Quarta riunione dei responsabili di Centro e dei responsabili nazionali della Divisione giovani, Tokyo, 8 febbraio 2007
Nella forza e nella sincerità dei giovani, Ikeda riscontra le stesse qualità dei Bodhisattva della Terra che, come afferma il Sutra del Loto, possono “liberare gli esseri viventi dall’oscurità”. Si tratta di un compito arduo che i giovani, meglio di chiunque altro, possono impegnarsi a portare avanti con passione
Congratulazioni per questa prima riunione nazionale di responsabili della Divisione giovani! È tempo che i giovani assumano la guida. Anch’io da ragazzo ho lottato dando il massimo. Come discepolo di Toda, ho raggiunto obiettivi di ampia portata su scala globale. Essendo ancora giovani, avete possibilità illimitate e siete in grado di fare qualsiasi cosa decidiate. Non lasciate che questo tempo prezioso vi scorra accanto. Spero che conduciate una giovinezza di valore immortale e scriviate con orgoglio la storia di kosen-rufu con il cuore di un “re leone”. Questo è il vero sentiero dei giovani Soka.
La Divisione giovani uomini è diventata forte, quella delle giovani donne è spumeggiante e la Divisione studenti si sta impegnando meravigliosamente. In particolare, stanno cominciando a emergere nuovi giovani responsabili capaci. Ciò mi rende molto felice. In un sutra buddista è scritto: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente» (L’apertura degli occhi, SND, 1, 192). Non c’è altro luogo al mondo, oggigiorno, dove possiamo trovare un tale gruppo di giovani impegnati, pieni di vita e di speranza, come nella Soka Gakkai. Nella nostra organizzazione c’è molta energia fresca e positiva. Alla luce del brano appena citato, il futuro di kosen-rufu si prospetta assolutamente luminoso. Un orizzonte ricco di speranza si estende infinito davanti a noi.
Ho in mente il futuro, quando affermo che non dobbiamo diventare un’organizzazione che fa soffrire i suoi membri a causa di responsabili arroganti o corrotti. Sia i responsabili sia l’organizzazione devono essere pieni di umanità, e la Soka Gakkai deve sempre mantenere una perfetta armonia con la Legge fondamentale dell’universo. Se un responsabile inizia ad agire in contrasto con gli insegnamenti buddisti, dovete parlare chiaramente, rimettendo le cose a posto: così facendo si protegge davvero la Soka Gakkai.
Basandosi sull’esperienza di tutta una vita, Toda diceva: «Sono i giovani a decidere il successo delle nostre battaglie presenti e saranno i giovani a decidere il successo delle nostre battaglie future». Tenendo a mente queste parole, ho lottato duramente realizzando tutti i progetti e i sogni di Toda. I legami tra maestro e discepolo sono anche più profondi di quelli tra genitore e figlio. Capitava spesso che Toda mi facesse andare a casa sua nel cuore della notte per parlare a fondo dei passi da intraprendere nel futuro. Ora è tutto diverso, e per voi può esser difficile immaginare cose di questo tipo, ma è per farvi comprendere con quale intensità lui si sia dedicato alla mia formazione.
Nel 1952, cinquantacinque anni fa, la campagna di febbraio iniziò quando Toda, spazientito per la lentezza con cui procedeva la crescita della Gakkai, mi convocò: «Andando di questo passo non realizzeremo mai kosen-rufu! Daisaku, è ora che tu faccia qualcosa!». Fino ad allora ero stato totalmente assorbito nel riassesto degli affari di Toda, quindi quella campagna di febbraio era la mia prima opportunità di dedicarmi con tutto il cuore alle attività della Gakkai. E lo feci con un’energia enorme, imprimendo una spinta poderosa. Tutto ciò che occorre è che una persona si alzi e agisca. Allora quell’unica persona farà la differenza e da lì si aprirà una nuova strada.
