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Il laboratorio del corpo - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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Il laboratorio del corpo

La bioetica, il rapporto fra salute e malattia, morire con dignità, vivere in armonia. Questi i grandi temi a cui i dialoghi presenti nel libro L’essenza dell’uomo suggeriscono risposte per un futuro migliore

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La bioetica, il rapporto fra salute e malattia, morire con dignità, vivere in armonia. Questi i grandi temi a cui i dialoghi presenti nel libro L’essenza dell’uomo suggeriscono risposte per un futuro migliore

Daisaku Ikeda, un esperto di ricerche sul cancro e uno specialista di bioetica dialogano sulle ultime conquiste della medicina e della biologia, sulle loro implicazioni etiche, sul senso profondo di questi raggiungimenti e delle prospettive che essi aprono per l’essere umano come unità inscindibile di mente e di corpo.
Si parte dall’assunto che da sempre l’umanità si interroga sull’”arte di vivere”, sulle vie per raggiungere il benessere fisico e spirituale, in sintesi, per ottenere la felicità, che è anche il grande ed esplicito obiettivo del Buddismo di Nichiren.
Nonostante il grande impatto delle conquiste scientifiche sui mutamenti delle condizioni di salute e di vita in generale, nonostante la tecnologia sia penetrata negli ambiti più riposti della vita, – nascita, crescita, malattia e morte – l’umanità è pervasa nell’epoca contemporanea da altre sottili sofferenze psichiche, oltreché fisiche, in parte causate dalla disarmonia fra ambiente di lavoro ed equilibri interiori o prodotte dalla necessità di rispondere in tempi rapidissimi al ritmo incalzante dei mutamenti nella società e nell’organizzazione del lavoro. L’accelerazione di questi ritmi ha portato molte persone a sentirsi sottomesse a un meccanismo che impone totale adesione di corpo e mente a obiettivi di rendimento che prosciugano le energie degli uomini e delle donne, lasciando loro pochi spazi di autentica libertà per recuperare la propria essenza e meditare sul significato della propria esistenza.
Anche per questo forse, oggi la salute è una delle maggiori cause di dolore, sofferenza e infelicità dell’umanità e anche una delle zone più battute dell’editoria mondiale, che cerca di legare la salute al nostro destino più ampio, che si chiami karma o eredità genetica, avvicinando risultati di conoscenze sull’uomo che provengono da discipline assai diverse fra loro.
Il dialogo fra Ikeda, Simard e Bourgeault si snoda attraverso l’analisi delle più gravi malattie contemporanee, quali il cancro e l’AIDS, la loro diagnosi, prevenzione e cura; si parla poi di clonazione e del legame con il valore e il significato della vita.
Segue un capitolo dedicato al concetto di salute e di armonia individuale, di armonia con l’ambiente, della necessità di un’etica ambientale per uno sviluppo sostenibile, della salute mentale e del suo opposto, ovvero la malattia mentale, assai diffusa nell’epoca attuale, e di come affrontarla.
Nel capitolo intitolato “Bioetica”, si affronta il rapporto fra etica medica e religione. Cos’è la morte e in particolare la morte cerebrale? Come si può morire con dignità, come si può vincere la “sofferenza della morte” che, secondo il Buddismo, è il problema fondamentale della vita?
Il capitolo conclusivo delinea le gravi distorsioni economiche e sociali del nostro tempo e l’importanza, verso la loro risoluzione, dell’educazione e della solidarietà, della creazione di valori a vantaggio dell’uomo, come ha delineato anche la pedagogia di Makiguchi.
Il dialogo si conclude con l’indicazione di come poter costruire e diffondere nel mondo un’etica all’altezza dei problemi globali che dobbiamo inevitabilmente affrontare, oggi, utilizzando al meglio i raggiungimenti convergenti di tecnica, scienza ed etica, frutto massimo di una conoscenza, non più soltanto specialistica, dell’epoca contemporanea.
Presentiamo un estratto dal primo capitolo, Cancro e AIDS, dove si affrontano le problematiche del rapporto tra mente e corpo in relazione alle malattie.

