La Soka Gakkai ha organizzato in tutto il Giappone una serie di eventi per festeggiare il sessantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. In particolare il Comitato delle giovani donne della Soka Gakkai per la pace ha evidenziato la necessità di organizzare questo tipo di attività per rendere i giovani, soprattutto quelli sotto i vent’anni, più consapevoli della realtà della guerra.
Fra i tanti eventi che si sono succeduti, il 30 luglio ventimila giovani si sono riuniti al Central Park di Hiroshima per partecipare al World Youth Peace Music Festival – organizzato dalla Soka Gakkai e dalla RCC Frontier (un’emittente radiotelevisiva giapponese). Al festival hanno preso parte anche membri della SGI come i jazzisti Wayne Shorter e Herbie Hancock. Numerose reti televisive e radiofoniche hanno trasmesso in diretta il festival.
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Il potere dell’empatia
Riportiamo di seguito alcuni brani dell’articolo di Daisaku Ikeda, presidente della SGI, apparso il 9 agosto 2005 su The Japan Times, il maggiore quotidiano giapponese in lingua inglese.
Agosto è un periodo in cui i temi della guerra e della pace sembrano aleggiare nella calura estiva come l’incessante frinire delle cicale. Quest’anno, in particolare, è il sessantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale che si concluse con la resa del Giappone il 15 agosto 1945.
Cos’ha imparato l’umanità dagli eventi catastrofici di quegli anni e nei decenni seguenti? Davanti al perdurare delle guerre – massacri attentamente pianificati di esseri umani da parte dei loro simili – saremmo tentati di rispondere: molto poco. Adesso come allora sono le persone comuni, specialmente le madri e i bambini, che vengono maggiormente colpiti dalle orribili sofferenze mentali e fisiche arrecate dalla guerra.
Quanti giovani della mia generazione venivano incitati dal governo militarista a marciare fieramente in battaglia e dare la propria vita! Le famiglie rimaste a casa erano lodate per i loro sacrifici volti a proteggere il fronte nazionale e l’appellativo di “madri di guerra” era considerato un alto onore. Ma, in realtà, quale devastante tumulto di dolore, cordoglio e disperazione si agitava nelle profondità del loro cuore! L’amore di una madre, la saggezza di una madre, sono troppo grandi per farsi ingannare da frasi vuote come “per il bene della nazione”. […] Di certo il ventesimo secolo non ha rivali per il numero di madri di tutto il mondo costrette a versare amare lacrime di dolore. Le donne e le madri sono le maggiori vittime delle guerre, guerre intraprese senza alcuna eccezione dagli uomini.
Per porre fine all’istituzione umana della guerra, per relegarla alla storia insieme ad altre pratiche barbare come la schiavitù – anch’essa un tempo considerata una naturale e inevitabile “parte della natura umana” – dobbiamo affermare come valore fondamentale della nostra epoca il rispetto per l’inviolabile dignità della vita umana. Invece di distogliere lo sguardo dalla sconcertante enormità e profondità del dolore e della miseria causate dalla guerra, dobbiamo sforzarci di sviluppare la nostra capacità empatica di sentire le sofferenze degli altri.
Sta alle persone comuni, a ciascuno di noi, esprimere apertamente la propria ripugnanza nei confronti della violenza e della guerra. Gli uomini e le donne che conoscono la realtà brutale della guerra, che sanno che la guerra spoglia le persone della loro stessa umanità, si devono unire in una nuova alleanza globale per la pace. In questa impresa le donne sono protagoniste importanti: le loro voci, preoccupazioni, saggezza e intuizioni, devono venire alla ribalta in tutte le sfere della società.
Estendendo e approfondendo la solidarietà che scaturisce dal riconoscimento empatico della nostra comune umanità – il desiderio universale di proteggere noi stessi e coloro che amiamo dal male – credo che potremo fare del ventunesimo secolo un secolo della vita, un’epoca in cui le preghiere per la pace di tutte le madri – l’anelito più sincero di tutto il genere umano – otterranno finalmente risposta».
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Menzione speciale per Un altro modo di vedere le cose
Dopo aver ricevuto prestigiosi riconoscimenti in numerosi festival internazionali, il documentario Un altro modo di vedere le cose – in cui Daisaku Ikeda svolge un’analisi critica dei mass-media e del loro modo di manipolare l’opinione pubblica – ha ricevuto una menzione speciale al Jeffestival di Taranto, che si è svolto dal 26 al 31 luglio nella città pugliese. La giuria della manifestazione era composta da 150 giovani provenienti da vari atenei italiani e da alcuni addetti ai lavori come il regista Ferzan Ozpetek e l’attrice Barbara Bouchet.
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Corso di studio europeo a Trets
di Maria Lucia De Luca
«Le lezioni servono a toccare il cuore delle persone. Vi prego di trasmettere agli altri quello che più vi ha colpito e ispirato. Usate quest’energia per sostenere la vita degli altri». Questo era il senso delle parole con le quali ha concluso il Corso estivo europeo Sakae Takahashi, responsabile europea delle donne e giovani donne. Il corso si è tenuto dal 18 al 23 agosto presso il Centro europeo di Trets e per il terzo anno consecutivo è stato interamente condotto dal responsabile del Dipartimento di studio della Soka Gakkai e della SGI Katsuji Saito. Nelle spiegazioni dei Gosho studiati – Il vero aspetto di tutti i fenomeni, L’eredità della Legge fondamentale della vita, Risposta a Kyo’o – Saito ha voluto sottolineare, tra le altre cose, l’importanza di cercare costantemente di avvicinare il nostro cuore a quello di Nichiren Daishonin, che manifestò nella sua vita la condizione di Budda originale dell’Ultimo giorno della Legge e la materializzò nel Gohonzon: «Io Nichiren ho iscritto la mia vita in inchiostro di sumi, perciò credi nel Gohonzon con tutto il tuo cuore».
