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Fede, una lotta contro l'inerzia / 2 - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:28

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Fede, una lotta contro l’inerzia / 2

Nel rapporto con gli altri si esprime il desiderio sincero di lavorare per kosen-rufu. Inoltre, come scrisse Nichiren «se accendi una lanterna per un altro, la sua luce illuminerà anche il tuo cammino» arrecando fortuna nella vita

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Come si può vincere l’inerzia?

Nichiren Daishonin incoraggiò Nichimyo-shonin, la sua discepola che ebbe il coraggio di affrontare un viaggio lungo e rischioso da Kamakura a Sado per fare visita al suo maestro, con queste parole: «La tua fede nel passato è stata sincera, ma ora devi avere una fede ancora più forte di prima. Allora riceverai una protezione sempre maggiore da parte delle dieci divinità» (La supremazia della Legge, SND, 5, 156).
Commentando questa frase il presidente Ikeda afferma: «Per quanta fede Nichimyo-shonin abbia saputo dimostrare nel passato non lesinando mai la sua vita, se non avesse rafforzato il suo ichinen, la protezione degli dei celesti si sarebbe affievolita. In questo modo rischiava anche di cancellare la buona fortuna accumulata con tanta fatica. Possiamo presumere che sia per questo motivo che Nichiren Daishonin la spronava a rafforzare la sua fede.
Nel Gosho appaiono ripetuti incoraggiamenti ad approfondire la fede. A Shijo Kingo, che aveva dimostrato una grande fede fino a rischiare la vita nel luogo della tentata decapitazione a Tatsunokuchi, scrisse: «Rafforza la tua fede più che mai» (Felicità in questo mondo, SND, 4, 158) e «Devi rafforzare la tua fede più che mai» (Il generale Tigre di Pietra, SND, 4, 184). E incoraggiò così tutti i suoi discepoli: «Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese» (Le persecuzioni che colpiscono il Budda, SND, 4, 188)».
Nella fede non bisogna mai accontentarsi degli sforzi fatti fino a oggi. Questa è arroganza ed è proprio questa arroganza che porta a praticare per forza d’inerzia e infine ad abbandonare la fede.
Portiamo avanti il movimento di kosen-rufu, rinnovando la determinazione giorno dopo giorno e mese dopo mese, continuando a rafforzare la fede, manifestando la prova concreta e la crescita individuale.

Lavorare per kosen-rufu: un diritto per accumulare buona fortuna

«Ciò che dai a un altro diventerà il tuo stesso nutrimento. Se accendi una lanterna per un altro, la sua luce illuminerà anche il tuo cammino» (Le tre virtù dei cibi, GZ, 1598). Con questa frase Nichiren Daishonin insegna che grazie alla legge di causa ed effetto dedicarsi alla felicità degli altri porta ad accumulare buona fortuna.
Anche il presidente Ikeda afferma: «Tutte le azioni svolte per kosen-rufu diventeranno benefici e buona fortuna. La Legge mistica di causa ed effetto è solenne. I membri della SGI agiscono per promuovere kosen-rufu. Avanziamo convinti che ogni azione per kosen-rufu ci aiuta a trasformare il karma ritornando a noi come beneficio. […] Come ci insegna il principio buddista della pratica per sé e per gli altri, la pratica buddista non consiste solamente nel far emergere la propria Buddità, ma anche nell’aiutare gli altri a farlo.
Questo vuol dire propagare il Buddismo, dare dei consigli sulla fede e incoraggiare le persone. Sono queste azioni che ci permettono di sviluppare, rafforzare e consolidare la nostra Buddità. In questo senso, le nostre azioni per kosen-rufu sono il mezzo per espandere lo stato vitale proprio e altrui.
La nostra vita si espande in proporzione a quanto infondiamo speranza e coraggio alle persone, quindi, in proporzione a quanto le aiutiamo a espandere la loro vita. Perciò, pur essendo una pratica rivolta agli altri, ritorna a noi stessi. Una volta compreso questo, le nostre azioni per kosen-rufu saranno accompagnate dal senso di gratitudine».
L’attività di propagazione del Buddismo è un movimento per accrescere la felicità propria e altrui, desiderando la felicità degli altri con una forte preghiera. Colui che aiuta gli altri a espandere il loro stato vitale diventa la persona più felice di tutti.
La cosa importante è farlo con coraggio, convinzione, gioia e gratitudine.
Quindi, partecipare con gioia alle attività per kosen-rufu è la chiave per ricevere benefici. Al contrario, se si partecipa con un atteggiamento passivo come fosse un dovere, non si otterrà alcun beneficio, pian piano la pratica diventerà pesante e le attività faticose.
Non si deve dimenticare che l’attività per kosen-rufu non è un obbligo, ma è un diritto per diventare felici quindi, è importante partecipare con gioia.
Inoltre, anziché considerare le proposte d’attività e gli obiettivi dell’organizzazione come un dovere dovremmo sentirli come obiettivi personali e partecipare attivamente. È grazie agli obiettivi comuni (es. shakubuku) che possiamo sforzarci di più e di conseguenza accumulare maggiori cause di buona fortuna. Agendo così, promuoveremo lo sviluppo di kosen-rufu e anche i benefici personali. Più si determina e si agisce, più si ottiene. Questo è un principio della pratica buddista.