[Nel febbraio 1952, quando aveva ventiquattro anni, il presidente Ikeda venne inviato in qualità di consigliere al capitolo Kamata di Tokyo, dove diede il via a una campagna di propagazione senza precedenti. Prima di allora non era mai successo che un singolo capitolo avesse superato il limite di cento nuovi membri in un mese, ma in quell’occasione, i membri del capitolo Kamata stabilirono un nuovo record mensile di duecentouno nuovi membri. Fu proprio questo a innescare lo slancio che permise al presidente Toda di realizzare l’obiettivo di settecentocinquantamila membri, n.d.r.].
In ogni epoca, sono sempre i giovani a fare la storia. Non esiste nessuno più forte o più felice di chi decide profondamente di lottare con l’orgoglio e la consapevolezza di essere uno dei miei giovani discepoli.
La formazione con Toda
L’8 febbraio 1951 si riunì un piccolo gruppo di giovani brillanti, selezionati personalmente da me, per una riunione di studio con Toda. Eravamo solo quattordici persone, ma a quel tempo non c’erano molti membri davvero affidabili. Così cominciò la formazione con Toda. Il primo romanzo che affrontammo fu La città eterna dell’inglese Hall Caine (1853-1931), che racconta delle vite e delle lotte di un gruppo di giovani rivoluzionari. Una scelta di questo tipo rifletteva l’idea di Toda che dovessimo far nostro l’obiettivo di creare una città eterna, una fortezza.
Prima di iniziare le riunioni Toda ci chiese di leggere il romanzo. Allora avevo ventitré anni e, dopo quella prima lezione, scrissi nel mio diario: «Quattordici giovani devoti rivoluzionari si sono riuniti pieni di orgoglio sotto la guida del nostro maestro, Toda. Solenne e vivace, l’incontro di stasera è durato più di tre ore. Ognuno di noi era molto concentrato. La rivoluzione per la quale stiamo seriamente lottando è più importante [di quelle politiche o economiche], è una rivoluzione religiosa. In altre parole, è una vera rivoluzione pacifica, incruenta».
Era stata una riunione straordinaria, piena di energia.
La città eterna è ambientato a Roma nel 1900. Un gruppo di giovani rivoluzionari guida il popolo nella sollevazione contro la tirannia, lottando risolutamente contro l’oppressione delle autorità religiose e secolari. Davide Rossi è uno dei loro capi, nella Gakkai sarebbe come un responsabile della Divisione giovani. Questi giovani rivoluzionari accarezzano l’ideale di una repubblica del genere umano, basata sulla convinzione che tutte le persone hanno uguali diritti, analoga anche alla nostra filosofia umanistica Soka.
Per creare la loro “città eterna”, quei giovani sopporteranno un rigido inverno di avversità e, con imperituro amore verso i loro compagni, avanzeranno in una gioiosa primavera di vittoria. Toda usò questo romanzo per infondere in noi lo spirito che sta alla base della Soka Gakkai. Era davvero un grande maestro.
Kosen-rufu è la titanica impresa di costruire una cittadella eterna di pace, educazione e cultura, una cittadella eterna di giustizia e felicità, di rispetto per la vita e delle nobili virtù di eternità, felicità, vero io e purezza. Questa grandiosa impresa è il sogno e l’obiettivo che l’umanità ha cercato di realizzare per migliaia di anni e che ora la Soka Gakkai sta concretizzando.
Una rivoluzione permanente
Vorrei presentarvi alcuni brani tratti da La città eterna, iniziando dalle parole del suo eroe, il rivoluzionario Davide Rossi: «Non sono mai stato così sicuro riguardo al futuro. Ovunque ci sono segnali dei tempi!». È lo spirito con cui un rivoluzionario crea una nuova epoca, lo spirito della Divisione giovani.
Scrive l’autore: «I paesi sorgono e declinano, ma l’umanità è immortale». Ciò che conta maggiormente sono gli esseri umani, non le nazioni. Ecco perché è così importante la rivoluzione umana.
