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Domande e risposte - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:29

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    Domande e risposte

    Le riunioni con Josei Toda

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    Le riunioni con Josei Toda

    Molti sono i dubbi che possono nascere sull’interpretazione e l’applicazione degli insegnamenti buddisti a situazioni specifiche. Le volte in cui Toda (di solito nella parte finale delle riunioni) dava spazio alle domande dei membri, in un attimo si alzavano molte mani ed egli rispondeva in rapida successione ai quesiti più diversi e che spesso riguardavano questioni di interesse generale.
    Nell’occasione in cui si incontrarono per la prima volta, una delle cose che maggiormente colpirono il presidente Ikeda, fu proprio il modo in cui Toda rispose alle sue domande. Negli anni seguenti, conserverà sempre una speciale ammirazione per la precisione e la chiarezza con cui il suo maestro rispondeva: racconta che, qualunque fosse la domanda, «Toda rispondeva sempre in maniera suprema».

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    Domanda: «A causa del mio lavoro non ho molto tempo per recitare: come posso fare?»

    La rivoluzione umana, vol. 6, pagg. 215-6
    di Daisaku Ikeda

    «Vediamo di risolvere la questione del nostro amico che desidera abbreviare Gongyo. Prima di tutto vorrei ricordarvi che la nostra fede cresce come risultato della pratica e della disciplina. Potremmo fare l’esempio di un allievo in una scuola di scherma. Supponiamo che il maestro d’armi vi dica che per ottenere dei validi risultati occorre tirare cento colpi di spada alla mattina e centocinquanta la sera, senza un solo giorno di sosta.
    «Voi, tuttavia, avete il tempo di tirarne solo trenta alla mattina, perché dovete fare le pulizie e avete altri impegni; lo stesso vale per la sera. Bene, chi credete che otterrà risultati migliori, voi, che siete legati mani e piedi al vostro ambiente e non riuscite a seguire le direttive del maestro o un altro allievo che le segue alla lettera, anche a costo di sacrificare il riposo? La risposta a questa domanda è identica alla sua. Ciò che più conta è la determinazione e la perseveranza.
    «Anche un Gongyo di quindici minuti produrrà benefici se nel momento in cui lo fate vi mettete la stessa energia di colui che lotta con la spada in mano. Se siete davvero così impegnati, provate a recitare il sutra o il Daimoku a bassa voce durante le pause del lavoro o sulla strada di casa. In questo caso, tuttavia, occorre fare attenzione che la gente intorno a noi non ci ritenga degli alieni.
    «Ci sono due modi di recitare Daimoku: uno si chiama doku e indica la recitazione fatta davanti al Gohonzon; l’altro detto ju, si riferisce alla recitazione senza Gohonzon e produce gli stessi benefici. Se recitate a mente in treno o in ufficio, state praticando ju. Se continuerete a farlo con costanza, ben presto, anche senza notare la crescita della vostra determinazione, vi renderete conto che forse vale la pena di alzarsi mezz’ora prima la mattina per fare Gongyo nel modo più adatto.
    «Se invece restate dell’idea che potete seguire un rito abbreviato più adatto alla vostra situazione, non otterrete alcun beneficio. Ha capito?»
    «Sì, signore, grazie».

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    Domanda: «Come si può far crescere e sviluppare il luogo in cui si è responsabili?»

    La rivoluzione umana, vol. 7, pag. 31
    di Daisaku Ikeda

    «Prima di ogni altra cosa dovete rivolgere le vostre preghiere al Gohonzon e fare Gongyo con assiduità, mattina e sera. Non cercate di nascondere i vostri difetti. Dovete trattare ogni persona con compassione e rispetto, senza cercare semplicemente il riconoscimento altrui.
    «Dovete sforzarvi di crescere, in modo da poter conservare la vostra dignità e nello stesso tempo simpatizzare con tutti i vostri membri. Dovreste essere in grado di far notare loro i difetti e di aiutarli a superarli senza esitazione. I leader della Gakkai esistono per il bene della gente, per la Legge, per kosen-rufu. Non dimenticate mai di accogliere con grande benevolenza e apertura mentale i vostri membri.

