosa di grande. E se dovessi scegliere uno pseudonimo sarà “Indomito paladino” (Gankutsu-0)». Era pienamente deciso a prendere il posto di Makiguchi, che morì in carcere per le proprie convinzioni, e a concretizzare lo spirito del suo defunto maestro. È una dimostrazione esemplare della relazione maestro-discepolo. L’essenza del Buddismo e l’essenza dell’umanità si trovano nella relazione maestro-discepolo. E, proprio come aveva fatto voto, Toda, dopo aver sopportato due anni di carcere, intraprese un’accanita battaglia per vendicare l’integrità del suo maestro. Allo stesso modo quando Toda versava in cattive acque per il fallimento delle proprie attività commerciali e veniva perseguitato e calunniato da ogni parte, io solo, come suo discepolo, mi diedi da fare per sostenerlo. Gli ideali nobili e lungimiranti di un grande maestro non possono mai essere conseguiti in una singola esistenza. I discepoli devono portare avanti la visione del maestro e continuare a impegnarsi per trasformarla in realtà.
Toda diceva a noi giovani: «Combattete intensamente! Tempratevi in questa lotta!». Non si può crescere e svilupparsi se non ci si sfida per kosen-rufu. E ci diceva anche severamente: «Riponete la vostra fiducia in un buon governo, ma non fidatevi dei politici!» Le sue intuizioni erano estremamente acute. Era un leader di eccezionale talento, un grande filosofo pienamente convinto di poter tener testa in dibattito con qualsiasi studioso o accademico del mondo. Dichiarò: «D’ora in poi è l’epoca dei giovani. Dobbiamo dare grande valore ai giovani, dialogare con loro su tutto e comunicare loro ogni nostro pensiero e sentimento. Perché lo sviluppo futuro del nostro movimento dipende unicamente dal fatto che essi portino avanti il testimone». Questa fu l’indicazione che ci lasciò e che egli stesso aveva sempre messo in pratica. Vorrei che anche voi la condivideste e la perseguiste.
Il Buddismo si manifesta nella società e i grandi filosofi brillano di una saggezza che è in sintonia con quella buddista. Specialmente per i giovani vorrei citare le parole di alcuni saggi delle epoche passate.
In una delle sue opere lo scrittore coreano Pak Chiwon (1737-1805) raffigura una madre che ammonisce i propri figli, pronti a credere senza riserve alle voci e alle calunnie che circolano nella società: «Le dicerie hanno voce ma non hanno forma; sono invisibili ed elusive. E nonostante siano prive di sostanza le persone se ne fanno fuorviare. Non bisognerebbe valutare le persone sulla base di qualcosa che non ha forma né sostanza». È importante non credere ciecamente alle voci prive di sostanza e non giudicare le persone sulla base di tali voci. Così una madre saggia ammoniva i suoi figli. Anche oggigiorno c’è chi cerca di calunniare e screditare gli altri diffondendo dicerie infondate e menzogne su di loro. Il presidente Makiguchi scriveva: «Anche se una persona non ha fatto niente per meritarsi una valutazione negativa, le persone senza scrupoli sono piuttosto abili a mettere in cattiva luce anche le sue realizzazioni positive, specialmente quando sono in conflitto con i loro interessi. Questo è uno dei tratti distintivi degli individui senza principi». Dovremmo riflettere su queste parole: anche se stiamo facendo la cosa giusta, i corrotti ci attaccheranno se ciò che stiamo facendo contrasta con i loro piani. Questo è vero anche nella società e in genere in ogni cosa del mondo.
Il Buddismo in particolare insegna che i devoti del Sutra del Loto dovranno affrontare i tre ostacoli e i quattro demoni e i tre potenti nemici. Quindi è naturale che, a mano a mano che la Soka Gakkai avanza verso kosen-rufu, sia assalita da una pletora di ostacoli.
Nell’Enrico VIII di Shakespeare si trova un alto prelato che si è guadagnato i favori reali e che gode d’immenso potere e influenza, ma alla fine le sue malefatte vengono alla luce ed egli è rovinato. Uno dei personaggi del dramma osserva nei suoi riguardi: «…quel ch’io posso vedere è una gran boria / che gli trasuda fuori da ogni parte. / Donde la prende? Se non dall’inferno, / vuol dir che il diavolo s’è fatto avaro, / oppure che gli ha dato tutto prima, / e lui s’è costruito per suo conto / un altro inferno dentro se medesimo». Sono parole severe nelle quali possiamo avvertire l’ira di Shakespeare e la sua acuta comprensione del comportamento del clero arrogante.
