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Cari amici di tutta Italia, andiamo avanti uniti! - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:36

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Cari amici di tutta Italia, andiamo avanti uniti!

Vito Isaia, Bergamo

Vito è responsabile del Gruppo uomini della Regione Lombardia Est che comprende le provincie di Bergamo, Brescia e Cremona, fortemente colpite dal Coronavirus. Ci racconta lo spirito indomito dei compagni di fede di questa zona del nostro paese

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Vito è responsabile del Gruppo uomini della Regione Lombardia Est che comprende le provincie di Bergamo, Brescia e Cremona, fortemente colpite dal Coronavirus. Ci racconta lo spirito indomito dei compagni di fede di questa zona del nostro paese

L’11 febbraio scorso guardavo un telegiornale con mio figlio Pietro, riportavano la notizia della epidemia che era scoppiata in Cina e che non riuscivano ad arginare.
Pietro ha dodici anni e impressionato mi chiese se anche da noi sarebbe potuta succedere una cosa del genere. Cercai di rassicurarlo rispondendogli che la Cina è molto lontana e che prima che il virus potesse arrivare in Italia si sarebbe trovata sicuramente una soluzione. Il 21 febbraio viene dichiarata la prima zona rossa in Lombardia (in provincia di Lodi) e lo stesso giorno mia figlia prende un aereo per tornare a Londra, dove vive per motivi di studio. Il giorno successivo muore la prima persona in un ospedale della Val Seriana in provincia di Bergamo.
La situazione precipita e in pochi giorni centinaia e poi migliaia di persone vengono contagiate. L’avanzata dell’epidemia sembra inarrestabile.
La città di Bergamo è avvolta da un silenzio surreale squarciato solo dalle sirene dei mezzi di soccorso, mentre la notte passano i mezzi militari che portano via i morti non più tumulabili al cimitero della città.
Anche tra i membri e le loro famiglie si cominciano a registrare casi di contagio, mentre già dal 26 febbraio la Soka Gakkai italiana aveva deciso prudentemente di sospendere tutte le attività in presenza. In quei giorni di angoscia e paura scatta tra i compagni di fede una reazione di forza interiore incredibile. Si recita molto Daimoku con una intensità che non abbiamo mai provato e ci si incoraggia al telefono o per messaggi. Sentiamo cadere qualunque barriera tra noi: abbiamo un grande nemico da combattere tutti insieme, superiamo qualunque differenza, siamo uniti.
Malgrado l’isolamento personale, le relazioni umane sono profonde. Sentiamo che il maestro Ikeda sta pregando insieme a noi. Sentiamo profondamente nostra la frase di Sensei che, come il ruggito di un leone afferma: «Sto pregando con tutte le mie forze, con un profondo Daimoku, affinché questa epidemia si fermi assolutamente, al più presto, e si possa tornare a una vita quotidiana serena e senza pericoli» (NR, 671, 7).
Tutti i compagni di fede italiani ci fanno sentire la loro vicinanza. Ci mandano video, recitano Daimoku per noi, ci inviano disegni dei loro bambini.
Insegno al Liceo Musicale di Bergamo e ho centinaia di studenti da tutta la provincia. Dopo giorni di autentico smarrimento in cui l’unica reazione possibile era sbarrare tutto, vedere i volti dei miei studenti, seppur in video, mi ha dato coraggio e una parvenza di normalità.
Quelle ore passate insieme erano gli unici momenti in cui riuscivamo a distogliere la mente dal dramma che stavamo vivendo. Molti di loro hanno perso i nonni e qualcuno anche il papà. Il loro essere comunque presenti alle lezioni, era la prova di quanto ci stesse mancando la nostra vita quotidiana.
Tuttavia non c’era e non c’è alcuna atmosfera di commiserazione. Anzi, ci capita di scherzare sulle capigliature insolitamente lunghe o sull’aspetto di chi si collega, dopo essersi chiaramente appena alzato dal letto…
Due miei studenti maturandi hanno cominciato a praticare prima del lockdown e altre due ragazze mi hanno chiesto di poter leggere qualche testo sulla filosofia buddista.
È un privilegio poter rispondere allo spirito di ricerca che questi giovani dimostrano nonostante le circostanze.
Come responsabili della Lombardia Est, davanti al Gohonzon abbiamo raccolto la sfida di fare in modo che il Daimoku fosse come un grande ombrello capace di riparare i membri dalla pioggia di veleno invisibile che arrivava sulle nostre vite.
Mi sono assunto il compito di seguire la vicenda personale di tutti i compagni di fede che si ammalavano, in tutta la Regione.
Per settimane e settimane, abbiamo sentito i membri ammalati tossire al telefono e respirare a fatica. E poi, poter comunicare con loro solo per messaggi. Poi neanche quelli, per mancanza di forze, e il silenzio, e l’incertezza. E noi continuavamo a recitare Daimoku e ancora Daimoku.
Infine dopo giorni o settimane poter risentire la loro voce al telefono. Ce l’avevano fatta. Si stavano riprendendo, ora c’era solo bisogno di tanta pazienza e aspettare finalmente il tampone negativo…
È stata un’esperienza che si è ripetuta tantissime volte, in cui ci siamo aggrappati al Gohonzon, al Gosho e alle parole di Sensei, per trovare un raggio di luce e di speranza.
Tutti coloro che hanno affrontato la malattia, hanno sentito l’affetto e il sostegno dei loro compagni di fede.
Nessuno si è lasciato andare alla disperazione e nessuno ha pensato di abbandonare la fede. Anche i figli che non praticano delle persone scomparse, hanno voluto ringraziare i nostri membri per le continue attenzioni verso i loro familiari e ci hanno chiesto di rimanere in contatto. In un caso il figlio di una signora deceduta in una RSA si è avvicinato alla pratica buddista.
Naturalmente molti membri hanno vissuto esperienze straordinarie. Sia come persone affette da Covid-19, sia come personale sanitario che ha affrontato l’emergenza, riuscendo a incoraggiare i malati e i colleghi.
Come ha scritto Sensei: «È una lotta feroce, tra la vita e la morte. Avanziamo, superando il mare in tempesta! Andiamo avanti insieme al maestro, insieme ai compagni di fede, per accogliere l’alba della vittoria delle persone comuni!» (pag. 9).
La sensazione di tutti noi è che stiamo costruendo l’alba di una nuova era. Siamo consapevoli del fatto che sforzandoci di creare valore nella particolare condizione che viviamo, recitando Daimoku, studiando e incoraggiando i nostri amici, stiamo mettendo le cause di una grande vittoria da regalare al nostro maestro per ereditarne lo spirito. Grazie dal profondo del cuore, da parte nostra a tutti voi, cari compagni di fede italiani. Andiamo avanti uniti.

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