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Fede, una lotta contro l'inerzia / 1 - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:21

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Fede, una lotta contro l’inerzia / 1

Anche la fede ha bisogno di revisione costante. Per la realizzazione dei propri sogni di vita, fondamentale è la ricerca del continuo miglioramento

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Anche la fede ha bisogno di revisione costante. Per la realizzazione dei propri sogni di vita, fondamentale è la ricerca del continuo miglioramento

Quali sono i motivi che possono portare a smettere di praticare?

Il presidente Toda asseriva: «Qualsiasi fenomeno dell’universo, come il cielo o una pulce, è in continuo cambiamento, non rimane nella stessa condizione neanche per un attimo. Il punto cruciale è se si cambia in meglio o in peggio. Quando una persona non se ne accorge, è sulla strada della trascuratezza. In altre parole, quando non ci interessa sapere se stiamo migliorando o peggiorando, vuol dire che dobbiamo “temere la negligenza”. Quando una persona smette di praticare, è perché sta praticando per forza di inerzia. La pratica buddista è il modo concreto per migliorarsi velocemente».
Stiamo praticando per “migliorarci velocemente”, ma se “non stiamo migliorando” significa che “non stiamo facendo neanche un passo in avanti”. Questo non vuol dire che siamo fermi, ma che stiamo “indietreggiando”.
“Non avanzare significa retrocedere”.
Ad esempio, se frequentiamo la scuola e col passare degli anni non avanziamo di classe non vuol dire che siamo “fermi” ma che siamo stati “bocciati”, quindi, stiamo indietreggiando.
Il presidente Ikeda afferma: «In un certo senso “siamo negligenti” quando ci affidiamo alla corrente, perché la nostra crescita si è fermata. Alla fine si arriverà alla sconfitta e a vivere una vita di sofferenze. È anche una legge della natura che se non si riesce a migliorare si finirà col perdere».
In pratica, “siamo negligenti” quando ci lasciamo trasportare dalla corrente di un fiume: sembra all’inizio una via facile, ma alla fine rischiamo di affogare. Se si decide di arrivare alla sponda opposta del fiume e si nuota con tutte le proprie forze, anche se sul momento soffriamo per lo sforzo che dobbiamo compiere, riusciremo però a raggiungere la meta prefissata.
Nichiren Daishonin ha scritto: «Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese. Se vi rilassate anche solo un po’, i demoni prenderanno il sopravvento» (Le persecuzioni che colpiscono il Budda, SND, 4, 188).
Nel Mondo del Gosho il presidente Ikeda afferma: «Dobbiamo sforzarci di rafforzare la nostra fede oggi più di ieri e domani più di oggi. In ogni momento, “adesso è il tempo di combattere e di sfidarci”. Poiché ogni istante è una battaglia contro le forze demoniache, se trascuriamo di “rafforzare la fede”, i demoni prenderanno il sopravvento. Vogliamo avanzare sul sentiero della fede che conduce alla totale realizzazione, soddisfazione e vittoria nella vita sulla base della Legge eterna, che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro, o vogliamo invece condurre una vita di rimpianti, sconfitti e tormentati dai demoni a causa della nostra vigliaccheria e mancanza di fede? È la condizione della nostra mente, momento per momento, che lo deciderà. Questo significa praticare per il presente e per il futuro» (MDG, 2, 278).
Con la frase “Rafforzate la vostra fede giorno dopo giorno e mese dopo mese”, Nichiren Daishonin intende dire che la lotta contro il demone della nostra vita continua in ogni istante.
“La lotta fra il Budda e il demone” non sarà in futuro, ma “adesso, in questo stesso momento”. Quindi chi in questo momento esita o non si impegna, perderà, mentre chi fa emergere il coraggio, la saggezza e lotta, vincerà. È per questa ragione che recitiamo Daimoku con forte ichinen, mentre se ci rilassiamo nella fede, entrano le funzioni demoniache nella nostra vita utilizzando “la negligenza nella fede come mezzo per ostacolarci”.
Ma qual è il significato di “rilassarsi”? Rilassarsi significa: “non avere più volontà”, “arrendersi”, “essere svogliato”, “essere indeciso” e “essere disattento”.
Con “vi rilassate” Nichiren Daishonin si riferisce a quando noi pratichiamo per “forza di inerzia” e “non abbiamo più la voglia di lottare”.
Il Daishonin scrisse a un suo discepolo che avrebbe realizzato tutti i suoi desideri se non fosse stato svogliato nella fede (vedi Le spade del bene e del male, SND, 4, 199).
È naturale che quando la fede si indebolisce e si pratica per forza di inerzia, non emergano più i benefici e non ci sia più una crescita personale. In questi momenti bisogna fare attenzione perché è facile farsi influenzare dal demone che cerca di ostacolare la nostra fede e farcela perdere e che infine ci porta a smettere di praticare.
Il Buddismo è un insegnamento per vincere nella lotta contro “i demoni intrinsecamente presenti nella vita degli individui”. Questi demoni dei nostri cuori sono i più pericolosi, perché non li riconosciamo da soli. Invece individuiamo più facilmente gli ostacoli che vengono dall’esterno. Questa lotta si chiama “lotta per la rivoluzione umana”.
Il presidente Ikeda afferma: «Nella profonda visione della vita del Buddismo di Nichiren è spiegato che, nella “vita umana esistono originariamente sia il bene che il male” e “ogni attimo della vita umana funge da luogo di battaglia tra il bene e il male”. La fede è una forza decisiva per tirare fuori “le unghie del demone” e per tagliare “la radice del male”. Con il bene e il male si vince o si perde. Il Buddismo è un’accanita lotta spirituale e una battaglia contro il male» (La nuova rivoluzione umana, “L’aurora della nostra vittoria”, n. 350, Seikyo shimbun, 22 ottobre 2003).
Perciò bisogna rafforzare la nostra fede “giorno dopo giorno e mese dopo mese per vincere contro i demoni”.
Ikeda dice inoltre: «Sviluppare se stessi in modo da essere “oggi meglio di ieri e domani meglio di oggi”. In questo modo riusciremo a trasmettere a tutti il coraggio, la speranza e a condurli verso la vittoria. Cambiare giorno dopo giorno, crescere giorno dopo giorno. Questa è la rivoluzione umana, la vera vita di una persona con una fede pura. Non possiamo fare sempre gli stessi discorsi per forza di inerzia. Prima di tutto però è necessario far nascere l’onda del cambiamento nel proprio cuore».