In una lettera indirizzata a Shijo Kingo, il Daishonin cita un brano del Sutra Ghirlanda di Fiori che afferma: «Chi non riconosce i propri obblighi di gratitudine, farà una fine prematura» (SND, 8,71). E Toda disse: «Non dovremmo passar sopra all’ingratitudine di coloro che, pur dovendo tutto il loro successo al sostegno della Soka Gakkai, sono diventati arroganti, hanno perso il senso di apprezzamento e disprezzano la Soka Gakkai, tradendone i membri». Toda era oltraggiato da coloro che dimenticavano i propri debiti di gratitudine e gridava: «Fuori i codardi e i traditori!». La sua voce risuonava di collera. I paladini della giustizia e della verità devono essere forti. Ci sono individui che nel passato hanno dato prova di una ingratitudine inaudita, rivoltandosi contro la Soka Gakkai e causando problemi a molti membri. Un simile comportamento è imperdonabile. Desidero affermarlo a beneficio del futuro. In uno dei suoi romanzi lo scrittore tedesco Goethe scrisse: «Solo la lealtà e la fede rendono gli uomini degni di stima». Lealtà e fede o, per usare la nostra terminologia, sincerità e convinzione. Queste sono le qualità che ci caratterizzano come membri della Gakkai e che caratterizzano il modo di vivere Soka.
Per il mio settantasettesimo compleanno il direttore del Museo Tolstoj di Mosca, Vitalj Remizov, mi ha inviato, insieme agli auguri, una preziosa copia di un busto di Tolstoj che sembra sia unica al mondo. Nella sua lettera Remizov scrive: «Lei e Tolstoj condividete l’opinione che la chiave per la rigenerazione del singolo e dell’umanità nel suo complesso risieda nell’educazione e nella trasformazione spirituale individuale… I laureati alla Soka University, di cui lei è il fondatore, aprono luminose strade per il futuro, alimentando nella gente la speranza che il bene trionfi sul male». Ho voluto leggervi queste osservazioni di Remizov, per quanto le ritenga troppo generose nei miei confronti, per darvi un’idea della fiducia che i principali intellettuali mondiali ripongono nella gioventù Soka. In tutto il mondo le persone di coscienza che desiderano la pace traggono speranza per il futuro dall’idea di una trasformazione spirituale individuale, cioè la rivoluzione umana.
Il famoso romanzo di Tolstoj Guerra e Pace, è considerato uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Tolstoj iniziò la stesura di questa grande epopea col titolo 1805, perché il pilastro narrativo fondamentale è la storia della guerra fra la Russia e Napoleone che ebbe inizio in quell’anno. Così Tolstoj descrive la guerra nel suo romanzo: «Si verificò un evento contrario a ogni legge naturale o umana» e scrisse anche che «la guerra non è un passatempo della buona società ma la cosa più abietta che esista» e «La saggezza non ha bisogno della violenza». L’eminente scrittore vedeva oltre gli inganni e la totale ipocrisia delle autorità e dava un penetrante resoconto della verità. Tolstoj era profondamente consapevole della cruda realtà; cioè che, al di là degli slogan a cui si faceva appello o delle ragioni con cui si cercava di giustificarla, la guerra non era altro che un reciproco massacro. Egli scrisse: «Cos’è la guerra? […] Lo scopo e il fine della guerra è l’assassinio».
Sono trascorsi duecento anni esatti dal 1805, l’anno in cui Tolstoj fa iniziare Guerra e Pace. Dobbiamo fare il massimo perché il ventunesimo secolo non sia un’epoca di violenza e di guerre senza tregua ma di pace e di dialogo. Facciamo di quest’anno, il 2005, l’inizio di una storica trasformazione del destino umano. Con tale profonda determinazione oggi vorrei evidenziare tre punti che fanno principalmente riferimento al capolavoro di Tolstoj.
Il primo riguarda le forze motrici della storia. Tolstoj diede inizio a una drastica rivoluzione del modo di intendere la storia prevalente ai suoi tempi, che si concentrava principalmente sulle azioni e sulla vita dell’elite dominante. Tolstoj invece sottolineò l’importanza di guardare agli individui anonimi agli uomini e alle donne comuni, sostenendo che in realtà era la somma delle loro innumerevoli azioni a creare veramente la storia. Mentre combatteva per tutta la vita contro le autorità oppressive, Tolstoj si sforzò di servire la gente comune e di far crescere giovani forti e decisi. Chi è il vero eroe di Guerra e pace? Lo scrittore Romain Rolland, che da giovane ricevette il caldo incoraggiamento di Tolstoj, sottolineava che i veri eroi del romanzo di Tolstoj sono le persone comuni. E io vorrei proclamare che gli eroi di kosen-rufu, la nostra grande epopea di pace e di cultura, siete voi, i membri sinceri e pieni di dedizione della Soka Gakkai. Le azioni coraggiose dei nostri membri dal cuore puro hanno approfondito e ampliato la fiducia di cui godiamo nella società. La storia si sta muovendo in direzione di un’epoca di Soka.