Rossi afferma: «[La nostra interiore] umanità è l’unica cosa divina in questo mondo». Chi pratica il Buddismo riesce a far splendere al massimo questa qualità umana oltremodo sublime. E dice anche: «Non esistono rivoluzioni permanenti, eccetto quella morale». Queste parole spiegano una verità essenziale. Il nostro grande movimento Soka per la rivoluzione umana non è altro che una rivoluzione permanente di questo tipo. Che cosa straordinaria è questa! Senza rivoluzione umana, non ci sarebbe vera vittoria per l’umanità.
Davide Rossi ha un compagno di nome Bruno Rocco. Bruno respinge le spregevoli insinuazioni fatte dai loro nemici sul conto del suo amico e, mantenendosi leale fino alla fine, muore sussurrando: «Lunga vita a Davide Rossi!». È una scena memorabile e molto importante nel romanzo, nella quale Bruno rifiuta di tradire i suoi compagni e sacrifica la sua vita per proteggerli.
Al mondo d’oggi, vediamo persone completamente diverse, disposte a vendere i propri amici per conquistarsi qualche favore o profitto personale. Toda aveva un’intenzione profonda, quando ci chiese di leggere questo libro. Ho sempre cercato a tutti i costi di vivere agendo secondo le aspettative di Toda.
La bella Donna Roma Volonna, eroina del romanzo, descrive in questo modo gli ultimi momenti di Bruno: «La sua voce quando pronunciò l’ultimo proclama, riecheggia ancora nelle mie orecchie. Era una voce trionfante, trionfante sull’inganno, sulle tentazioni, sull’invidia e sul sé». Pur tra sofferenze e avversità, ella dichiara anche di sentire una grande gioia. È importante avere questo spirito. I problemi ci fanno crescere. Le imperfezioni e le impurità delle nostre vite sono purificate dalla fede. Il Buddismo insegna che i desideri terreni portano all’Illuminazione.
Vorrei anche far conoscere ai membri della Divisione giovani uomini una descrizione delle salde convinzioni di Rossi: «Davide Rossi disse a se stesso di essere preparato [a qualsiasi conseguenza]. Da lì in avanti avrebbe dedicato tutto se stesso alle persone, senza pensare a quello che sarebbe potuto accadere. Niente avrebbe potuto frapporsi tra lui e il suo impegno verso l’umanità, assolutamente niente». E, poco più avanti, Rossi dice: «Devo essere pronto ad affrontare qualsiasi pericolo ogni giorno, in nome dell’impegno che mi sono assunto». Un altro personaggio del romanzo osserva: «Le montagne sono immobili, ma gli uomini sono fatti per camminare». Sono parole molto profonde.
Spunti dalla letteratura
Toda curò la mia formazione in prima persona, anche se allora non avevo nessuna responsabilità nella Gakkai. Avevo diciannove anni quando lo incontrai a una riunione di discussione nella circoscrizione di Ota. I giorni trascorsi col mio maestro costituiscono un ricordo meraviglioso, indelebilmente inciso nel cuore.
Spesso Toda faceva qualche riferimento alle massime opere della letteratura mondiale, dicendomi: «Daisaku, sono parole davvero toccanti, vero?». Quando mi faceva leggere un libro, lo leggeva anche lui, e così ogni tanto mi chiedeva a che punto ero arrivato. Inoltre, ogni volta che mi vedeva, era solito domandarmi: «Cosa stai leggendo? Di cosa parla?». Era molto esigente e serio, quando mi preparava. E se qualche volta cercavo di ingannarlo, mi smascherava sempre. Non permetteva mai che mi rilassassi troppo, trecentosessantacinque giorni all’anno, mia moglie può testimoniarlo. Era estremamente costante e meticoloso nell’istruirmi.
Nella Città eterna leggiamo: «Un trono che abbia una base ampia, che poggia sull’amore delle persone è forte e giusto». Le persone sono la cosa più importante. È possibile aprire una grande strada solo su basi solide e nulla è più importante della gente.
Un’altra frase del romanzo recita: «Gli iniziatori sono sempre dei martiri». Questo vale per chiunque intraprenda una grande impresa, assumendone la guida e così è stato per Makiguchi, per Toda e anche per me. Il martire è qualcuno che rifiuta di pensare al proprio comodo, ma dà tutto se stesso per la causa in cui crede, anche se poi viene perseguitato e maltrattato.
