Osservo il flusso dell’Arno che s’increspa, è in tumulto, si agita e anche quando scorre quieto non nasconde le zone d’ombra dei mulinelli. Non dissimile dalla corrente è l’esperienza misteriosa della vita – catena dell’aria – e ripenso a quali e quante frasi di Gosho mi hanno accompagnato e guidato nel mio lungo percorso di pratica buddista e mi sento come l’Arno o la Moldava che di momento in momento si aggrappano agli argini per non straripare.
Di volta in volta, a seconda delle situazioni spesso difficili che ci troviamo ad affrontare, c’è una frase del Gosho Sulla preghiera che ho fatto mia e che recita così: «Può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, ma non accadrà mai che la preghiera di un devoto del Sutra del Loto rimanga senza risposta» (SND, 9,182-3).
È una frase di grande speranza ed è incoraggiante sapere che comunque il nostro spirito di ricerca sarà premiato e ciò che sorprende, la risposta non è sempre quella disegnata dalla nostra mente ingannatrice, ma è sicuramente quella per la nostra felicità perché originata dal potere mistico del Gohonzon insito nella vita di ogni persona, un potere immenso che scioglie le catene del karma per far emergere la Buddità da dentro di noi.
Ricordo quando vinsi il concorso statale che mi portò a svolgere a Genova il mio lavoro di interprete cioè lontano dalle mie figlie, dai miei genitori e dal mio cane. Separata dai miei affetti non ero felice anche se il lavoro mi riservava delle soddisfazioni; cominciai subito a recitare per il mio traferimento a Firenze ma senza una sostituzione il trasferimento era improbabile. Parlavo della filosofia buddista e la speranza cresceva in me di giorno in giorno, dovevo solo avere pazienza, la pazienza di aspettare ma il tempo passava inesorabile e io ero ancora a Genova. Ricordo che un giorno, dopo circa un anno e mezzo di permanenza in quella città, ero veramente disperata, allora andai davanti al Gohonzon e recitai così: «Ma io kosen-rufu dove lo devo fare, a Genova o a Firenze? Voglio una verifica come risposta alle mie preghiere».
Recitai intensamente man-tenendo il cuore vincente mentre qualcosa si stava aprendo a poco a poco nella mia vita, la risposta non poteva essere lontano dai miei affetti. La mattina seguente, arrivata in ufficio, vidi un telegramma sulla mia scrivania, l’aprii e lessi del mio immediato trasferimento a Firenze. Che gioia! Mi sembrava di toccare il cielo con un dito, tutti i miei innumerevoli tentativi di trovare sostituzioni erano falliti ma il Gohonzon no, perché recitare per lo scopo più grande dei nostri scopi personali, cioè per kosen-rufu, la strada si apre davanti noi e la risposta inevitabilmente arriva, basta mantenere vive la nostra pazienza e la nostra fiducia.
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