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“Alzarsi da soli” con convinzione e creatività - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:35

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“Alzarsi da soli” con convinzione e creatività

Vittorio Sakaki, vice presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Vittorio si è trasferito in Italia per contribuire allo sviluppo del movimento di kosen-rufu. Racconta alcuni momenti significativi della sua vita e nella relazione con il maestro Ikeda, parlando anche del significato del 18 novembre, fondazione della Soka Gakkai

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Vittorio si è trasferito in Italia nel 1984 per contribuire allo sviluppo del movimento di kosen-rufu. In questa intervista racconta alcuni momenti significativi della sua vita e nella relazione con il maestro Ikeda, parlando anche del significato del 18 novembre, giorno della fondazione della Soka Gakkai

Quando hai cominciato a praticare il Buddismo?
Sono nato vicino alla città di Otaru, in Hokkaido, nel Nord del Giappone, dove sono cresciuti i maestri Makiguchi e Toda. A tredici anni, per il mio compleanno, mio fratello mi regalò un libro di Daisaku Ikeda per ragazzi. Rimasi colpito dal racconto della sua infanzia durante la guerra, parlava di coraggio, di giustizia, della vera amicizia… All’epoca non sapevo che era il presidente della Soka Gakkai.
Nel 1977 andai a Tokyo per fare il test di ingresso all’Università di Arte di Musashino. Mi ospitò un ex compagno di liceo che era membro della Soka Gakkai, e mi portò a uno zadankai.
Era febbraio, il mese dello shakubuku, e intorno a me avevo venti giovani che cercavano di convincermi a praticare! Mi hanno detto che praticando avrei sentito la gioia delle gioie, e a quel punto ho risposto: «Sì, voglio provare!». Il giorno dopo il mio amico ha iniziato a insegnarmi Gongyo.

Come è cambiata la tua vita?
Dopo una settimana di pratica buddista ho superato il primo esame di ammissione all’università. C’erano migliaia di partecipanti per ottanta posti, era quasi impossibile per me che avevo appena finito il liceo, generalmente ci volevano almeno due anni di preparazione.
Al di là del risultato, ero veramente soddisfatto di aver potuto tirare fuori tutte le mie capacità. Poi superai anche la seconda e terza prova, e venni ammesso.
In quei giorni ho iniziato a leggere La rivoluzione umana e ho scoperto la vera storia del Giappone e della Soka Gakkai.
Quando sono tornato in Hokkaido ho fatto shakubuku ai miei compagni e abbiamo ricevuto il Gohonzon insieme. È così che ho iniziato a sentire la vera gioia!
Dai diciotto ai venticinque anni ho vissuto a Tokyo immerso nell’attività giovani, studenti, sokahan… Ho avuto la fortuna di crescere con l’allenamento Soka, con gli incoraggiamenti di Sensei ogni giorno.
Durante il mio ultimo anno di università, nel 1983, si fece una campagna con l’obiettivo di arrivare a cinquantamila membri del Gruppo studenti in Giappone. Nella zona di cui ero responsabile realizzammo una crescita da cinquecento a settecentocinquanta studenti.
Alla fine ci fu una riunione generale con 20.000 studenti e io potei rispondere a Sensei con quella grande vittoria, non lo dimenticherò mai…
I legami con quegli studenti sono eterni, anche durante il lockdown ci siamo sentiti per sapere come stavamo.

Come mai ti sei trasferito in Italia?
Il 3 maggio 1981 tutti i membri in Giappone hanno scritto le loro determinazioni da realizzare entro il 2001. Io avevo ventidue anni e pregai per tirare fuori la mia determinazione, perché non sapevo cosa scrivere.
Dopo aver recitato dieci ore di Daimoku, alla fine pensai: «Sensei, mi alzo da solo! Voglio portare avanti kosen-rufu oltreoceano».
Così ho deciso di approfondire i miei studi sull’arte e il 25 giugno del 1984 sono arrivato a Firenze. Poi, nel 1991 dovevo decidere se restare ancora in Italia. In Giappone ebbi la possibilità di parlarne con Hiromasa Ikeda. A un certo punto arrivò anche Sensei e lui si rivolse a me chiamandomi “ragazzo italiano”. Per me quelle semplici parole sono state una profonda guida del mio maestro. È così che ho deciso di rimanere in Italia.

Cosa significa per te il legame con il maestro? Puoi raccontarci un episodio che ti è particolarmente caro?
Era il 4 marzo 1978. Praticavo da un anno e c’era una riunione generale degli studenti delle facoltà di Arte e di Musica. A quella riunione parteciparono anche Minoru Harada, che era responsabile generale dei giovani, e il maestro Ikeda. È stata la prima volta che ho incontrato Sensei personalmente.
Questo è il mio punto di origine nella fede. Vedendo il suo sguardo ho sentito una fiducia totale. Lì ho iniziato a sentire nel mio cuore che volevo sceglierlo come maestro. Da quel momento ho iniziato a impegnarmi al massimo ogni giorno nell’attività buddista, mentre studiavo e lavoravo, la sera o nei weekend.
In particolare, c’è un episodio per me indimenticabile. Quando Sensei e la signora Kaneko sono venuti in Italia nel 1992 andai in aeroporto a Pisa per accoglierli.
In quel periodo soffrivo di acne, per cui mi ero truccato. Due anni dopo, tornato in Italia, appena arrivato Sensei mi disse: «Ah! Il tuo viso è più pulito, sei guarito!». Come faceva a ricordarsi? Era come se fosse mio padre, anzi molto di più!

Tra pochi giorni è il 18 novembre. Cosa rappresenta questa data per noi?
Il 18 novembre non è una semplice commemorazione, è il momento in cui i discepoli dimostrano la grandezza del maestro.
Toda ha dimostrato la grandezza del suo maestro, che era morto in carcere, e attraverso il suo grande voto ha cambiato totalmente la sua vita e ha manifestato le sue vere capacità. Anche Sensei ha superato grandi ostacoli per proteggere la Soka Gakkai e ha trionfato su tutto. Adesso per noi discepoli ripagare il nostro debito di gratitudine significa “alzarci da soli” e dimostrare con le nostre vittorie la grandezza del nostro maestro.
Certamente è importante non isolarsi dagli altri, ma è anche importante essere indipendenti nella fede, alzarsi da soli con grande convinzione e creatività.
Il maestro Ikeda ci ha lasciato un patrimonio inestimabile: La rivoluzione umana e La nuova rivoluzione umana. Leggendo queste opere si capisce chi è Sensei, la vera storia della Soka Gakkai e dell’umanità.
Ora, mirando al 2030, dobbiamo trasmettere questo patrimonio alle generazioni future mettendo alla base di tutto il grande voto di kosen-rufu.
Con la pandemia abbiamo compreso che è necessaria un’alleanza tra i popoli di tutto il mondo, al di là dei confini nazionali. Come buddisti, seguendo l’esempio di Sensei abbiamo il compito di diffondere la Legge mistica per trasformare il destino dell’umanità a partire dal cambiamento di ognuno, incoraggiando la persona che abbiamo di fronte.
Questa è la mia personale determinazione: trasmettere il Buddismo a quante più persone possibile affinché possano trasformare la loro vita, e contribuire a creare un grande movimento artistico Soka

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