Nel corso della storia, chiunque abbia cercato di fare del bene è stato oggetto di invidie e attaccato. È una grande colpa, quella di stare fermo e zitto a guardare quello che accade senza prendere la parola per denunciare i misfatti. Rossi era un giovane dalle fortissime convinzioni: «Che potenza nel martirio! Gli imperatori romani, le matrone, la gente imperiale, dove erano finiti? Solo polvere e cenere. Ma i martiri erano vivi!». Cosa importa di coloro la cui grandezza è solo superficiale o transitoria? Le persone fedeli alle proprie idee in ogni circostanza, sono davvero nobili.
Rossi osserva poi che l’indignazione verso l’ingiustizia abbatte ogni barriera di razza e nazionalità. Abbattete le barriere e create qualcosa di nuovo! Conducete una vita piena del vero spirito di giustizia e di vera umanità! Avanziamo con questo spirito. Siate rivoluzionari pieni di passione come Davide Rossi!
La qualità più importante è il coraggio
Il grande filosofo tedesco G.W.F. Hegel (1770-1831) scrisse: «I giovani guardano sempre avanti». Non guardatevi mai indietro, ai lati, o in basso; tenete la testa alta e continuate ad avanzare fieri.
Toda sosteneva: «La pratica del Buddismo del Daishonin rappresenta la giustizia e la verità fondamentale», e ancora: «Abbiate coraggio e fiducia! È così che noi della Gakkai dobbiamo avanzare! Questo serve alla causa della verità e della giustizia!». Toda chiedeva sempre ai membri di avere coraggio e fiducia. Soprattutto davanti alle ingiustizie, non bisogna esitare o trattenersi.
Shijo Kingo accompagnò Nichiren Daishonin durante la persecuzione di Tatsunokuchi e in seguito il Daishonin elogiò il suo fedele discepolo, affermando che, proprio come il sole ha il potere di disperdere ogni oscurità, loro due insieme, uniti dai legami di maestro e discepolo, avrebbero potuto trasformare perfino l’inferno nella Terra della Luce Eternamente Tranquilla. [Nei Tre tipi di tesori, il Daishonin scrive a Shijo Kingo: «Se tu dovessi cadere nell’inferno per qualche grave colpa, anche se Shakyamuni mi invitasse a diventare un Budda, io rifiuterei: preferirei venire all’inferno con te. Perché, se cadiamo nell’inferno insieme, troveremo là il Budda Shakyamuni e il Sutra del Loto. Sarebbe come la luna che illumina l’oscurità, come l’acqua fredda versata sull’acqua bollente, come il fuoco che scioglie il ghiaccio o come il sole che disperde l’oscurità» (SND, 4, 176-177), n.d.r.]
Durante la prigionia, quando il primo presidente della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi veniva interrogato, egli dissertava, sicuro di sé, dei corretti insegnamenti del Buddismo del Daishonin e delle attività della Soka Gakkai, che su di esso si basano. Uno dei passi del sutra che, secondo Toda egli citava, era tratto dal ventunesimo capitolo del Sutra del Loto, “Poteri sovrannaturali del Tathagata“, che descrive la missione dei Bodhisattva della Terra: «Come la luce del sole e della luna può fugare oscurità e tenebre, così questa persona [un praticante del Sutra del Loto nell’Ultimo giorno], mentre passa nel mondo, può liberare gli esseri viventi dall’oscurità» (SDL, 21, 368).
Usciamo nella società, usciamo tra la gente! Portiamo speranza alle persone, in modo che riescano ad aprirsi un varco nell’oscurità delle loro sofferenze! Aiutiamoli, guidandoli verso una vittoria personale. Questo sincero desiderio che tutti siano felici è alla base delle attività della Gakkai fin dai tempi di Makiguchi. Finora ci ha guidato questo spirito, continuiamo, quindi, a vincere con esso. Il gruppo della Soka Gakkai è meraviglioso.
