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I nostri pionieri - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

24 gennaio 2026 Ore 23:46

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I nostri pionieri

Quest’anno ricorre il 40° anniversario della visita del presidente Ikeda in Italia e in Europa, nel 1981. Era il 6 giugno quando Sensei, dopo aver visitato l’Italia, si recò in Francia presso il Centro culturale europeo di Trets e definì il 6 giugno come il “Giorno d’Europa”, poi rinominato “Giorno di maestro e discepolo per l’Europa”. I giovani italiani che hanno incontrato Sensei nell’81 hanno dato vita a un’ondata di shakubuku che si è propagata in tutto il nostro paese

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Quest’anno ricorre il 40° anniversario della visita del presidente Ikeda in Italia e in Europa, nel 1981. Era il 6 giugno quando Sensei, dopo aver visitato l’Italia, si recò in Francia presso il Centro culturale europeo di Trets e definì il 6 giugno come il “Giorno d’Europa”, poi rinominato “Giorno di maestro e discepolo per l’Europa”. I giovani italiani che hanno incontrato Sensei nell’81 hanno dato vita a un’ondata di shakubuku che si è propagata in tutto il nostro paese

Il giorno prima dell’arrivo di Sensei in Italia nel 1981, Catia e Marco decisero di sposarsi: così poterono utilizzare il congedo matrimoniale per fare attività byakuren e sokahan. In queste pagine presentiamo la loro testimonianza di quelle giornate insieme al maestro

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In armonia con l’universo

Catia Barsottini, Fucecchio (FI)

Avevo già scelto Sensei come mio maestro nel 1979 durante un corso in Giappone. Ma in vista del suo arrivo in Italia, Marco e io decidemmo di sposarci esattamente il giorno prima del suo arrivo, il 27 maggio 1981, con il desiderio di dedicare il nostro viaggio di nozze all’attività di protezione byakuren e sokahan.
Il ricordo più bello che porto sempre nel mio cuore è la guida che mi diede la signora Kaneko a Firenze. Le chiesi come potevo costruire un matrimonio felice e armonioso, e lei mi disse: «Fate Gongyo insieme ogni giorno». La signora Kaneko ci consigliò di creare unità partendo dal nostro Gongyo, iniziando le giornate insieme davanti al Gohonzon, in questo modo avremmo potuto affrontare qualsiasi problema che la vita ci avrebbe presentato. Ed è stato esattamente così che siamo arrivati a celebrare quarant’anni di matrimonio proprio quest’anno!
Anche mio padre riuscì a venire a Firenze per incontrare Sensei, era uno dei pochi genitori presenti e praticanti a quel tempo.
Dopo l’attività a Firenze ci recammo al Centro culturale di Trets, in Francia, al corso europeo. Come byakuren e sokahan avevamo la responsabilità di allestire i vari padiglioni per accogliere più di mille persone provenienti da tutta Europa. Era un’impresa quasi impossibile! Facevamo attività moltissime ore al giorno, e a volte ci sedevamo esausti nel tentativo di seguire le riunioni, ma eravamo talmente stanchi che spesso ci addormentavamo. Un giorno il presidente Ikeda se ne accorse e, sorridendo, ci rassicurò dicendo che le sue parole avrebbero toccato profondamente le nostre vite, malgrado il sonno.
Durante il corso, Sensei tenne una lezione sul Gosho e disse: «Fare Gongyo è proprio come mettersi in armonia con l’universo». Questa frase mi rimase scolpita nel cuore, ma non sapevo cosa volesse dire. Nel 1993, durante un periodo di grande stress, mi ricordai di nuovo di quella guida. Fu una sensazione incredibile! Decisi di ripartire da lì con un Gongyo e un Daimoku diversi, pregando per ritrovare l’armonia nel mio cuore insieme all’universo. E basandomi su questa preghiera ci riuscii. Questo è stato uno dei più grandi benefici della pratica. Grazie ai consigli di Sensei sono diventata una persona gioiosa e piena di speranza. Sono fiera del mio maestro che ha riposto una fiducia immensa in noi “ragazzi dell’81” e in tutti i giovani delle nuove generazioni di ogni epoca.

