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Facciamo risuonare il ruggito del Daimoku - DEV - Il Nuovo Rinascimento
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

25 gennaio 2026 Ore 04:10

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Facciamo risuonare il ruggito del Daimoku

Uniamoci tutti insieme nella famiglia Soka – con le donne al centro, gli uomini come pilastri e i giovani in prima linea – e impegniamoci nei dialoghi con un cuore da leone per condividere le nostre convinzioni e incoraggiare calorosamente gli altri

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Uniamoci tutti insieme nella famiglia Soka – con le donne al centro, gli uomini come pilastri e i giovani in prima linea – e impegniamoci nei dialoghi con un cuore da leone per condividere le nostre convinzioni e incoraggiare calorosamente gli altri

Vorrei lodare gli immensi sforzi che i nostri membri stanno compiendo per kosen-rufu in Giappone e in tutto il mondo.
Quando ci si impegna al massimo si generano nuove brezze. Le azioni e i dialoghi sinceri dei nostri compagni di fede stanno creando fresche brezze di speranza e di felicità. I membri della famiglia Soka avanzano con energia «rafforzando la loro fede giorno dopo giorno e mese dopo mese» (RSND, 1, 885) e Nichiren Daishonin di certo li applaude esclamando: “Eccellente! Eccellente!”; “Che cosa ammirevole!”.
Con la presenza dei responsabili della SGI provenienti da così tanti paesi possiamo dire che la riunione di oggi è un vero “Summit di kosen-rufu“. Molti di loro visitano il Giappone per la prima volta; diamo il più caloroso benvenuto a questi amici che hanno viaggiato fin qui animati da un nobile spirito di ricerca nei confronti del Buddismo.
Il 10 giugno 1951 il mio maestro Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, a una riunione di circa cinquanta donne responsabili del nostro movimento di persone comuni, disse: «Sappiate che, fra tutte le donne, quelle che abbracciano la Legge mistica sono le più nobili e degne di lode. Vi prego di continuare a impegnarvi insieme a me, in modo da dimostrare a tutti che meravigliosa prova concreta abbiamo realizzato grazie alla pratica della Legge mistica».
Quella riunione segnò la nascita della Divisione donne della Soka Gakkai.
Le nostre donne recitano per la propria felicità e quella degli altri. Pregano, agiscono, dialogano e si sfidano per il bene delle loro famiglie, degli amici, della comunità e della società. Non c’è dubbio che sono tutte «entità di Myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 372). Come disse Toda, sono «le più nobili e degne di lode».
In mezzo alle paludi di questo mondo di saha, le nostre donne sono come fiori di loto che non vengono contaminati dal fango nel quale crescono (cfr. SDL, 15, 306). Stanno veramente dimostrando, come le aveva esortate Toda, una “meravigliosa prova concreta realizzata grazie alla pratica della Legge mistica”.
Nel mese di giugno ricorre il sessantacinquesimo anniversario della Divisione donne. Nei decenni intercorsi dalla sua fondazione le donne hanno davvero costruito una rete senza precedenti dedicandosi ad aprire la strada a un secolo di rispetto della dignità della vita, un secolo di pace e umanità.
Nella prefettura di Kumamoto e in altre zone circostanti del Kyushu recentemente colpite da gravi terremoti e varie scosse di assestamento, le nostre impavide donne del Kyushu perseverano nei loro sforzi incessanti per infondere coraggio e speranza a tutte le persone intorno. Dedichiamo un fragoroso applauso alle nostre nobili donne, che sono il sole di kosen-rufu nel Kyushu, in Giappone e nel mondo, per esprimere l’infinito rispetto e gratitudine che nutriamo per loro, e preghiamo perché possano proseguire sicure e in buona salute.
In una lettera a una monaca laica il Daishonin scrive: «Quando il re leone ruggisce […] i cento cuccioli prenderanno coraggio e la testa delle altre fiere e uccelli da preda si romperà in sette pezzi. […] Una donna che abbraccia il re leone del Sutra del Loto non deve temere le belve dell’inferno o del regno degli spiriti affamati e degli animali» (cfr. RSND, 1, 843).
