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Una vita dedita a kosen-rufu - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:03

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Una vita dedita a kosen-rufu

Nichiren Daishonin ha dimostrato che ogni essere umano può manifestare la Buddità nella sua vita e contribuire alla pace mondiale. Per tutti noi, l’anniversario della sua nascita è il momento per determinare di realizzare la nostra rivoluzione umana e trasformare la nostra epoca, con profonda gratitudine

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Nichiren Daishonin ha dimostrato che ogni essere umano può manifestare la Buddità nella sua vita e contribuire alla pace mondiale. Per tutti noi, l’anniversario della sua nascita è il momento per determinare di realizzare la nostra rivoluzione umana e trasformare la nostra epoca, con profonda gratitudine

I primi anni
Il 16 febbraio 1222 nasce Nichiren Daishonin.
Nato da una famiglia di pescatori – il rango sociale più in basso nella gerarchia del Giappone del tredicesimo secolo, gli fu dato il nome di Zennichimaro, che significa “piccolo splendido sole”.
In Giappone c’era un governo militare, lo Shogunato, con sede a Kamakura. In quel periodo era retto dalla famiglia Hojo, tra dissidi interni, minacce d’invasione, calamità ed epidemie.
La società dell’epoca era caratterizzata da tumulti e profonde ingiustizie. Il desiderio di trovare una soluzione alla sofferenza umana spinse Nichiren Daishonin a studiare il Buddismo.
In una delle sue lettere egli racconta come, sin dall’età di dodici anni, pregasse per diventare «la persona più saggia del Giappone» (RSND, 1, 155).
Ciò corrisponde al suo primo voto: risolvere la questione fondamentale del mistero di nascita e morte e permettere a tutte le persone di costruire una vita felice e una società pacifica.
A sedici anni entrò formalmente nel tempio Seicho. Da quel momento si dedicò intensamente allo studio dei sutra e degli insegnamenti delle varie scuole, recandosi presso i maggiori centri buddisti del Giappone.
Poco tempo dopo, come scrive lui stesso, ottenne «un gioiello di saggezza splendente come la stella del mattino» (RIF). Ciò si può interpretare come la saggezza della Legge mistica, che è l’essenza di tutti gli insegnamenti buddisti e il cuore del Sutra del Loto.

La proclamazione del suo insegnamento
All’età di 32 anni ritornò al Seicho-ji, dove il 28 aprile 1253 dichiarò che il cuore dell’Illuminazione di Shakyamuni si trova nel Sutra del Loto, in cui è rivelata la Legge mistica di Nam-myoho-renge-kyo, la verità alla quale il Budda si era risvegliato. Questo evento è noto come la fondazione del suo insegnamento.
Apertamente critico nei confronti di alcune scuole buddiste dell’epoca, affermò che Nam-myoho-renge-kyo era l’unico insegnamento in grado di condurre tutte le persone all’Illuminazione. Questo è il suo secondo voto. Da allora adottò il nome Nichiren (letteralmente “Sole Loto”).

L’hosshaku-kempon e l’iscrizione del Gohonzon
La confutazione delle dottrine tradizionali dell’epoca scatenò l’ostilità dei preti di quelle scuole e dei loro seguaci, fra i quali vi erano molti influenti ufficiali governativi.
Parlando apertamente alle autorità, il Daishonin era preparato e determinato a sopportare qualunque tipo di persecuzione, mentre incoraggiava costantemente i suoi discepoli.
Nel 1271 si verificò la più grave delle persecuzioni, quella di Tatsunokuchi. In quell’occasione, un attimo prima che la spada del boia cadesse per colpirlo, un oggetto luminoso attraversò il cielo: era così abbagliante che i soldati, terrorizzati, sospesero l’esecuzione. Fu quindi esiliato sull’isola di Sado, in condizioni di estrema povertà e indigenza.
Il trionfo del Daishonin sulla persecuzione a Tatsunokuchi fu molto significativo. Confermava che, pur rimanendo un comune essere umano, la sua identità originale era quella di un Budda con la missione di diffondere l’insegnamento di Nam-myoho-renge-kyo e offrire così a tutte le persone il mezzo per liberarsi, al livello più profondo, dalla sofferenza. Questo viene definito l’hosshaku kempon di Nichiren Daishonin, in cui “abbandonò il superficiale per rivelare l’originale”, ossia la sua identità di Budda dell’Ultimo giorno della Legge.
Fu in quel momento che Nichiren Daishonin cominciò a iscrivere il Gohonzon, l’oggetto di culto del suo insegnamento, per affidarlo ai suoi discepoli.

Il Buddismo della gente
Nel 1274, ritornato a Kamakura, il centro politico del Giappone, continuò le sue rimostranze. Dopo che per la terza volta non venne ascoltato, come da usanza del tempo si ritirò, stabilendosi sul monte Minobu e dedicandosi a istruire i discepoli che avrebbero portato avanti la propagazione dopo la sua morte. Durante questo periodo, grazie agli sforzi dei suoi discepoli, numerose persone si convertirono e ciò suscitò ulteriori persecuzioni.
Nel 1279, nel villaggio di Atsuhara, venti contadini da poco suoi seguaci furono arrestati sulla base di false accuse e tre di loro vennero uccisi.
Questi credenti laici – semplici persone comuni – rimasero incrollabili nella loro fede. Fu un momento cruciale perché infuse nel Daishonin la convinzione che i suoi insegnamenti si sarebbero diffusi anche dopo la sua morte.
I discepoli si erano alzati per realizzare il voto dell’ampia propagazione di Nam-myoho-renge-kyo, il voto di kosen-rufu.

La comparsa della Soka Gakkai
Il 13 ottobre 1282 Nichiren Daishonin morì di morte naturale.
Settecento anni dopo, nel 1930, è nata la Soka Gakkai che sotto la guida dei suoi tre presidenti fondatori – Tsunesaburo Makiguchi, Josei Toda e Daisaku Ikeda – ha dato nuova vita agli insegnamenti di Nichiren Daishonin, portandone avanti la diffusione in tutto il mondo, in proporzioni che non hanno precedenti nella storia del Buddismo.

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Dal Gosho
Le azioni del devoto del Sutra del Loto

«Ora, all’inizio dell’Ultimo giorno della Legge, io, Nichiren, per primo ho propagato in tutto Jambudvipa i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, che sono il cuore del Sutra del Loto e l’occhio di tutti i Budda. Durante gli oltre duemiladuecento anni passati dalla morte del Budda, nessuno li ha mai propagati, nemmeno Mahakashyapa, Ananda, Ashvaghosha, Nagarjuna, Nan-yüeh, T’ien-t’ai, Miao-lo o Dengyo. Miei discepoli, serrate le fila e seguitemi e sarete superiori a Mahakashyapa o Ananda, a T’ien-t’ai o Dengyo!»

RNSD, 1, 679

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