La vera lotta è tra l’oscurità fondamentale e la fede. La fede è la causa che ci permette di vincere l’oscurità fondamentale e far emergere come effetto la natura di Budda nella nostra vita. Myoho-renge-kyo è tale natura, il potere del Budda, nam è la fede che lo richiama. Ma poiché causa ed effetto sono simultanei, quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo la natura di Budda emerge istantaneamente nella nostra vita, come il sole che illumina il mondo nell’attimo stesso in cui è libero dalle nuvole.
La fede, nam, è credere che la nostra vita è Myoho-renge-kyo. Quando la brezza fresca della fede, di questo tipo di fede, spazza via le nuvole dell’oscurità fondamentale, allora il sole di Nam-myoho-renge-kyo, fino ad allora coperto, sorge brillante.
Quella che chiamiamo rivoluzione umana è la lotta che avviene dentro di noi per riuscire a credere con tutto il cuore che la vera entità della nostra vita e di quella degli altri è la natura di Budda. Se non c’è questa lotta non ci può essere Buddità.
Questa è solo una piccolissima parte, sebbene centrale, dei temi toccati durante il corso, nel quale si sono svolte anche tre sessioni di domanda e risposta.
«Insegna agli altri come meglio puoi, anche una sola frase o una sola parola». Più e più volte Saito ha citato queste parole di Nichiren. La sfida di chi ha partecipato al Corso sarà quindi quella di far arrivare al cuore di tutte le persone lo spirito e l’incoraggiamento ricevuti, rendendoli la base dello studio e dell’attività dei prossimi mesi.
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Gibellina invita Ikeda
La Fondazione siciliana Orestiadi ha invitato Daisaku Ikeda a partecipare a un seminario internazionale di poesia, intitolato “Arte a parte. Versi di parte”, che si terrà a partire dal primo ottobre a Gibellina (TP). La Fondazione Orestiadi da oltre dieci anni realizza e produce manifestazioni culturali nei settori del teatro, delle arti visive, della musica e della poesia; promuove attività scientifiche, editoriali e di formazione professionale cercando di contribuire alla conoscenza e allo sviluppo del territorio nel quale prevalentemente opera e delle aree del sud del Mediterraneo. Nell’invito fatto pervenire a Ikeda si legge: «Crediamo che in un’epoca come la nostra sia importante esprimere in versi concetti quali la bellezza e l’umanità. Condividiamo con lei la profonda convinzione che un singolo essere umano possa dar vita a profondi mutamenti nella società». Nel settembre 2000 Ikeda aveva inviato al festival dei poeti di Gibellina il poema Omaggio alla conferenza dei poeti del Mar Mediterraneo. Nel dicembre 2001 gli venne consegnata la medaglia “Fondazione Orestiadi, Gibellina 1981-2001” (cfr. Il Nuovo Rinascimento, 15 marzo 2002, pag. 9, n.d.r.). [Nella foto sotto: un particolare del “Cretto”, installazione di Alberto Burri sulle rovine della vecchia Gibellina distrutta dal terremoto del 1968, lo scenario dove vengono rappresentate le Orestiadi].
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Le basi della pratica
di Michele Garbato
Ripartire dalle basi della pratica. È stato questo uno dei temi dominanti del corso svoltosi dal 16 al 19 giugno al Centro culturale europeo di Trets al quale hanno preso parte 150 membri provenienti dalla Sardegna. «Leggete il Gosho ogni giorno e soprattutto utilizzatelo nella vita quotidiana – ha detto Tamotsu Nakajima, direttore dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – state tranquilli che i messaggi che sono entrati nel vostro cuore riemergeranno al momento opportuno». Nakajima ha particolarmente chiesto di evitare le quattordici offese. È necessario poi controllare la propria arroganza che porta a formulare giudizi arbitrari e, di conseguenza, interpretazioni personali del Buddismo. «È importante praticare per la propria felicità – ha spiegato Nakajima – e impegnarsi allo stesso tempo a far diventare felici gli altri». Il direttore dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha inoltre messo in evidenza l’importanza del corretto atteggiamento durante la recitazione di Gongyo e Daimoku, dello studio e dello shakubuku.
«Recitiamo Daimoku, e insegnamolo agli altri utilizzando nella vita quotidiana la saggezza che scaturisce da queste azioni», è stato l’invito di Tamotsu ai 150 partecipanti, molti dei quali per la prima volta partecipavano ad un
corso nel Centro europeo di Trets.
La spiegazione del Gosho Felicità in questo mondo, a cura di Paolo Brai e Barbara Nieddu e l’intervento di Francesco Geracitano che ha evidenziato l’importanza del “voto” e degli impegni presi con se stessi, sono stati altri momenti importanti del corso che è stato allietato dall’esibizione del coro e da un divertente spettacolo teatrale.