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I ponti del cuore - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:26

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I ponti del cuore

Ogni anno un diverso gruppo di studenti giapponesi dell’Università Soka visita l’Italia per approfondire la conoscenza della lingua e della cultura. Quest’anno, in un tour che li ha portati da Bergamo ad Alberobello, i ragazzi e le ragazze hanno stretto molti legami anche affettivi

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Ogni anno un diverso gruppo di studenti giapponesi dell’Università Soka visita l’Italia per approfondire la conoscenza della lingua e della cultura. Quest’anno, in un tour che li ha portati da Bergamo ad Alberobello, i ragazzi e le ragazze hanno stretto molti legami anche affettivi

L’arrivo dei ragazzi del Club Italia, gli studenti dell’Università Soka di Tokyo che studiano italiano, diffonde ogni anno un nuovo slancio. La sera del loro sbarco in Italia il gruppo addetto all’accoglienza di Bologna si è fatto trovare all’aeroporto con cartelloni e bandierine, sotto lo sguardo incuriosito e divertito dei viaggiatori. L’accoglienza si è animata di colorati slogan al ritmo di “One world with Sensei”, di caldi abbracci, di sorrisi luminosi, pronti a iniziare questa nuova, bellissima avventura insieme.
Il Club Italia è stato fondato il 17 dicembre 1987 in seguito al dialogo che Daisaku Ikeda instaurò con Aurelio Peccei. Tre anni dopo la sua fondazione, i membri hanno scritto le loro determinazioni in italiano e, sulla stessa pergamena, sensei ha scritto per il gruppo tre princìpi guida: l’importanza di diffondere l’intelletto in tutto il mondo; essere in buona salute è il requisito di una persona che guida gli altri; l’amicizia è un tesoro che dura tutta la vita. È con questo spirito che i viaggi degli studenti del Club Italia sono sempre accompagnati da uno slogan che quest’anno era: “I ponti del cuore”. I sette giovani ci spiegano il significato di questo concetto: «Colleghiamo con un filo i nostri cuorie costruiamo dei ponti indistruttibili!».
Dal 9 al 25 febbraio il loro viaggio ha toccato varie città: Bologna, Firenze, Verona, Ferrara, Venezia, Bergamo, Milano, Bari, Alberobello, Roma. Fra i vari incontri anche quello con Carla Salvaterra, delegata per le relazioni internazionali dell’Università di Bologna e Giacomo Venturi, vice presidente della provincia di Bologna. In questi incontri gli studenti giapponesi hanno offerto doni fatti con le loro mani, hanno cantato la loro canzone durante i meeting, hanno regalato le loro preziose esperienze di fede.
«Che cosa vi ha spinto a decidere di venire in Italia?» ho chiesto loro.
Masako: «Mia mamma mi ha trasmesso fin da piccola un forte legame con l’Italia. I ponti edificati possono crollare, ma i ponti che costruiamo con il cuore non crolleranno mai».
Hitomi: «Il mio sogno era venire in Italia. Una donna italiana conosciuta in Giappone, mi disse: “Non rinunciare, il tuo sogno si realizzerà! Ti aspetto in Italia”. Se non ci fossimo incontrate non sarei qui».
Shoichiro: «Penso che avere rispetto e interesse per un altro paese sia molto importante. Grazie alle nostre diversità si può imparare molto dagli altri. Questo viaggio mi ha permesso di fare nuovi incontri che uno dopo l’altro creano ponti del cuore. Il mio sogno è abitare in Italia e partecipare alle vostre attività».
Ryotoro: «Da quando ho iniziato a studiare storia ho deciso che avrei visto Roma con i miei occhi. Sono venuto qui per parlare con gli italiani e creare nuove relazioni».
Yuki: «Ho iniziato a studiare l’italiano perché volevo imparare lingue diverse. Adesso ho deciso di studiare all’estero. È stata una vera fortuna entrare nel Club Italia. Ora vorrei usare questa occasione per creare tanti legami cuore a cuore».
Hidetoshi: «Ho ascoltato tante esperienze dei membri italiani e mi sono convinto che “non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta».
Misa: «Mi sono interessata all’arte, alla cultura e alla storia dell’Italia e mi piace molto. Però quello che ho sentito, e che non si può imparare dai libri, sono i vostri cuori gentili. Voglio stringere legami d’amicizia con tutte le persone che incontro!».

