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Le mie “armi” per vincere - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:03

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Le mie “armi” per vincere

Valerio Pandoli, Roma

Dopo tante sofferenze vissute in giovane età, l’incontro con il Buddismo e il maestro Ikeda portano Valerio a una rinascita. Poi, nel 2016, si manifesta una grave malattia: «Andai di corsa davanti al Gohonzon – racconta – e presi l’irremovibile decisione che avrei vinto a tutti i costi». È l’inizio di una battaglia in cui ha affrontato e vinto le sue paure più recondite attraverso il Daimoku al fianco di Sensei e lo shakubuku

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Dopo tante sofferenze vissute in giovane età, l’incontro con il Buddismo e il maestro Ikeda portano Valerio a una rinascita. Poi, nel 2016, si manifesta una grave malattia: «Andai di corsa davanti al Gohonzon – racconta – e presi l’irremovibile decisione che avrei vinto a tutti i costi». È l’inizio di una battaglia in cui ha affrontato e vinto le sue paure più recondite attraverso il Daimoku al fianco di Sensei e lo shakubuku

Ho conosciuto la pratica buddista all’età di ventitré anni. Prima di iniziare a praticare credevo di essere destinato a vivere una vita piena di sfortune, provavo una grande rabbia per via delle difficoltà incontrate in giovane età.
A quattro anni persi mia mamma a causa di un tumore, e da lì in poi la famiglia si sgretolò. Mio padre, che non aveva gli strumenti per affrontare questa sofferenza, si chiuse in sé concentrandosi sul lavoro, mentre io andai a vivere con mia nonna.
La mancanza di una famiglia mi portò a trascorrere molto tempo in strada. Frequentavo “brutte compagnie” e spesso mi trovavo in situazioni pericolose. Non avevo nessuna consapevolezza del valore della mia vita.
Grazie a un’amica partecipai ai primi zadankai e il calore di quegli incontri fece nascere in me il desiderio di trasformare la sofferenza che vivevo in casa.
In particolare mi colpì molto conoscere delle persone che avevano il desiderio di realizzare la felicità degli altri senza un tornaconto personale.
«Coloro che hanno sofferto di più hanno il diritto di diventare i più felici»: ricordo chiaramente la sensazione di rinnovata speranza che emerse in me grazie a queste parole del presidente Ikeda.
Il 16 marzo del 2013 ricevetti il Gohonzon e decisi che il presidente Ikeda sarebbe diventato il mio maestro, per tutta la vita.
Fu davvero una grande festa, una rinascita per me.
Cominciai a realizzare varie prove concrete, tra cui una bellissima storia d’amore che mai avrei pensato di poter vivere. Qualche anno dopo anche questa ragazza ha ricevuto il Gohonzon in Brasile.
Nell’estate del 2016, su indicazione di un medico, andai a fare un controllo in ospedale e inaspettatamente mi venne diagnosticato un tumore alla lingua.
Mi dissero che mi sarei dovuto sottoporre a un intervento estremamente invasivo per superare la malattia. Ero completamente terrorizzato all’idea.
Subito dopo aver ricevuto la notizia andai di corsa davanti al Gohonzon e presi l’irremovibile decisione che avrei vinto a tutti i costi. In particolare, mi preoccupava la reazione che avrebbe potuto avere mio padre venendo a conoscenza della mia situazione, pensavo che sarebbe sprofondato nuovamente in una grande sofferenza. Iniziai a recitare tantissimo Daimoku tutti i giorni e decisi di sottopormi a quell’intervento per me spaventoso.
Mio padre, insieme a me e ad altri compagni di fede, recitò Daimoku tutte le mattine fino al giorno dell’operazione.
Compresi quanto era stato importante essermi allenato come discepolo di Sensei nelle attività della Soka Gakkai.
Mi impegnai quotidianamente a vivere come insegna il Gosho, a credere profondamente che le parole di Nichiren Daishonin sono la verità della vita.
Il mio motto era diventato “uno shakubuku al giorno toglie il medico di torno”.
Dopo l’operazione, mentre ero ricoverato in ospedale, i medici mi dissero che la situazione stava peggiorando.
Ero a un passo dal gettare la spugna quando arrivò la risposta del presidente Ikeda alla mia lettera. Mi inviò una frase dal Gosho Risposta a Kyo’o: «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» (RSND, 1, 365) .
Mi scrisse che stava recitando Daimoku insieme alla signora Kaneko per la mia vittoria, e che avrei dovuto realizzare una vita di speranza e di gloria.
In quell’istante percepii chiaramente l’eterno legame di maestro e discepolo e con una rinnovata determinazione nel cuore decisi che sarei stato pronto a tutto. Da quel momento la mia situazione migliorò.
Negli anni successivi, a causa delle terapie che dovetti fare ebbi delle gravi conseguenze all’osso della mandibola che andò in necrosi. Per i medici sarei dovuto tornare in sala operatoria per un trapianto della mandibola.Ma nel mio cuore decisi che non ci sarebbe stato bisogno del trapianto.
Insieme a un caro amico recitai dieci ore di Daimoku per la vittoria assoluta. Quella giornata è un ricordo indelebile al quale torno ogni volta che mi sento con le spalle al muro.
Qualche giorno dopo andai in visita dal chirurgo per spiegarmi l’intervento che avrei dovuto fare: mi disse invece che, vista la mia condizione, non era più necessario fare il trapianto.
Nel corso di una visita medica fatta pochi mesi fa, sono stato dichiarato dai medici fuori pericolo. Oggi continuo a lottare con molte difficoltà fisiche a causa dell’operazione del 2016 e spesso vivo con la paura che la malattia possa ripresentarsi ma il Daimoku al fianco di Sensei e lo shakubuku sono le mie armi per vincere.
In questo Anno dei giovani e del progresso dinamico, in questa drammatica fase storica che stiamo vivendo, sono determinato a superare tutte le mie difficoltà per offrire una nuova prova concreta alle persone che hanno perso la speranza, a sostenere i miei colleghi di lavoro e le attività della Soka Gakkai senza lesinare la mia vita, e realizzare una grandissima crescita dei giovani nella zona dove sto facendo attività.
Ho determinato di vincere al mattino, e dall’inizio di febbraio mi alzo molto presto per fare due ore di Daimoku.
Le persone con cui faccio attività si sono unite a me nel recitare Daimoku.
Prometto di essere in prima linea come giovane e di realizzare nella mia vita la visione di Sensei insieme a tutti i miei compagni di fede.

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