Kosen-rufu è una lotta seria, non è un giochetto o una teoria astratta. In Risposta a Yasaburo il Daishonin descrive l’atteggiamento e l’impegno con cui intraprendere questa battaglia: «Sii fermamente convinto che Shakyamuni, Taho e tutti i Budda delle dieci direzioni si aduneranno nel tuo corpo per aiutarti» (SND, 8, 174). La preghiera attiva tutti i Budda e bodhisattva dell’universo e, se la nostra fede è forte, possiamo attivarli con energia ancora maggiore. Ci sono milioni e miliardi di Budda e bodhisattva che operano al nostro fianco. Per quanto siano invisibili ai nostri occhi, la loro presenza può essere svelata chiaramente quando guardiamo con gli “occhi del Budda”.
Ogni giorno, quando recitiamo Daimoku, innumerevoli Budda e divinità celesti, vale a dire le funzioni protettive dell’universo, ci affiancano di fronte al Gohonzon. La nostra pratica quotidiana di Gongyo e la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon è una cerimonia che ha luogo su vasta scala, a livello universale.
Il voto più potente
In Lettera a Domyo Zemmon, il Daishonin cita un brano del sesto capitolo del Sutra del Loto: «Anche se vi sarà Mara con il suo popolo, tutti proteggeranno la Legge del Budda» (SND, 8, 99). Se ci impegniamo a fondo nella fede, anche chi ha precedentemente agito come funzione demoniaca ci proteggerà. In altre parole, possiamo trasformare i nemici in alleati e sostenitori. Tale è il potere della Legge mistica.
Nel Cancello del drago troviamo le famose parole del Daishonin: «Qualunque cosa accada, tutti i miei discepoli devono serbare in cuore il grande desiderio di raggiungere l’Illuminazione» (SND, 4, 277). Niente è più potente del grande voto fatto di realizzare kosen-rufu, di condividere la Legge mistica con gli altri, di conseguire la Buddità per primi e aiutare gli altri a farlo. Le forze benefiche dell’universo proteggono coloro che si impegnano per realizzare questo grande voto; è grazie a questo nostro impegno che la Soka Gakkai è diventata il movimento globale che è oggi.
Nel Gosho Nel continente di Jambudvipa, il Daishonin scrive: «Desidero che i miei discepoli siano cuccioli del re leone e che non si facciano mai deridere dal branco delle volpi» (WND, 2, 1062). Non permettete mai che gli ignoranti vi mettano in ridicolo. Mi auguro che tutti i nostri membri della Divisione giovani diventino persone di grande valore e capacità, continuando a conquistare l’ammirazione di tutti quelli che li conoscono.
In un famoso passo da La pratica dell’insegnamento del Budda, troviamo: «Per quanto terribili siano i nemici che possiamo incontrare, scacciate ogni paura e non pensate mai di perdere la fede» (SND, 4, 18). Rimanete saldi nella fede e non abbiate paura, abbiate coraggio e fiducia e vincerete nella vita. È seguendo questa strada che la Gakkai è diventata la grande organizzazione che è oggi.
Perle di saggezza di Toda
Adesso impariamo qualcosa dal pensiero di Toda.
«L’inverno – egli diceva – è il momento per riflettere con calma, ma questo non significa che dobbiamo trascorrerlo passivamente senza agire».
Era abitudine di Toda parlare dell’inverno quando si era in inverno e d’estate quando si era in estate, quando andavamo al mare, parlava di mare, e quando si andava in montagna parlava di montagna: aveva sempre qualcosa di appropriato e pertinente da dire. Anche se gli altri hanno forse dimenticato quello che diceva, io mi ricordo ogni cosa.
Toda disse anche: «Questa stagione frizzante e corroborante [l’inverno] è il momento per immagazzinare l’energia che ci servirà in primavera. Nei germogli della vita freme la preparazione in vista della primavera, anche sotto la neve». Sono parole ispiranti e poetiche, tipiche del mio maestro.
Toda cominciava spesso la frase con la parola “giovani”: «Giovani, avanzate con ardimento nel vento del Nord!» e affermava: «Avanzate con fiducia, osando prendere la strada più difficile!» e ancora: «La forza dei giovani sta nella loro bruciante passione». Anch’io ho lottato con passione ardente.