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    Domanda: «Qual è il modo migliore per riavvicinare alla pratica coloro che se ne sono allontanati?»

    La rivoluzione umana, vol. 7, pag. 32
    di Daisaku Ikeda

    «C’è sempre una ragione in base alla quale una persona decide di lasciare la sua fede» rispose Toda. «Per quanto possa sembrare un motivo futile, resta comunque una ragione precisa. Nella maggior parte dei casi siamo noi che non riusciamo a valutarne correttamente il peso. Se solo riuscissimo a far parlare la persona in questione e a farle esprimere le sue lagnanze, il problema sarebbe risolto. Quello che voi dovete fare è cercare di spiegare al vostro interlocutore il corretto punto di vista, basato sulla fede. Se riuscite a farlo, egli ricomincerà a praticare di certo.
    «In breve, quello che più conta è la vostra guida paziente, diretta a far emergere il vero problema. Una cosa desidero chiedervi: non trascurate mai l’importanza dei momenti che dedicate al dialogo con le altre persone, nel tentativo di capire il loro punto di vista e di mettere in evidenza i loro errori nell’ambito della fede.

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    Domanda [posta da un giovane]: «Non so che strada intraprendere nella vita e temo che una scelta sbagliata possa pregiudicare il mio futuro lavorativo: desidererei fare una professione che mi permettesse di mettere a frutto le mie capacità. Si deve accettare un lavoro anche se non coincide con le proprie aspettative?»

    La rivoluzione umana, vol. 8, pag. 161-2 (estratti)
    di Daisaku Ikeda

    «Tu vorresti un metro di misura per scegliere la tua strada, è questo quello che chiedi?» rispose Toda con sicurezza. «Il metro di giudizio è il valore».
    Poi si intrattenne a spiegare l’importanza del lavoro.
    «Il signor Makiguchi era solito dire che è stupido seguire le cose che ci possono piacere più o meno senza tenere conto dei vantaggi e degli svantaggi. È molto sbagliato preoccuparsi soltanto di ciò che ci reca vantaggio senza tenere conto dei principi di bene e male. Lui intendeva spiegare che ognuno spera di trovare il proprio lavoro ideale, ovvero un impiego che sia piacevole (che esprima cioè la bellezza), che porti beneficio a chi lo svolge (che generi quindi il guadagno) e che sia utile alla società (esprimendo così il bene). Tuttavia la vita non è così semplice come noi speriamo. Sono pochissime le persone che riescono a realizzare la loro aspettativa di un lavoro ideale, mentre nella maggior parte dei casi le persone sono costrette a svolgere lavori che non avrebbero mai pensato di fare.
    La domanda da porsi è la seguente: che fare in questi casi? Io vorrei suggerire a voi giovani di non lasciarvi scoraggiare anche di fronte a simili circostanze. Piuttosto dovreste riversare tutte le vostre energie nell’attuale impiego, applicandovi in esso e cercando anche di migliorarne le caratteristiche.
    «Ricordate sempre che avete il Gohonzon dalla vostra parte, che esprime la Legge fondamentale in grado di liberare un’energia incredibile da dentro di voi. Lavorate sodo per quanto sgradevole sia il vostro lavoro, indirizzate le vostre preghiere al Gohonzon e sforzatevi al vostro meglio. Verrà certamente il momento in cui troverete un lavoro che vi piace, che vi reca beneficio e che contribuisce al bene della società nel suo complesso. Ogni aspetto dei lavori che avrete svolto fino a quel momento diventerà una preziosa esperienza. La fede si manifesta nella vita quotidiana e nella società. È questo il potere del Buddismo di Nichiren Daishonin».

