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I nostri pionieri - Verso il 19 ottobre - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:21

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I nostri pionieri – Verso il 19 ottobre

Il 19 ottobre è il giorno d’Italia. Infatti sessant’anni fa il presidente Ikeda giunse a Roma per la sua prima visita nel nostro paese. In questa rubrica continuiamo a pubblicare le testimonianze dei pionieri che hanno vissuto in prima persona le attività con Sensei nel corso dei suoi viaggi in Italia

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Il 19 ottobre è il giorno d’Italia. Infatti sessant’anni fa il presidente Ikeda giunse a Roma per la sua prima visita nel nostro paese. In questa rubrica continuiamo a pubblicare le testimonianze dei pionieri che hanno vissuto in prima persona le attività con Sensei nel corso dei suoi viaggi in Italia

Camminiamo insieme con fiducia

di Luciano Baruzzo, Bergamo

Avevo venticinque anni quando incontrai il Buddismo di Nichiren Daishonin, nel 1977.
Ben presto sentii nascere dentro di me uno spirito che mi faceva vedere la vita in modo completamente nuovo.
Verso la fine del 1980 arrivò la notizia che nella primavera successiva Sensei avrebbe visitato l’Italia. Pieni di entusiasmo cominciammo a progettare un balletto nel costume tipico della nostra città, per il festival culturale che si sarebbe svolto a Firenze. Furono mesi intensi, tra preparazione dei costumi, prove e tanto Daimoku.
Nel frattempo Giovanna e io ci sposammo per poter accogliere Sensei come marito e moglie.
Al garden party, a Firenze, mi fu data l’opportunità di fare attività di protezione. Faceva un caldo torrido e c’era un fiume di persone provenienti da tutta Italia.
Durante le esibizioni io facevo la spola tra il palco e la postazione protetta da ombrelloni, per assicurare refrigerio a Sensei e a sua moglie Kaneko. L’esibizione del gruppo di Bergamo andò alla perfezione e al suo termine il mio cuore esultava. Sensei a quel punto si tolse gli occhiali da sole per osservare tutti quei giovani pieni di gioia. Per alcuni secondi i nostri sguardi si incrociarono e lessi nel suo sorriso sereno tutta la fiducia profonda che aveva in noi, giovani Bodhisattva della Terra! In quel momento percepii il significato della non dualità di maestro e discepolo: “Camminiamo insieme con fiducia!”.
Sono passati quarant’anni da allora e ho avuto più occasioni di incontrare nuovamente il maestro Ikeda, in Francia e in Giappone. Nel frattempo Giovanna e io abbiamo superato varie difficoltà e costruito una famiglia felice.
Ancora oggi, nei momenti più difficili, in me riaffiora vivido il ricordo di quello sguardo sereno, di quel sorriso che mi sprona a sfidarmi e sembra dire: “Io ho fiducia in voi!”. Grazie Sensei!

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Una spettatrice che diventa protagonista

di Laura Zoia, Genova

Nell’81 avevo ventitré anni e praticavo da circa un anno, grazie a mio fratello. In occasione dell’arrivo di Sensei a Firenze avevamo preparato un balletto per lo spettacolo assieme ai membri di Torino e Milano. Un’attività divertente e anche faticosa, perché quasi tutte le domeniche andavamo a Milano per fare le prove.
A Genova eravamo ancora in pochi a praticare e quando arrivò il giorno del garden party ero molto emozionata e confusa, mi sentivo sola nonostante fossi in mezzo a così tante persone: tutti sembravano convintissimi tranne io.
Alla fine dello spettacolo Sensei salì sul palco. Lo ascoltai con molta attenzione e pian piano le sue parole mi raggiunsero, come se avessero camminato per arrivare fino al mio cuore. Ebbi l’impressione che si rivolgesse non a una platea, ma a ognuno di noi, e in particolare a quella parte di me che potenzialmente c’era già e che, se volevo, potevo sviluppare.
Quando Sensei aveva iniziato a parlare mi sentivo una spettatrice, ma alla fine le sue parole mi avevano trasformata in una protagonista. Ci trasmise la sua convinzione nella grandezza di ciascuno di noi. Per me fu un momento di svolta, nel mio cuore feci una promessa che in seguito ho sempre cercato di mantenere: impegnarmi per kosen-rufu assieme a tutti i giovani del mondo. Ho sentito la sua incredibile fiducia in me, e questo mi ha risvegliata. Anche oggi la mia determinazione è continuare a sfidarmi insieme al mio maestro per rendere eterna la Soka Gakkai, proseguendo nella mia rivoluzione umana fino in fondo e senza sosta.

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Fianco a fianco

di Bruno Zoia, Roma

Quando Daisaku Ikeda venne in Italia, nel 1981, avevo vent’anni e ricordo che ci preparammo con tantissimo Daimoku.
Come sokahan mi fu chiesto di fare attività al parcheggio durante il garden party. Non potevo stare vicino a Sensei e questo mi faceva soffrire tantissimo. Se da una parte ero orgoglioso di essere un sokahan, dall’altra c’era la tristezza di non essere assieme al maestro e ai miei amici. Facevo Daimoku e mi chiedevo perché mi trovassi lì e non a festeggiare con tutti gli altri.
Poi accadde un fatto incredibile.
A un certo punto mi chiamarono e mentre andavo verso la festa, vidi Sensei che veniva verso di me! Mi raggiunse e camminammo fianco a fianco e a ogni passo accanto a lui mi sentivo incoraggiato a crescere, come se mi dicesse di approfondire la mia fede e mettere radici profonde. Ho cercato di farlo per tutta la vita e continuo a farlo, affrontando ogni ostacolo con il Gohonzon.
A cosa dedichiamo la vita? A trasmettere l’insegnamento del maestro, a questo serve la vita, una grande opportunità e responsabilità. Per questo abbiamo incontrato il Gohonzon, per portare avanti questa eredità e trasmetterla alle generazioni future.
Desidero che per il 2030 in Italia ci sia una crescita esponenziale e una forte consapevolezza, che porti a un movimento profondamente radicato nella nostra società. Nel 1981 Sensei ha lasciato un’impronta che è ancora una guida per tutti noi, e soprattutto per i giovani, una guida per seguire il suo cammino.

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