Il secondo punto è il bisogno di istituire e accrescere un sodalizio che rispetti e valorizzi la vita. Mentre scriveva Guerra e pace Tolstoj si stava adoperando disperatamente per salvare la vita di un giovane condannato a morte. In una lettera descriveva il modo in cui stava difendendo tale causa: «La vita di ogni persona è una cosa sacra e nessuno ha il diritto di privare un altro della vita». Concordo pienamente con Tolstoj su questo punto. Una della principali cause di tutta l’infelicità e delle tragedie del mondo attuale è il prevalere della mancanza di rispetto per la vita. Ora è tempo di diffondere in tutto il mondo l’insegnamento buddista di riverenza per ogni forma di vita.
Tolstoj in realtà fu molto influenzato dal pensiero buddista e si dice che abbia letto il Sutra del Loto, che insegna la verità fondamentale dell’esistenza. Egli meditò profondamente anche sull’eternità della vita. Undici anni fa (nel 1994) visitai l’Università statale di Mosca e in quella veneranda istituzione tenni la mia seconda conferenza, nella quale discussi la filosofia di Tolstoj. Non dimenticherò mai che il preside della facoltà di Filosofia dell’Università, Alexander Panin, osservò nel suo commento che verso la fine della sua vita Tolstoj si rivolse al Buddismo per ottenere una risposta alle domande fondamentali della vita.
Pierre, uno dei personaggi principali di Guerra e Pace che cerca di costruire una nuova società, nutre la convizione che coloro che si battono per tale nobile scopo hanno «il dovere ovunque e con tutta la loro forza di sopprimere il vizio e la follia e incoraggiare il talento e la virtù sollevando gli uomini degni dalla polvere» e schierandoli dalla parte della loro causa. Un tema importante dell’ultimo capitolo di Guerra e Pace è la necessità di far crescere un’alleanza di persone buone e virtuose capaci di prevalere sui furibondi attacchi uniti del malvagi. «La mia idea – dice Pierre – è che se i malvagi si uniscono a formare un’unica potenza anche la gente onesta deve fare lo stesso» e «che coloro che amano ciò che è giusto si prendano per mano e non esista che un unico vessillo, il vessillo dell’azione e della virtù».
Nel giugno 1991 incontrai il nipote di Tolstoj, Serge Tolstoï (1911-96), in Francia all’inaugurazione della Casa della Letteratura Victor Hugo. Ricordo che Tolstoï esprimeva simpatia per il nostro movimento dicendo che le iniziative della SGI per unire le persone di tutto il mondo, si accordavano con la filosofia e gli ideali di suo nonno.
Il terzo punto che vorrei sottolineare è un argomento che ho già trattato in varie occasioni, la filosofia della vittoria assoluta. «Vince una battaglia la parte che è fermamente decisa a vincere» dichiara il principe Andrej di Tolstoj prima della critica battaglia di Borodino per contrastare l’avanzata delle forze napoleoniche. È una filosofia che può essere applicata a ogni aspetto della vita. E durante la battaglia, un altro personaggio dice: «Dove la situazione è incerta è sempre il più ostinato a risultare vittorioso». Nella nostra vita quotidiana, così come nella nostra lotta per la pace, vinceremo di certo se possediamo una ferma e inamovibile determinazione a vincere, qualsiasi cosa accada. Spero che i membri della Divisione giovani in particolare se lo ricordino sempre. Questo è il principio fondamentale o legge per diventare un leader vittorioso. Una determinazione profondamente radicata si manifesta in preghiera che produce la saggezza e l’azione che conduce alla vittoria. Nel dramma della sua vita Tolstoj rifiutò di piegarsi quando fu scomunicato dalle potenti autorità religiose del suo tempo e, creandosi amicizie e alleati in tutto il mondo, perseverò e trionfò su tutto.
Tolstoj affermava: «Credo che gli esseri umani posseggano capacità illimitate, non solo dal punto di vista spirituale ma anche fisico. Ma allo stesso tempo hanno un terribile freno che ostacola tali illimitate capacità». Cos’è questo freno che ostacola il nostro potere? Tolstoj riteneva che fossero le idee preconcette che abbiamo di noi stessi, i limiti che ci autoimponiamo, le nostre assunzioni riguardo all’impotenza degli esseri umani. La sua visione dell’essere umano è in sintonia con quella del Buddismo che insegna il principio trasformativo di “non dualità di corpo e mente” (shiki-shin funi) e dei “tremila regni in un singolo momento di vita” (ichinen sanzen). La cosa cruciale è aprire un varco nella nostra apatia e negatività. La chiave è essere fermamente decisi a vincere.