– D. Ikeda, R. Simard, G. Bourgeault, L’essenza dell’uomo, Sperling & Kupfer, Milano 2004, 384 pagine, E 17,00)

Indicatori di una correlazione fra cancro ed emozioni

IKEDA: Josei Toda, il mio maestro, era solito ripetere che il corpo umano è come uno stabilimento farmaceutico, piccolo ma altamente diversificato. Le ghiandole endocrine secernono ogni sorta di ormoni, mentre nel cervello le endorfine agiscono come analgesici naturali. I1 corpo produce globuli bianchi che combattono i disturbi causati dai batteri, dagli agenti microbici ed enzimi che catalizzano le reazioni chimiche. Se guardiamo l’organismo in questa prospettiva, nella metafora di Toda c’è molto di vero.

SIMARD: L’idea del corpo come stabilimento farmaceutico è piuttosto inconsueta. Si sa che il cervello secerne endorfine, talvolta chiamate «morfina endogena». Si ritiene che l’agopuntura, fulcro della medicina orientale, acceleri la secrezione delle endorfine. Per esempio, chi pratica il jogging a volte si sente leggero e non affaticato: molto probabilmente questa sensazione può essere attribuita alle endorfine. D’altro canto, la collera ha come effetto un incremento della secrezione di adrenalina, con un corrispettivo aumento della pressione sanguigna e della dilatazione bronchiale.

IKEDA: Secondo la medicina psicosomatica, le persone prive di speranza o di una ragione di vita e quelle che si angustiano per insicurezza e ira repressa sono vulnerabili al cancro. Per contro, chi sa scoprire nuovi stimoli vitali e chi possiede una forte volontà e degli obiettivi ha l’energia per resistere al tumore. Lei che cosa ne pensa?

SIMARD: È molto interessante considerare l’origine del cancro da un punto di vista psicologico. I pazienti si preoccupano spesso della diagnosi, e possono provare ansia per la gravità delle loro condizioni, ma le reazioni variano largamente da individuo a individuo. La possibilità di un’amputazione – per esempio di una gamba, o di una mammella – provoca un turbamento profondo riguardo a quella che viene percepita come una «menomazione» del corpo. Le persone si preoccupano anche di dover sopportare un orifizio chirurgico permanente. Molti temono che dopo le cure la loro esistenza cambi radicalmente. Quando nessuna terapia ottiene risultati, immaginano una lotta senza fine, resa ancora più intollerabile da un fardello emotivo che, inevitabilmente, si fa sempre più pesante. A seconda della gravità del male, il paziente può essere indotto a rinunciare per molto tempo al lavoro, oppure, in certi casi, anche dopo la guarigione non torna più a un’esistenza normale. Alcuni finiscono per allontanarsi da ogni contatto sociale, scivolando in uno stato di profonda depressione.

IKEDA: A questo proposito, anche i dati riportati dal dottor Hiro’omi Kono sono interessanti (vedi tabella).
In base al suo studio, una prolungata depressione o la perdita di uno scopo per cui vivere fa sì che le cellule cancerose si accrescano e si diffondano più velocemente, ritardando la convalescenza; una forte volontà, che scopre nuove ragioni di vita e guarda davanti a sé con ottimismo, compromette le cellule malate. In tutto il mondo la relazione fra cancro e stato mentale è oggetto di ricerche patologiche e statistiche.

SIMARD: L’ipotesi che alcune persone siano più a rischio di cancro o che lo stress mentale e l’eccessivo lavoro possano favorirlo potrebbe rivelarsi un’importante indicazione per le ricerche future. Tale possibilità fu esplorata già nel lontano passato. Circa due millenni fa Galeno, medico greco (129-200 d.C. circa), osservò che le donne malinconiche o depresse erano più vulnerabili al tumore al seno; tuttavia, a dire il vero, nel corso dei secoli le ricerche in questo campo non hanno fatto molta strada. È difficilissimo addurre prove concrete di un’evidente relazione tra stati psichici e cancro.
In ogni caso, sebbene manchi una conferma inconfutabile dell’influsso della condizione interiore, è utile includere uno psichiatra o uno psicologo nell’équipe terapeutica, per prevenire alcune derive psichiche che la malattia può provocare. I medici e le infermiere si sforzano di dedicare una particolare attenzione ai problemi emotivi legati ai tumori, ma non sono in grado di gestirli completamente. Desiderosi di acquisire esperienza in questo campo, fanno del loro meglio per esplorare i risvolti psicologici della terapia del cancro.

