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Corone di felicità per la Divisione donne - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 02:45

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Corone di felicità per la Divisione donne

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La nostra ammirevole Divisione donne,
suprema in tutto il mondo,
ricca di fortuna,
con una nobile missione.

Nel corso della storia un numero indicibile di donne ha sopportato tremende sofferenze per la crudeltà delle guerre, dell’oppressione e per i capricci del destino.
Lo scopo del “secolo Soka delle donne” è porre fine a questo ciclo di dolore e far fiorire in tutto il mondo innumerevoli sorrisi sbocciati dalla pace, dal rispetto e dalla felicità. Inizia adesso una nuova epoca di speranza, un tempo solo un sogno lontano.
Fra le seguaci di Nichiren Daishonin c’era la monaca laica Konichi che aveva perso sia il marito sia il figlio, nel quale riponeva grandi speranze. Tuttavia, con l’incoraggiamento del Daishonin, ella continuò tenacemente a dedicarsi alla pratica buddista. A questa seguace sincera, che egli chiamava “Onorevole Konichi”, il Daishonin scrisse: «Nella tua esistenza presente ti sei sciolta dai vincoli delle tre obbedienze1, e ti sei già liberata dai cinque ostacoli2. La luna della tua mente non ha ombre e ogni impurità è svanita dal tuo corpo. Tu sei un Budda nel tuo corpo presente. Che cosa meravigliosa, che cosa meravigliosa!» (WND, 2, 1068).
Le tre obbedienze e i cinque ostacoli sono le restrizioni e le catene che per secoli hanno ingiustamente oppresso le donne facendole soffrire.
Comunque, indipendentemente dalle circostanze, tutti noi, recitando Nam-myoho-renge-kyo e agendo con coraggio per kosen-rufu, possiamo senza alcun dubbio manifestare la condizione vitale della Buddità, che è simile a una bella luna piena che brilla serena nei cieli del nostro cuore. E pieni di gioia sapendo di essere, così come siamo, entità della Legge mistica degni di supremo rispetto, possiamo attingere con fiducia alla saggezza e al potere del Budda per non essere mai sconfitti da niente.
Come insegna il Daishonin, possiamo “trasformare il karma in missione” e risvegliarci dalla condizione di persone comuni, che attendono semplicemente di essere salvate, a quella di Bodhisattva della Terra che si impegnano attivamente al fianco del loro maestro per aiutare gli altri a ottenere l’Illuminazione, realizzando così la propria felicità e quella degli altri.
La dimostrazione più eloquente di questo la stanno dando le impareggiabili donne della Soka Gakkai.
Al raduno di Osaka del 1957, in mezzo alla folla di membri riuniti fuori dalla sala civica di Nakanoshima, ormai al completo, c’era una donna che ascoltava i discorsi trasmessi dagli altoparlanti. Incurante dei tuoni e della pioggia scrosciante, incise nel suo cuore la mia affermazione che l’insegnamento corretto di Nichiren Daishonin avrebbe certamente prevalso.
Questa donna in seguito superò dolorose perdite e una serie di difficoltà sconvolgenti, fra cui la morte di uno dei suoi figli, ancora bambino, in un incidente d’auto, i gravi debiti dell’impresa di famiglia, e una battaglia personale contro il cancro. Oggi la sua vita è ricolma dei fiori fragranti della vittoria.
Ella, che gode della profonda fiducia dei membri della sua comunità, i quali la elogiano per la sua dedizione e la sua sincerità, ha detto: «Essere positivi e rifiutare di accettare la sconfitta è fonte di benefici. La mia determinazione di impegnarmi tenacemente per kosen-rufu, un giorno dopo l’altro, unita al mio maestro nello spirito, e di incoraggiare quanti più giovani possibile, non vacillerà mai!».
Tante di queste grandi donne sconosciute risplendono ovunque, e la loro presenza è come il sole.
Per questo il nostro movimento di kosen-rufu è forte e vibrante.
Kevin Clements, titolare della cattedra di Studi sulla pace e i conflitti all’Università di Otago, in Nuova Zelanda, ha espresso profonda ammirazione per le donne della SGI che hanno dato il loro sincero contributo alla ricostruzione delle loro comunità devastate dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011 nel Tohoku. [Il 14 marzo 2012 il professor Clements è intervenuto a un seminario promosso a Tokyo dal Comitato per la pace delle donne della Soka Gakkai. Prima della sua lezione, due donne provenienti dalle aree colpite dal disastro avevano raccontato la loro esperienza di come avevano vinto sulle avversità, n.d.r.].
Le storie commoventi di queste donne che hanno preso l’iniziativa nel creare valore dopo la devastazione provocata dal terremoto e dallo tsunami, ha detto il professor Clements, ci insegnano l’importanza della speranza davanti alle avversità e la forza e la capacità di reazione che è intrinseca negli esseri umani. In particolare, ha osservato, le donne svolgono, e hanno sempre svolto nel corso della storia, un ruolo cruciale per la sopravvivenza umana di fronte alle catastrofi naturali o ai disastri provocati dall’uomo.
Le donne della Soka Gakkai sono al centro degli sforzi per costruire una società pacifica e compassionevole che rispetti la dignità della vita.
Incoraggiando una donna, il mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, una volta disse: «Recitare Daimoku è una battaglia per accendere la fiamma del coraggio nella nostra vita. Tu puoi sicuramente far emergere grandi benefici sotto forma di cambiamenti positivi sorprendenti, trasformando il veleno in medicina. E quando lo farai, il tuo esempio aprirà gli occhi delle altre persone, dimostrando il potere della Legge mistica. Hai una missione incredibile nella vita».
Seguiamo tutti l’esempio delle impareggiabili donne della Soka Gakkai!
Recitando con coraggio, impegnandoci e vincendo per la pace, regaliamo alle nostre “onorevoli madri di kosen-rufu” preziose corone di suprema felicità!

Voi siete regine sorridenti,
sempre vittoriose,
che superano
ogni dolore,
ogni sofferenza.

1. Le tre obbedienze corrispondono, secondo la tradizione, all’obbligo delle donne di obbedire al padre quando sono giovani, al marito dopo il matrimonio e al figlio quando sono anziane.
2. I cinque ostacoli descritti nelle scritture buddiste indicano cinque tipi di esseri che le donne non potranno mai diventare: un dio Brahma, un dio Shakra, un re demone, un re che mette in moto la ruota e un Budda. Questo concetto di cui si parla in vari scritti buddisti è refutato nel dodicesimo capitolo del Sutra del Loto, “Devadatta”, con l’esempio della figlia del re drago che ottiene istantaneamente la Buddità, la più difficile delle cinque condizioni, quando Shariputra le obietta che le donne sono soggette ai cinque ostacoli.

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