Le risposte dei lettori all’annuncio pubblicato sul n. 305 – nuovo.rinascimento@sgi-italia.org
Una mano nel buio, è la richiesta che mi viene in mente pensando alla mia fanciullezza, sì, una mano che da poter stringere per aggrapparsi, per la paura che dal buio qualche essere mostruoso mi prendesse e mi portasse via dalla mia mamma, dai miei fratelli, dal mio mondo giocoso.
Sono cresciuta combattendo contro quell’oscurità e sfidandola con il mio coraggio inconsapevole che non capivo dove portasse; infatti crescendo mi sono perfettamente resa conto sulla mia pelle che portava alla devastazione!
Fino a quando, un anno fa, una persona a me cara mi ha parlato del Buddismo e, curiosa, ho provato sentendomi subito, ma dico subito, meglio. Intanto il mio atavico coraggio non era proprio tale, mi sono resa conto che era una sorta di “o la va o la spacca”, e questo a me e alla mia vita non piaceva affatto.
Ora, so che non era coraggio, era solo paura, e quindi da dentro mi esce, come una fontana che zampilla, “Nam-myoho-renge-kyo”. Prima di ogni altra cosa, prima di ogni benché minima decisione. Quasi come respirare. Sono perfettamente cosciente del fatto che in un altro momento della mia vita non avrei mai afferrato questa fune che ora mi conduce qui, che mi fa percepire cosa significhi veramente vivere ogni momento della vita provando gratitudine.
La stessa gratitudine profonda che ora provo anche quando per la strada incontro la gente, che magari sta peggio di me e ancora sento quel colpo allo stomaco che prima mi deprimeva e mi faceva rabbiosa, e che ora invece mi fa combattere con la spada in mano. Sì perché è questa la mia missione, combattere l’ingiustizia.
Non solo: gratitudine verso i miei genitori, che nonostante tutto percepisco per la prima volta tali, con i loro pregi e i loro difetti, e so che non è per niente facile attraversare il mare della sofferenza e provo compassione, quella vera, quella che ti fa rialzare, pensando: «Se loro ce l’hanno fatta allora anch’io ce la farò».
Chi voglio essere? All’inizio non lo sapevo, diciamo non avevo il coraggio di avere desideri, ora il biglietto in mezzo al libretto del Gongyo ne è pieno, ma non dimentico soprattutto chi sono ora, quindi grazie!
Presto riceverò il Gohonzon.