Tolstoj era convinto che dedicandoci sinceramente alla felicità degli altri potessimo schiudere il nostro illimitato potere interiore. Era quella, a suo avviso, la fonte della vera felicità. È esattamente questo che stiamo facendo con le attività quotidiane della Soka Gakkai. Sforzandoci di sostenere e incoraggiare gli altri possiamo manifestare capacità che non avremmo mai immaginato di possedere. Sono sicuro che tutti lo avete sperimentato a fondo. Anatol Rapoport, noto esperto di studi per la pace e professore all’Università di Toronto, col quale ho iniziato un dialogo, osservava che mentre la maggioranza dei movimenti per la pace sono ispirati dal timore degli armamenti nucleari e della guerra, il movimento di pace della SGI opera a un livello più profondo che deriva dalla convinzione positiva dei membri che pace significhi realizzare gioia e felicità per tutti. E proseguiva dicendo che da questo punto di vista la SGI era unica fra tutte le organizzazioni pacifiste del mondo.
Nei suoi scritti Nichiren Daishonin cita ripetutamente un brano tratto dal ventitreesimo capitolo del Sutra del Loto, Il bodhisattva Re della medicina in cui Shakyamuni ordina severamente: «Dovrai diffonderlo [il Sutra del Loto] in tutto Jambudvipa e non permettere mai che [la sua diffusione] sia interrotta, né dovrai permettere ai demoni malvagi, alla gente demoniaca, agli esseri celesti, ai draghi, agli yaksha o ai demoni kumbhanda di prendere il sopravvento» (SDL, 23, 386). La SGI si è impegnata per fare di kosen-rufu nel mondo una realtà, diffondendo l’insegnamento corretto in tutto il globo, in totale accordo con il mandato del Budda. Essa ha sconfitto ogni ostacolo trionfando su tutte le persone ingrate e invidiose che hanno cercato di ostacolare il nostro movimento e così facendo ha creato le condizioni affinché la Legge mistica duri per tutto l’eterno futuro dell’Ultimo giorno. Di certo il Budda Shakyamuni e Nichiren Daishonin stanno lodando i vostri sforzi!
Tolstoj si batté per porre fine al male della guerra appellandosi così: «Abbiamo una cosa sola, ma è la cosa più potente del mondo: la verità. La nostra vittoria è certa come la vittoria della luce del sole che sorge sull’oscurità della notte». Alla fine l’umanesimo trionferà, o meglio, è la nostra missione far sì che esso trionfi.
Martin Luther King, il paladino della nonviolenza e dei diritti civili americano che raccolse l’eredità spirituale di Tolstoj, disse: «Alla fine il male è condannato dalle potenti e inesorabili forze del bene». Bene significa stare dalla parte delle persone, dalla parte del rispetto della vita.
Noi possediamo l’invincibile strategia del Sutra del Loto e possiamo vincere brillantemente quest’anno, riuscendo a costruire una nuova Soka Gakkai che garantisca la nostra crescita per i prossimi cinquanta o cento anni. Amici miei, essere decisi a vincere è l’essenza del nostro profondo spirito Soka. Con tale determinazione conseguiamo una sonora vittoria dopo l’altra anche quest’anno. Il progresso di kosen-rufu dipende da quanto riescono ad avanzare le forze del Budda. Perciò per espandere ulteriormente il flusso di kosen-rufu dobbiamo rafforzare le forze della Soka Gakkai. Questa è una battaglia per il bene e al tempo stesso per il nostro benessere. Vincere nelle attività della Gakkai è una fonte di felicità e di gioia. Se vincete i vostri benefici si accresceranno enormemente in ogni area della vostra vita e si aprirà un meraviglioso sentiero verso kosen-rufu.
Il primo presidente della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi diceva che l’essenza del Sutra del Loto risiede nel fatto che esso «chiarisce la vera natura delle funzioni demoniache che esteriormente manifestano un bene minore e internamente celano un male maggiore e offre un rimedio fondamentale rispetto a esse» e che in ultima analisi «ci permette di ottenere il supremo e massimo bene». Makiguchi credeva che non ci fosse bene più grande di questo, il «supremo e massimo bene». Continuiamo ad avanzare quest’anno con la convinzione che le attività della Gakkai sono il bene più grande.

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