Le voci delle donne Soka sono come il ruggito di un leone invincibile.
Sono voci piene di compassione che, come nel caso del Bodhisattva Mai Sprezzante, fanno emergere la natura di Budda inerente a ogni singola persona. Sono voci piene di convinzione che non temono di refutare falsità e distorsioni dicendo le cose come stanno e dissolvendo l’oscurità dell’ignoranza, proprio come il sole.
Sono voci piene di saggezza che sgorgano da persone esperte nell’arte della felicità che cercano di trasformare un grande male in un grande bene, in accordo con il principio buddista di trasformare il veleno in medicina, e allo stesso tempo espandono con forza la nostra rete di creazione di valore.
«La voce compie il lavoro del Budda» (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 109, 41). Gli sforzi di ogni compagno di fede per comunicare sinceramente il nostro messaggio a una persona dopo l’altra, aiutano gli altri a creare un gioioso legame con il Buddismo. Un dialogo coraggioso ha il potere di dissolvere le funzioni demoniache – o influenze negative – che causano infelicità. L’azione di condividere la nostra filosofia con pazienza e perseveranza pone le fondamenta per la costruzione di un mondo di pace e prosperità che incarna l’ideale del Daishonin di “adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese”. Uniamoci tutti insieme nella famiglia Soka – con le donne al centro, gli uomini come pilastri e i giovani in prima linea – e impegniamoci nei dialoghi con un cuore da leone per condividere le nostre convinzioni e incoraggiare calorosamente gli altri.
Nell’ultimo anno della sua vita Toda mi disse, ammirando il Monte Fuji: «Il Monte Fuji è un simbolo della non dualità di maestro e discepolo1.
«Nella relazione tra me e il presidente Makiguchi [primo presidente della Soka Gakkai] e tra me e te, abbiamo costruito una grande montagna di non dualità di maestro e discepolo, una “vetta di maestro e discepolo” imponente e maestosa come il Monte Fuji».
Il 3 maggio 1979 [dopo aver dato formalmente le dimissioni da terzo presidente della Soka Gakkai], mi recai dall’Università Soka a Hachioji, Tokyo, al Centro culturale di Kanagawa, a Yokohama, dove iscrissi una calligrafia: “Vetta di maestro e discepolo” (vedi a pag. 6). La realizzai prima di altre due iscrizioni in cui si legge «Lotta condivisa» e «Giustizia» [realizzate rispettivamente il 3 maggio e il 5 maggio]. Noi abbiamo la “Vetta della lotta condivisa di maestro e discepolo” imperturbabile agli attacchi più feroci dei tre ostacoli e quattro demoni. Abbiamo la “Vetta della ­giustizia di maestro e discepolo” sulla quale sventola con fierezza il vessillo dell’”adozione dell’insegnamento corretto per la pace nel paese”, che non si piega nemmeno davanti al più potente avversario.
Come autentici compagni uniti da un profondissimo legame karmico, in quest’epoca impegniamoci insieme nella nostra lotta condivisa, facciamo risuonare il ruggito del leone di Nam-myoho-renge-kyo e andiamo avanti sempre più in unità di “diversi corpi, stessa mente”, certi che la nostra “Vetta della vittoria eterna di maestro e discepolo” si ergerà maestosa per tutte le generazioni a venire.
Mentre prego perché tutti voi, cari e preziosi compagni di tutto il mondo, godiate di vite lunghe, colme di soddisfazione e buona salute, e realizziate una vittoria assoluta, desidero dedicarvi una poesia:

Miei amati discepoli
trionfate sulle tempeste della vita,
come l’incrollabile Vetta di maestro e discepolo
assicurando la giustizia attraverso il coraggio
e regalando un canto di vittoria a questo mondo travagliato!

21 maggio 2016
(traduzione di Marialuisa Cellerino)

1. Il monte Fuji (giapp. Fujisan) viene associato al concetto di “non dualità di maestro e discepolo (shitei funi) perché i caratteri cinesi per “non dualità” (funi), si possono leggere anche fuji, e uno dei significati è “monte Fuji”.

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