In quali casi stiamo praticando per forza di inerzia?

  1. Quando la decisione e l’obiettivo non sono chiari.
  2. Quando si recita Gongyo e Daimoku senza una preghiera concreta.
  3. Quando si recita Gongyo e si partecipa alle attività buddiste con un atteggiamento passivo o con senso del dovere.
  4. Quando ci si lamenta e si critica la pratica e l’attività buddista.
  5. Quando non si sente gioia, commozione e gratitudine nella pratica.
  6. Quando si è arrendevoli di fronte alle sofferenze.
  7. Quando viene meno lo spirito di ricerca.
  8. Quando si trascura il lavoro, lo studio (per gli studenti) e di conseguenza viene meno il ritmo della “fede uguale a vita quotidiana”.
  9. Quando non si sente più il senso di missione per kosen-rufu.
  10. Quando viene meno il senso di responsabilità e la consapevolezza di essere dei leader di kosen-rufu.

È difficile accorgersi quando la nostra pratica procede solo per forza di “inerzia”.
A proposito di questi esempi, il presidente Ikeda afferma: «Essendo comuni mortali è inevitabile che chiunque si rispecchi in uno di questi punti. Ma Nichiren Daishonin nel Gosho ha scritto: “Se la tua fede si indebolisce e non ottieni la Buddità in questa esistenza, non rimproverare me” (Lettera a Niike, SND, 4, 250). La pratica buddista non è un “dovere”, è un “diritto per diventare felici”. Quando noi determiniamo e agiamo, riceveremo sicuramente retribuzioni positive».
Per diventare felici bisogna: mettere lo scopo, determinare pregare e agire.
Al contrario, se abbiamo un atteggiamento “passivo e agiamo col senso del dovere”, ovvero se pensiamo: «Hanno insistito, quindi devo farlo», non potremo ricevere i veri benefici e non cresceremo.

