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I miei incontri con Sensei in Italia - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:21

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I miei incontri con Sensei in Italia

Quest’anno celebriamo il sessantesimo anniversario della prima visita del presidente Ikeda in Italia. In seguito, Sensei è tornato varie volte nel nostro paese. In queste pagine pubblichiamo alcune testimonianze di membri che lo hanno incontrato in occasione delle sue visite nel ’92 e nel ’94

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Quest’anno celebriamo il sessantesimo anniversario della prima visita del presidente Ikeda in Italia. In seguito, Sensei è tornato varie volte nel nostro paese. In queste pagine pubblichiamo alcune testimonianze di membri che lo hanno incontrato in occasione delle sue visite nel ’92 e nel ’94

La spada affilata della fede

di Giuseppe Palatucci, Salerno

Il 1992 è stato un anno importante, della serie “tre anni in uno”. Durante la visita del presidente Ikeda nel 1992, riuscii a fare Gongyo con lui e per me fu un grande incoraggiamento.
Avevo degli importanti obiettivi. A ottobre dello stesso anno mi sono sposato e lo stesso mese mi annunciarono che l’azienda dove lavoravo avrebbe chiuso.
Mi fu anche proposta la nomina come vice responsabile nazionale dei giovani uomini, in quanto da lì ai successivi due anni avremmo dovuto organizzare il festival mondiale dei giovani per la pace.
Ero felice per questa opportunità, ma anche fortemente preoccupato. Mia moglie, da poco laureata, era incinta della nostra prima figlia.
Accettai la nuova responsabilità e decidemmo di sfidarci per vincere insieme.
I due anni successivi furono veramente duri. Mettevamo da parte dei soldi per fare attività il fine settimana e poter fare la spesa.
Nel ‘94, mentre il presidente Ikeda era in Italia, nacque la mia seconda figlia e il festival “Ali” fu un grande successo. Quel periodo è stato davvero un allenamento per mettere le basi della nostra famiglia con al centro il maestro e il Gohonzon.
Incontrare il maestro è stato importante, ma lo è stato ancora di più lottare insieme a lui ogni giorno con obiettivi chiari. Questa è la gioia più grande e profonda della mia vita.
In seguito a quegli incontri ci sono stati momenti in cui non sempre mi sono sentito coraggioso, e altri momenti in cui ho pensato di aver fatto delle scelte sbagliate, ma lottando contro la mia tendenza a scoraggiarmi quando le cose non vanno bene, ho recitato Daimoku davanti al Gohonzon per cambiare questo atteggiamento. Ho capito che in realtà cercavo la mia felicità fuori da me stesso e stavo bene solo quando le cose funzionavano. Sono molto grato al mio maestro dal quale ho potuto imparare tanto e approfondire la mia fede.
Come scrive il Daishonin: «La singola parola “fede” è la spada affilata con cui si affronta e si vince l’oscurità fondamentale» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 116, 61); e ancora: «Avere fede è la base del Buddismo» (Il reale aspetto del Gohonzon, RSND, 1, 739).
Oggi posso affermare di avere avuto grandi benefici, più di quelli che immaginavo.
Mentre io e mia moglie lottavamo per risolvere i problemi immediati e ci sfidavamo nelle attività per kosen-rufu, la nostra vita è cambiata a 360 gradi.
Durante questo anno così importante, il primo dei dieci verso il 2030, personalmente sto cercando di imparare come sostenere i giovani cominciando dai miei tre figli e, pensando ancora oltre il 2030, con la mia meravigliosa nipotina!