L’enorme “responsabilità” dei responsabili

Il presidente Toda affermava: «Quando un’organizzazione è abbastanza strutturata, i responsabili cominciano a manifestare negligenza. Però non se ne accorgono da soli, e pensano di impegnarsi come sempre. È proprio questo “come sempre” che porta a girare a vuoto».
In quanto responsabili a volte crediamo di sforzarci “come sempre”, ma il movimento di kosenrufu nella nostra zona non avanza, noi stessi non riceviamo i benefici e non cresciamo. Questo significa che si sta girando a vuoto e si sta praticando per forza d’inerzia.
Anche il presidente Ikeda afferma: «Quando si pratica il Buddismo da lungo tempo c’è la possibilità che si finisca col ristagnare. Quando la fede ristagna, scompare la gioia. Anche gli obiettivi per kosen-rufu vengono dimenticati e di conseguenza i benefici della pratica vengono meno.
Più aumenta la responsabilità istituzionale e gli anni di pratica, più è necessario ripartire ogni giorno, rinnovando il cuore, la determinazione e approfondendo la fede».
La pratica buddista consiste nel risvegliare costantemente il cuore. Risvegliare il cuore significa decidere e perseverare nell’agire come si è deciso. Così facendo, realizzeremo un miglioramento e riceveremo benefici.
Ikeda continua affermando: «Il girare a vuoto dei responsabili, dovuto alla negligenza nella fede, non riguarda soltanto loro, ma influenza anche tutti i membri dell’organizzazione. Anche se pensiamo di continuare a sforzarci come sempre e, per esempio, siamo impegnati nell’organizzare riunioni e attività ma trascuriamo la preghiera e l’azione per la felicità e la crescita di ogni singolo membro, stiamo girando a vuoto.
Per riuscire a trasmettere agli altri la speranza e la gioia, noi per primi dobbiamo averla nel cuore. Quindi dedicarsi ai figli del Budda è l’opportunità per vincere la negligenza e l’oscurità fondamentale dentro di noi».
Le attività e gli aspetti organizzativi sono solo i mezzi per realizzare il movimento di kosen-rufu nella propria zona, cioè per aumentare le persone che praticano il Buddismo. Questo è l’unico modo per diventare felici, ricevere benefici e svilupparsi come persone di valore per kosen-rufu.
Quando un responsabile dimentica l’obiettivo di kosen-rufu nella propria zona e la realizzazione dei suoi scopi personali, anche se è molto impegnato nell’organizzare delle attività, sta girando a vuoto, così sia il movimento di kosen-rufu che la crescita dei singoli membri non si realizzerà. Anche l’organizzazione si ritroverà a un punto morto e quella persona non crescerà.
Bisogna sempre pregare con forza per lo sviluppo di kosen-rufu, per la felicità e la crescita dei membri e quando ci sforziamo senza riserve sicuramente il movimento di kosen-rufu avanzerà, riceveremo benefici e cresceremo.