Quanto dipendono dal nostro cuore gli effetti sia positivi che negativi delle nostre azioni e parole?

Nichiren Daishonin ha scritto: «Solo la fede è realmente importante» (La strategia del Sutra del Loto, SND, 4, 194) [letteralmente: “È il cuore che conta”].
Ikeda afferma: «Se riusciamo a ricevere l’immenso beneficio della Legge mistica o meno, dipende dal nostro “ichinen“. Non bisogna dimenticare che il proprio sviluppo e il ricevere o meno benefici, dipende tutto dall’ichinen».
“Ichinen” vuol dire: “decidere” e “determinare” nel cuore. Nel mondo della fede quello che conta è il proprio cuore e il proprio ichinen. “A seconda del tipo di cuore e ichinen con cui ci si sforza” otterremo grandi benefici o gireremo a vuoto.
Infatti anche se facciamo Gongyo e Daimoku e partecipiamo alle attività per kosen-rufu, ma lo facciamo per abitudine e il nostro ichinen non è rivolto al futuro, può sembrare che ci stiamo sforzando, ma in realtà finiremo col girare a vuoto.
Di conseguenza, poiché non si manifesterà nessun beneficio, la fede si indebolirà, l’attività diventerà pesante e si finirà col dubitare del Gohonzon. Questo perché, “non è sbagliata l’azione in sè”, ma è sbagliato “l’atteggiamento del nostro ichinen” nella fede. Nella fede non bisogna riflettere su “come si è agito in superficie”, bensì “con che tipo di ichinen si è parlato e agito”, perché “la legge di causa ed effetto dell’ichinen” è quella che alla fine emerge in modo palese.

Un ichinen sempre rivolto al futuro

Per esempio, quando guidiamo un’automobile, prima mettiamo la marcia, poi premiamo il pedale dell’acceleratore: solo allora la macchina si muove. Se premiamo l’acceleratore senza mettere la marcia, il motore gira a vuoto e l’auto rimane ferma. Se poi, per errore, mettiamo la retromarcia e premiamo l’acceleratore, l’auto va indietro col rischio di causare un incidente. Lo stesso vale per la fede.
Fede rivolta “al futuro” = ichinen rivolto “al futuro”. Decidiamo cosa fare d’ora in poi, mirando al “futuro”, “chiarendo la decisione e l’obiettivo”, e dicendo: «Io farò così». Quindi con una “fede rivolta in avanti”, emergeranno gli effetti e i benefici, e sia noi che il movimento di kosen-rufu “avanzerà ulteriormente”.
Fede rivolta “al presente” = ichinen rivolto “al presente”. Influenzati dalla sofferenza e dall’ambiente “presente”, pratichiamo con senso di obbligo, chiedendoci: «Come posso fare?». Con una “fede rivolta al presente” che deriva da “un ichinen basato sulla negligenza e senso del dovere”, continuiamo a “girare a vuoto” e finiamo di fronte a una situazione senza uscita.
Fede rivolta “al passato” = ichinen rivolto “al passato”. In balia del “passato”, pratichiamo con un ichinen basato sul dubbio e l’onshitsu. Lamentandoci e criticando, abbiamo una “fede rivolta al passato”, che ci porta a retrocedere e la situazione peggiora ulteriormente.
Nella fede bisogna sempre mantenere un “ichinen rivolto al futuro” ed è l’unico modo per ricevere i benefici e per poter crescere ulteriormente.

