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Con una convinzione forte e possente - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

24 gennaio 2026 Ore 23:19

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Con una convinzione forte e possente

Giuseppe Mancuso, Palermo

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Ho iniziato a praticare il Buddismo a settembre del 2022, un periodo per me cruciale perché di lì a poco avrei terminato le prove concorsuali per l’immissione in ruolo come docente di pianoforte. La graduatoria di merito sarebbe stata pubblicata intorno al mese di marzo 2023.
Avevo trent’anni ma vivevo ancora a casa dei miei genitori, non lavoravo e non avevo un reddito. Lavorare come docente nella scuola pubblica mi sembrava l’unica strada per poter cambiare la mia vita.
A gennaio di quest’anno ho determinato di ricevere il Gohonzon ma a causa di alcuni contrasti avuti con mio padre circa la mia vicinanza al Buddismo, la consegna veniva continuamente rimandata. I miei compagni di fede mi incoraggiarono a pregare affinché ricevere il Gohonzon potesse portare un grande beneficio a me e alla mia famiglia.
Durante quei mesi facevo molto Daimoku e partecipavo alle attività del mio settore, pregavo per realizzare i miei sogni ma la graduatoria non veniva pubblicata. Quell’attesa mi privava di ogni vitalità, il tempo mi sembrava sospeso e ogni cosa sbiadiva perdendo di importanza.
Finalmente vennero pubblicati i risultati e malgrado avessi ottenuto un punteggio alto nelle prove, su diciassette posti messi in bando mi ritrovai alla ventitreesima posizione.
Fui assalito da un senso di disperazione, ero deluso e amareggiato. Nonostante avessi praticato assiduamente, il mio sogno non si era realizzato e pensavo che non ci fosse via d’uscita: il baratro dell’oscurità aveva inghiottito le mie speranze.
Eppure questo sconforto non durò a lungo, sapevo in cuor mio che dovevo avere fede. Da questa consapevolezza sentivo nascere dentro di me una forza nuova e decisi di prendere a modello la determinazione del maestro Ikeda, quella di un “leone che ruggisce”.

Continuando a recitare Daimoku la mia vita si accendeva sempre di più: desideravo con maggiore intensità, provavo un coraggio mai avuto prima, come se potessi spostare una montagna! Sentivo che nessuno poteva frapporsi fra me e ciò che così ardentemente desideravo, neanche la realtà dei fatti, neanche una graduatoria ormai pubblicata.
A un tratto, come una luce che si accende, la mia determinazione cambiò. È vero, io volevo vincere il concorso, ma ciò che mi turbava era altro, la mia infelicità aveva radici più profonde.
Per quanto io ami profondamente i miei genitori, vivere ancora con loro, senza un lavoro e senza un reddito, mi causava un profondo disagio, mi sentivo inadeguato: era quello il baratro che dovevo colmare. Desideravo la mia indipendenza, la mia libertà, sentivo il bisogno di camminare sulle mie gambe con le mie sole forze.
Ed è così che in pochi giorni, confrontandomi con amici e compagni di fede, a giugno trovai lavoro come cameriere e al primo stipendio presi una camera in centro città.

In quel momento riuscii a sciogliere anche un altro nodo importante legato alla mia famiglia. Infatti, qualche giorno prima di trasferirmi, ricevetti il Gohonzon con il consenso dei miei genitori. Il Gohonzon entrò nella casa dove vivevo insieme ai miei genitori poco prima che me ne andassi, illuminando la mia vita e quella dei miei cari, proprio come mi avevano incoraggiato i miei compagni di fede.
In poco tempo avevo cambiato completamente la mia vita.
A lavoro riuscivo nell’intento di creare forti legami con i miei colleghi e lavorare come cameriere mi permetteva di entrare in contatto con molte persone, scoprendo parti della mia personalità che non conoscevo, mi sentivo gratificato e questo accresceva molto la mia vitalità; cercavo di trarre il massimo dall’ambiente che mi circondava e di questa luce tutti ne avvertivano l’intensità.

Ero finalmente soddisfatto di quello che ero e di ciò che facevo. A quel punto, in modo naturale tornai a recitare Daimoku con l’obiettivo di realizzare il mio sogno di diventare docente.
Ebbene, a metà luglio vennero aggiornati i posti disponibili per le immissioni in ruolo, che passarono da diciassette a cinquantacinque: ero ufficialmente vincitore di concorso!

Da settembre sono docente di pianoforte nella provincia in cui vivo. Ho deciso di fare tesoro di questo beneficio dedicandomi con sincerità a kosen-rufu insieme ai miei compagni di fede.
In conclusione vorrei condividere delle parole del maestro Ikeda che mi hanno accompagnato in questo percorso:

«La preghiera basata sulla Legge mistica non è astratta, è una realtà concreta sul piano della vita. Pregare vuol dire condurre un dialogo, uno scambio con l’universo. Quando preghiamo, la nostra vita o il nostro ichinen abbracciano l’universo: la preghiera è una lotta per espandere la vita. La preghiera non è una debole consolazione, ma una convinzione forte e possente. Essa si traduce in azione e solo così è possibile avere una risposta dalle divinità buddiste e da tutti i Budda. Dunque, la preghiera diventa manifesta nell’azione e l’azione deve essere sostenuta dalla preghiera» (Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, Esperia, pag. 61)

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