È necessario che i responsabili della Gakkai, in particolare le persone ai vertici dell’organizzazione, pensino alla felicità dei membri e si dedichino sinceramente alla creazione di un brillante futuro per la nostra organizzazione.
Lo scrittore cinese Lu Xun (1881-1936) dichiarò: «Ciò che più importa ed è auspicabile, ora, è che emergano persone con una forte convinzione individuale, che non si facciano trascinare dagli schiamazzi della folla». Non lasciatevi sviare da polemiche meschine, che non sono altro che un mucchio di schiamazzi costruiti sul nulla; abbiamo bisogno che si facciano avanti persone sicure delle proprie convinzioni e idee. Questo è il messaggio di Lu Xun, e anche lo spirito della Gakkai.
Diceva Toda: «Lo spirito fondamentale di Nichiren Daishonin è che ognuno è figlio del Budda, ognuno è una torre preziosa. Per questo il suo Buddismo può essere definito una vera religione mondiale, capace di guidare tutte le persone all’Illuminazione». Il Gohonzon esiste proprio nel nostro corpo col quale recitiamo la Legge mistica. Tutti possono far risplendere la propria vita come torre preziosa di Nam-myoho-renge-kyo.
Durante la Seconda guerra mondiale, la Soka Gakkai venne perseguitata dal governo militarista giapponese, e molti dei suoi massimi responsabili furono imprigionati. Makiguchi e Toda rimasero fedeli alle loro idee fino alla fine, ma gli altri, per paura, abbandonarono la fede, uno dopo l’altro. Toda diceva: «Non esiste difficoltà che non possa essere superata con la fede. Desidero che ogni nostro singolo membro mantenga la propria fede senza capitolare». Queste parole sembravano quasi le sue ultime volontà.
Spesso diceva anche: «Puoi farcela! Se pensi di non farcela e rinunci, non realizzerai nulla!». L’importante è agire in prima persona, senza delegare agli altri. Non siate il tipo di persona che arriva troppo presto alla conclusione di non farcela e smette di provarci. Pensate sempre: «Ce la posso fare!».
Toda diceva spesso: «Fede non significa fingere di far qualcosa, dovete metterci il cuore e pregare al Gohonzon con tutto il vostro essere. Non dimenticate mai questo punto essenziale». Se non ne teniamo conto, saremo noi a rimetterci. Riferendosi al periodo in cui viveva, Makiguchi disse: «Non c’è mai stata una classe dirigente così scarsa nel saper guidare le persone. Quando i leader perdono il rispetto di coloro che dovrebbero succedergli, significa che hanno esaurito le risorse per ispirare positivamente e guidare la gente». Sostenendo che i leader del tempo mancavano di una solida filosofia e della capacità di porsi un obiettivo e perseguirlo, intendeva dire che non erano in grado di offrire una vera guida.
Ribadendo la necessità di mantenere fiducia in se stessi, Toda affermò: «Nel corso del lungo viaggio di kosen-rufu può capitare di tutto, ma non c’è niente da preoccuparsi, perché nulla può frenare lo straordinario potere della Legge mistica».
Gonzalo de Quesada (1868-1915), scrittore e diplomatico cubano, era un caro amico e fidato discepolo di José Martí (1853-95), l’eroe dell’indipendenza cubana, così come io lo sono stato di Toda. Avere un maestro di vita è la cosa migliore che possa capitare. Quesada scrisse: «Più insormontabili gli ostacoli, più meritata la vittoria». Non si può realizzare niente di grande, né acquisire nessuna gloria, senza aver superato delle difficoltà.
Condurre dialoghi con gli altri ed espandere la nostra cerchia di amici è una sfida. Certamente non è una cosa facile, ma ogni sforzo che facciamo in tal senso porterà beneficio alle nostre vite e a kosen-rufu, aprendo la strada al nostro movimento. L’impegno che ci mettiamo porterà nelle nostre vite un’immensa fortuna. Siate assolutamente certi di questo.