Con determinazione e con obiettivi chiari si può vincere l’inerzia

Il presidente Ikeda ha detto in un suo discorso: «Finché ci saranno le persone, ci saranno le sofferenze. È così anche per chi pratica il Buddismo. La vittoria nella vita dipende dal riuscire a superare brillantemente ogni sofferenza. Per poterle sovrastare è indispensabile recitare Gongyo “con una rinnovata determinazione” e recitare “con gli obiettivi chiari”. Inoltre, è importante anche continuare a praticare dando la prova concreta in ognuna delle attività della SGI, che sono un allenamento per diventare dei Budda».
Dopo aver chiarito il problema da affrontare, per esempio una difficoltà di quel momento, un nodo da sciogliere, un desiderio da realizzare, è necessario porsi “degli obiettivi chiari da raggiungere”, decidere “entro quando” e “come raggiungerli con una rinnovata determinazione”. Così facendo, quando ci impegniamo nel fare Gongyo e Daimoku e partecipiamo con gioia alle attività per kosen-rufu, possiamo sicuramente accumulare una grande fortuna, vedere i risultati dei nostri sforzi e ricevere i benefici.
Quando la pratica diventa stagnante e non si vede una via di uscita, vuol dire che “la determinazione e gli obiettivi sono ambigui”. In un momento del genere è bene riprendere la sfida, rinnovando la determinazione e gli obiettivi. Così facendo, sbloccheremo la situazione stagnante e inizierà un nuovo miglioramento.
Esistono vari tipi di obiettivi: gli obiettivi di oggi, di questo mese, di quest’anno, l’obiettivo della nostra trasformazione karmica, quello della nostra crescita personale, gli obiettivi da realizzare e da migliorare, l’obiettivo del lavoro, dello studio, della vita quotidiana, gli obiettivi personali, familiari, l’obiettivo di avere una famiglia armoniosa, quello di accumulare buona fortuna, gli obiettivi dell’organizzazione, di kosen-rufu nella propria zona, di shakubuku, di far crescere persone di valore, gli obiettivi a breve, a medio e a lungo termine ecc, …
Non importa quanti, ma è importante decidere “concretamente gli obiettivi”, che vogliamo realizzare a ogni costo, per “il proprio cambiamento” e per “kosen-rufu“. “Pregando fortemente davanti al Gohonzon per questi obiettivi e impegnandoci nelle azioni concrete”, sicuramente “i benefici emergeranno”.

Come si deve fare quando non si riesce a rinnovare la determinazione o a mettersi degli obiettivi?

Spesso si sente dire: «Non riesco a decidere»,o «Non riesco a mettere gli obiettivi».
Alcune volte si pensa: «È faticoso mettere gli obiettivi, perché dovrò sfidarmi». Le difficoltà affrontate con la fede si trasformano in benefici e buona fortuna. Se invece le affrontiamo usando le nostre capacità personali, le difficoltà rimangono tali. È necessario decidere di affrontare le difficoltà con la fede per ricevere grandi benefici. Se non facciamo in questo modo, i risultati dei nostri sforzi non si vedranno mai, perché rimarremo sempre in balia del nostro karma.
Altre volte si pensa: «Non so quale obiettivo mettere». In questo caso, basta capire che cosa “il proprio cuore desidera fare” e quindi, pregare.
Altre ancora: «Non metto gli obiettivi perché sono insicuro e ho paura di non riuscire a realizzarli come ho deciso».
La questione non è: «Se riuscirò o no», bensì: «Se lo farò o no». Se una persona pensa che non ci riuscirà e non agisce è assolutamente impensabile che ci riesca.
Mentre se una persona decide: «Io farò così!», e prega, emergeranno la saggezza e il potere che apriranno la strada.
Altre volte ancora si pensa: «”L’Ichinen” si rafforzerà e “gli obiettivi” diventeranno chiari continuando a recitare e a fare attività». È come se uno dicesse: «Se continuo a camminare, conoscerò la meta». Ma se non si conosce la meta, si camminerà per sempre inutilmente in un viaggio lungo e stancante. È intelligente e di buon senso, partire dopo aver deciso la meta.
Il presidente Ikeda afferma inoltre: «Nella fede si trova “la speranza infinita”. Inoltre “la speranza” nasce dallo sforzo, dal coraggio e dalla passione di non risparmiarsi. Perciò l’”atteggiamento passivo” e la “negligenza” sono i nemici della speranza. Vivere lasciandosi trascinare, significa condurre se stessi verso l’infelicità. La fede è una continua lotta contro l’inerzia».
È fondamentale quindi, mettere sempre degli obiettivi da realizzare, rinnovare la decisione, pregare e agire, cercando di indirizzare “il proprio ichinen verso il futuro”, la speranza, il miglioramento, la crescita, verso kosen-rufu, la rivoluzione umana e “rafforzare il proprio ichinen“, avanzando sempre.
Non dimentichiamo mai che praticare in modo formale, è abitudine, mentre praticare con determinazione è fede.

(continua)

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