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È stata una trasformazione indescrivibile - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 01:03

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È stata una trasformazione indescrivibile

Teresa Carlucci, Roma

Con una preghiera profonda e determinata Teresa trasforma la disperazione in speranza. Riscopre l’affetto per suo padre e trova il lavoro giusto per lei

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Con una preghiera profonda e determinata Teresa trasforma la disperazione in speranza. Riscopre l’affetto per suo padre e trova il lavoro giusto per lei

Ho incontrato il Buddismo quando avevo ventuno anni e ho ricevuto il Gohonzon nel 2000.
Frequentavo la facoltà di Ingegneria, ero una ragazza fragile, insicura e triste, con tanti problemi familiari ed economici. Mia madre soffriva di salute precaria e depressione. Mio padre era un alcolista che alternava momenti di dipendenza a momenti di lucidità.
A volte era aggressivo e violento. Parlai del Buddismo a mia mamma che iniziò subito a pregare con la forza di una leonessa e nel 2002 ricevette il Gohonzon. Nel giro di pochi anni mi sono laureata, ho trovato un lavoro, mi sono sposata e nel 2009 è nato Cesare, il mio primo stupendo bambino.
Un anno e mezzo dopo mia madre ha subìto due gravi interventi chirurgici e si è separata da mio padre, che ha deciso di tornare a vivere in Molise. Così non l’ho più visto per un lungo periodo.
Nel 2011 anche io ho divorziato e sono tornata a vivere a casa di mia madre: mi sentivo una fallita. Sono stati anni difficili in cui praticavo spesso da sola, dovendo badare a mio figlio nel poco tempo in cui non lavoravo.
Avevo un contratto a tempo indeterminato e ciò mi consentiva di vivere senza problemi, e di questo ero molto grata. Tuttavia l’ambiente di lavoro era molto competitivo, a volte spietato. In alcuni periodi lavoravo fino a tarda sera e in quel mare di sofferenza ho condiviso il Buddismo con tante persone purtroppo infelici e ho lottato per affermare una visione più umana della vita.
Qualche tempo dopo ho incontrato un mio vecchio amico che ora è il mio compagno e insieme abbiamo costruito la nostra nuova famiglia. Il fatto di basarmi sempre sul Daimoku mi permette di guardare avanti con fiducia.
Tuttavia, di fondo, avevo una grande preoccupazione per mio padre. Sapevo che viveva da mia nonna e che beveva sempre di più. Una notte lo sognai e pochi giorni dopo seppi che era stato ricoverato in gravi condizioni. Incoraggiata da mia madre, nonostante avessi molta paura, mi recai in ospedale. Lui mi cacciò via in malo modo e gli infermieri dovettero intervenire per bloccarlo. Mi dissero che gli rimanevano sei mesi di vita.
Grazie al Daimoku e al sostegno dei miei compagni di fede, mi ritrovai piena di coraggio. Mi sosteneva questa frase di Sensei: «Chi ha vissuto una grande sofferenza deve vincere nella vita e diventare felice. Se siete sempre perdenti e infelici significa che non state praticando correttamente l’insegnamento del Daishonin. Il Buddismo è il mezzo con cui chi è triste può diventare felice e chi lo è già può esserlo ancora di più. Questo è il motivo per cui pratichiamo» (Giorno per giorno, Esperia, 18 maggio).
Ne scaturì una preghiera profonda e determinata, e la speranza si sostituì alla disperazione: avevo finalmente trasformato il rancore nei confronti di mio padre in compassione. Pian piano papà ha trovato la forza per disintossicarsi, e senza l’alcool era un uomo dolce e affettuoso: finalmente a quarant’anni avevo trovato un padre!
Ci sentivamo tutti i giorni, mi scriveva dei messaggi bellissimi e anche nei confronti di mia madre mostrava un rispetto che non avevo mai visto. È stata una trasformazione indescrivibile!
La vita ci aveva concesso una seconda opportunità, e quell’amore tuttora mi accompagna.
Fu in quel frangente che inaspettatamente rimasi incinta. Contro ogni previsione, come un grande dono arrivò la mia seconda splendida figlia, Diana.
Pur di conoscere questa nipotina e di rivedere il primo nipote, mio padre ha lottato come un leone e con il sostegno di tutti noi è vissuto ancora due anni!
Intanto, nel pieno di questa tempesta ho rilanciato sostenendo quattro esami presso un’università privata per integrare la mia laurea e renderla idonea all’insegnamento. Ho studiato ovunque mi trovassi, in viaggio, la sera tardi, in pausa pranzo. A febbraio 2019 ho superato con voti altissimi tutti gli esami e ho dedicato questa vittoria a mio padre che stava lottando per sopravvivere senza lamentarsi.
Negli ultimi mesi è stato curato, amato e coccolato come un principe. Ci ha lasciato a luglio 2019 con mia madre sempre accanto a lui, forte, generosa e coraggiosa.
A un anno dalla sua scomparsa, nonostante la crisi economica legata alla pandemia, grazie al sostegno di mia madre e del mio compagno ho deciso di lasciare il mio lavoro perché dopo quindici anni volevo fare un salto, sfidarmi e vincere. Così, grazie agli esami integrativi che avevo sostenuto sono riuscita a entrare nelle graduatorie per l’insegnamento.
Ovviamente non avendo mai insegnato avevo un punteggio basso e nessuno mi contattava. Ma con il sostegno dei miei compagni di fede e un’intensa attività nel mio settore, ho resistito a tutti i pensieri di sfiducia mentre ero disoccupata, senza indietreggiare.
A novembre del 2020 ho deciso di fare una coraggiosa offerta per kosen-rufu e subito dopo sono stata chiamata da due diversi istituti professionali: cattedra piena! Finalmente ho un lavoro che mi rende viva, che sento come una missione e adoro i miei studenti, per i quali recito Daimoku ogni giorno.
Non credevo che fosse questa la mia strada, è stata una scoperta bellissima, un beneficio della fede con cui ho potuto festeggiare i miei primi vent’anni di pratica, una vittoria che ho dedicato al mio maestro.
A luglio le condizioni di salute di mia madre sono peggiorate e proprio in quel momento mi è stata proposta la responsabilità di gruppo. Io ero così abbattuta e spaventata che non riuscivo a decidere, ma alla fine è stato proprio il suo incoraggiamento a farmi accettare.
Da quel momento tutto ha iniziato a prendere un’altra piega, il mio desiderio che le persone partecipassero agli zadankai e fossero felici mi sosteneva e con nuova vitalità ho ripreso in mano tutta la situazione. Il 18 novembre l’ho festeggiato nella mia nuova casa appena ristrutturata, in collegamento zoom con i compagni di fede del gruppo!
Per il futuro determino di avanzare sul cammino di maestro e discepolo, sempre, qualsiasi cosa accada, piena di gratitudine per Sensei, perché l’incontro con lui ha cambiato il corso della mia esistenza.

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