Cristina Ropa

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La SGI-USA promuove la nonviolenza
La campagna “Vittoria sulla violenza”, realizzata dai giovani della SGI-USA, si ispira all’impegno del leader nonviolento Martin Luther King a sostegno dei diritti umani. Per riaffermare la forza del suo messaggio sono state promosse in tutta l’America del Nord una serie di iniziative a favore della nonviolenza

Dal 19 al 21 gennaio in tutta l’America è stato festeggiato il “Martin Luther King Jr. Day” (MLK Day), che ricorda la nascita di Martin Luther King e il suo attivismo nonviolento per l’uguaglianza razziale che fu alla testa del movimento statunitense per i diritti civili. La SGI-USA, insieme alla città di Santa Monica ha promosso due eventi per il MLK Day nell’auditorium World Peace Ikeda a Santa Monica in California.
Il primo, dal titolo “Tener fede al sogno”, segnava il cinquantesimo anniversario dello storico discorso di King «Io ho un sogno» durante il quale, il 28 agosto 1963, egli lanciò un appello appassionato per porre fine al razzismo e proclamare l’uguaglianza di diritti per tutti. Fra letture di grande ispirazione, danza e musica il programma multietnico e interreligioso ha visto anche la presenza dell’ex sindaco di Santa Monica Nat Trives, primo sindaco afroamericano della città. Al secondo appuntamento del MLK Day, un concerto, hanno assistito circa novecento persone.
Lo stesso spirito dell’eredità di nonviolenza, trasmesso dal leader di pace, è risuonato all’Università dell’Arizona (UA) a Tucson, dove dal 19 al 22 gennaio i giovani membri della SGI-USA hanno organizzato la mostra “Vittoria sulla violenza” (VOV). Nel corso dei quattro giorni, relatori provenienti da vari campi si sono confrontati su argomenti legati alla violenza, che spaziavano dal bullismo cibernetico al potere della nonviolenza, toccando anche altri temi come la violenza domestica e il ruolo della comunità nella lotta al pregiudizio e alla discriminazione. I visitatori della mostra hanno anche partecipato a piccole discussioni di gruppo, lasciando commenti su un «muro della scrittura» e firmando l’Impegno alla Nonviolenza della campagna VOV “Vittoria sulla violenza”.
Il senatore dello Stato dell’Arizona Steve Farley e la vicesindaco di Tucson Regina Romero hanno presenziato all’inaugurazione della mostra, dove Richard Ruiz, capo del Dipartimento di Istruzione e Studi Socioculturali della UA ha parlato della “Creazione di un linguaggio di pace e riconciliazione” negli Stati Uniti. Anche il sindaco di Tucson, Jonathan Rothschild, ha inviato un messaggio.
La mostra è parte dell’iniziativa Vittoria sulla violenza (VOV), promossa dai giovani della SGI-USA, che è nata in seguito alla sparatoria avvenuta nel 1999 al Liceo Columbine di Littleton nel Colorado. La campagna mira a rendere i giovani in grado di identificare e controbilanciare le cause principali di violenza nella loro esistenza quotidiana promuovendo la nonviolenza attraverso il dialogo. Nel sito ufficiale della campagna <Hpl:=www.vov.com viene spiegata la modalità con cui l’iniziativa “Vittoria sulla violenza” si avvicina al tema della violenza: esaminare la relazione tra violenza passiva e fisica come un modello per comprendere la violenza; il ruolo del dialogo come un fattore di protezione a un livello principalmente individuale e relazionale ma anche a un livello sociale e di comunità; infine il ruolo dell’apatia come un fattore di rischio che potrebbe sovrastare gli altri livelli. L’impegno di ogni persona può iniziare da una promessa alla quale si può aderire sul sito e che riguarda alcuni punti: dare valore alla propria vita, rispettare e tollerare la diversità di ogni forma di vita, perseguire attivamente il dialogo, ispirare speranza negli altri. Daisaku Ikeda, presidente della SGI, a questo proposito scrive: «Incoraggiamento significa piantare il seme del coraggio nella vita degli altri. È un atto che mira a diffondere questo spirito».

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