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Incontrare il maestro nel mio cuore

di Alessandra Caiani, Firenze

Il mio primo incontro con il presidente Ikeda è avvenuto a giugno 1991 a Taplow Court, in Inghilterra.
I mesi precedenti furono decisivi: stavo affrontando una sofferenza insopportabile che si estendeva a tutti gli aspetti della mia vita. Avevo l’obiettivo di incontrare Sensei ma ci comunicarono che non sarebbe potuto venire in Europa per via della Guerra nel Golfo. Iniziai a recitare un Daimoku più profondo, cercavo con tutte le mie forze di mettere in pratica le guide di Sensei. Volevo incontrarlo e sentire nel mio cuore quel legame unico ed eterno di cui lui parlava sempre rispetto al suo maestro Toda.
Questa lotta interiore mi portò a quella che io chiamo la mia “rinascita”. Con mia grande sorpresa, tutto quello che mi aveva fatto tanto soffrire non era più un problema e mi ritrovai a sorriderne.
Mi sono trasferita in Inghilterra per motivi di studio, e quando arrivai a Londra un mio caro amico e compagno di fede che abitava là mi disse che in quel momento anche Sensei e sua moglie erano arrivati. Se volevo avrei potuto fare attività nello staff traduttori per tutto il periodo del soggiorno del presidente Ikeda!
La mattina seguente lo aspettavamo a Taplow Court, eravamo tantissimi membri e lui scese dall’auto per salutare tutti. Avrei voluto ringraziarlo ma non era facile, poi inaspettatamente, nonostante fossi dietro a molte persone, mi venne incontro e mi strinse le mani dicendomi: «Grazie. Rispetta profondamente la vita».
Quelle parole risuonarono nel mio cuore e le porterò dentro di me per sempre. Furono giorni indimenticabili e nei mesi successivi realizzai tutti i miei obiettivi, molto più di quello che potevo immaginare.
A giugno del 1992 il presidente Ikeda arrivò in Italia e io lo aspettavo con il cuore pieno di gratitudine.
Ci eravamo preparati con tanto Daimoku per accoglierlo: era la prima volta che Sensei visitava il Centro culturale di Firenze, eravamo tutti molto emozionati, avevamo lavorato tantissimo per ristrutturare il Centro. Ricorderò sempre le sue parole affettuose: appena arrivò ci disse che poiché lui era come il nostro papà, potevamo stare tranquilli e riposarci. Durante una riunione ci incoraggiò a lottare per costruire la nostra vita basandoci sempre sulla Legge mistica e disse: «Coloro che continuano a lottare abbracciando la Legge, alla fine vincono. Quando sorge il sole della Buddità anche gli errori commessi nel passato si illuminano. Non c’è alcun dubbio».
Mi sentii avvolgere dalla sua grande condizione vitale. Non avevo più paura di quello che sarebbe potuto accadere in futuro.
Nel ’94 Sensei tornò a Firenze e partecipò all’inaugurazione della mostra “Il mondo dei Samurai” a Palazzo Medici Riccardi.
Ebbi l’opportunità di partecipare, in quanto avevo collaborato all’organizzazione della mostra. Sensei ci spiegò quanto fossero importanti per realizzare la pace gli scambi tra culture diverse che si incontrano attraverso l’arte e superano qualsiasi differenza.
I suoi incoraggiamenti hanno ispirato la mia visione della vita. Ho imparato ad amare le persone e ad affrontare le difficoltà con la fede.
Per mantenere vivo il legame con Sensei leggo i suoi scritti, in particolare La nuova rivoluzione umana. Comprendere profondamente quello che lui ci vuole trasmettere e utilizzarlo nella vita è per me indispensabile per vivere con gioia e ottimismo.
Ora, mirando al 19 ottobre, desidero rinnovare il mio grande voto per la realizzazione della pace nel mondo, insieme a tutti i compagni di fede e in particolare insieme al Gruppo donne. Voglio dare il mio contributo per garantire il futuro del movimento di kosen-rufu sostenendo i giovani, e creare un’unità talmente forte da incoraggiare e sostenere tutte le persone che stanno affrontando momenti difficili, così da realizzare l’obiettivo di 100mila membri felici entro la fine del 2021!

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