Gli scopi delle riunioni: imparare la pratica corretta e rinnovare l’ichinen

A parte gli incontri di preparazione, le riunioni sono fondamentalmente l’occasione per imparare a praticare correttamente e per rinnovare l’ichinen dei partecipanti. Esse servono per promuovere kosen-rufu.
È fondamentale partecipare alle riunioni, ma essere presenti non è sufficiente. Si ricevono benefici e si cresce soltanto quando si mette in pratica ciò che si è appreso alle riunioni. Limitarsi soltanto a partecipare e ad ascoltare per abitudine, come se fosse un dovere, non darà alcun risultato.
Invece, se si partecipa con il desiderio di imparare sempre meglio a praticare e si torna a casa determinati ad agire concretamente per kosen-rufu, si approfondisce la fede, si ottengono benefici e si rende la riunione un’occasione di crescita personale.
I responsabili non devono dare solo comunicazioni e programmi, ma è importante che offrano consigli nella fede e incoraggino i partecipanti in modo che possano decidere: «Da adesso mi impegno per kosen-rufu e per me stesso!».
Il presidente Ikeda afferma: «I responsabili hanno la missione di condurre ogni persona e l’intera organizzazione verso la vittoria. Questo è lo scopo dei loro interventi. Il punto cruciale è trasformare l’ichinen dell’ascoltatore. Quando cambia l’ichinen, cambiano anche la preghiera e l’azione. Il principio di ichinen sanzen spiega che è il cambiamento impercettibile dell’ichinen invisibile di ogni persona che determina il grande cambiamento di tutto. Chi riesce in questo è un grande leader di kosen-rufu».
I responsabili dovrebbero ricordare sempre questa guida quando tengono una riunione. Scopo della riunione è infatti trasformare l’ichinen dell’abitudine e del dovere dei partecipanti nell’ichinen della lotta per se stessi e per kosen-rufu, e spingerli ad agire con maggior chiarezza di obiettivi e determinazione. I partecipanti, dal canto loro, non dovrebbero limitarsi a provare un senso di soddisfazione per l’intervento del responsabile, ma impegnarsi a metterlo in pratica e a trasmetterlo a chi non ha potuto partecipare in modo che tutti possanno beneficiarne. Quindi, tutti i partecipanti, potranno ricevere il beneficio della cinquantesima persona. [Il principio della propagazione fino alla cinquantesima persona viene esposto nel diciottesimo capitolo del Sutra del Loto, I benefici di chi risponde con gioia. Supponiamo, dice Shakyamuni, che dopo la morte del Budda qualcuno gioisca ascoltando il Sutra del Loto e lo esponga a una seconda persona che a sua volta prova gioia e lo espone a una terza, e così via fino alla cinquantesima persona. I benefici che persino la cinquantesima persona riceve nel provare gioia, udendo questo sutra e trasmettendolo agli altri, sono incommensurabili, n.d.r.].
Lo scopo delle riunioni della SGI è che ogni partecipante possa migliorare e crescere vincendo sulla forza d’abitudine. Di conseguenza è importante partecipare di propria iniziativa, imparare a praticare e determinare.
D’altra parte, i responsabili dovrebbero affrontare ogni riunione con preparazione e naturalmente, con un ichinen rinnovato.