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Con la forza di un leone all’attacco

Marco Palamidessi, Fucecchio (FI)

Quando il presidente Ikeda arrivò in Italia il 28 maggio di quarant’anni fa avevo ventiquattro anni e mi ero sposato il giorno prima con Catia, così potei fare attività come autista, come sokahan e partecipare al garden party il 31 maggio.
Ho avuto la fortuna di stare vicino a Sensei tutto il tempo che è rimasto a Firenze. Ricordo la grande emozione il giorno del suo arrivo all’aeroporto di Pisa, e poi al ristorante quando chiese a ognuno di noi di presentarci.
Nei giorni seguenti ci invitò più volte all’hotel dove alloggiava per fare colazione o prendere il gelato. Si prendeva totalmente cura di noi ragazzi, come fossimo suoi figli.
Un pomeriggio, mentre camminavamo lungo i viali alberati nel parco delle Cascine a Firenze, mi colpì molto la sua visione del futuro.
Ci incoraggiò a porci obiettivi da lì a vent’anni e a chiarire cosa volevamo realizzare in venti anni di pratica. Aveva una grande fiducia in noi e credeva nelle nostre potenzialità, più di noi stessi.
Un altro bellissimo momento fu durante la visita alla casa di Dante Alighieri a Firenze, e poi a Fiesole.
Mi sedetti accanto a lui a un tavolino del bar sulla piazza. Proprio lì, mentre mangiavamo il gelato che ci aveva offerto, ci raccontò della visione dell’Inferno e del Paradiso di Dante e della relazione tra il corpo umano e l’universo. In quei momenti sentii dentro di me una grande tranquillità e una pace profonda che non scorderò mai.
Avevo cominciato a praticare quattro anni prima, avevo vissuto un periodo giovanile difficile e sofferente, ero sempre sfiduciato e vedevo tutto nero.
La vicinanza di Sensei mi faceva sentire la gioia di praticare e la sicurezza che avrei potuto affrontare qualsiasi difficoltà. Lì decisi che lo avrei seguito per sempre.
Alla sua partenza per Milano andammo alla stazione di Firenze a salutarlo. Avevamo trascorso quattro giorni meravigliosi, ricchi di tante emozioni, con i suoi continui incoraggiamenti e regali.
Eravamo dispiaciuti per la sua partenza, ma sentivamo che il forte legame che si era creato non si sarebbe mai reciso.
Continuai il mio viaggio di nozze facendo attività sokahan a Trets in occasione del corso europeo.
Lavorammo moltissimo sotto il sole, ricordo che erano stati allestiti due grandi tendoni per le riunioni e per mangiare e, dato che le sedie erano poche, le spostavamo da una parte all’altra correndo.
Il 6 giugno, sotto quel tendone giallo a strisce il presidente Ikeda disse che era un giorno storico e propose a tutti che fosse ricordato come il “Giorno d’Europa”.
Sensei aveva la forza di un leone all’attacco. Noi, come cuccioli ancora inconsapevoli, in futuro saremmo cresciuti forti e determinati dedicandoci alla missione di kosen-rufu in Italia

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Il 30 maggio 1981 si tenne una storica riunione a Firenze alla presenza di Sensei e dei membri italiani, che a quel tempo erano quasi tutti giovani. In quella occasione il presidente Ikeda disse:

«La fede deve essere la base di tutte le cose. Recitare Gongyo mattina e sera è il modo per mettere in pratica questo principio. L’unico modo per fare emergere la Buddità esistente nella nostra vita è recitare Gongyo e Daimoku. L’importante è fare dipendere tutto da Gongyo e Daimoku; così potremo svilupparci e diventare individui importanti nella società, progredendo allo stesso tempo verso le nostre mete e superando le sofferenze, le preoccupazioni e i problemi. Per favore, siate pazienti in questa impresa e procedete nel modo che meglio si adatta a ciascuno di voi. Desidero anche che viviate allegramente, secondo la caratteristica degli italiani» (Ai miei amici italiani, pag. 4).

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