Le costanti contromisure dell’organismo

IKEDA: I dati forniti dal dottor Kono dimostrano che un rilevante numero di malati di cancro (circa un terzo) ha sofferto di solitudine e infelicità, avendo perso nelI’infanzia uno o entrambi i genitori o altri famigliari ai quali era molto legato, suggerendo che un’esperienza del genere costituisca un fattore di stress psicologico capace di attivare in seguito l’insorgenza del cancro. Ciò mi induce a pensare che, fra tutti gli stress, la perdita dei propri cari eserciti l’effetto più rilevante.
Mi pare tuttavia che un bambino rimasto orfano in tenera età, ma circondato da persone che si prendono cura di lui esercitando una solida funzione paterna e materna, potrebbe non risentire di stress psicologico ed essere in grado di fare appello alle energie interiori necessarie per combattere le cellule cancerose.
L’idea di questa presenza «solida», con le connotazioni genitoriali che implica, rammenta la funzione della filosofia o, più ancora, della religione. È possibile che, grazie alla fede, un individuo possa intraprendere un’evoluzione esistenziale, traendo da questa esperienza la forza vitale necessaria per combattere con successo il tumore? L’ipotesi che la filosofia e la religione esercitino una funzione vitale nella lotta contro questa malattia mi sembra molto sensata.

SIMARD: Se prendiamo in esame un gruppo di pazienti neoplastici e osserviamo che presentano problemi personali, diventa impossibile trascurare l’influenza che la malattia somatica – in questo caso il tumore – ha esercitato sul loro comportamento mentale. Inoltre, dal momento che nessuna analisi della personalità era stata effettuata prima della comparsa del male, non si può escludere l’implicazione inversa.
Spesso si può individuare nella storia personale del paziente un evento che ha provocato uno stress poco prima dei sintomi iniziali della malattia; possiamo però riconoscervi la causa scatenante? Personalmente, non sono pronto a fare questo passo. Molti stress non si traducono in patologie gravi come il cancro. Inoltre, il peso attribuito allo stress è altamente soggettivo.

IKEDA: Capisco che cosa intende. Soggetti diversi possono subire lo stesso tipo di stress, ma la risposta del loro organismo sarà differente a seconda di come lo supereranno. Una persona può esserne distrutta, oppure servirsene per rafforzare la propria vita. In questo caso credo che si produca un’evoluzione esistenziale.

SIMARD: Certo, è una via da esplorare. A causa delle difficoltà dovute alle interpretazioni divergenti e alla mancanza di prove e conferme sperimentali, siamo però ancora molto lontani da qualsiasi certezza.

IKEDA: In un dialogo che ebbi anni or sono con Norman Cousins (1915-90), chiamato «la coscienza dell’America» per la sua premura nel sollecitare le cure per le vittime giapponesi delle radiazioni emesse dalla bomba atomica, egli espresse l’opinione che l’essere umano fosse dotato di un sistema di cura e di un sistema di convinzioni. Cousins credeva che entrambi contribuissero a guarire i mali. Anch’io ritengo che la vita umana abbia una capacità innata di superare la malattia.

SIMARD: Francamente io penso anche che l’organismo elabori costantemente qualcosa di nuovo per combattere l’insorgenza delle malattie.

IKEDA: Pronunciate da una persona con così tanti anni di esperienza nella ricerca sul cancro, queste sue parole racchiudono davvero un grande tesoro di speranza e di coraggio per molti.

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tabella: FATTORI PSICOEMOTIVI E PAZIENTI AFFETTI DA CANCRO

  1. le persone che hanno avuto un’infanzia infelice possono essere più vulnerabili al tumore
  2. chi è stato sottoposto a gravi stress prima dell’insorgere del male, come lutti famigliari
    (morte della moglie o di un figlio), soffre e prova dolore, seguito da disperazione e perdita
    del desiderio di vivere;
  3. generalmente i malati di cancro appaiono bene inseriti nella società, ma di fatto avvertono
    un disagio interiore e tendono ad autoreprimersi;
  4. chi è affetto da un tumore ha una forte tendenza a provare tensione, ansia, collera
    e altre emozioni che stenta a manifestare.

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