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L’ambiente è lo specchio del mio stato vitale - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:03

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L’ambiente è lo specchio del mio stato vitale

Omri Shlomi Torino

Il viaggio alla scoperta del rispetto di sé e degli altri intrapreso da Omri ha un punto di svolta nell’istante in cui abbandona la tendenza a incolpare l’altro. Superando il rancore e andando incontro alla persona che più lo aveva ostacolato, tutti gli sforzi compiuti nel lavoro acquistano valore e riesce a realizzare il suo sogno “impossibile” di affermarsi come restauratore

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Il viaggio alla scoperta del rispetto di sé e degli altri intrapreso da Omri ha un punto di svolta nell’istante in cui abbandona la tendenza a incolpare l’altro. Superando il rancore e andando incontro alla persona che più lo aveva ostacolato, tutti gli sforzi compiuti nel lavoro acquistano valore e riesce a realizzare il suo sogno “impossibile” di affermarsi come restauratore

Ho iniziato il mio percorso di lavoro nel ’92 quando, arrivato da poco in Italia con molte incertezze sul mio futuro, ho conosciuto un restauratore, Dario, che mi ha invitato a collaborare con lui. Abbiamo lavorato insieme per otto anni durante i quali ho imparato il mestiere accumulando tanta esperienza. Il nostro rapporto, però, non si è concluso nei migliori dei modi: ci sono state pesanti questioni economiche, io ho intentato un’azione legale ma, per mancanza di liquidità da parte sua, non ho comunque ottenuto nulla. Ho vissuto quel momento con molta sofferenza, sentivo una grande mancanza di rispetto, un senso di ingiustizia e soprattutto di impotenza. Avevo ragione, lo ammetteva anche il tribunale, ma non si poteva fare niente!
Nel ’98 ho incontrato la pratica buddista e in seguito ho ricevuto il Gohonzon.
In questi anni di pratica ho realizzato tante vittorie, ho costruito una bella famiglia, con una splendida moglie, due splendide figlie e uno splendido cane. Penso che la mia vita da membro della Soka Gakkai sia un grande viaggio alla scoperta della mia natura di Budda, ma anche alla scoperta del cuore e della natura di Budda in tutto ciò che mi circonda: genitori, famiglia, amici, società e il mondo intero.
La scoperta meravigliosa è che tutti questi legami sono lo specchio del mio stato vitale, sono parte della mia fede. Se sono deluso, arrabbiato oppure ho qualche difficoltà devo cercare la soluzione prima di tutto dentro il mio cuore, trasformando i pensieri, le parole e le azioni con tanto Daimoku.
Nel frattempo continuavo il mio mestiere di restauratore che mi piaceva molto: mi appassionava il continuo contatto con l’arte e il fatto di poter risanare, recuperare e portare alla luce un soffitto, una facciata danneggiata dal tempo… Tuttavia, ero sempre accompagnato dal pensiero di non avere la formazione professionale sufficiente e che avrei sempre dovuto appoggiarmi a qualcun altro.
Nel 2009 è uscito un bando del Ministero dei Beni culturali per creare una lista nazionale di restauratori abilitati. Bisognava essere diplomati in una delle poche scuole italiane di restauro o poter dimostrare parecchi anni di lavori qualificati in collaborazione con le soprintendenze, come responsabili del cantiere di restauro. Non rientrare in quell’elenco avrebbe significato non poter più lavorare come restauratore riconosciuto.
Ho deciso così di ricontattare Dario e gli ho proposto di riprendere in mano tutta la documentazione dei lavori che avevamo fatto in passato, spesso incompleta perché mancavano soprattutto le relazioni finali alle soprintendenze. Ho lasciato perdere i vecchi rancori e i soldi che mi doveva, e abbiamo iniziato a sistemare tutti i documenti di anni di lavoro comune, fotografie, relazioni, collaudi…
Ci siamo molto riavvicinati. I nostri ruoli si sono invertiti e adesso ero io che aiutavo lui, proponendogli nuove collaborazioni.
Come scrive Sensei nella lezione sul Gosho Felicità in questo mondo che mi ha sempre ispirato: «La fede ci permette di conoscere la gioia eterna che deriva dalla Legge. Noi la otteniamo e la proviamo in prima persona, dipende solo e unicamente da noi. Niente e nessuno può renderci felici se non lo sforzo personale. Di conseguenza non ha senso invidiare o provare rancore per gli altri, o addirittura pensare che la nostra felicità dipenda da qualcuno. […] Vincendo la tendenza a incolpare dei propri problemi qualcun altro o qualcos’altro, lo stato vitale si espande enormemente» (BS, 222, 36)
Naturalmente avevo parlato della pratica buddista a Dario, che ha iniziato a venire a qualche zadankai con me. I vecchi rancori erano spariti come nuvole dopo un temporale, eravamo due compagni di fede che avevano uno scopo comune. Nel settembre del 2014 purtroppo, dopo una malattia fulminante, Dario è venuto a mancare. Gli sono stato vicino fino all’ultimo.
Sono rimasto da solo con tutta quella mole di documentazione da sistemare, ma ancora più determinato a completare il lavoro iniziato insieme. Ho promesso anche alla figlia di Dario che l’avrei portato fino in fondo, per onorare la memoria di suo padre.
Ho trovato tanti shoten zenjin che mi hanno dato una mano: chi mi ha aiutato a scrivere le relazioni finali, chi in soprintendenza ha preso a cuore la mia battaglia e mi ha aiutato a trovare negli archivi le pratiche di cui avevo bisogno per preparare il dossier. È proprio vero che la nostra fede sincera produce un’incredibile protezione da parte dell’ambiente. Come scrive Nichiren Daishonin: «Il Buddismo insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 752).
Dopo un lavoro estenuante, spesso svolto di notte, sono riuscito a completare tutte le relazioni e a consegnarle in soprintendenza. Dopo qualche mese finalmente è arrivata l’email con le certificazioni di buon esito di quasi il novanta per cento dei lavori, il che equivaleva a circa dieci anni di esperienza lavorativa: più del requisito minimo richiesto dal Ministero!
Finalmente, dopo mille rinvii, nell’ottobre del 2018 sono state pubblicate le liste ufficiali dei restauratori abilitati dalle soprintendenze, in cui compariva anche il mio nome: “Omri Shlomi, restauratore nelle categorie superfici decorate dell’architettura e manufatti dipinti su supporto ligneo o tessile”.
Questa abilitazione mi permette oggi di avere la mia ditta individuale, di gestire diversi cantieri e dare lavoro a vari collaboratori.
Nella vita niente è permanente, tutto è in continuo movimento. Ma la pratica buddista ci dà la possibilità di sviluppare una forte fede, una nuova prospettiva capace di vedere che dietro ogni vittoria, e anche dietro ogni sofferenza o difficoltà, in realtà si nasconde una grande opportunità.
Sensei scrive: «Josei Toda insegnava che il Gohonzon è un magazzino inesauribile di benefici. […] È solo la fede individuale che determina se attingere dall’oceano quanto basta a riempire un bicchiere d’acqua o una piscina olimpionica, se accontentarsi o se continuare a “ricevere e usare” ancora e meglio questa gioia. […] Non conta ciò che abbiamo fatto in passato, quello che importa è cosa facciamo da questo momento in poi. Ogni cosa dipende da quanto è forte la fede, il più grande potere di cui le persone dispongano» (BS, 222, 38).
Determino di continuare ad approfondire la mia fede, di trionfare sempre sulle difficoltà insieme con Sensei e i compagni di fede, per continuare ad emergere come Bodhisattva della Terra e contribuire così al cambiamento del mondo intero.

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