La vittoria della giornata dipende dalla preghiera del mattino

Il presidente Ikeda afferma: «Per vivere intensamente ogni giorno è di vitale importanza la partenza della giornata. Alla vittoria del mattino segue la vittoria della giornata che porterà una grande vittoria nella vita.
È per questo motivo che è importante Gongyo del mattino, “il risveglio della vita”, la fonte da cui sorge il sole rovente dal nostro petto. Una volta partiti da questo grande “trono dell’Illuminazione” possiamo mantenere per l’intera giornata questa fresca ventata del mattino e incidere nella nostra vita un passo in avanti deciso, ricco di significato e di crescita. Gongyo è davvero una solenne cerimonia del mattino del tempo senza inizio».
Se durante Gongyo del mattino preghiamo con obiettivi concreti di lavoro e di attività, determinando: «Oggi farò così!» oppure «Oggi otterrò questo risultato!», realizzeremo esattamente ciò che abbiamo deciso. Mentre, se non preghiamo per nessuno scopo, per l’intera giornata gireremo a vuoto. Per cui possiamo dire che la vittoria della giornata dipende dalla preghiera del mattino.
Decidiamo di recitare ogni Gongyo del mattino con una nuova determinazione e con una preghiera concreta.

Vincere su se stessi è la sorgente di tutte le vittorie

Il presidente Toda affermava: «Il Buddismo è vincere o perdere. Vincere sulle proprie debolezze o perdere di fronte a esse, in pratica, è una lotta con se stessi».
Spesso, a causa della debolezza della propria condizione vitale, siamo perdenti nei confronti dell’ambiente, delle sofferenze, del destino, delle relazioni umane e nei confronti di tutti i problemi della vita. Al contrario, se la condizione vitale è forte, non ci arrendiamo di fronte alle avversità e riusciamo a superarle. Praticare il Buddismo di Nichiren Daishonin porta a rafforzare la nostra vita.
Vincere su se stessi significa portare a compimento ciò che si è deciso. Non riuscire a farlo, invece, significa aver perso a causa della propria debolezza. Realizzando i propri desideri, si possono incoraggiare meglio anche gli altri a realizzare i loro desideri. Lo stesso vale anche per le avversità e per l’ambiente, quindi non si potrà diventare felici. Chi vince su se stesso, può vincere anche su qualsiasi cosa.
Il presidente Ikeda afferma: «La vita è una lotta contro le avversità, è questa la rivoluzione umana. In definitiva la vita è lottare con se stessi, è vincere o perdere con se stessi. Quando accade qualcosa diamo la colpa agli altri, ci allontaniamo dall’organizzazione, e finiamo col pensare: “Voglio smettere di praticare”. Questo equivale a perdere con se stessi. Qualsiasi cosa accada, per quanto la situazione possa essere negativa, colui che riesce a trasformarla e a vincere è un vincitore che ha vinto su se stesso. […] Il Gohonzon ha il potere di rendere possibile ciò che il buon senso comune ci spingerebbe a considerare impossibile. Coloro che rinunciano e pensano che il proprio desiderio sia impossibile sono persone che non conoscono la forza della Legge mistica. Chi invece riesce a far diventare possibile l’impossibile è colui che sa far emergere il potere della Legge mistica. E per far questo occore anzitutto fare emergere una fede coraggiosa attraverso una forte preghiera».
Perciò quando incontriamo sofferenze o avversità dobbiamo considerarle come occasioni per rafforzare la nostra condizione vitale. Decidiamo che sono l’occasione per cambiare il proprio destino e per realizzare la propria rivoluzione umana e sfidiamoci con la fede.
Cambiando l’atteggiamento del nostro ichinen, tutto cambierà per il meglio.
La pratica serve per vincere sulle proprie debolezze e su un brutto carattere.
Se ho paura di non riuscire, non riuscirò sicuramente, ma se decido di riuscire e agisco, affidandomi al Gohonzon, l’impossibile diventerà possibile e si aprirà la strada davanti a noi.
Il presidente Ikeda commenta ancora: «Quando si pensa che “non ce la posso fare”, in quello stesso istante parte dal cervello l’ordine che “non ce la posso fare” e il corpo e il cuore cominciano a muoversi verso quella direzione. In questo senso ci sono due modi di affrontare la vita: “Non ce l’ho fatta, perché avevo paura di non farcela”, oppure: “Ce l’ho fatta, perché ero convinto di farcela”». Vincere su se stessi è la sorgente di tutte le vittorie.

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