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    Domanda: «Prima di venire a questo corso buddista, ho detto alla mia famiglia che, grazie ai benefici della pratica, la mia malattia sarebbe guarita. Ora vorrei che lei guarisse la mia malattia»

    La rivoluzione umana, vol. 6, pag. 217
    di Daisaku Ikeda

    Le parole di quell’uomo fecero infuriare Toda.
    «La sua richiesta assomiglia alla lettera anonima di un delinquente. Lei ha mai recitato sinceramente davanti al Gohonzon, sforzandosi di contribuire al progresso di kosen-rufu? Provi a pensare a quante persone lei è riuscito a convertire al Buddismo e quale contributo ha dato al suo capitolo. Solo una persona impudente osa chiedere al Gohonzon dei benefici senza servire il Budda. Il Budda non ha alcun obbligo nei nostri confronti né deve curare i nostri mali. Se lei si scusa immediatamente del suo atteggiamento pretenzioso e comincia a praticare con sincerità, non c’è ragione per cui il Gohonzon non mostri anche a lei il suo infinito potere. Io stesso pregherò con tutto il cuore per la sua guarigione».

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    Domanda: «Ci sono situazioni in cui mi sento incapace di prendere una decisione perché non so se decidere in base alla ragione o in base a quanto mi suggeriscono le mie sensazioni: cerco di decidere ma non ci riesco. Come si può fare per conciliare ragione ed emozioni?»

    La rivoluzione umana, vol. 7, pag. 167 – vol. 8, pagg. 190-1
    di Daisaku Ikeda

    La razionalità e l’emotività sono due stati che attraversano fasi alterne, in relazione alle circostanze. In genere la contraddizione di cui tu parli sorge nel momento in cui la nostra vita è dominata da istanze egoistiche. Se invece il nostro stato vitale è elevato, razionalità ed emotività possono tranquillamente convivere. Di solito si ritiene che le due cose siano in contrasto tra di loro ma, invece, esse possono essere complementari e rappresentare uno stimolo per una persona impegnata in una nobile causa. Il fattore decisivo che scioglie il nodo del tuo dubbio, è l’obiettivo verso il quale puntano ragione ed emozioni.
    «Ci sono circostanze in cui la ragione sembra spingerci a rifiutare cose che emotivamente sentiamo di accettare. In altri casi razionalmente approviamo determinate situazioni, ma le nostre emozioni vanno in senso opposto. Tutto questo indica che stiamo ancora ragionando a un livello molto superficiale. Se riflettiamo un po’ più a fondo, ci sarà un momento in cui ragione ed emozioni si armonizzeranno e le azioni che ne scaturiranno saranno diretta conseguenza di questo accordo.
    «Se viviamo un conflitto, significa che non abbiamo considerato qualche aspetto della cosa e questo ovviamente ci impedisce di compiere una scelta. Né le emozioni né la ragione sono all’origine delle azioni. Sono i meccanismi della vita a rappresentare la causa effettiva delle azioni.
    «La gente è propensa a considerare ragione ed emozioni come due forze opposte, ma questo dipende dal fatto che non si prendono in esame i meccanismi della vita. Una volta che le persone vengono risvegliate alla realtà essenziale che esiste nel profondo della vita umana, il flusso della vita stessa che scorre attraverso passato, presente e futuro, saranno in grado di capire che ragione ed emozioni non sono altro che due aspetti di una medesima realtà. Non vi è nessuno che sia privo di razionalità o di emozioni. L’accordo tra i due aspetti o l’eventuale conflitto dipende dal fatto che lo stato vitale sia puro o contaminato.
    «Prendiamo il caso di Nichiren Daishonin. Il comportamento che tenne per tutta la vita potrebbe essere definito una perfetta fusione di ragione ed emozioni: la grande ragione nella forma della suprema Legge del Buddismo e la nobile emozione che continuò incessantemente a lottare per la salvezza delle persone infelici. Sebbene noi viviamo a settecento anni di distanza, come suoi discepoli dovremmo considerare ragione ed emozioni allo stesso modo. Solo così saremo in grado di agire liberi dalle illusioni».

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